Venerdì, 18 Ottobre 2019

Gotterdammerung

Aggiunto il 02 Novembre, 2015


Richard WAGNER
GÖTTERDÄMMERUNG

 Brünnhilde Luana DeVol
 Siegfried Albert Bonnema
 Hagen Roland Bracht
 Alberich Franz-Josef Kapellmann
 Gunther Hernan Iturralde
 Gutrune Eva-Maria Westbroek
 Waltraute Tichina Vaughn
 Woglinde Helga Rós Indridadóttir
 Wellgunde Sarah Castle
 Flosshilde Janet Collins
 1. Norne Janet Collins
 2. Norne Lani Poulson
 3. Norne Sue Patchell

Staatsopernchor und Staatsorchester Stuttgart

Direzione d´orchestra: LOTHAR ZAGROSEK

Regia: PETER KONWITSCHNY

Luogo e data di registrazione: Stuttgart, 3 Ottobre 2002 e 12 Gennaio 2003
E
dizione: TDK, 2 DVD

Pregi: La regia di Konwitschny, per quanto discutibile, merita di essere conosciuta. Eccellente Eva-Maria Westbroek come Gutrune.

Difetti: Parte musicale di onesta routine.

Valutazione finale: images/giudizi/discreto-buono.png


Interessante, e decisamente controcorrente, la scelta della Staatsoper di Stoccarda di affidare ciascuna delle quattro opere di cui è composta la Tetralogia wagneriana ad un regista diverso. Scelta discutibile, che apparentemente sembra minare alla base ogni possibilità di realizzare una visione unitaria del capolavoro wagneriano. Eppure tale decisione permette di proporre quattro diverse visuali interpretative su un´opera estremamente magmatica, eterogenea e sfuggente. Un solo punto di vista è la vista di un solo punto. È vero sempre, ma a maggior ragione per il Ring.
L´approccio adottato dai quattro registi del “Ring di Stoccarda” è accomunato dal rifiuto del “mito” inteso come unico o principale linguaggio drammaturgico con cui inscenare la Tetralogia. Al mito e all´estetica romantica volta a favorire il più possibile l´immedesimazione dello spettatore nella vicenda rappresentata viene contrapposto il distanziamento critico, la Verfremdung di derivazione brechtiana, che costituisce la premessa teorica di molto “teatro di regia” (il famoso, o famigerato, Regietheater) di area tedesca. Come sempre, a teatro, la validità di un approccio drammaturgico deve essere valutata unicamente alla luce dei risultati ottenuti. Contano le idee, a teatro, ma conta ancor di più come esse vengono realizzate. Purtroppo capita frequentemente che la realizzazione scenica delle idee e premesse teoriche (il famigerato “Konzep”) di molto Regietheater sia tecnicamente mediocre, giustificando quindi appieno il termine “Eurotrash” con cui questo tipo di concezione teatrale viene genericamente etichettato dal più tradizionalista pubblico d´oltreoceano.
La sfida, per un regista d´opera che rifiuti un approccio interpretativo tradizionale, sta nell´adottare un linguaggio drammaturgico diverso da quello abituale proponendo una visione autorale “forte” permettendo al contempo che l´opera d´arte parli di sé. Sembra un problema apparentemente insolubile, una sorta di quadratura del cerchio, soprattutto in caso di interpretazioni registiche che apparentemente sembrano cozzare con il significato profondo di un´opera d´arte. La soluzione al problema si dà sulle tavole del palcoscenico. Separare il grano dal loglio, a teatro, è più facile di quel che sembri. La provocazione, quando è insensata, resta priva di valore. In fondo, non è difficile dissacrare. Chiunque, dopo Marcel Duchamp, è in grado di mettere i baffi alla Gioconda. Ma questo sarebbe valutato come un atto di vandalismo, non certo come interpretazione, né tantomeno come creazione. La vera difficoltà, per un regista d´opera d´oggi, sta nel rivestire un dato contenuto con una forma ad esso adeguata, riuscendo a far emergere il testo e il sotto-testo con immediatezza e credibilità teatrale.
Nel realizzare la regia della Götterdämmerung, Peter Konwitschny sceglie di adottare lo strumento della parodia. La parodia rappresenta una strada alternativa, un modo diverso di affrontare un percorso. Una strada che può condurre a destinazioni completamente diverse, ma che può anche correre parallela al percorso originario: può mostrare panorami inabituali senza necessariamente condurre ad una meta diversa. Nessuno può mettere in dubbio il fatto che, in questo Crepuscolo, Konwitschny proponga una visione interpretativa completamente diversa da quella cui ci ha abituati una lunga tradizione figurativa e scenica. In questa regia la distanziazione ironica dai personaggi principali è, in particolare, molto accentuata ed esibita. Eppure, pur nel suo intento parodistico, questa regia riesce ad affrontare con grande appropriatezza ed immediatezza i molti nodi problematici dell´opera che spesso, dietro i toni rassicuranti e familiari di certa tradizione, rischiano di passare inosservati.
Certo, può non essere facile superare il disagio iniziale suscitato da certe soluzioni registiche. Può lasciare perplessi la scelta di fare di Siegfried un cavernicolo vestito come Tarzan che se ne va a spasso sul Reno in groppa ad un cavallino di legno per bambini. Può sembrare incongrua la scelta di mostrare al termine del primo atto Brünnhilde che apparecchia la tavola come farebbe una qualunque casalinga in attesa del rientro del marito dal lavoro. Oppure trasformare le Norne in tre pezzenti che rovistano tra i rifiuti. Eppure ogni perplessità si dissolve quando si avverte come ogni scelta interpretativa, anche la più “dissacrante”, ogni gesto e ogni sguardo di questa regia siano perfettamente coerenti ad una visione complessiva ed unitaria. Una regia che non si limita ad “illustrare” l´opera di Wagner, ma che riesce a “farcela vedere” per quello che essa è. Per quanto possa sembrare paradossale, nonostante la sua lettura parodistica, Konwitschy non “mette i baffi alla Gioconda”, ma li toglie. Complessivamente buona la parte musicale. Quello che si ascolta qui rappresenta un ottimo esempio della buona routine che è possibile apprezzare in molti teatri di repertorio nei paesi del nord Europa. Nonostante non sia più giovanissima (aveva 60 anni quando fu registrato il video), la Brünhilde del soprano statunitense Luana DeVol riesce a venir capo in maniera più che onorevole alla difficile parte, con un registro acuto particolarmente sicuro e qualche buona intuizione interpretativa. Lo stesso, purtroppo, non si può dire del Siegfried di Albert Bonnema, vocalmente appena accettabile. Tra gli altri personaggi, spicca (e non poteva essere altrimenti), la Gutrune della Westbroek, per una volta non la solita oca giuliva, ma una donna vittima (come gli stessi Sigfried e Brünnhilde) della propria ingenuità, e sola in un mondo che fatica a comprendere. Sia il Gunther di Iturralde che l´Hagen di Roland Bracht sono piuttosto anonimi nel canto, ma si riscattano entrambi con una grande presenza scenica. Alberich è interpretato da Kapellmann, cantante che incise la parte di Alberich nel bel Rheingold inciso da Dohnanyi per la Decca. Buone le tre Norne e le tre figlie del Reno. Dirige con grande correttezza e buon passo teatrale Lothar Zagrosek. Francesco Brigo (AKA Dr. Malatesta)

Categoria: Dischi

 

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