Mercoledì, 23 Gennaio 2019

Gianni Schicchi

Aggiunto il 04 Dicembre, 2010


GIACOMO PUCCINI
GIANNI SCHICCHI

• Gianni Schicchi TITO GOBBI
• Lauretta ILEANA COTRUBAS
• Zita, la Vecchia ANNA DI STASIO
• Rinuccio PLACIDO DOMINGO
• Gherardo FLORINDO ANDREOLLI
• Nella SCILLY FORTUNATO
• Gherardino ALVARO DOMINGO
• Betto di Signa ALFREDO MARIOTTI
• Simone GIANCARLO LUCCARDI
• Marco CARLO DEL BOSCO
• La Ciesca STEFANIA MALAGU
• Maestro Spinelloccio LEO PUDIS
• Ser Amantio di Nicolao GUIDO MAZZINI
• Pinellino NICOLA TROISI
• Guccio BRUNO GRELLA

London Symphony Orchestra
LORIN MAAZEL

Luogo e data di registrazione: Emi Abbey Road Studios 1976
Ed. discografica: Sony, 3 CD economici (Trittico completo)

Note tecniche sulla registrazione: suono di ottima presenza

Pregi: Gobbi

Difetti: Domingo; la suddivisione in tracks

Valutazione finale: images/giudizi/discreto.png

Seconda tappa della registrazione integrale di questo “Trittico” sbilenco, molto alieno al nostro gusto, quasi assemblato con componenti discografici tipici dell’epoca, con qualche elemento di interesse, ma sostanzialmente poco utile se non per il fatto che, all’epoca, andava a colmare una discografia ancora non particolarmente rilevante.
Rileviamo subito, fra gli elementi francamente negativi, la suddivisione in tracks che, peraltro, questa registrazione condivide con gli altri capitoli del “Trittico”: siamo nel 2010, questo è un riversamento – economico sinché si vuole, ma non era obbligatorio farlo, potevamo sopravvivere anche senza – ed è assolutamente impensabile presentare una suddivisione in due tracce!
Il cast non è male, ma non è nemmeno fra i più memorabili: ed è alla presenza di elementi come Ileana Cotrubas e Plàcido Domingo che facevamo riferimento quando accennavamo al melting pot discografico Anni Settanta-Ottanta con cui è stato assemblato.
La Cotrubas è molto più brava di quanto abbia fatto intendere la critica discografica ufficiale italiana: la ricordo alla Scala in una Bohème guidata da Carlos Kleiber in cui non aveva fatto rimpiangere la titolare ufficiale del ruolo di Mimì per un trentennio abbondante. Ma qui è irritante: nessuno si aspetta cose particolari da Lauretta, ma nemmeno che faccia sempre il solito tono da lobotomizzata con le bricioline dell’uccello (e Dio solo sa cosa viene in mente al pensiero di cotanta Lauretta alle prese con un uccello). Il “Babbino caro” è cantato bene: punto.
Molto peggio di lei Domingo, colto – analogamente al coevo “Tabarro” – alla vigilia del momento peggiore della carriera, per di più in un ruolo che non c’entra nulla con la sua vocalità: esteso, acuto, giovanile. Un grossolano mistake di attribuzione? No: un ovvio scotto da pagare per vendere un titolo discografico di non facilissima presa sul grande pubblico.
Il resto del cast è variabilmente godibile, senza punte di particolare disdoro e con qualche elemento di interesse: la Vecchia di Anna Di Stasio, il Simone di Giancarlo Luccardi e poco altro.
La direzione è tonitruante, monotona e indifferente, ricca di preziosismi orchestrali fini a se stessi ma privi di teatralità: una delle meno interessanti di quello strano musicista che è sempre stato Lorin Maazel, che decisamente preferiamo in altre occasioni meno idiomatiche.
Resta Gobbi, che è il vero motivo per ricordare quest’incisione.
Non era alla sua prima registrazione di questo ruolo; ce n’era un’altra Emi precedente, con Victoria De Los Angeles – anche lei piuttosto farlocca nei panni dell’adolescente alle prese con i primi palpiti – e una direzione più idiomatica. Era anche invecchiato, e piuttosto malamente, per un cattivo uso di una dote vocale più interessante per le intenzioni e il modo d’uso che non per intrinseche doti. Qui è miracoloso. Ah, se avesse sempre cantato i suoi ruoli – anche quelli da cattivo, che sentiva il bisogno di sovraccaricare sempre in modo istrionico – come questo Schicchi! Sulfureo, spontaneamente spiritoso, affettuoso nei brevi colloqui con Lauretta, fintamente serioso mentre legge il testamento, impagabile nei siparietti della dettatura del nuovo testamento: da solo, con tutta la sua verve da autentico guitto di periferia, tiene in mano lui da solo tutta l’opera e muove i parenti di Buoso come un burattinaio.
Si può pretendere oggettivamente che abbia anche la voce? No. Non ha nessuna importanza, credeteci sulla parola

Categoria: Dischi

 

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