Lunedì, 22 Aprile 2019

Tutto buffo di Paolo Bordogna

Aggiunto il 19 Maggio, 2016


Elenco delle tracce:

Cimarosa: “Udite, tutti, udite” (da “Il matrimonio segreto”)
Mozart: “Madamina, il catalogo è questo” (da “Don Giovanni”)
Rossini: “A un dottor della mia sorte” (da “Il barbiere di Siviglia”)
Rossini: “Se ho da dirla avrei molto piacere” (da “Il turco in Italia”)
Rossini: “Sia qualunque delle figlie” (da “La Cenerentola”)
Donizetti: “Lazzarune, scauzacane!” (“Le convenienze e le inconvenienze teatrali”)
Donizetti: “Udite, udite, o rustici” (da “L’elisir d’amore”)
Donizetti: “Son nov’ore” (da “Don Pasquale”)
Donizetti: “Bella siccome un angelo” (da “Don Pasquale”)
Donizetti: “Un foco insolito, mi sento addosso” (da “Don Pasquale”)
Verdi: “Ehi! Paggio! ... L'onore! Ladri!” (da “Falstaff”)
Puccini: “Era eguale la voce?” (da “Gianni Schicchi”)
Mascagni: “Quella è una strada” (da “Le maschere”)
Rota: “É una cosa incredible!” (da “Il cappello di paglia di Firenze”)


PAOLO BORDOGNA
Tutto buffo


Orchestra Filarmonica Arturo Toscanini
Direttore: Francesco Lanzillotta

Luogo e data di registrazione: Parma, Auditorium Paganini, settembre 2014
Edizione: Decca (1 CD – time 62:42)

Note tecniche sulla registrazione: molto buona

Pregi: superlativo biglietto da visita dell’esilarante baritono milanese. Un must per chi desidera conoscerlo come personaggio.
Difetti: mi sarebbe piaciuto sentire qualche brano in più, magari facendone un doppio, tratto anche dal repertorio fondamentale napoletano, per esempio qualche aria da Paisiello e qualcosa in più da Cimarosa

Valutazione finale: images/giudizi/ottimo.png




Eterno dilemma: il teatro d’opera si risolve tutto nella voce oppure è fondamentale il supporto del palco affinchè si possa definire tale? Personalmente propendo in toto per la seconda opzione, soprattutto quando si parla di opera buffa italiana. L’opera buffa richiede infatti un ruolo fondamentale, attore più che cantante, la cui voce è al limite del recitar cantando e richiede un mostro del palcoscenico per essere efficace: stiamo parlando ovviamente dei ruoli di basso buffo. L’Italia possiede per fortuna una grandissima tradizione di bassi buffi, e non facciamo nomi per non dimenticare nessuno, che sta continuando oggi con due importanti cantanti che stanno facendo la propria solida carriera imperniata per altro su questi ruoli: Nicola Alaimo e Paolo Bordogna. Mentre il nipote del celeberrimo baritono Simone Alaimo è sicuramente più versatile e affronta ormai quasi più frequentemente il repertorio drammatico (ottime sono state tra le sue prove nelle opere serie in “Guillaume Tell”, “Stiffelio” “Belisario”, e sta per affrontare il Conte di Luna), Paolo Bordogna ha scelto di dedicarsi totalmente ai ruoli buffi. E ha deciso di immortalare il proprio percorso in questo album cronologico che parte da Cimarosa e, passando per i grandi ruoli buffi rossiniani e donizettiani, arriva al Novecento di Nino Rota.
Nella biografia tracciata sul suo sito personale leggiamo: “Milanese, studia con Roberto Coviello e si perfeziona con Katia Ricciarelli e Bianca Maria Casoni presso L’Accademia Lirica Internazionale di Desenzano del Garda e con Alberto Zedda presso l’Accademia Rossiniana di Pesaro. Nel 2000 riceve il Premio “Caruso” e nel 2006 il Premio “Bastianini”. Voce baritonale, tanto estesa da permettergli di esprimersi anche come bass-baritone e basso buffo. Ospite del Rossini Opera Festival dal 2005 al 2014 (“La gazzetta”, “La cambiale di matrimonio”, “La gazza ladra”, “La scala di seta”, “La Cenerentola”, “Matilde di Shabran”, “L’occasione fa il ladro”, “Il barbiere di Siviglia”), Bordogna è oggi uno dei massimi esponenti del repertorio brillante. Grazie alla sua duttilità d’interprete e alle grandi capacità attoriali sono oltre 50 i personaggi da lui interpretati, tra cui ruoli diversi nello stesso titolo: Malatesta e Don Pasquale, Dandini e Don Magnifico, Figaro e Bartolo, Belcore e Dulcamara…in un repertorio che spazia dal barocco all’opera contemporanea, con una particolare predisposizione per Mozart, Rossini , Donizetti e il Belcanto.”

Bordogna attacca con un assaggio iniziale de “Il matrimonio segreto” e dal “Don Giovanni”. L’aria di Geronimo “Udite, tutti, udite” permette al baritono milanese di mostrare da subito la propria verve buffa eseguendo alla perfezione Cimarosa, con perfetta caratterizzazione vocale, precisione ritmica e ottima scansione sillabica, senza mai eccedere nel cattivo gusto nel quale spesso è facile cadere per chi interpreta questo repertorio. Bordogna sa essere comico quanto basta per lasciare invece spazio alla finta autorità bonaria di Geronio. La successiva aria del catalogo, seppure molto buona, è di un livello leggermente inferiore, forse a causa del registro meno leggero, seppure il cantante dimostri buona intepretazione dell’ironia di Leporello e della sua fanfaronaggine.
Arriva poi il vero pezzo forte del recital, il cuore del cd rappresentato dai grandi titoli rossiniani e donizettiani. Le scelte parrebbero un po’ scontate, invece sono davvero il miglior biglietto per un basso buffo. E qui l’ottimo attore Bordogna è nudo, non può mostrare di cosa è capace sul palcoscenico ma si deve affidare totalmente alle proprie qualità vocali.
Giusto per chi non ha mai avuto modo di vederlo, posto due sue esilaranti performances, l’aria dell’ombretta da “La pietra del paragone”: https://www.youtube.com/watch?v=n-NpSsHJ28c
e l’aria di Germano ne “La scala di seta”: https://www.youtube.com/watch?v=LvZH4_Gds-M
Dopo aver intepretato come meglio non si può Bartolo, Geronio e don Magnifico, Bordogna passa a mio avviso alle tre esecuzioni più riuscite: il stupendo mascheramento vocale dell’aria di Mamm’Agata, la fine ed arguta interpretazione di Dulcamara e la chicca del cd, la sequenza iniziale del “Don Pasquale”. Quest’ultimo è davvero la gemma che impreziosisce questo recital, in cui il baritono interpreta contemporaneamente sia il ruolo del titolo sia quello di Malatesta e così può intercalare, senza soluzione di continuità, dal buffo al languido, creando al contempo due personaggi vocali davvero a tutto tondo.
Bordogna passa quindi a un terzo nucleo, quello relativo alle opere comiche di tardo Ottocento e primo Novecento. Falstaff è intepretato con nobiltà, carisma e autoironia, ma manca forse un poco di peso vocale. Superlativo invece come Gianni Schicchi, in cui il baritono lombardo sa mettere in luce tutti gli interessi economici del popolare toscano che ne fanno ancora un arguto personaggio dell’Italietta di oggi. Per finire Bordogna sceglie due perle rare del repertorio novecentesco. Stupenda la resa parossistica della tartagliante aria di Tartaglia da “Le maschere” di Pietro Mascagni, in cui la voce di Bordogna riesce a rendere perfettamente la timidezza e il problema del personaggio. Per chiudere poi interpreta superbamente il classico esempio di marito geloso e malpensante di Beaupertuis de “Il cappello di paglia di Firenze”, un bellissimo caso pressochè contemporaneo di aria buffa.
L’orchestra diretta da Francesco Lanzillotta asseconda molto bene tutti i colori e le espressioni di Paolo Bordogna e suona con giusta proprietà di linguaggio e corretto stile per ogni diverso compositore.

Recital dunque che si rivela un must per chi desidera conoscere il personaggio e i personaggi di Paolo Bordogna, anche se l’unica piccolissima pecca è la mancanza di qualche saggio tratto dal repertorio napoletano, per esempio da Paisiello. Bordogna supera la prova di pura recistrazione e ci lascia un documento di vocalità italiana davvero squisita, intelligente e raffinata. Noi però lo preferiamo come divertentissimo e grandissimo mattatore dei palcoscenici internazionali!

Fabrizio Meraviglia (LeProphete)

Categoria: Recitals

 

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