Martedì, 17 Ottobre 2017

Missa Papae Marcelli

Aggiunto il 08 Novembre, 2015


GIOVANNI PIER LUIGI DA PALESTRINA
MISSA PAPAE MARCELLI
GREGORIO ALLEGRI
MISERERE


Giovanni Pierluigi da Palestrina (1525-1594):
- Missa Papae Marcelli (Soprano, Alto, Tenore I/II, Basso I/II)
- Tu es Petrus (Soprano I/II, Alto, Tenore, Basso I/II)
Gregorio Allegri (1582-1652):
- Miserere (Coro I: Soprano I/II, Alto, Tenore, Basso; Coro II: Soprano I/II, Alto, Basso)
Felice Anerio (c.1560-1614):
- Venite ad me omnes (Coro I/II: Soprano, Alto, Tenore, Basso)
Giovanni Bernardino Nanino (c.1560-1623):
- Haec dies (Soprano, Alto, Tenore I/II, Basso)
Ruggiero Giovannelli (c.1560-1625)
- Jubilate Deo (Coro I/II: Soprano, Alto, Tenore, Basso)

Choir of Westminster Abbey (14 Voci Bianche, 5 Controtenori, 6 Tenori, 6 Bassi)

SIMON PRESTON


Luogo e data di registrazione: London, All Saints Church, Febbraio 1985
Edizione discografica: Archiv, 1 CD

Note tecniche: registrazione digitale, campi molto ben definiti

Pregi: lettura di notevole chiarezza espositiva

Difetti: nessuno in particolare

Giudizio complessivo: images/giudizi/ottimo-eccezionale.png

All’ombra della Controriforma, dopo il Concilio di Trento (1545-1563) fiorisce anche la riforma della musica liturgica, seriamente in discussione proprio durante il Concilio verosimilmente per la confusione correlata alle composizioni, spesso contaminate da elementi profani. L’idea dei Padri conciliari, profondamente ostili alla polifonia troppo “contaminata” da elementi amorosi provenienti dai Madrigali, era di tornare a quel Gregoriano che, con la sua monodia di base, rendeva la materia più semplice e comprensibile.
La vulgata su questo tema non è chiara: potrebbe essere che le questioni musicali siano state discusso proprio alla fine del Concilio, ma sembra che il Cardinal Marcello Cervini, salito al Soglio Pontificio col nome di Marcello II e ivi rimasto per sole tre settimane, avesse discusso il Venerdì Santo del 1555 coi Cantori della Cappella Sistina dando loro disposizioni precise sul modo di comporre canti liturgici. Sembrerebbe quindi che la Missa Papae Marcelli sia stata composta proprio in quel periodo, applicando alla lettera le indicazioni del Pontefice e diventando una sorta di “manifesto” delle idee musicali uscite dall’ultima fase del Concilio: viene abolito il cantus firmus basato su canzoni e madrigali amorosi che andavano di moda anche presso altri compositori (si pensi a Josquin Desprez o Johannes Ockeghem. Secondo alcuni esiste qualche elemento di richiamo della (allora) famosa melodia dell’Homme armé che fu utilizzata come cantus firmus per molte Messe; ma fondamentalmente la Missa Papae Marcelli è una composizione libera.
Le scelte contrappuntistiche di Palestrina – compositore geniale almeno quanto un De Victoria o un Morales – portano a una scrittura adeguatamente vivace e ricca di spunti melodici che, però, ha quella chiarezza espositiva che era richiesta dal Pontefice come indispensabile per poter salvare la musica tanto avversata dai Padri Conciliari.
Di questa rinascita musicale, la Missa Papae Marcelli è diventata un simbolo, tanto da essere eseguita sempre per il rito dell’Incoronazione papale sino a Papa Giovanni XXIII

Se possibile ancora più interessante il Miserere di Gregorio Allegri: è una composizione a nove voci per due cori, uno di cinque voci e uno di quattro
Si tratta di una salmodia polifonicamente adornata, il cosiddetto falsobordone: nella sua forma più semplice (cito da Wikipedia) il falsobordone consiste in un cantus firmus e due altre parti. Per prevenire la monotonia o creare una cadenza, la voce più bassa alcune volte scende di una ottava e ciascuna delle voci di accompagnamento può avere meno abbellimenti). Di tutti i Miserere composti per la Cappella Sistina, questo è il più famoso: fu apprezzato da Goethe, Madame de Staël e Mendelssohn; ma deve la sua fama principale a Mozart che, quattordicenne (11 Aprile 1770), lo ascoltò durante il Servizio del Mercoledì Santo e lo riscrisse a memoria.
Il brano è un capolavoro assoluto, grazie agli abbellimenti della voce di soprano – in questo caso, voce bianca – che si staglia in modo straniante sul “pedale” del resto del coro.

Di Simon Preston (1938) conoscevo essenzialmente l’attività da organista, ma è un musicista più completo di quello che si può supporre. Nel 1962 debutta alla Royal Festival Hall, in seguito è scelto come vice organista nella Westminster Abbey, dove resterà fino al 1967. È organista alla Christ Church di Oxford dal 1970, prima di far ritorno alla Westminster Abbey come organista e direttore del coro nel 1981. Lascia definitivamente il suo posto a Westminster nel 1987 per proseguire la sua carriera organistica.
Qui dirige splendidamente il coro che rispecchia i criteri “estremisti” della prassi barocca degli Anni Ottanta, col suo riproporre voci bianche e controtenori invece di soprani e mezzi; l’effetto è però di notevole bellezza e suggestione timbrica
Pietro Bagnoli

Categoria: Musica Sacra

 

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