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| In home un'esclusiva Operadisc: l'accurata revisione di Matteo Marazzi del Lohengrin di Bayreuth |
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| Triboulet (un graditissimo ritorno su queste pagine) analizza il Rigoletto di Solti |
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| Ancora una splendida revisione di Luca Di Girolamo su un disco storico: la Butterfly di Callas e Karajan |
| Editoriale: Il nuovo Lohengrin a Bayreuth | 13/08/2010 |
C’è chi afferma che la soddisfazione che proviamo all'opera sia influenzata dalla buona o cattiva disposizione con cui ci apprestiamo ad ascoltarla: essere in condizioni di particolare recettività ci renderebbe spettatori più attenti e soprattutto più indulgenti.
Bene. Nei miei 30 anni di opere dal vivo, raramente mi sono sentito tanto ben disposto come nel primo quarto d’ora di questo nuovo allestimento del Lohengrin a Bayreuth, il decimo dall’apertura del Festival.
Magia della sacra collina: il potere misterioso e incantatorio di un teatro realmente unico.
Quando il buio cala completo nella sala (nemmeno la luce dei leggii, nemmeno l’agitarsi del direttore possono disturbare la tua concentrazione) e la musica inizia a insinuarsi per lo spazio, senza che tu capisca da dove proviene, ti senti al centro di un grande mistero, come aderente a quelle mura che emanano profumo di Storia.
Intorno a te avverti fiati trattenuti, silenzi invalicabili; eppure hai la sensazione – che non proverai in nessun altro teatro al mondo – di respirare insieme a quelle altre duemila persone stipate all’inverosimile sui loro scomodi sedili; ti senti in perfetto equilibrio in quel raccoglimento collettivo, solidale, in cui tutti sono concentrati – proprio come te – a cogliere...[Continua]
Questione di punti di vista. Francamente diffido di chi, con atteggiamento spavaldo da "intenditore", afferma con una certa sufficienza mista a soddisfazione: "ah non ci sono dubbi, l’edizione di riferimento è questa". Perchè, badate bene, per me il problema non è tanto il suggerimento, che può essere comunque utile, quanto il riferimento. Riferimento a cosa? alle note scritte? alla tradizione? al proprio gusto? alla finezza dell’esecuzione? alla adesione psicologica degli...[Continua]
Quando si parla di singolarità ed eccezionalità di una personalità del tutto speciale questa nota non investe solo la persona, ma anche il linguaggio e l’espressività che essa mostra nel momento in cui comunica idee e pensieri che appartengono al suo retroterra culturale e, ancor più, alla sua sensibilità. Per questo motivo, la Butterfly della Callas resta una pietra miliare della discografia e, dei tre incontri documentati in disco con Karajan (Trovatore e Lucia), di gran lunga il più ricco...[Continua]
Come si può vedere, alle voci “pregi” e “difetti” compaiono le stesse valutazioni che avevamo espresso a commento della registrazione del 1962: come dire, cambiano gli addendi, ma la somma non cambia, ed ecco perché...[Continua]
Questa è – come noto – la seconda registrazione del capolavoro pucciniano realizzata da Karajan, la prima essendo stata realizzata con la presenza per nulla secondaria di Maria Callas: la fusione di due autentici...[Continua]
Non ci scandalizza la copertina così sfacciatamente glamour dell'ultimo disco di Joyce DiDonato, nè l'accostamento esplicito alla diva ottocentesca "musa" del maestro Rossini, appunto. Divismo patinato e sensualità...[Continua]
Una grande interpretazione non ha soltanto il fantastico merito di offrirci una piacevole serata a teatro. Quando storica, essa spalanca, al di là delle cronache contingenti, orizzonti di riflessione inaspettati o prima soltanto latenti. Sono queste le ragioni per cui La donna del lago andata in scena a maggio al Grand Théâtre di Ginevra con la regia di Christof Loy credo meriti le attenzioni di OperaDisc.
LA DONNA DEL LAGO: OPERA O CONCERTO?
Stando alla cronologia di OperaRara la vita esecutiva di questo titolo rossiniano nel XIX secolo tramonta definitivamente con alcune recite triestine del 1860. L’oblio dura un secolo fino ad una ripresa concertante alla Pergola di Firenze nel 1958 con la Carteri e Valletti, seguita da un’esecuzione londinese del 1969 con una giovane ed insospettabile Kiri Te Kanawa. Ma è dopo altre due esecuzioni in concerto, Rai di Torino 1970 protagonisti Caballé e Bonisolli e Bologna 1974 con Gulin e Bottazzo, che, con l’allestimento...[Continua]