Lunedì, 10 Agosto 2020

Meistersinger

Aggiunto il 25 Febbraio, 2012


RICHARD WAGNER
I MAESTRI CANTORI DI NORIMBERGA

• Hans Sachs GUSTAV NEIDLINGER
• Veit Pogner FRANZ CRASS
• Kunz Vogelgesang EUGENIO VALORI
• Konrad Nachtigall GIANPIERO MASTROMEI
• Sixtus Beckmesser CARLOS ALEXANDER
• Fritz Kothner ANGEL MATTIELLO
• Balthasar Zorn HORACIO MASTRANGO
• Ulrich Eisslinger NICOLAS CUTTONE
• Augustin Moser ENZO BETTI
• Hermann Ortel RICARDO YOST
• Hans Schwarz non indicato
• Hans Foltz MARIO VERAZZI
• Walther von Stolzing SANDOR KONYA
• David GERHARD UNGER
• Eva CLAIRE WATSON
• Magdalene ADRIANA CANTELLI
• Un guardiano notturno WALTER MADDALENA

Coro del Teatro Colòn di Buenos Aires
Chorus Master: non indicato

Orchestra del Teatro Colòn di Buenos Aires
FERDINAND LEITNER

Luogo e data di registrazione: Buenos Aires, 27 Ottobre 1968

Edizione discografica: Living Stage, 4 CD economici

Note tecniche: suono discreto

Pregi: Neidlinger; registrazione simpatica e godibile

Difetti: orchestra e coro strapaesani, comprimari di livello piuttosto modesto

Giudizio complessivo: images/giudizi/discreto-buono.png

Video:

Il più grande Alberich del secolo scorso ebbe contatti anche con il ciabattino della Franconia, testimoniati dalle due registrazioni a tutt’oggi disponibili: una di etichetta Walhall che testimonia una recita del 1957 a Bayreuth con la direzione di Cluytens; l’altra è questa di cui vi parliamo.
Atmosfera da spedizione punitiva, comprimari al limite inferiore della decenza, orchestra in uscita libera e coro strapaesano: forse non si poteva pretendere di più dal Colòn di quegli anni per il quale l’allestimento di un monumento come i Meistersinger doveva essere un impegno non banale. E c’è già da lodare il fatto che lo spettacolo sia stato allestito sotto la bacchetta di un onesto battisolfa, ma aduso al repertorio wagneriano in cui si ritagliò una discreta credibilità; e con la partecipazione non indifferente di alcuni fra i pezzi importanti di quegli anni.
Al centro dell’operazione, ovviamente, “Herr Alberich”. Nato nel 1910, aveva debuttato nel 1931; era arrivato a Bayreuth nei celeberrimi cast di Wieland a partire dal 1952 e, da quel momento, si era ufficialmente insediato nel personaggio del malefico nano che rinuncia all’amore facendone, più che un’icona, un paradigma con cui tutti, da quel momento in avanti, si sarebbero confrontati. Oltre a Alberich, Neidlinger a Bayreuth avrebbe cantato anche Kurwenal, Klingsor, Kothner, Telramund e, appunto, Sachs, il personaggio al centro della nostra chiacchierata.
Certo, un Sachs diverso dalla tradizione; un Sachs come, oggi, può farlo solamente un Hawlatha.
Un Sachs ben poco paterno e decisamente non rinunciatario.
Un Sachs sulfureo, sardonico, ironico, pungente, con una punta di sana cattiveria che gli permette di farsi gioco con un pizzico di sadismo non solo di Backmesser – sarebbe scontato – ma anche di quel buon bietolone di Walther che, chissà, non ci fosse stato lui magari Eva avrebbe preso una direzione diversa… il che, conveniamone, è un’intuizione interessante ma avrebbe avuto bisogno di un altro direttore e di un altro contesto per uno sviluppo più completo.
I quattro momenti solistici sono molto ben cantati, ma si potrebbero trovare altri protagonisti più ispirati o più ortodossi; il che non è sempre necessariamente la stessa cosa. Ciò che invece innalza decisamente Neidlinger sugli scudi è il secondo atto, in cui la burla ai danni di Beckmesser assume i contorni della vera e propria cattiveria che è una dimensione che il personaggio, almeno sino a quel momento, non aveva ancora conosciuto con nessun altro interprete. E, quanto a questo aspetto, basterebbe sentire a confronto la serena paciosità di un Wiener (che aveva cantato a Bayreuth il ruolo più o meno contemporaneamente allo stesso Neidlinger e comunque sotto lo stesso direttore) per rendersi conto di come possa cambiare la prospettiva: il personaggio, molto più terragno e vivace, ricco di sana joye de vivre, acquista definitivamente quei connotati popolareschi che sono consustanziali alla sua stessa umanità, che non può essere quella di un filosofo.
Questo è quello che c’è; in un’operazione così monotematica manca, ovviamente, tutto il resto, specie le considerazioni su quello che i Meistersinger potrebbero dire oltre al bozzetto-baruffe-sacraartetedesca; ma, ripeto, non era lo scopo dell’operazione, che potrebbe essere trascurata se non ci fosse quel particolare protagonista.
Al suo fianco, un cast interessante a metà, essendo fatto nei ruoli principali di specialisti e nelle parti di fianco da artisti locali; fra essi è curioso denotare la presenza di Mastromei che, comunque, era italiano (almeno di nascita).
Pogner è Franz Crass, vale a dire uno della pattuglia di specialisti che affiancano Neidlinger: fa un onesto lavoro che però, come spesso capita con questo bravo cantante, non lascia grande traccia; idem si può dire della linfatica Claire Watson, nella tradizione delle Evchen floreali, svenevoli e un po’ bimbeminkia.
Konya è già più interessante, anche se questo non è il suo Walther più interessante (molto meglio quello cantato con Kubelik un anno prima in terra di Baviera, con un contesto molto più ortodosso e appagante). Unger è di spessore esile e suona assai poco motivato. Alexander si sforza di fare di Beckmesser qualcosa di più di una macchietta e ci riesce abbastanza bene, anche se soccombe di fronte alla sulfurea eloquenza di Neidlinger nel secondo e nel terzo atto. Comprimari complessivamente di profilo bassino.
Orchestra e coro, come si diceva, da spedizione punitiva.
Resa sonora discreta e packaging a dir poco spartano
Pietro Bagnoli

Categoria: Dischi

 

Chi siamo

Questo sito si propone l'ambizioso e difficile compito di catalogare le registrazioni operistiche ufficiali integrali disponibili sul mercato, di studio o dal vivo, cercando di analizzarle e di fornirne un giudizio critico utile ad una comprensione non sempre agevole.