Sabato, 19 Settembre 2020

Sospiri d’amore di La Venexiana, Claudio Cavina

Aggiunto il 19 Maggio, 2016


Elenco delle tracce:

01 O luci belle (Eritrea)
02 Qui cadè al tuo piè (Orimonte)
03 Né meste più (Veremonda)
04 Lassa, che fò (Statira)
05 Corone ed honori (Ciro)
06 Vanne intrepido o mio bene (Statira)
07 L’aspetto feroce (Muzio Scevola)
08 D’Amor non si quereli (Ormindo)
09 Io misero fui Rege (Scipione Affricano)
10 Hor che l’aurora (Egisto)
11 Io chiudo nel core (Elena)
12 Alpi gelate (Pompeo Magno)
13 Sì, sì, che questa notte (Ormindo)


Francesco Cavalli
Sospiri d’amore
Aria e duetti d’opera – Venezia, 1644-1666


Soprano: Giulia Semenzato
Contralto: Raffaele Pe

La Venexiana
Direttore: Claudio Cavina

Luogo e data di registrazione: Lodi, Teatro alle Vigne, dicembre 2015
Edizione: Glossa (1 CD – time 60:07)

Note tecniche sulla registrazione: eccellente

Pregi: sensibilissima e interessantissima coppia di cantanti; magico supporto strumentale de La Venexiana; recital assolutamente non convenzionale
Difetti: nessuno in particolare

Valutazione finale: images/giudizi/eccezionale.png



Su queste pagine nel dicembre Giuseppe Culcasi mi aveva incuriosito con una gran bella panoramica, viva, appassionante e appassionata, circa la Renaissance dell’opera cavalliana nel corso dell’ultimo decennio. Oltre ad aver presentato le maggiori questioni storiche e filologiche, Giuseppe aveva illustrato praticamente anche tutte le registrazioni fino ad oggi in commercio delle opere del compositore, e chiudeva il proprio scritto descrivendo una stuperlativa “antologia comprendente almeno un brano di tutte le 27 opere di Cavalli ad oggi pervenute” edita dalla casa discografica Ricercar. Sicuramente è ancora il miglior strumento attualmente ipotizzabile per conoscere da vicino il teatro di Cavalli sebbene anche l’editrice Glossa Music, specializzata in musica antica, si è data da fare. Infatti ha appena pubblicato un album comprendente tredici arie da undici opere, affidando il progetto a uno dei gruppi più impegnati nel barocco veneziano, La Venexiana di Claudio Cavina, che già ha al proprio attivo la registrazione integrale dell’opera “Artemisia”, nonchè il ciclo monteverdiano completo così come tutti i madrigali del compositore cremonese. Il cd è corredato da un breve saggio di Olivier Lexa, sicuramente il maggiore specialista vivente dell’opera cavalliana, e autore di tre fondamentali volumi per chi voglia avvicinarsi al teatro musicale lagunare: “Venise, l’éveil du baroque itineraire musical de Monteverdi a Vivaldi” (Kareline, 2011); “Francesco Cavalli” (Actes Sud, 2014); “La musique à Venise” (Actes Sud, 2015).

Sebbene nato a Crema nel 1602, Cavalli riceverà da Claudio Monteverdi il testimone del teatro in musica nella città di Venezia. Purtroppo non c’è ancora stata una vera riscoperta di questo compositore e non ne percepiamo completamente ancora la sua portata ma la sua importanza storica è tale che senza il suo innovativo modo di pensare le serie di recitativi, arie e concertati non avremmo potuto avere le grandi personalità musicali ottocentesche.
Come tutto il catalogo seicentesco, i testi musicali di Cavalli ci sono pervenuti incompleti per quanto riguarda la strumentazione e la ricostruzione certa e definitiva del basso continuo è uno dei grossi problemi che affligge l’esecuzione di queste opere. Claudio Cavina sceglie, per la sua La Venexiana, di optare per un’orchestra di sole corde (due violini, viola, violoncello, violone, tripla arpa, due tiorbe e clavicembalo) creando un tappeto di sobria finezza e intimità, che ci rimanda subito alle cullanti vie d’acqua veneziane. Cavina è davvero bravo a non soffocare le voci ma anzi ad avvolgerle in preziosi tessuti sonori nei quali i due solisti possono far rivivere appieno i fasti vocali di 350 anni or sono.
Oltre a La Venexiana, però, i veri gioielli di questo recital sono ovviamente le due giovanissime voci di Giulia Semenzato e Raffaele Pe. La veneziana Giulia Semenzato ha già giustamente varcato le soglie dei più prestigiosi teatri e festival di tutto il mondo: la Scala per “Lucio Silla” sotto la bacchetta di Minkowski, la Fenice per “Juditha Triumphans” e l’”Eritrea”, e prossimamente a Innsbruck per “Il matrimonio segreto”. La sua voce è di una raffinatezza incredibile, capace di una ampissima estensione e perfezione. Il milanese Raffaele Pe si sta invece facendo strada tramite una bella ed elegante carriera concertistica nonchè di ambasciatore della cultura musicale antica quale docente presso numerose masterclass. Pe è un vero controtenore, dal falsetto mai gutturale e anzi pienamente risuonante in ogni gamma, e anche le note emesse in modo naturale mantengono un suono tondo e cesellato. La cooperazione tra i due cantanti ci regala questo prezioso recital di cui il punto forte sono proprio i duetti.

Il recital si apre proprio con un duetto tratto da “L’Eritrea” (1652). La fusione dei due timbri offre davvero un ascolto molto suggestivo, così come nel successivo esempio tratto da “L’Orimonte” (1650), in cui si può ascoltare come dalla proposta del soprano nasca poi tutta la fioritura vocale dell’alto. La Semenzato e Pe riescono a penetrare con facilità i più reconditi sentimenti dei personaggi che interpretano, senza fermarsi all’estetica e all’esteriorità della linea melodica, restituendoci un quadro umano davvero a tutto tondo. Superlativo è poi “Né meste più” (“La Veremonda”, 1652) in cui Raffaele Pe veste i panni (calzanti come un guanto alla sua voce) del vero uomo che cerca di conquistare con il proprio fascino virile il giovane soprano. I due cantanti hanno poi modo di destreggiarsi nell’opulente fioritura cavalliana con le arie “L’aspetto feroce” da “Muzio Scevola” (1665) e “D’Amor, non si quereli” da “L’Ormindo” (1644), in cui la sensualità musicale cela argutamente i sentimenti più infimi.
Il dialogo di Clori e Lidio “Hor che l’Aurora” tratto da “L’Egisto” (1643) esemplifica bene il dialogo mito-filosofico che poi sarà tipo nel Settecento, soprattutto romano, con il tema anima-corpo. La Semenzato e Pe instaurano il dialogo che porta alla redenzione con frasi plasmate in ogni loro minimo dettaglio e che danno sostanza appunto al tema portante del dialogo. Nel duetto “Io chiudo nel core” da “Il rapimento di Elena” (1659) è invece un gran prodigio di sentimenti, in cui I due cantanti sono perfettamente affiatati tra di loro ed emanano una superba aurea di bellezza vocale. Il recital è chiuso dal notturno “Sì, sì, che questa notte”, in cui la Semenzato e Pe danno prova di grande traslucenza vocale seppure il paesaggio sonoro in cui si muovono è fosco e quasi irreale.

Per quanto riguarda le arie, “Corone ed honori” da “Il Ciro” (1653) è forse il caso più esemplare in cui Raffaele Pe dimostra piena conoscenza e comprensione dell’arte cavalliana, con grande bellezza e portamento di timbro in ogni area della tessitura. Il suo canto è sicuramente genuino, ricercato ma non sofisticato e quindi pienamente naturale così come la melodia cavalliana lo richiede. La successiva “Io misero fui rege” (“Scipione Affricano”, 1664) è di una perfezione idiomatica resa al massimo grado, con Pe che, anche senza il supporto della gestualità, riesce a sottolineare drammaturgicamente ogni singola parola. Il cantante milanese riesce a nostro parere a mostrare la modernità di questa forma teatrale che sicuramente rimarrà di nicchia ma che è bene recuperare quanto prima nella sua interezza.
Da parte sua, Giulia Semenzato ha inciso tre arie con cui compete alla grande con Raffaele Pe. Presenta dunque due momenti da “Statira” (1656), “Lassa, che fò” e “Vanne intrepido o mio bene” che raggiungono l’apice per quanto riguarda la creazione del personaggio e le sfumature emozionali, senza mai eccedere in forme di caricaturalismo. L’ultima aria invece è tratta da “Pompeo Magno” (1666) e ha titolo “Alpi gelate”: un grande affresco dell’animo umano in cui emerge con grandissima forza tutto il carisma teatrale insito nella cantante veneziana.

Si tratta dunque di un recital che consiglio a tutti, a chi non conosce il teatro di Cavalli per avvicinarsi alla sua tecnica compositiva e alle forme del teatro veneziano delle origini e a chi conosce già il compositore seicentesco per poter godere al meglio delle grandi potenzialità di questi due giovanissimi cantanti italiani e del superlativo supporto de La Venexiana e di Claudio Cavina. Un raffinatissimo cd tutto italiano che compete al meglio con molti recital “baroccari” ultrapubblicizzati.

Fabrizio Meraviglia (LeProphete)

Categoria: Recitals

 

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