Martedì, 19 Marzo 2019

Motezuma

Aggiunto il 11 Novembre, 2006


Antonio VIVALDI
MOTEZUMA RV 723
Dramma per musica in 3 atti
Libretto Luigi [Girolamo?] Giusti
Ricostruzione musicale delle parti scomparse a cura di Alessandro Ciccolini

• Motezuma VITO PRIANTE
• Mitrena MARIJANA MIJANOVIC
• Teutile ROBERTA INVERNIZZI
• Fernando MAITE BEAUMONT
• Ramiro ROMINA BASSO
• Asprano INGA KALNA


Il Complesso Barocco
ALAN CURTIS

Luogo e data di registrazione: San Martino al Cimino (Vt), Palazzo Doria Pamphilj, Sala Olimpia, Novembre 2005
Ed. discografica: Archiv, 3 CD

Note tecniche sulla registrazione: eccellente, perfettamente spaziata

Pregi: ottima riuscita globale, splendida prova di Maite Beaumont e di Inga Kalna

Difetti: qualche sforbiciata nei recitativi non sarebbe male

Valutazione finale: images/giudizi/ottimo-eccezionale.png

Sul cofanetto si fa riferimento al fatto che questa è la prima registrazione assoluta di un capolavoro scomparso per 250 anni e adesso riscoperto: la sensazione musicale del 2006, recita il cartiglio appiccicato.
Addirittura.
In realtà, la storia del ritrovamento di quest’opera è sicuramente avventurosa: sino ad un po’ di anni fa, del Motezuma esisteva solo il libretto. Nel 2002 Steffen Voss, musicologo di Amburgo, rovistando fra gli archivi della Sing-Akademie di Berlino alla ricerca di opere perdute di Haendel, trovò un manoscritto con un’annotazione anonima sulla prima pagina: “La poesia di questa opera è del Ill[ustrissimo] Giusti, la musica di D[on] Ant. Vivaldi”. Paragonando il contenuto del manoscritto berlinese al libretto del Motezuma, Voss comprese di aver ritrovato quest’opera che era stata data per persa a lungo.
Qualcuno probabilmente ricorderà una registrazione effettuata da Malgoire nei primi Anni Novanta; nulla a che vedere con quanto realizzato qui, anche perché Curtis e Alessandro Ciccolini sono partiti dal materiale scoperto da Voss, che Malgoire non poteva conoscere.
Beninteso, non si trovò tutta la musica: dei 28 numeri previsti, il manoscritto berlinese ne proponeva diciassette (tutto l’atto II e le arie principali del I e III). Ovviamente, per poter arrivare ad avere un’opera completa, si è provveduto ad organizzare una sorta di pastiche, tenendo conto che quella dell’auto-imprestito era pratica comune già all’epoca. Per questa registrazione, il lavoro è stato effettuato dal musicologo Alessandro Ciccolini, probabilmente il massimo esperto mondiale di Vivaldi; il quale, tra l’altro, ha composto i recitativi mancanti e persino arie in stile vivaldiano, come “Là sull’eterna sponda” (Mitrena), composta sul modello di “Combattono quest’alma” del Farnace.
Qualche altro esempio:
nel primo atto, per l’aria “Gli oltraggi della sorte” (Motezuma), Ciccolini ha utilizzato “Orribile lo scempio” dal Tito Manlio
“Dallo sdegno che m’accende” (Fernando) è un adattamento de “Perderò la bella mia” de L’incoronazione di Dario. Le frequenti figure in gamma ascendente evocano la freccia con cui Motezuma ferisce Fernando
“Tace il labbro” (Ramiro): le 94 prime misure sono state composte ex novo partendo dalle 14 misura di Vivaldi (fine della sezione B) con le quali inizia il manoscritto di Berlino
“Nell’aspre sue vicende” (Asprano): come aveva già fatto notare il grande studioso di Vivaldi Frédéric Delamea, il testo di quest’aria corrisponde in modo talmente stretto a “Dal trono in cui t’aggiri della Semiramide, ugualmente cantata dal castrato Mariano Nicolini, che non c’è dubbio alcuno sul fatto che Vivaldi l’abbia riutilizzata qui, come fece di nuovo nel Bajazet
“L’aquila generosa” (Fernando): 47 misure e mezza della parte del primo violino sono di Vivaldi; il resto è nuovo. Qui siamo alla chiave della musica dell’opera! Questo brano è particolarmente interessante perché, diverse decine d’anni or sono, un altro celebre studioso di Vivaldi, Ryom, aveva trovato proprio le 47 misure e mezza a 12/8 in sol maggiore per la parte di primo violino di un’aria d’un “atto III” e che, dato che le ultime parole di un recitativo precedente erano “il disegno”, doveva per forza di cose trattarsi de “L’aquila generosa”. Certo, all’epoca questo fatto era poco interessante, ma nel momento in cui venne ritrovata gran parte della musica, queste msure divennero immediatamente preziose. Ciccolini – racconta Curtis – passò intere giornate a guardare queste misure prima di trovare la soluzione che ascoltiamo nel disco (splendidamente interpretata da Maite Beaumont). Le figure ripetute (24 mi seguiti da 24 re) dipingono il volo dell’aquila
E così via.
Se l’operazione può sembrare piuttosto spregiudicata ai più puristi, c’è da dire che il risultato è entusiasmante. Il lavoro fatto da Ciccolini è talmente accurato da rendere perfettamente l’illusione stilistica di trovarsi di fronte ad una produzione originale di Vivaldi. Nell’intervista che David Vickers ha fatto ad Alan Curtis, alla domanda su come avessero fatto a scegliere, comporre o adattare le arie per colmare le lacune, la risposta è stata:
“Ciccolini ha composto i recitativi mancanti, adattato certe arie che avevano affinità prosodiche, musicali o drammatiche, e utilizzato la sua vasta conoscenza dello stile di Vivaldi e delle sue abitudini di scrittura, unitamente al proprio talento ed immaginazione, per comporre il resto, sempre però partendo dalle idee di Vivaldi come punto fermo”
La direzione di Alan Curtis è movimentata quel tanto che basta a rendere accattivante il materiale proposto, anche se una certa qual sensazione di scolasticità è proprio difficile da scansare.
Ottimi (quasi)tutti gli interpreti, anche se con qualche riserva.
Marijana Mijanovic prometteva meglio, quando fece scalpore con il Giulio Cesare diretto da Minkowski; poi però, onestamente, si è un po’ persa. In quest’incisione non è che faccia sentire cose indecorose, ma questa Mitrena è rude, ingolata, aspra; e il canto di coloratura è sforzato. Siamo insomma molto lontani da quello che doveva verosimilmente evocare la mitica Anna Girò per cui il ruolo fu scritto.
Molto bravo Vito Priante, ma la presenza del suo vocione in un contesto così femminile fa un po’ uno strano effetto non particolarmente gradevole. D’altra parte, anche originariamente il ruolo fu interpretato da un basso, nella fattispecie il tedesco Massimiliano Miller, sul quale non abbiamo notizie di nessun genere.
Commossa e commovente la Teutile di Roberta Invernizzi, cui manca forse un quid di personalità in più per imporsi come una delle più importanti protagoniste dell’interpretazione del repertorio barocco.
Splendida la Beaumont, forse la più importante fra le protagoniste del canto barocco contemporaneo. Di origini basche (è nata a Pamplona), ha effettuato studi di violino e di canto al Conservatorio “Pablo Sarasate” e, contemporaneamente, ha studiato Sociologia all’Università di Navarra. Si è poi perfezionata con Hanna Schwarz. Attualmente è uno dei riferimenti assoluti per questo repertorio, coniugando bellezza del mezzo vocale alla fluidità della linea e alla perfezione del canto di agilità. Il suo ruolo fu affidato ad un castrato soprano, Francesco Bilanzoni.
Del pari interessante – anzi, ben più - il soprano lettone Inga Kalna, per quanto ci riguarda la vera sorpresa di questa interessante produzione: il dominio del canto di agilità è perfetto, permettendole la migliore espressività nel canto di furore. Oltre ad un interessante repertorio oratoriale, il sito dedicato alla cantante lettone segnala anche vari ruoli operistici fra cui Euridici (Gluck, Monteverdi e Orff), Gilda, Violetta, Alcina, Fiorilla, Donna Anna, i tre ruoli femminili dei Comtes d’Hoffmann, la Contessa delle Nozze, Liù, Mimì, Lucia, Pamina, Armida, Radamisto. Un Asprano assolutamente coinvolgente ma, in potenza, anche qualcosa di più. Il primo interprete di questo ruolo fu un altro castrato soprano, Marianino Nicolini: un autentico virtuoso.
Ottima, anche se un gradino al di sotto, anche Romina Basso, che completa questa festa vivaldiana di elevata qualità.

Categoria: Barocco

 

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