Martedì, 23 Luglio 2019

Battaglia di Legnano

Aggiunto il 07 Ottobre, 2007


Giuseppe VERDI
LA BATTAGLIA DI LEGNANO


• Federico Barbarossa MARCO STEFANONI
• 1° Console di Milano SILVIO MAIONICA
• 2° Console di Milano AGOSTINO FERRIN
• Il Podestà di Como ANTONIO ZERBINI
• Rolando ETTORE BASTIANINI
• Lida ANTONIETTA STELLA
• Arrigo FRANCO CORELLI
• Marcovaldo VIRGILIO CARBONARI
• Imelda AURORA CATTELANI
• Un Araldo RINALDO PELIZZONI

Coro del Teatro alla Scala di Milano
Chorus Master: Norberto Mola

Orchestra del Teatro alla Scala di Milano
GIANANDREA GAVAZZENI

Luogo e data di registrazione: Milano, 7-12-1961
Ed. discografica: Myto, 2 CD a medio prezzo

Note tecniche sulla registrazione: complessivamente molto buona

Pregi: buona prova d’insieme

Difetti: qualche lagna di troppo

Valutazione finale: images/giudizi/buono.png

C’era una ragione ben precisa che aveva portato alla scelta di quest’opera sicuramente non fra le più note del Cigno di Busseto per l’inaugurazione della stagione scaligera: ricorreva il centenario dell’Unificazione italiana e la “Battaglia”, vero crogiuolo di emozioni patriottarde, appariva l’ideale per celebrare quest’evento.
Oggi è un’opera poco rappresentata, stranamente – tutto sommato – giacché la musica è veramente bella ed ispirata, con alcuni momenti di notevole intensità, degni del Verdi migliore.
E riascoltata oggi, com’è?
Bella, indiscutibilmente. Non riesce a “marciare” da sola, evidentemente: ha bisogno di interpreti ispirati, che credano veramente in quello che dicono. Ma, con personaggi di classe, farebbe ancora oggi la sua porca figura.
Questa, oggettivamente, è una bella rappresentazione. Certo, qualche problemuccio c’è, ma ci si può passare sopra, specie in rapporto alla scarsità di edizioni disponibili.
La direzione di Gavazzeni è pimpante, veemente, molto contrastata, corrusca: una delle sue prove meglio riuscite, in cui non disturbano più che tanto nemmeno quei tagli fetenti che inseriva ovunque, come se fossero necessari ad una piena assimilazione del dramma. In contrapposizione, non va dimenticato il principale merito di qualunque direzione del grande musicista bergamasco: il sostegno sempre amorevole al canto che viene ben indirizzato verso mete sicure, in cui lo spettatore riesce a trovare il bandolo della matassa anche in lavori come questi non baciati dalla notorietà imperitura.
Il meglio della compagnia vocale è alle voci soprano e baritono.
Antonietta Stella si disimpegna con grande professionalità – il che è sempre stato la sua nota più caratteristica –ma anche con notevole calore, e questo non è sempre stato nelle sue corde. La sua aria di ingresso “Quante volte come un dono” è ancora oggi all’ascolto un babà, ricco di sentimento genuino e non posticcio e stilisticamente inappuntabile, che soffre solo se paragonato con l’equivalente di Leyla Gencer, messo in appendice e tratto da una recita triestina del 1963 (dove, per inciso, il resto del cast appare calamitoso).
Eccellente è anche Ettore Bastianini, in una di quelle prove che ne mettono in risalto il colore nobile e l’emissione ricca di armonici.
Corelli canta con convinzione – la sua aria di ingresso “La pia materna mano” è proprio bella, anche se con qualche singhiozzo di troppo – però fa sempre capolino quella lagnosità che ne inficia le intenzioni. Da questo punto di vista, il finale dell’opera è particolarmente calamitoso affondando come fa in una melassa che con questo Verdi barricadiero proprio non c’azzecca.
Il resto del cast fa gran routine e il book si limita a riportare la suddivisione in tracce senza dare notizie sullo spettacolo.
Una registrazione da avere per un’idea affidabile di un Verdi meno conosciuto e per una testimonianza affidabile del modo di cantare degli Anni Sessanta

Categoria: Dischi

 

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