Sabato, 15 Dicembre 2018

Ideale di Ben Heppner

Aggiunto il 15 Aprile, 2007


Elenco delle tracce:

1. Ideale
2. Entra!
3. In the hush of the night
4. Lasciami! Lascia ch’io respiri
5. Vorrei morire!
6. L’alba separa dalla luce l’ombra
7. ́́A vucchella
8. Seconda mattinata
9. Penso!
10. Chitarrata abruzzese
11. Plaintes d’amour
12. Demain
13. Io ti sento!
14. I dare to love thee
15. Lasciali dir!
16. Pierrot’s lament
17. Invan prieghi
18. Non t’amo più
19. Goodbye


Songs of Paolo Tosti

Data e luogo di registrazione: 2004
Registrazione in studio

Edizione discografica: DGG
1 CD a prezzo pieno

Note tecniche: registrazione perfetta
Pro: splendida interpretazione: un ascolto sorprendente
Contro: nessuno
Valutazione complessiva: images/giudizi/eccezionale.png



Un ascolto sorprendente: così lo definiamo nelle note di copertina.
L’accostamento di Ben Heppner a queste melodie da camera che normalmente servono da completamento poco impegnativo in concerti operistici (prova ne sia l’abuso che ne faceva il Pavarotti dei tempi d’oro, ma storicamente non è stato l’unico) non è men che straordinario, ove si consideri la totale estraneità culturale del tenore canadese a questo tipo di sollecitazioni.
Strane canzoni, queste di Tosti. A prima vista sembrano facili e certamente la loro tessitura tendenzialmente centralizzante non è di quelle che mettano alla frusta la vocalità di un cantante anche se non più al top delle proprie performances.
Il grosso problema è che occorre crederci, prestarsi al gioco. Le melodie di Tosti non si prestano ad iperboli vocali, non sono le scalate di sesto grado di stampo rossiniano fatte apposta per scatenare gli entusiasmi delle folle in delirio; sono brani confidenziali, che evocano atmosfere demodè e languori squisitamente accennati, in cui è facile profondere miele e sospiri a piene mani.
Dire che queste romanze da salotto sono state maltrattate da cantanti in libera uscita che ci tenevano sempre e comunque a sottolineare le loro virtù canore, è finanche limitativo. La discografia di questi brani testimonia proprio che i cantanti in grado di trovare un giusto tono di conversazione, moderatamente languido, discretamente evocativo, teneramente nostalgico, appena sorridente e leggermente ironico si contano proprio sulle dita di una mano, mentre per contro sono sicuramente molti di più quelli che si prendono terribilmente sul serio, che si fanno accompagnare da orchestrazioni turgide e peccaminose e che, in definitiva, perdono la famosa ottima occasione per tacere.
Ben Heppner è cantante sensibile e intelligente.
Il suo repertorio di elezione sarebbe quello wagneriano, in cui profonde un canto composto ed araldico, ultimo erede di una tradizione che vede il suo capostipite più in Volker che non in Melchior; ma dobbiamo dire di apprezzarlo sempre più spesso anche in altri ruoli, specie quando – come nel caso presente – riesce ad essere credibile e sincero.
Quello che rende questo disco particolarmente attraente è proprio l’atmosfera, mai falsa ma sempre evocativa, dolcemente demodè e tenuemente luminosa, grazie anche al perfetto accompagnamento musicale di tipo cameristico, il cui impasto timbrico – mai soverchiante – si sposa alla perfezione con il colore “acquarellistico” che Heppner riesce a dare al proprio vocione, per l’occasione introflesso in un canto che non è inappropriato definire confidenziale.
È difficile scegliere quale brano sia più riuscito: in tutti il tono appare singolarmente appropriato, sin dall’iniziale – e celeberrima – “Ideale”, sino alla conclusiva e non meno famosa “Addio”, qui nella versione inglese.
Un disco prezioso per la splendida ed evocativa atmosfera “Belle Epoque” che si integra con un’interpretazione come quella di Heppner, già di per se stessa comunque notevole e complessivamente preferibile a tante altre in cui la perenne ricerca di effetti che impreziosiscano i brani finiscono per rendere fasulla l’atmosfera

Categoria: Recitals

 

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