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| Nei Backstage nuovo saggio di Adriana Guglielmini: la genesi del "Martyre de Saint Sébastien" sullo sfondo della Belle Epoque |
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| Altre due recensioni di Luca Di Girolamo |
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| Luca Di Girolamo riflette da par suo sul Don Carlo (ed. cd Philips) di Haitink |
| Editoriale: Le suggestioni del giovane Kaufmann - di Pietro Bagnoli | 30/01/2010 |
Quella meritoria istituzione che è OperaShare permette all’utente meno fortunato di godersi la prestazione di quello che – a buon diritto – si può definire “il” Werther dei nostri tempi: Jonas Kaufmann. Sfruttando l'opportunità mediatica, abbiamo scelto di estrarre dalla rete il video di eccellente qualità che documenta uno spettacolo di impostazione gradevole, piuttosto tradizionale, nobilitato dalla presenza di uno stuolo di ottimi cantanti e di un fuoriclasse.
Il fuoriclasse è, ovviamente, Jonas Kaufmann, sempre di più in sella ad un’ipotetica “graduatoria di tenori”, forse inutile per tutti tranne che per coloro che a queste cose ci credono veramente.
Kaufmann ha un’adesione quasi inquietante al personaggio di Werther. Innanzitutto la vocalità, che gli si attaglia come un guanto, e non avrei mai creduto che il suo vocione espressionista potesse incarnare con tanta proprietà i dolori del giovane sfortunato protagonista. Sin dal momento in cui appare in scena e intona il “Je ne sais si je veille” si ha la netta sensazione di trovarsi di fronte se non ad una rivoluzione copernicana del ruolo, quanto meno ad un’impostazione ricca di personalità.
Rispetto ad un altro celebrato Werther de tempi recenti – e cioè Marcelo Alvarez – la prestazione di Kaufmann è molto...[Continua]
Dopo un live ipertradizionale del 1983 sempre dal Met (disponibile in dvd) con Domingo, Freni, Bumbry, Ghiaurov e Quilico padre, Levine sente il bisogno di ricapitolare le sue opinioni su un’opera come questa che gli è particolarmente congeniale.
Gli è adatta per temperamento: da grande direttore verdiano qual’egli è, Levine trova sempre il passo giusto in ogni situazione. E se appare financo scontato il ritmo pimpante che riesce ad imprimere al grande affresco dell’Autodafé, non minore...[Continua]
Questa non è un’edizione indirizzata agli amanti della lirica o a quelli che vogliono gustare le squisitezze del capolavoro belliniano, ma a coloro che vogliono capire che cosa ha rappresentato la Norma di Bellini nel quadro storico-esecutivo dell’opera. Ciò che si ascolta in questi CD sostanzialmente ben riprodotti per essere ‘live’ di una rappresentazione che si avvicina quasi al secolo di vita. Tale produzione poi può essere considerata la prima testimonianza discografica della Norma in...[Continua]
Casualmente mi sono imbattuto in quest’edizione che non conoscevo e visto che non era particolarmente impegnativa per il portafoglio, l’ho acquistata anche per la preferenza assoluta che nutro per il capolavoro pucciniano....[Continua]
Ascoltando quest’edizione discografica (risalente al 1997) ho fatto un’associazione di idee con uno spostamento di ambiente dalla Spagna all’Italia. L’associazione è data da un’operetta che i cultori di letteratura...[Continua]
Non ci scandalizza la copertina così sfacciatamente glamour dell'ultimo disco di Joyce DiDonato, nè l'accostamento esplicito alla diva ottocentesca "musa" del maestro Rossini, appunto. Divismo patinato e sensualità...[Continua]
I dandy sono Gabriele d’Annunzio e Robert de Montesquiou; il santo è San Sebastiano, per dirla schietta un santo un po’ così e, proprio per questo, fatto su misura per affascinare due esteti inveterati.
In fuga dai creditori che gli stanno per mettere all’asta gli arredi della Capponcina, nel 1910 Gabriele d’Annunzio torna a Parigi dove trova un’accoglienza calorosa e si gode la sua notorietà riprendendo la solita vita brillante tra la società più esclusiva e culturalmente à la page.
Suo amico e mentore è Robert de Montesquiou, il dandy esteta più famoso della Belle Èpoque.
“Io gustavo l’ebbrezza esaltante di credermi teneramente amato da un uomo di genio. Feci quello cui fino allora non avevo mai acconsentito… presi spontaneamente l’impegno sentimentale e quasi religioso di un anno in onore di colui che accettava questo devoto omaggio, si prestava affettuosamente alla mia rispettosa fantasia.”
In quell’anno a Parigi furoreggiavano i Balletti Russi, ancora...[Continua]