Mercoledì, 13 Dicembre 2017

Carmen

Aggiunto il 06 Ottobre, 2010


Georges Bizet
CARMEN

• Carmen GIULIETTA SIMIONATO
• Don José MARIO DEL MONACO
• Escamillo SCIPIO COLOMBO
• Micaela GABRIELLA TUCCI
• Frasquita
• Mercédès
• Le Dancaire
• Le Remendado
• Zuniga
• Moralès
• Lillas Pastia
• Le Guide


Coro non specificato
Chorus Master:

Orchestra non specificata
NINO VERCHI

Luogo e data di registrazione: Tokyo, Teatro Takarazuka, 1959
Ed. discografica: Opera Aurea, 2 CD

Note tecniche sulla registrazione: eccezionale rimasterizzazione, suono caldo e presente in tutte le frequenza

Pregi: ottima documentazione di un’epoca al termine; interpreti affiatatissimi

Difetti: peccato che in un lavoro di così eccellente livello tecnologico manchi un fascicolo d’accompagnamento

Valutazione finale: images/giudizi/ottimo.png

Roberto Scandurra è un simpaticissimo cantante che ha appeso le corde vocali al chiodo per dedicarsi alla documentazione. Lo fa da anni con siti internet dedicati ai cantanti che ama (soprattutto Mario Del Monaco e Mario Lanza, ma anche tanti altri), ormai un punto di riferimento per gli addetti ai lavori e per gli appassionati. E, da un po’ di tempo, lo fa con il materiale audio.
Il ragionamento di Roberto è semplice: il materiale audio dei grandi cantanti del passato è spesso precario; perché non cercare di portarlo agli standard cui siamo abituati, sfruttando il meglio che ci offre oggi la tecnologia? Detto, fatto: dotato di apparecchiature di altissimo livello tecnologico, si è procurato le migliori matrici a disposizione, le ha “ripulite” con un procedimento da lui ideato e di cui è gelosissimo custode e le ha messe su dischetti di cui fa omaggio agli amici che sa essere appassionati sinceri. Le matrici le cerca con l’istinto di un segugio, oppure gliele affidano gli amici collezionisti sapendo benissimo che lui da esse tirerà fuori il meglio possibile.
Be’, che ci crediate o no, il risultato è davvero eccezionale. Questi dischetti – tra l’altro presentati in un case ruspante ma pratico e di grafica gradevolissima, cui manca solo un fascicolo d’accompagnamento, e chissà se il vulcanico Roberto avrà voglia di pensarci, prima o poi – sono entusiasmanti. Il fruscio è inesistente ma, contrariamente a quanto avviene in casi analoghi, le dinamiche non sono affatto compresse. Il suono è naturale, ricco, rigoglioso, brillante; può essere goduto al suo meglio con un impianto stereo all’altezza della situazione, ma le differenze con qualunque altra versione della stessa performance possono essere apprezzate anche su lettori meno “altolocati”.
Per chi voglia approfondire la conoscenza con i restauri di Roberto, segnalo il sito che è: http://www.operaaurea.eu/home.html
Quanto alla performance in oggetto, come notate mancano le parti di fianco. Ne ho chiesto notizia a Roberto, ma neanche lui è riuscito a ricostruire la locandina: si era in piena “spedizione punitiva”, c’era un abbondante prestito di cantanti locali che variavano enormemente da sera a sera, per cui è veramente difficile avere un’idea di chi cantasse in una sera non specificata. Nonostante sia un’abitudine del nostro sito avere i nomi di tutte le parti di una registrazione o di una recita, per una volta ci accontentiamo: la registrazione ci propone una recita al calor bianco nel più puro “italian style”, che poi era ancora il modo più frequente di proporre un’opera all’epoca completamente diversa da quella che poi si ascolterà effettivamente.
Dirige questa materia assolutamente incandescente un vecchio pesta solfa a nome Nino Verchi, presenza molto tipica in questo tipo di operazioni: uno che andava per le spicce, con molto buon senso per l’accompagnamento del campo, con notevole senso del ritmo (hai visto mai che il pubblico possa annoiarsi) e sovrana indifferenza per problematiche filologiche di cui, peraltro, all’epoca non importava granché a molti, tanto meno in contesti del genere. Nel quarto atto sono interpolate – secondo un’abitudine tipica dell’epoca – le danze dell’Arlesiana; Verchi le dirige con un ritmo assolutamente indiavolato. Difficile che il pubblico si sia annoiato…
E veniamo ai protagonisti.
Roberto Scandurra è un appassionato fan di Marione Del Monaco, e direi che questa registrazione di uno dei suoi ruoli più famosi gli rende adeguatamente giustizia. Certo, siamo al di qua delle Grandi Riforme Filologiche: Don José viene visto da un’angolazione squisitamente italiana, nel duetto finale con Carmen piange come Canio di fronte a quella zoccola di Nedda e brandisce il coltello come Turiddu. Ma, per la miseria, con che voce! Colonna di fiato amplissima, suono perfettamente immascherato come da VGSI (Vecchia e Gloriosa Scuola Italiana), affondo e acuti sfolgoranti. Inoltre, per la gioia di quelli come me che ritengono che il canto non si debba ridurre a questo, ci sono alcune eccellenti smorzature, come quella su “M’inebriai del caro odor” – siamo ovviamente in territorio italiano anche come lingua, la tremenda traduzione di Achille De Lauzieres, quella del “E’ l’amore uno strano augello” e “Amor lo sappia il mio bel damo” – che ci dà l’esatta dimensione delle potenzialità di questo grandissimo artista che, anche in questa registrazione, ci dà l’idea di essere stato fondamentalmente un declamatore vero. Roberto, nel forum del nostro sito, ricordava l’entusiasmo sollevato da Del Monaco con le sue incursioni wagneriane – in tedesco! – e questo dimostra la correttezza dell’assunto. Certo, non manca qualche sguaiataggine e qualche caduta di gusto, ma – come dicevamo prima – non siamo in area di rivoluzioni stilistiche: e infatti il pubblico impazzisce per l’entusiasmo di fronte al grande tenore fiorentino e ai suoi compagni di avventura.
Carmen è la grande Giulietta Simionato. Valgano per la sua parte le stesse considerazioni espresse per il tenore: non interessa a nessuno se la sua vocalità ricalchi quella di Celestina Galli-Marié o se sia adatta a un ruolo nato per l’Opéra Comique. La Simionato canta Carmen come canterebbe Santuzza – quindi con passione violenta – mettendoci un pizzico dell’alterigia della sua grande Eboli e di capriccio di Amneris. Giusto? Sbagliato? Poco conta: ci coinvolge ancora a distanza di mezzo secolo, e la voce è naturalmente ambrata pur se un po’ troppo matura per come siamo abituati oggi. Nel suo genere, una grande prova che denuncia per di più un affiatamento di altissimo livello con Big Mario.
Straordinaria Gabriella Tucci, cantante per la quale confesso di non avere un debole, ma che fa una Micaela meravigliosa: giovane, fresca, commossa, partecipe. La sua aria è una meraviglia che fa impazzire il pubblico di Tokyo.
Eccellente anche la prova di Scipio Colombo, a completare il quartetto più fuori stile che si possa immaginare – per come ovviamente intendiamo oggi quest’opera – ma anche il più entusiasmante che si potesse desiderare all’epoca. E il fatto che Carmen sia proprio una di quelle opere in cui io maggiormente avverto il senso di tutto il cammino che è stato fatto nella riscoperta di uno stile esecutivo appropriato, non toglie un ette di entusiasmo nel puro godimento di una performance davvero stellare. Spedizione puntitiva? Sì, certo: ma con le palle sotto!
Completa il cast l’insieme delle sconosciute parti di fianco: cantano tutti benissimo.
Una festa per le orecchie: bravo Roberto Scandurra!

Categoria: Dischi

 

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