Venerdì, 16 Aprile 2021

Verkundigung

Aggiunto il 11 Aprile, 2016


Walter Braunfels
Verkündigung (“Annunciazione”)
Mistero in quattro atti e un preludio, op. 50 (1933-35)
Poesia di Paul Claudel (traduzione tedesca di Jakob Hegner)

• Violaine JULIANE BANSE
• Mara JANINA BAECHLE
• Stimme eines Engels VANESSA GOIKOETXEA
• Die Mutter HANNA SCHWARZ
• Peter von Ulm MATTHIAS KLINK
• Peters Assistant MAURO PETER
• Jakobäus ADRIAN ERÖD
• Andreas Gradherz ROBERT HOLL

Chor des Bayerischen Rundfunks
Maestro del coro: Stellario Fagone

Münchner Rundfunkorchester
Direttore: Ulf Schirmer

Luogo e data di registrazione: Live, Monaco di Baviera, Prinzregententheater, 17-18 dicembre 2011
Edizione: BR Klassik (2 CDs - time 66:39 + 67:00)

Note tecniche sulla registrazione: ottima, anche se la presa dei cantanti è troppo centrale

Pregi:cast molto omogeneo e abbastanza interessante
Difetti:nessuno in particolare

Valutazione finale: images/giudizi/ottimo.png


Tra la fine della prima guerra mondiale e l’ascesa di Hitler, Walter Braunfels era sicuramente uno dei più apprezzati compositori in Germania.
Nato a Francoforte nel 1882 da una famiglia in cui la madre era insegnante di pianoforte nonchè pro-nipote del compositore Louis Spohr e il padre un letterato, Braunfels continua sia gli studi musicali sia quelli giuridici ma un ascolto del Tristan und Isolde gli fa prendere la decisione di dedicarsi interamente alla musica, studiando composizione a Monaco con Felix Mottl e Ludwig Thuille (legati da amicizia a Richard Strauss).
Farà esperienza del fronte e viene ferito nel 1918; rimandato a casa matura un personale percorso di conversione religiosa che lo porterà ad abbracciare la fede cattolica e abbandonare il protestantesimo. Il successo dell’opera Die Vögel (1920) lo porta ad essere invitato da Hitler a scrivere un inno per il partito nazifascita. Hitler però ignorava il fatto che Braunfels avesse sangue in parte ebreo e il compositore, indignato, declinò l’offerta. Nello stesso tempo venne invitato dal sindaco di Colonia a divenire direttore della scuola musicale cittadina, carica che ricoprirà dapprima dal 1925 al 1933 poi dal 1945 al 1950. Infatti, con l’inizio del potere nazista, venne fatto decadere dall’incarico in quanto visto come un mezzo ebreo, e inserito nella cosidetta lista di “Entartete Musik” (musica degenerata). Braunfels si ritirò quindi dalla vita pubblica ma continuò a comporre fino a quando gli orrori del nazifascismo vennero finalmente messi a tacere.
Negli ultimi decenni, la casa editrice Decca e il mondo musicale tedesco si stanno finalmente adoperando per una riscoperta del patrimonio culturale della musica degenerata, tra cui anche le composizioni di Walter Branufels.

Braunfels venne a conoscenza del dramma di Paul Claudel L’annonce faite à Marie nel 1913 e subito cerco di convincere Claudel a lasciargli usare il testo quale base per un’opera da intitolarsi Verkündigung. La composizione iniziò abbastanza velocemente ma poi Braunfels venne sobbarcato da altre problematiche e l’opera dovette attendere il 1933 a vedere la luce, proprio quando Braunfels iniziava ad essere messo ai margini del mondo musicale tedesco. La composizione dell’opera servì a Braunfels quale rifugiò e scappatoia dal mondo nel quale stava vivendo e la prima rappresentazione della partitura dovette attendere la fine della guerra, nel 1948.
Inizialmente Braunfels volle utilizzare il testo in francese, poi ci ripensò e si fece tradurre il dramma in tedesco da Jakob Hegner che spostò le vicende della Francia del XV secolo (prima dell’avvento di Giovanna d’Arco) al XI secolo nello Speyer, una città nei pressi di Francorte.
La trama dell’opera segue perlopiù il dramma di Paul Claudel, sebbene Braunfels abbia ampiamente modificato gli avvenimenti dell’ultimo atto. Il prologo presenta un antefatto: Peter von Ulm, l’architetto della cattedrale che si sta costuendo a Speyer, si presenta alla casa di Violaine, intenzionato a chiedere perdono per i fatti passati. Infatti Peter aveva tentato di sedurre la giovane che ora lo perdona e pregano insieme. Violaine, in preda a grande pena per Peter lo bacia; i due vengono osservati dalla sorella di lei, Mara. Nel frattempo l’architetto ha contratto la lebbra ma, non avendo sintomi visibili, continua il suo lavoro alla cattedrale. Il prologo (della durata di circa 18 minuti) è uno dei tre grandi duetti dell’opera e la sua musica mette già bene in evidenza quelle che saranno le caratteristiche di Violaine: a fronte della tormentata agonia spirituale di Peter. Violaine mantiene una fede incrollabile e serena.
Nel primo atto troviamo Andreas, il padre di Violaine, intento a ultimare i preparativi per un grande viaggio: vuole infatti intraprendere un pellegrinaggio a Gerusalemme. Prima della partenza, però, Andreas vuole che Violaine sposi il giovane Jakobäus, con il quale la ragazza è ormai fidanzata. Mara desidera anch’essa sposare lo stesso giovane e tenta il suicidio.
Durante il secondo atto (che è un duetto lungo circa 22 minuti) Violaine confessa a Jakobäus che ha contratto la lebbra. Jakobäus ripudia la ragazza gettandola al suolo e scappa. La musica di questi due atti mette a fuoco un’ansia e un’agitazione di fondo, fin dall’annuncio del matrimonio fatta da Andreas, quasi un presagio di quel che accadrà poi. I due atti sono costruiti sulla base di alcuni Leitmotive che aprono i rispettivi quadri e poi tornano frequentemente intrecciandosi tra loro.
Il terzo atto si svolge dopo otto anni, una notte di Natale, al di fuori della città di Speyer. Era l’atto centrale nel dramma di Claudel, e anche per Braunfels è ovviamente il baricentro dell’opera componendo un capolavoro mistico ma altresì pregno di azione e melodrammaticità. Gli uomini che lavorano alla costruzione della cattedrale discutono dell’ultimazione della chiesa e attendono Peter, ormai guarito dalla lebbra. Appare Mara, con in braccio il suo bimbo morto, e cerca la sorella lebbrosa affichè possa riportare in vita il suo bimbo. Qui inizia il terzo grande duetto (circa 26 minuti) e la scena più suggestiva dell’opera. Violaine, ormai cieca, si è esiliata in un bosco al di fuori della città e parrebbe avere doti soprannaturali. Dopo varie insisistenze, Violaine accetta: sente le campane che annunciano la santa Messa e fa esperienza mistica di voci angeliche. Il bambino riprende vita ma Mara è esterrefatta e in preda all’orrore: il bimbo aveva occhi scuri mentre ora ha gli occhi azzurri, lo stesso colore di quelli di Violaine.
Siamo giunti all’ultimo atto dell’opera. Mara confessa di aver tentato di uccidere Violaine, e subito dopo giunge Peter con la giovane ormai agonizzante. Peter spiega che è stato guarito dalla lebbra proprio grazie a Violaine, che è quindi perdonata da Jakobäus e Mara. Violaine spira e Peter invoca per lei una morte redentrice.

La trama dell’opera è sicuramente alquanto bizzarro e sofisticato, e troviamo due tematiche interessanti: quello della redenzione per amore ma anche quello del ruolo dell’artista nella società. Sono due temi che sono stati preponderanti nella storia musicale dell’opera tedesca ottocentesca, basti pensare a Wagner (il Tristano ma anche i Maestri Cantori) e a Pfitzner e al suo Palestrina, dove il tema della sofferenza dell’artista e delle sofferenze che lui stesso porta nel mondo è di primissimo piano. Più complesso è invece lo svolgimento che ne fanno Claudel / Braunfels. Per lui l’artista è sia chi usa la propria arte materiale (come Peter) sia chi, come Violaine e in parte suo padre, fanno della propria vita un’opera d’arte da donare agli altri e a Dio.
Inoltre Verkündigung va ad inserirsi in quel fenomeno tipicamente d’inizio Novecento chiamato Literaturoper, ovvero quando un testo teatrale viene riutilizzato nella sua forma originale (o quasi) per un dramma musicale. Idealmente è quindi una parente molto stretta di quel capolavoro che aveva aperto il Novecento musicale: Pelléas et Mélisande (1902).
Musicalmente invece Verkündigung è legata ai compositori che proseguirono la tradizione germanica dopo la morte di Richard Wagner: Bruckner e, appunto, Pfitzner. Braunfels infatti modella la propria opera tramite un complicatissimo sistema di temi intrecciati tra loro, orchestrati in forme che passano da modelli pastorali, a momenti più cameristici fino all’esplosione dell’intera orchestra, che assume tratti a volte magmatici tipici dell’esperienza bruckneriana a volte espressionistici e disperati, più simili a momenti delle opere straussiane o schrekeriane. Vocalmente le voci sono tratte sia in forma declamatoria sia in forma più prettamente lirica, con sensibile sfogo nei tre duetti dell’opera. Una partitura decisamente molto complessa, che deve essere riascoltata più volte prima di essere almeno in parte compresa.

Veniamo ora a questa esecuzione di Verkündigung, che ha avuto luogo nel 2011 sotto la direzione di Ulf Schirmer. Nel booklet il direttore afferma di essersi appassionato a Braunfels qualche anno addietro, quando gli venne proposta la direzione dell’altro capolavoro di Braunfels Die Vögel. E il suo intento di promuovere il compositore lo ritroviamo appieno nella performance dell’orchestra. La Münchner Rundfunkorchester suona in completo stato di grazia, così come il coro, mettendo bene in luce tutte le cangianze del testo, a partire dalle traslucenze richieste durante i momenti cameristici e a solo della partitura. Schirmer non perde controllo e non da sfogo a decibel neppure quando la partitura si aggroviglia e i vari temi orchestrali rischierebbero di soffocare le voci. Una grande prova di eleganza fornita da Ulf Schirmer, attento sia alla magnificenza architettonica dell’opera sia ai numerosi dettagli richiesti. Bellissimo e superlativo il momento in cui, nel terzo atto, le voci angeliche si fondono con i suoni delle campane ricreati dagli strumenti a fiato, sicuramente uno dei vertici della partitura e di questa esecuzione.
Il cast vocale è ben assortito, sebbene non eccelso.
La Violaine di Juliane Banse è perfetta sotto il lato interpretativo: mostra una fede incrollabile e sincera, pronta alla misericordia e alla pietà umana. La sua voce però pecca di incisività e spesso non è ben sostenuta al fine di affrontare i numerosi punti impervi della partitura, fin dall’attacco che pare titubante e poco deciso.
Sua sorella Mara è interpretata da Janine Baechle. Viene indicata come soprano nella distribuzione, ma la sua voce è calda, brunita, suadente. Mostra appieno come sia un personaggio totalmente estraneo alla sfera spirituale, avvezza invece ai piaceri materiali e temporali. Alcuni passaggi, specie nel primo atto, sembrano i ruggiti felini dell’Elektra straussiana, mentre nel quarto atto la pietà verso Violaine la trasforma in una donna materna, quasi una nuova Erda.
I due genitori son cantati da due glorie del passato: Robert Holl e la grande Hanna Schwarz. Entrambi hanno ancora bel smalto vocale, sicuramente più lui di lei, e intepretano al meglio la coppia. Stupendo il monologo di Gerusalemme di Holl, nel quale i tratti “religiosi” della scrittura straussiana emergono al meglio.
Adrian Eröd come Jakobäus ha un canto nobile, preciso, bel timbro ma poco incisivo, di poco volume. Il suo è comunque un personaggio ottimo, che passa dall’amore più appassionato alla riluttanza di un amante geloso e non comprensivo.
Lo stesso problema di volume si riscontra in Matthis Klink (Peter), nel quale il timbro è sicuramente meno affascinante, ma ha comunque buon squillo e presenta bene un personaggio sofferto, in continua trasformazione e conversione.

Schirmer e i complessi bavaresi sono in stato di assoluta grazia. Il cast vocale è nel complesso interessante; a parte Holl e la Schwarz, è formato da giovani che sanno fare opera in territorio germanofono, provengono dagli ensemble dei maggiori teatri tedeschi e sono ospiti delle più prestigiose istituzioni internazionali. Assolutamente da non perdere quest’opera che era andata nel dimenticatoio; per gli amanti dell’opera tedesca postromantica è sicuramente un ascolto inevitabile e di grande fascino.

Fabrizio Meraviglia

Categoria: Dischi

 

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