Domenica, 26 Maggio 2019

Yes! di Julie Fuchs

Aggiunto il 21 Novembre, 2015


Elenco delle tracce:

1. Yes (Maurice Yvain, Yes!, 1928)
2. J’ai deux amants (André Messager, L’amour Masqué, 1923)
3. Non, monsieur mon mari (Francis Poulenc, Les mamelles de Tirésias, 1917)
4. Pardon, mon papa que j’adore (Arthur Honegger, Les aventures du Roi Pausole, 1930)
5. Trio des baisers (Arthur Honegger, Les aventures du Roi Pausole, 1930)
6. La chanson de Barbara (Kurt Weill, L’opèra de quat’sous, 1928)
7. Complainte de Mackie (Kurt Weill, L’opèra de quat’sous, 1928)
8. Arrière! Je réchauffe les bons (Maurice Ravel, L’énfant et les sortilèges, 1919-25)
9. Je n’savais pas que c’était ça (Casimir Oberfeld, La pouponniere, 1932)
10. Ah! Cher Monsieur! Excusez moi! (Henri Christiné, Phi-Phi, 1918)
11. Air de Vilya (Franz Lehar, La Veuve jouyeuse, 1905)
12. Heure exquise (Franz Lehar, La Veuve jouyeuse, 1905)
13. Hymne au soleil (Nikolaï Rimsky-Korsakov, Le Coq d’Or, 1909)
14. Mon bel inconnu (Reynaldo Hahn, O mon bel inconnu, 1933)
15. C’est pas Paris, c’est sa banlieue (Reynaldo Hahn, Ciboulette, 1923)
16. Thé pour deux (Vincent Youmans, No no Nanette, 1925)


YES!
JULIE FUCHS


Orchestre National de Lille
SAMUEL JEAN

Luogo e data di registrazione: Auditorium Le Nouveau Siècle, Aprile 2015
Ed. discografica: DGG, 1 CD a prezzo pieno

Note tecniche di registrazione: di eccezionale qualità

Pregi: un repertorio deliziosamente demodé

Difetti: limiti vistosi nel registro acuto

Valutazione finale: images/giudizi/buono-ottimo.png


Disco carino, nel senso di “molto orecchiabile” per il repertorio esposto e per la voce della cantante. Ma alla fine ciò che rimane è la sensazione di un’occasione sprecata.
L’idea di assemblare brani del periodo di Parigi a cavallo fra l’inizio del Secolo scorso e la seconda guerra mondiale è interessante, anche perché si tratta di un periodo di particolare fecondità intellettuale: quello della fine della Belle Époque, con tutte le sue inquietudini e i fermenti che si spengono definitivamente con la deflagrazione della Prima Guerra Mondiale.
A dire il vero, il periodo preso in considerazione è più ampio perché arriva ad Anni Trenta inoltrati.
E c’è anche da dire che non tutto è francese.
C’è per esempio Kurt Weil, la cui “Die Dreigroschenoper” (che in Italia conosciamo anche con il titolo tradotto: Opera da tre soldi, 1928) – rielaborazione della “Beggar’s opera” di John Gay – conobbe rapida fortuna anche nella traduzione francese di due anni posteriore.
C’è Rimsky-Korsakov, con “Il gallo d’oro”, anzi, “Le coq d’or” nella traduzione francese, sulla cui tradizione esecutiva non ho notizie particolari.
E c’è l’austro-ungarico Lehar con “Die lustige Witwe” del 1905 che, nel 1909, a Parigi diventa “La veuve joyeuse”, abbastanza logica conseguenza del soggetto – a sua volta francese – di Meilhac del 1861.
Il resto è più squisitamente francese, compreso Honegger che ha avuto nazionalità svizzera, ma è nato a Le Havre ed è morto a Parigi.
Ed è francese di quel genere particolare – l’operetta – che nasce nella metà dell’Ottocento in Francia e, da lì, viene esportato in Mitteleuropa.
Allegria, joye de vivre, danza, musica fresca e sfrontata, oppure spudoratamente romantica, intrighi, sensualità, seduzione: tutto fa brodo per commuovere e divertire, con un occhio partecipe alla fine di un mondo che, di lì a poco, sarà divorato dalla prima delle due grandi devastazioni del vecchio continente. Ci si divertiva davvero con questi spettacoli!
Per dare un’idea anche se limitativa di quanto questo genere sia stato popolare, ecco un piccolo elenco molto parziale di autori che – in varia misura – vi si sono cimentati, con impatti e esiti diversi: Emmerich Kálmán (famosissimo), Ralph Benatzky, Jacques Offenbach (ovviamente nessun bisogno di presentazioni), Charles Lecocq, Edmond Audran, Robert Planquette, Louis Ganne, Edmund Eysler, Leo Ascher, Vincent Scotto, Heinrich Berté, Louis Varney, Walter Kollo, André Messager, Claude Antoine Terrasse, Henri Christiné, Maurice Yvain, Reynaldo Hahn, Franz von Suppé, nato a Spalato come Francesco Ezechiele Ermenegildo, cavaliere di Suppé-Demelli, austriaco di fatto, autore tra l’altro di “Leichte Kavallerie” (Cavalleria leggera), “Die schöne Galathée” (La bella Galatea), “Boccaccio” e “Franz Schubert”, Carl Michael Ziehrer, Johann Strauß jr (non mi dilungherò su di lui), Karl Millöcker, Carl Zeller, Franz Lehár (altro nome che non ha bisogno di presentazioni), Leo Fall, Oscar Straus, Paul Abraham, Nico Dostal, Fred Raymond, Ludwig Schmidseder, Igo Hofstetter, William Schwenck Gilbert e Arthur Sullivan, noti con il “nom de plume” di Gilbert & Sullivan (un titolo su tutti: “Mikado”), Edward German, Noël Coward, Sidney Jones, Federico Chueca, lo stesso Ruggero Leoncavallo (“La reginetta delle rose”, “Prestami tua moglie”, “A chi la giarrettiera?” e altre ancora), Carlo Lombardo – Virgilio Ranzato (la famosissima “Cin-Ci-La”), Giuseppe Pietri (autore de “L’acqua cheta”), Alfredo Cuscinà (segnalo “Stenterello” e “Calandrino”), Mario Pasquale Costa, Ezio Carabella, Victor Herbert, Rudolf Friml, Sigmund Romberg, Francis Lopez, Maurice Yvain, John Philip Sousa, Harold Fraser-Simson, Charles Cuvillier. Ma ce ne sono anche tantissimi altri
Il genere non ebbe vita lunghissima: la rivista (inteso ovviamente come spettacolo) prima, e il musical poi, ma direi soprattutto l’affermarsi del cinematografo ne soppiantarono il ruolo di divertissement di area nazional-popolare
La musica, però, ha un suo modo di essere eseguita che non può essere propriamente quello dell’opera. In tal senso, forse, andrebbe letta la prestazione di Julie Fuchs che è brava, e che sarebbe potenzialmente adatta alla parte più semplice di questo ricco repertorio (se penso a “Orphèe aux Enfers”, non è sicuramente la facilità l‘elemento caratterizzante), se non fosse che ho la sensazione che questo non sia esattamente il suo pensiero…
In questo disco allegro e spensierato la cantante, il direttore e l’orchestra riescono a trasmettere l’esatto spirito dei brani. In questo, Julie Fuchs è molto, ma molto più adeguata di altre cantanti che si sono cimentate in questo repertorio infondendovi un canto troppo “operistico” per essere veramente credibile.
Nei brani di Weill, però, non è credibile sino in fondo: non riesce a infondervi il disincanto, l’ironia amara, la rabbia, la violenza, il tono rauco e fumoso pressoché perfetto alla bisogna di una Stratas.
È invece molto carina la parodia della “Manon” di Massenet nel brano tratto da “Phi Phi” di Christiné, così come il brano tratto dalle “Mamelles de Tirésias”, un’opera che meriterebbe una maggiore rappresentazione.
Un po’ più ordinario “L’enfant et les sortilèges”, che ha troppi termini di paragone molto più adeguati per essere veramente attendibile, mentre eccezionali i brani di Honegger, in cui infonde un tono malinconico dolcissimo e irresistibile; oppure quelli tratti da “La pouponnière” e “Ciboulette” oltre che, si capisce, quello che dà il titolo all’album. Bellissimo anche “L’Amour masqué”.
Il pregio principale di Julie Fuchs è, a mio personalissimo parere, la sincerità dell’accento: trattandosi di questo particolare repertorio, è un aspetto fondamentale.
Il limite invece è tecnico: il registro acuto oltre che la gestione delle agilità, sia pure quelle di limitata difficoltà proposte da questo repertorio sono davvero problematici, il che, in assenza di aggiustamenti di tiro di tipo tecnico, lascia presagire qualche limite nell’esecuzione di opere liriche propriamente dette.
Per l’intanto, però, direi che va più che bene così
Pietro Bagnoli

Categoria: Recitals

 

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