Mercoledì, 13 Dicembre 2017

Passio secundum Lucam

Aggiunto il 02 Ottobre, 2016


KRZYZSTOF PENDERECKI
PASSIO ET MORS DOMINI NOSTRI JESU CHRISTI SECUNDUM LUCAM


• Evangelist KRZYZSTOF KOLBERGER (voce narrante)
• Soprano IZABELLA KŁOSIŃSKA
• Bariton ADAM KRUSZEWSKI
• Bass ROMUALD TESAROWICZ

Warsaw Boys Chor
Warsaw National Philharmonic Choir
(Chorus Master: non indicato)

Organ: Jaroslaw Malanowicz

Warsaw National Philharmonic Orchestra
ANTONI WIT


Luogo e data di registrazione: 31 Agosto, 1-3 e 6-7 Settembre 2002, Warsaw Philharmonic Hall

Edizione discografica: Naxos, 1 CD

Note tecniche: incisione perfetta
Pregi: buon lavoro d’insieme
Difetti: nessuno in particolare
Giudizio complessivo: images/giudizi/buono-ottimo.png

Krzizstof Penderecki è un musicista polacco tuttora vivente, nato nel 1933. Dalle nostre parti è un nome un po’ più famoso fra i cinefili, visto che le sue musiche sono entrate in colonne sonore celeberrime, come quella dell’Esorcista di William Friedkin (1973) e Shining di Stanley Kubrick (1980).
Stilisticamente, è un post-serialista.

Il primo nucleo del lavoro di cui stiamo parlano di un questa recensione è uno Stabat Mater, apparso nel 1962 dopo alcuni lavori orchestrali significativi, fra cui Trenodia per le vittime di Hiroshima per 52 strumenti ad arco (1961) e Fluorescenze (1962). Lo Stabat mater fece una notevole impressione: era, a tutti gli effetti, la prima composizione sacra polacca dalla fine della Seconda Guerra Mondiale e meritava la maggior diffusione possibile. Nel 1964 la Radio della Germania Ovest commissionò un ampio lavoro corale per il 700° anniversario della consacrazione della cattedrale di Münster, e Penderecki compose la Passione in cui incorporò, come nucleo pulsante e vitale, proprio lo Stabat Mater. Lo stile compositivo è di tipo atonale, con accenni di dodecafonia; v’è un uso abbondante di clusters e di glissando che donano alla composizione un’omogeneità strutturale di notevole impatto. Di questa Passione, Penderecki afferma: “Non mi importa come la classifichi la critica, se si tratta di tradizione o di avanguardia. Per me è semplicemente autentica. E questo mi è sufficiente”

La prima esecuzione si tenne proprio nella cattedrale di Münster (Germania), dove il 30 marzo 1966, con la direzione di Henryk Czyz, con Stefania Woytowicz (soprano), Andrew Hiolski (baritono), Bernard Ładysz (basso), Rudolf Jürgen Bartsch (Evangelista), Norddeutscher Rundfunk, coro di voci bianche Bad Tölz e orchestra WDR di Colonia. Secondo molti pareri, la Passione avrebbe svolto un ruolo non banale nel processo di normalizzazione dei rapporti tra la Polonia e quella che all’epoca era la Repubblica Federale di Germania.
In Polonia, la Passione è stata eseguita per la prima volta il 22 aprile 1966 a Cracovia, sempre diretta da Henryk Czyz. Cantavano gli stessi solisti che hanno partecipato alla prima in Germania; nel ruolo narrante dell’Evangelista invece c'era Leszek Herdegen.
La Passione è divisa in due parti e 27 sezioni. Il testo è in latino ed è tratto dal Vangelo secondo Luca, oltre che da vasi salmi, inni e le Lamentazioni di Geremia:

Parte I
1. Crux Ave, coro e orchestra
2. Et egressus ibat, Evangelista, baritono e orchestra
3. Deus Meus, baritono, coro e orchestra
4. Domine, quis habitat, soprano e orchestra
5. Adhuc eo loquente, Evangelista, baritono, coro e orchestra
6. Ierusalem, coro e orchestra
7. Ut quid, Domine, coro a cappella
8. Comprehendentes autem eum, Evangelista, soprano, basso, coro e orchestra
9. Iudica me, Deus, basso e orchestra
10. Et viri, qui tenebant illum, Evangelista, baritono, coro e orchestra
11. Ierusalem (come sezione 6)
12. Miserere mei, Deus, coro a cappella
13. Et surgens omnis, Evangelista, baritono, basso, coro e orchestra

Parte II
14. Et in pulverem, coro e orchestra
15. Et baiulans sibi crucem, Evangelista and orchestra
16. Popule meus, coro e orchestra
17. Ibi crucifixerunt eum, Evangelista e orchestra
18. Crux fidelis (da: Pange Lingua Gloriosi), soprano, coro e orchestra
19. Iesus autem dicebat, Evangelista, baritono e orchestra
20. In pulverem mortis, coro a cappella
21. Et stabat populus, Evangelista, coro e orchestra
22. Unus autem, Evangelista, baritono, basso, coro e orchestra
23. Stabant autem iuxta crucem, narratore, baritono e orchestra
24. Stabat Mater, coro a cappella
25. Erat autem fere hora sexta, Evangelista, baritono, coro e orchestra
26. Alla breve , orchestra
27. In pulverem mortis... In te, Domine, speravi, soprano, baritono, basso, coro e orchestra

L’ispirazione è tratta, ovviamente, dalle grandi Passioni di Bach: tutto ciò che porta alla Crocefissione, commentato da Evangelista (in questo caso, voce narrante di attore e non cantante), arie, corali. Gesù è, analogamente a quanto previsto da Bach, un basso.
La musica è potente, importante, complessa, ricca, violenta; anche troppo, in realtà.
Il limite maggiore è, paradossalmente, la mancanza di un climax ascendente e, per contrapposizione, di quelle oasi di ristoro che invece Bach spandeva a piene mani. Si parte subito fortissimo, in un clima da vero e proprio horror che sembra molto appropriato per una vicenda tanto spaventosa, ma manca poi il rilascio della tensione che, anche teatralmente, appare indispensabile. Si vive insomma sul filo di uno spasmo continuo, che apparirebbe appropriato forse per una colonna sonora di Joseph Bishara – tanto per rimanere all’ambito horror – ma non per un lavoro come questo che, invece, dovrebbe comunicare all’ascoltatore non solo l’orrore della morte (e ci riesce benissimo) ma anche il significato del tutto cristiano della Redenzione attraverso la morte.
Al di là di queste considerazioni assolutamente personali, il lavoro di Penderecki ha avuto un successo mondiale, e questo va rilevato; però, dopo i primi 30 minuti tiratissimi, nonostante la bellezza della musica e la sapienza dell’orchestrazione, una certa qual sensazione di noia proprio non si riesce a scansarla.

L’esecuzione è, per quanto valutabile, assolutamente di qualità.
Wit è un famoso interprete dei lavori di Penderecki (sono presenti altre sue interpretazioni nel generoso catalogo Naxos); si percepisce nella sua direzione non solo un grande amore per questa partitura così difficile, ma anche la volontà di diversificarne – per quanto possibile – i contenuti.
Degli interpreti vocali, tutti indistintamente messi a dura prova, conoscevo solo Tesarowicz, ma direi che sono tutti impegnati e funzionali allo scopo.
Splendidi coro e orchestra.
Un lavoro da conoscere.
Pietro Bagnoli

Categoria: Musica Sacra

 

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