Domenica, 27 Maggio 2018

Adriana Lecouvreur

Aggiunto il 27 Gennaio, 2018


Francesco Cilea
ADRIANA LECOUVREUR

Personaggi e interpreti:
• Adriana MAGDA OLIVERO
• Maurizio di Sassonia FRANCO CORELLI
• Il principe ANTONIO CASSINELLI
• La Principessa di Bouillon GIULIETTA SIMIONATO
• Michonnet ETTORE BASTIANINI
• L'Abate di Chazeuil MARIANO CARUSO
• M.lle Jouvenot ROSSANA ZERBINI
• M.lle Dangeville ANNA DI STASIO
• Quinault AUGUSTO FRATI
• Poisson RENATO ERCOLANI



Coro del Teatro San Carlo di Napoli
(Chorus Master: Michele Lauro)

Orchestra del Teatro San Carlo di Napoli
MARIO ROSSI

Edizione discografica: Melodram CDM 27009 {2CDS}; Phoenix PX 502.2 {2CDS} Hardy Classic HCA 6007-2 (+video with Olivero) {2CDS} (1999)ª; House of Opera CDBB 178 {2CDRS} (2004)ª; The Opera Lovers ADR 195901 {2CDRS}; Opera d'Oro «Grand Tier» 7037 {2CDS} (2007)ª, 2 cd economici

Luogo e data di registrazione: Napoli, Teatro San Carlo, 28-11-1959

Note tecniche: discreta rimasterizzazione
Pro: tutto tranne la protagonista
Contro: Olivero
Valutazione complessiva: images/giudizi/eccezionale.png

Festa della Giovane Scuola o dei cantanti, questa registrazione di Adriana?
Mah.
Visto il parterre messo in campo, verrebbe da dire festa dei cantanti; ma con qualche distinguo inevitabile.
Se partiamo dal presupposto che Adriana non la fai senza una protagonista, questa registrazione è – a mio modesto e discutibilissimo parere – un fallimento o un trionfo, a seconda di come ti poni nei confronti di “questa” protagonista.
Se invece consideriamo tutto il resto, oltre che l’idea di assemblare il meglio che c’era a disposizione, siamo sicuramente dalle parti del capolavoro.
Come al solito, quindi, è questione di punti di vista; un portato pressoché inevitabile quando si parla di Magda Olivero.

Questo spettacolo era stato programmato inizialmente per la Tebaldi, che poi dovette rinunciare per indisposizione; venne quindi sostituita dalla Olivero che aveva in repertorio il ruolo dalla fine degli Anni Trenta, con la benedizione dello stesso Cilea.
Ora, sostituire la Tebaldi con la Olivero vuol dire investire su una cantante che, rispetto alla scelta iniziale, è esattamente agli antipodi da qualunque punto di vista.
All’epoca di questa rappresentazione, però, la Olivero aveva quasi cinquant’anni; e si sentono tutti.
Si sentono nella voce, che balla terribilmente a causa del vibrato stretto che è la sua caratteristica più tipica sin dagli anni della gioventù, ma diventa ovviamente sempre meno controllabile col passare degli anni.
E si sentono nel gusto interpretativo, che è fermo - se volessimo fare un parallelo cinematografico – dalle parti di Assia Noris e Clara Calamai.
Da questo punto di vista mi sembra particolarmente esemplificativo il finale terzo, il monologo di Fedra, la cui la declamazione, anzi recitazione è talmente sovraccarica e satura da diventare quasi parodistica, prima di esplodere in un urlo che balla talmente tanto da dare l’idea di essere sul Titanic.
Lo stile espressivo di Madame Magda da Saluzzo è fermo – a essere generosi – a trent’anni prima: coinvolgimento totale e cuore buttato oltre l’ostacolo in una raffigurazione che è un’immedesimazione totale nella propria personalissima idea di una tragedienne. In altre parole: Magda Olivero non si sente Adriana, bensì la Madre di Tutte le Attrici Tragiche. In compenso purtroppo la voce non è più quella dei tempi che furono: gli acuti sono urla tremende e la linea musicale è difficilissima.
Piace? Ma certo: non solo il pubblico le tributa un trionfo, ma ancora oggi guai a parlarne non dico male ma in modo critico. La Olivero ha tuttora estimatori turibolari che amano il suo modo di porgere la frase e di fare teatro. A me sembra costantemente sopra le righe in qualunque cosa faccia, figuriamoci in un personaggio improbabile come questo.
Intendiamoci: per quello che si sente in altre registrazioni, non credo che con la Tebaldi le cose sarebbero andate meglio. È vero, bisogna riconoscerlo: Adriana è un personaggio difficilissimo da rendere credibile.
Ed è per questo che bisogna riconoscere che, anche a distanza di anni, aveva ragione lei: questo essere costantemente sopra le righe “è” Adriana

Accanto a lei, un Franco Corelli con dieci anni di meno, per il quale il concetto di “spettacolare” appare persino limitativo. È vero: fa quello che vuole con le note, in particolare con la loro durata, ma gli si perdona tutto. I suoi momenti solistici sono immensi, con una particolare preferenza per “L’anima ho stanca”; invece “Il russo Mencikoff” è vocalmente soggiogante, ma manca un po’ di ironia, che è un po’ la cifra di tutta la sua performance. Inoltre, il solito problema dei suoi attacchi con lacrima incorporata diventa del tutto ingestibile nell’ultimo atto.

Bastianini è quasi sprecato in un ruolo come questo. Lo canta però benissimo.

Eccellente Giulietta Simionato, equilibrata e sorvegliatissima, e con un fraseggio nervoso e molto moderno che si pone a confronto con quello molto più antiquato della rivale.

Comprimari di valore complessivamente buono: si ascoltano con piacere.

Dirige il tutto Mario Rossi, che lascia agli interpreti libertà piena di fare il cavolo che vogliono.
In quest’opera succede spesso, specie dal vivo
Pietro Bagnoli

 

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