Martedì, 19 Marzo 2019

Wagner di Ben Heppner

Aggiunto il 09 Agosto, 2007


Elenco delle tracce:

1. Ein Schwert verhieß mir der Vater
2. Winterstürme wichen dem Wonnemond
3. Siegmund heiß ich und Siegmund binn ich
4. Notung! Notung! Neidliches Schwert!
5. Hoho! Hoho! Hohei! Schmiede, mein Hammer
6. Dass der mein Vater nicht ist
7. Noch einmal, liebes Vöglein
8. Selige Öde auf sonniger Höh!
9. Siegfrieds Rheinfahrt
10. Brünnhilde, heilige Braut!
11. Trauermarsch


Con: Burkhard Ulrich (Mime)

Staatskapelle Dresden
PETER SCHNEIDER

Data e luogo di registrazione: Dresden, Lukaskirche, 9&10/2005
Registrazione in studio

Edizione discografica: DGG
1 CD a prezzo pieno

Note tecniche: registrazione perfetta
Pro: finalmente il Siegfried di Heppner
Contro: nessuno
Valutazione complessiva: images/giudizi/eccezionale.png


Un bel disco, davvero, che mette i puntini sulle “i” dell’interpretazione tenorile wagneriana dei nostri tempi grazie ad un interprete che non è più tanto giovane (è del 1956), e che sinora si era fermato a pochi e ben selezionati ruoli, scartando soprattutto quel Siegfried che, sin dal suo comparire sulle scene internazionali, era apparso essere la sua più ovvia destinazione finale.
Qui di Siegfried c’è un’ampia selezione, più che sufficiente ad indicare nel tenore canadese un interprete storico anche se manca ancora la prova del nove dell’impegno teatrale che, se le notizie in nostro possesso sono esatte, avverrà ad Aix-en-Provence nell’estate del 2008.
Perché un tenore delle caratteristiche di Heppner non si sia cimentato ancora con questa parte del repertorio wagneriano, è uno di quei misteri buffi del teatro d’opera che nessuno è in grado di chiarire pienamente. La voce è limpida, estesa, svettante, di timbro maschio ma chiaro e squillante, per niente appesantita da quelle inflessioni baritonaleggianti che sono sempre state una palla al piede per alcuni interpreti storici di un ruolo che dovrebbe essere, nelle intenzioni dell’Autore, l’essenza stessa di una giovinezza forte, spensierata e libera da ogni pregiudizio (ed è anche per questo che ci è sempre sembrata curiosa la passione di molti esegeti per cantanti come Melchior o Suthaus, che di tale evocata giovinezza non avevano proprio un bel niente).
La prova risulta evidente sin dalla scena della forgiatura della spada (che, tra l’altro, si avvale del contributo per nulla banale dell’a noi sinora sconosciuto Burkhard Ulrich nei panni di un Mime in grado di porsi autorevolmente nella scia dei grandissimi interpreti del ruolo, come Zimmermann, Zednik o Clark; Stolze, ovviamente, fa storia a sé), affrontata con piglio brado, vigore e violenza espressiva; il che, tra l’altro, ci permette di far piazza pulita di tutte le considerazioni passate sulla presunta scarsa salute vocale di Heppner.
Nossignori: il cantante canadese, a 51 primavere, ha salute da vendere e ben lo testimonia il fraseggio martellato che impone un’andatura ossessiva allo “Schmiede, main Hammer!” e a tutti gli “Hoho, hohei” che ritmano come in una canzone house una delle più coinvolgenti scene della forgiatura che abbiamo mai ascoltato, in ciò concludendo anche alcuni di quegli interpreti che giustamente passano per storici.
La franchezza del suo eloquio rende benissimo la gioventù del personaggio; se proprio dovessimo trovare un antecedente ci verrebbe da pensare alla spensieratezza di Windgassen e alla maschia irruenza di Jerusalem (fra quelli recenti, probabilmente il più attendibile). Altrove, come per esempio nel dialogo con l’uccello della foresta, le ombreggiature della sua voce trovano accenti di spontaneità e di pensosa serietà che rimandano ad un altro augusto precedente, suo compatriota: Jon Vickers.
L’altro personaggio che compare in questa interessante crestomazia è Siegmund, che è anch’egli splendidamente cantato, ma che presenta un limite abbastanza curioso proprio nell’emissione baldanzosa e fondamentalmente “sana” di Heppner; la storia dell’interpretazione di questo ruolo ci ha dimostrato abbastanza bene che Siegmund si giova di emissioni “ammalate” e quasi roche, le più paradigmatiche delle quali rimangono quelle di Vinay, di Vickers e, in tempi più recenti, di Domingo. A tale proposito ricorderemo che mancano ancora nel bagaglio tecnico di Heppner quelle mezzevoci che invece occorrerebbero per personaggi complessi e tormentati che la sua vocalità sana ed aggressiva sembrerebbe precudergli.
Nonostante tutto ciò, ribadiamo, un gran bel disco che si ascolta con molto piacere, ottimamente diretto da Schneider che si ritaglia due spazi orchestrali in cui giganteggiano i suoni dorati e splendidamente torniti della Staatskapelle Dresden, a conferma della tendenza attuale di confezionare i recital con il supporto di orchestre e direttori di primissimo piano

Categoria: Recitals

 

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