Domenica, 17 Ottobre 2021

Ballo in maschera

Aggiunto il 28 Luglio, 2016


Giuseppe VERDI
UN BALLO IN MASCHERA

• Riccardo RICHARD LEECH
• Renato VLADIMIR CHERNOV
• Amelia MICHELE CRIDER
• Ulrica ELENA ZAREMBA
• Oscar MARIA BAYO
• Silvano ROBERTO SCALTRITI
• Samuel PETER ROSE
• Tom GWYNNE HOWELL
• Un Giudice PETER BRONDER
• Un servo BARRY BANKS

Chorus of WELSH NATIONAL OPERA
Maestro del Coro: GARETH JONES

ORCHESTRA OF WELSH NATIONAL OPERA

CARLO RIZZI
Ed. discografica: TELDEC 2CD (51’03” + 79’16”)
Luogo e data di registrazione: 1995
Note tecniche sulla registrazione: registrazione cupa, ovattata, con dinamiche poco differenziate
Pregi: Leech e Chernov (ma comunque tutto il cast nell’insieme)
Difetti: Rizzi e la qualità della registrazione
Valutazione finale: images/giudizi/discreto.png


Ascoltando i cantanti di questa registrazione – siamo nella seconda metà degli anni ’90 – ci aspetteremmo di trovarli tutt’ora lanciatissimi in carriera. E invece non è così, almeno in parte. Ed è un grandissimo peccato perché la prima sensazione che l’ascolto di questo cofanetto Teldec trasmette è la freschezza e l’ottima qualità delle voci, alle prese con una delle opere verdiane più “demanding” in tal senso.
Cominciamo dal migliore in campo in assoluto: Richard Leech. Il tenore americano, all’epoca della registrazione neanche quarantenne, è dotato di bella voce, chiara, limpida con una facile proiezione agli acuti e note gravi ricche e ben timbrate. Ricorda immediatamente, con le debite proporzioni sia chiaro, Jussi Bjoerling per quella sua facilità nell’emettere il suono e per quel canto aperto e solare dagli acuti insolenti. L’interpretazione è fresca, giovane, come si addice al personaggio. Molto bravo nella Barcarola, dove compie il salto di tredicesima nella ripetizione, appassionato nel duetto con Amelia e soprattutto nel “Ma se m’è forza perderti” cantato con commossa partecipazione. L’accensione del “Sì rivederti Amelia” è caldissima ed elettrizzante.
Molto bravo anche Renato, affidato alla voce di Vladimir Chernov, probabilmente il baritono con la più bella voce che si sia sentita negli ultimi venti anni. Alla straordinaria qualità vocale a volte non ha fatto seguito una intelligente amministrazione delle forze e del repertorio. Chernov infatti ha cantato tra gli anni novanta e il duemila qualunque cosa possibile e immaginabile un po’ ovunque, mettendo a dura prova il suo strumento. Questa registrazione lo coglie nel suo momento migliore. La voce è un vero velluto, morbido e caldissimo, non c’è nota che lo trovi in difficoltà, non c’è passo che non venga risolto con una semplicità di esecuzione disarmante. In questo però sta anche il limite di Chernov che si “siede” sulla straordinaria bellezza vocale dimenticandosi un po’ delle varie sfaccettature del ruolo di Renato: l’amico fedele, il marito tradito che si vendica non sono ben delineati e il personaggio rimane un po’ sospeso. Resta come dicevo la bellezza vocale sovrana ma forse non basta più. Bravo, direi anche sprecato, Scaltriti in Silvano. Insopportabile Gwynne Howell (so che sto sparando su una colonna portante del mondo operistico inglese ma tant’è…).
Le donne si attestano su un livello leggermente inferiore ma sempre di alta qualità. Amelia è affidata a Michele Crider. Il soprano di Quincy affronta uno dei ruoli sopranili più impervi scritti da Verdi e ne esce con una ottima performance, nonostante Rizzi cerchi di metterla in difficoltà in ogni occasione (ma ne parlerò alla fine). La “consultazione” con la maga la vede un po’ timida e guardinga vocalmente anche nell’espansione finale del “Consentimi o Signore”. La grande aria del II atto è cantata invece con grande passione, sicurezza, carattere e acuti enormi. Dolcissima nel ripiegamento del “Ma dall’arido stelo divulsa” mantiene per tutta l’aria un senso di drammaticità imponente. Il duetto con Leech è forse il miglior momento di tutta la registrazione. La Crider è appassionata, sofferente, innamorata, partecipe e conclude con un “Irradiami d’amor” vocalmente di tutto rispetto. Un po’ in difficoltà invece – come tutte le straniere – in quella sorta di rap ottocentesco che è il terzetto “Odi tu come fremono cupi”. Materna in “Morrò ma prima in grazia” anche se qualche assottigliamento e un po’ di partecipazione in più non avrebbero guastato. Come ho avuto più volte modo di dire, la Crider non è mai stata una voce particolarmente fonogenica in quanto esce piuttosto “inscatolata” mentre in teatro corre con grande facilità ma nel complesso Amelia è il suo ruolo discografico più riuscito.
Elena Zaremba presta la sua voce importante al ruolo di Ulrica con palese imitazione della Obrasztsova, nel bene e nel male. La voce suona ricca di armonici e il suono si espande “larghissimo”. Non forza nel “Re dell’abisso” riuscendo a raggiungere con discreta semplicità anche le estremità più gravi del pentagramma. L’interpretazione è un po’ scontata da maga un po’ sopra le righe ma almeno un momento è da segnalare; “Magnanimo tu sei…” infatti è felpato e ricco di insinuante e sinistra previsione.
Brava Maria Bayo in Oscar cui presta la sua bella voce di soprano leggero, non leggerissimo, evitando quindi quelle fastidiose note querule di altre sue colleghe. Brava nel far apparire con delicatezza il suo “innamoramento” per Riccardo.
E’ quindi un grandissimo peccato che il lavoro di questi cantanti venga totalmente vanificato dalla direzione di Rizzi che è irriconoscibile. Innanzitutto la scelta dei tempi. Nessuno contesta l’utilizzo di un tempo sempre e ovunque veloce – ci mancherebbe, ci sono precedenti anche illustri. Quello che manca qui è una minima differenziazione del ritmo. Non può essere sempre tutto veloce, senza un respiro, senza un rubato, senza un rallentando o una accelerazione. Il tempo è sempre – metronomicamente – veloce, veloce, veloce, inespressivo, inespressivo, inespressivo. E tutti i cantanti, in particolare la Crider sono messi in difficoltà da questa inusuale scelta. Il piccolo preludio secondo è talmente veloce che Amelia inizia a cantare “Ecco l’orrido campo” praticamente ad inizio atto. Il duetto non ha alcun momento di amore e di pathos. Come possano Riccardo e Amelia dichiararsi amore a tal velocità è totalmente incomprensibile. Il terzetto “rap” poi raggiunge vertici paradossali, con i tre cantanti – già messi in difficoltà dall’articolazione della parola, spinosissima in questo frangente per i non italiani – costretti a prendere fiati qui e là perché Rizzi procede a velocità folle. Un po’ meglio il terzo atto, leggermente più ponderato ma non c’è alcuna differenziazione tra il dramma e la festa. Perla nera la scena del “sorteggio”, talmente veloce che sembra di assistere alle estrazioni del lotto con la pallina che corre veloce tra le urne.
Quello che irrita poi maggiormente è che questa velocità non ha alcuno spessore interpretativo. L’orchestra e il coro – soprattutto quest’ultimo – risultano sottotono rispetto ad altre performance discografiche, penso a Norma con Bonynge o a Tosca con Solti in particolare. Il suono è plumbeo, senza alcun colore, inespressivo. Dove sono le pennellate di colore, dove sono i crescendo, i ffff verdiani? Non c’è alcun contrasto tra l’amore e il tradimento, tra la sofferenza e la gioia. Dove sono tutte le magie disseminate in una delle più geniali partiture verdiane? L’antro di Ulrica ha lo stesso colore del palazzo della festa o del campo dove si incontrano gli innamorati segretamente. Non è possibile che tutte queste meraviglie siano sfuggite a Rizzi. Non è possibile che i personaggi siano circondati sempre dallo stesso colore orchestrale qualunque cosa stiano cantando. Va bene una direzione pulita, scevra da certe becere sguaiataggini ma qui il confine è stato abbondantemente superato. E allora non è il caso di scomodare paragoni con altri direttore che ne uscirebbero tutti vincenti, da Muti ad Abbado, da Toscanini a Solti. Per non parlare di Levine, probabilmente a livello di direzione orchestrale, l’autore del “Ballo in Maschera” da portare sull’isola. Busch non lo nomino nemmeno perché siamo su un altro cielo….
Peccato perché l’idea di proporci finalmente un Ballo in Maschera nuovo, fresco, vocalmente giovane era sicuramente ottima. Il risultato però fallisce miseramente così, anche per colpa di una presa di suono plumbea e funerea…. Che gran peccato!
flipperinodoc

Categoria: Dischi

 

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