Giovedì, 17 Agosto 2017

Stabat Mater

Aggiunto il 15 Dicembre, 2014


ANTONIO VIVALDI
STABAT MATER
NISI DOMINUS

Controtenore JAMES BOWMAN


The Academy of Ancient Music
CHRISTOPHER HOGWOOD

Luogo e data di registrazione: 1976, luogo non indicato
Edizione discografica: Decca, 1 CD

Note tecniche: tecnica di registrazione perfetta

Pregi: Bowman superlativo, ma Hogwood non è da meno

Difetti: nessuno

Giudizio complessivo: images/giudizi/eccezionale.png

Nato a Nottingham nel 1941 e morto a Cambridge proprio quest’anno, Christopher Jarvis Haley Hogwood è stato uno dei grandi pionieri dell’esecuzione del repertorio barocco, in stretta simbiosi con l’orchestra da lui fondata nel 1973, e che anche qui è rappresentata.
Negli Anni Settanta, Hogwood ha prodotto alcune registrazioni assolutamente fondamentali di un Autore come Vivaldi di cui si iniziavano a intuire potenzialità che andavano ben oltre i brani già ben conosciuti dal pubblico.
Io ho avuto il privilegio di sentirlo dal vivo, nel 1997, in una chiesa di Milano che non ricordo se fosse San Simpliciano o San Vincenzo in Prato, ove eseguiva alcune cantate nuziali di Bach. Fu straordinario: se mi innamorai di questo repertorio, lo devo proprio a quell’esperienza che ricordo ancora con emozione.
Esecutore ritenuto, di quelli che non “appaiono” al primo ascolto, ma con senso ritmico perfetto e splendide doti di accompagnatore al canto, Hogwood conquista ancora l’ascoltatore con le proprie capacità di narratore apollineo; niente a che vedere, ovviamente, con quelli che vedono in Vivaldi l’occasione per esagerazioni esecutive e affondi di riff esasperati e schitarrate di tiorba.
Massimo rispetto per tutti, ovviamente; ma quella rappresentata da Hogwood è una civiltà lentamente destinata a scomparire di fronte a pulsioni di ben altra portata di altri direttori.
Questo non è un Vivaldi in salsa inglese: è un Vivaldi assolutamente “giusto”, che oggi potremmo sentire solo da esecutori rispettosi e parimenti apollinei come Federico Maria Sardelli; potrà piacere oppure no, ma secondo me vale l’ascolto anche solo banalmente per poter familiarizzare nuovamente con uno stile che credevamo ormai definitivamente scomparso.
Al fianco di questo grande direttore, il controtenore James Bowman, di lui coetaneo e come lui inglesissimo essendo nato a Oxford.
Ascoltando questi brani celeberrimi (con intercalato il concerto in sol minore RV 153), la vera sorpresa riguarda proprio il vocalista, che in Italia siamo abituati a conoscere dalle tardive incisioni di fine Anni Ottanta-Anni Novanta, che ci era sempre sembrato un vecchietto asmatico quasi parodistico, e che qui invece risuona meravigliosamente. Forse non avrà in dote una paletta timbrica ricca di colori, ma la musicalità nel 1976 è sopraffina, la tinta ambrata e le agilità più che passabili per quanto è richiesto dallo spartito. Tra l’altro, sulle note di centro il corpo della voce è molto più pieno e ricco di risonanze di petto rispetto ad altri controtenori oggi celebri. Lo stile era – per certi versi – analogo a quello riservato che aveva reso famoso Alfred Deller.
Insieme, rendono ancora oggi mesmerizzante l’ascolto di questi meravigliosi brani di cui forniscono un’edizione tuttora paradigmatica, di riferimento assoluto
Pietro Bagnoli

Categoria: Musica Sacra

 

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