Domenica, 19 Novembre 2017

Madama Butterfly

Aggiunto il 21 Gennaio, 2007


Giacomo Puccini
MADAMA BUTTERFLY

• Butterfly YELISAVETA SHUMSKAYA
• Pinkerton IVAN KOZLOVSKY
• Sharpless PAVEL LISITSIAN
• Suzuki ELENA GRIBOVA
• Goro P. SHETSOV


Moscow Radio Symphony Orchestra and Chorus
Chorus Master: non indicato

ONISSIM BRON

Luogo e data di registrazione: Mosca, 1953
Ed. discografica: Gala, 2 cd a prezzo economico

Note tecniche: registrazione discreta, ascoltabile. L’edizione è cantata in russo
Pro: Kozlovsky, ovviamente
Contro: il soprano
Valutazione complessiva: images/giudizi/mediocre.png

Ai tempi della Russia sovietica esisteva un bel repertorio che, soprattutto in questi ultimi tempi, sta tornando alla luce. Le registrazioni sono state commercializzate in Europa prima dall’Arlecchino e dalla Lys, poi dalla Myto e, più recentemente, dall’ottima casa discografica Gala che ha un po’ raccolto l’eredità di questa tradizione.
Sappiamo poco di questa registrazione: l’elenco dei cantanti si ferma ai 5 protagonisti, di uno dei quali (Goro) viene fornito solo il cognome e l’iniziale del nome.
Non è – peraltro – un’incisione particolarmente memorabile: Butterfly, come è noto, si basa sul carisma della protagonista, ma qui la protagonista manca clamorosamente. Non è che la Shumskaya canti male, poveretta: in sostanza fa quello che può con mezzi vocali da sopranino miagolante che rimandano ai (ne)fasti di altre cantanti che si davano da fare con intenzioni analoghe, prima che l’evoluzione del personaggio portasse in direzioni lontanissime dalle “piccine mogliettine” lobotomizzate e un po’ scemine. Evidentemente, nell’ex Unione Sovietica questo era ancora lo standard di riferimento, ma il risultato è che non c’è un solo momento veramente memorabile in una prestazione talmente linfatica da riabilitare persino la povera, bistrattatissima Toti de noantri.
Ovvio quindi che il maggior motivo di interesse si concentri soprattutto su tenore e baritono.
Kozlovsky si ritaglia una prestazione maiuscola ricorrendo a tutto il suo bagaglio di suadenti emissioni miste di testa, cantando sul fiato con una facilità disarmante e dipingendo un personaggio fatuo e vanesio, se vogliamo un po’ troppo simile a tanti altri da lui rappresentati, ma qui particolarmente credibile.
Lisitsian, invece, fa sfoggio della sua bella grana baritonale, qui a dire il vero piuttosto schiarita, forse per dare una maggior idea di gioventù del suo personaggio. Dei tre protagonisti, è forse il meno convinto, ma è anche quello più moderno come emissione e forse quello più spendibile in un’ipotetica operazione di recupero.
Altro non c’è. Un’edizione che forse non meritava particolarmente di essere recuperata alla memoria

Categoria: Dischi

 

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