Martedì, 19 Marzo 2019

Jenufa

Aggiunto il 09 Settembre, 2006


• Starenka Buryjovka Anna BAROVA
• Laca Klemen Vilem PRIBYL
• Steva Buryja Vladimir KREJCIK
• Kostelnicka Nadezda KNIPLOVA
• Jenufa Gabriela BENACKOVA
• Starek Karel BERMAN
• Rychtar Vaclav HALIR
• Rychtarka Kveta BELANOVA
• Karolka Jindra POKORNA
• Pastuchyna Daniela SURYOVA
• Barena Cecilie STRADALOVA
• Jano Jaroslava JANSKA


Brno Janacek Opera Orchestra
Chorus Master: Josef Pancik

Brno Janacek Opera Orchestra
FRANTISEK JILEK

Luogo e data di registrazione: Brno, Settembre 1977 e Gennaio 1978
Ed. discografica: Supraphon

Note tecniche sulla registrazione: buona, leggermente riverberante

Pregi: Benackova

Difetti: la Kniplova è impari alla parte; inoltre, ammesso che sia un difetto, questo è prodotto molto ancorato alla tradizione esecutiva cèca

Valutazione finale: images/giudizi/buono.png

Tipica produzione cèca degli Anni Settanta, periodo in cui – meritoriamente – gli organici locali si organizzarono per registrare la produzione musicale nazionale dando ad essa forma è dignità musicale.
Di registrazioni anche prestigiose in Cecoslovacchia (all’epoca si chiamava ancora così!) ce c’erano già state anche in passato; qui, semplicemente, si fa una sorta di “riassunto delle puntate precedenti”, puntando su artisti sulla cresta dell’onda e, in qualche caso, anche su qualche vecchia gloria.
Beninteso: questa è la migliore registrazione possibile di un modo di intendere quest’opera ancorato ai criteri interpretativi tipici della Patria. Parallelamente, era già in corso una tradizione interpretativa di area tedesca che poneva l’accento su alti aspetti che, a nostro giudizio, hanno cambiato drasticamente il modo di intendere ed interpretare Janacek in genere e quest’opera in particolare.
Qui la parte del leone la fa la Benackova, che è un’interprete assolutamente ideale del ruolo, almeno per come veniva visto sino ad un po’ di tempo fa: la luminosa smaltatura del mezzo vocale, a suo agio in tutte le frequenze, sostanzialmente esente da quel vibrato stretto che è tipico delle voci provenienti da quell’area geografica, ne fa una Jenufa fanciullesca, del tutto impreparata ai colpi del destino, sempre pronta a subire senza mai riuscire a ritagliarsi uno spazio di rivincita. Questa è una Jenufa perdente su tutta la linea, per cui non c’è nessuna possibilità di riscatto, nonostante il finale apparentemente consolatorio. Ben diversamente, interpreti altre aree geografiche hanno identificato altri nuclei interpretativi che gettano una luce diversa sul personaggio; ma è verosimile che, di questa particolare angolazione, quella della Benackova sia la migliore interpretazione possibile.
Non meno convenzionale il personaggio più importante dell’opera, quella Kostelnicka che ha interessato tante cantanti negli ultimi anni (segnaliamo, a titolo d’esempio, Astrid Varnay, Martha Modl, Leonie Rysanek, Magda Olivero, Josephine Barstow, Hildegard Behrens, Agnes Baltsa e la più importante di tutte, Anja Silja), che qui è reso solo con la violenza del fraseggio da una Kniplova che reincide il ruolo dopo sette anni dalla prima volta (edizione Emi), ma che è già vocalmente alla frutta e si attacca quindi ad una dizione violenta, serrata, che se non sconfina nel parlato (anzi, nel gridato), comunque poco ci manca. Gli estremi acuti, così importanti in questa parte che appare francamente proibitiva per i mezzosoprani (infatti la Modl ci lascia le penne, contrariamente alla Baltsa che, essenzialmente, è un falcon), mettono in terribile difficoltà la Kniplova che aveva sì in repertorio anche Brunnhilde, ma che fondamentalmente nasce proprio come mezzosoprano. La Kniplova è padrona della parte, almeno per quanto riguarda gli anfratti psicologici: questo emerge indiscutibilmente. Ma è altrettanto indiscutibile il fatto che si rimane un po’ interdetti di fronte alla monolitica tetragonia di una protagonista (perché tale Kostelnicka è) che non manifesta nessuna vera titubanza al momento della scelta che condizionerà la vita di tutti quanti. E inoltre, anche se non siamo fanatici a tutti i costi della nota ben emessa e tornita, non possiamo fare a meno di notare che la parte è ormai ampiamente fuori dalla portata della Kniplova, che si limita ad urlare sinché il fiato la sostiene (soprattutto nel monologo del secondo atto), ma senza mai riuscire a sfumare il canto, per esempio nel colloquio con Steva sempre nel secondo atto; e tali urli, retti sino a che il fiato li sostiene – cioè ben poco – vengono sì sfruttati a fini espressivi, ma dopo un po’ la noia la fa da padrona.
Benino entrambi i tenori, anche se nessuno dei due finisce veramente per imporsi: la personalità di Krejcik è veramente modesta per rendere la protervia e la fatua nonchalance di Steva; mentre Pribyl appare piuttosto senescente e, in definitiva, poco interessante.
Bene la folta schiera dei comprimari e il coro.
Quanto alla direzione d’orchestra, è ben evidente la familiarità di Jilek con la materia, che riesce a portare ad un buon livello di tensione, ma forse si sarebbe dovuto puntare maggiormente ad un sostegno diverso per il canto così problematico della Kniplova

Categoria: Dischi

 

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