Sabato, 19 Settembre 2020

Anna Bolena

Aggiunto il 27 Dicembre, 2015


GAETANO DONIZETTI
ANNA BOLENA

• Anna Bolena EDITA GRUBEROVA
• Giovanna Seymour DELORES ZIEGLER
• Enrico VIII STEFANO PALATCHI
• Percy JOSEP BROS
• Lord Rochefort IGOR MOROSOV
• Smeton HELENE SCHNEIDERMAN
• Hervey JOSÉ GUADALUPE REYES

Chor der Hungarian Radio and Television
Chorus Master:

Orchester der Hungarian Radio and Television
ELIO BONCOMPAGNI

Luogo e data di registrazione: 1994

Edizione discografica: Nightingale, 3 CD a prezzo pieno

Note tecniche: registrazione complessivamente buona

Pregi: la Gruberova e, solo in parte, Bros

Difetti: tutto il resto del cast

Giudizio complessivo: images/giudizi/buono-ottimo.png

Interprete perfetta di questo ruolo la Gruberova del 1994 che, a 48 anni, è ancora nel pieno possesso dei propri straordinari mezzi e può realizzare un personaggio vivo, palpitante, pur se – va detto – un po’ troppo orientato alla mestizia da vittima predestinata.
Vocalmente è un’iradiddio. Si comincia con un “Come innocente giovane” di bellezza stupefacente, per poi passare a un duetto con Giovanna piuttosto mortificato da un’antagonista inerte, a un terzetto straordinario (anche se, ancora una volta, con due partner di spessore limitato, soprattutto il basso) e un finale incandescente, di una bellezza rapinosa.
La Gruberova di quegli anni è – da un punto di vista squisitamente vocale – la personificazione perfetta di un ruolo Pasta. Certo, non mancano i portamenti ascendenti e le note prese da sotto che poi diventeranno la cifra costante della sua carriera più tarda; ma quello che si sente nei momenti più elegiaci è talmente bello da giustificare in pieno le altrimenti inesplicabili scene di delirio collettivo che ancora ne accompagnano le imbarazzanti esibizioni attuali. Se un limite si vuole trovare, è la mancanza di quello che rendeva incredibile l’immedesimazione della Callas del 1957 che, quanto a acuti, era messa sensibilmente peggio, ma aveva la statura della Regina madre di Elisabetta. Le scintille che sprizzavano dal duetto con la Simionato erano semplicemente spettacolari.
Qui invece le polveri sono piuttosto bagnate non solo per l’atteggiamento mesto e al limite del querulo della Gruberova, ma anche per il sostanziale anonimato in cui la Ziegler – cantante per altri versi non disprezzabile – cala il personaggio di Giovanna Seymour che, invece, volendo, avrebbe al suo arco ben altre frecce.
Ma peggio di lei è Enrico VIII, qui Stefano Palatchi, un cantante di una modestia esecutiva imbarazzante per un ruolo che potrebbe farci percepire tutta l’arroganza del potere militante. Siamo lontani anni luce da performance stratosferiche come quella di Ramey 1975 con la Scotto, o Ghiaurov o, al limite, Rossi Lemeni, sia pure con la voce distrutta.
Un po’ meglio invece José o Josep (che dir si voglia) Bros, all’epoca spesso presente in queste operazioni (si consideri anche il suo “Roberto Devereux” con la Miricioiu per Opera Rara; recensione Operadisc reperibile all’indirizzo http://www.operadisc.com/rec_dischi.php?id=858): siamo lontani da ciò che personalmente intendo uno standard per un ruolo Rubini, ma gli acuti – per piccini che possano essere – ci sono tutti e sono emessi con garbo e proprietà.
Gli altri non si segnalano per particolari virtù.
La direzione di Boncompagni è un po’ più che un omaggio alla Superdiva, ma non arriva a configurare un’opera d’arte autonoma, cosa che – nella storia esecutiva di questo capolavoro – era riuscita solo a Gavazzeni con la Callas e a Bonynge con la Sutherland.

Quindi, alla fine, l’unico vero motivo per ascoltare ancora oggi questi dischi (pubblicati, va sottolineato, in proprio: l’etichetta Nightingale è di proprietà della cantante) è proprio la presenza della Gruberova, qui in una delle sue prove migliori di quegli anni.
Amata profondamente o profondamente detestata, di sicuro lascia il segno sulla partitura grazie a ragioni squisitamente vocali che, in quegli anni, ne avevano consacrato la fama di tutti questi ruoli-Tudor, termine che personalmente non amo visto che le destinatarie per cui erano stati scritti erano molto diverse fra loro come caratteristiche.
Personalmente amo tutto il suo secondo atto.
Il terzetto, uno di quei punti che normalmente passano inosservati, diventa invece centrale nella drammaturgia di questa registrazione ed è letteralmente illuminato dalla sua presenza, da un profluvio di messe di voce e di smorzature celestiali; nessun’altra è stata a questo livello quanto a pura bellezza di suoni.
Il “Piangete voi?” è estatico, sorridente e mesmerizzante, così come “Al dolce guidami”.
Il “Coppia iniqua” non ha la luminosità di altre interpreti (una su tutte: la Souliotis, che bisognerebbe conoscere anche solo per questo brano), ma ha un originale tono ferrigno amaro ed è concluso da un acuto raggiante.
Nel prosieguo della sua carriera, Edita Gruberova avrebbe uniformato i ruoli Ronzi e Ungher a quelli Pasta, facendoli confluire – anzi, percolare – in una specie di melting pot riferibile a lei sola, un po’ come aveva già fatto la Caballé; ma in questa fase era ancora essenzialmente una cantante-Pasta prestata ad altri ruoli per mancanza di alternative di pari prestigio.
La Gencer, per dire, per la quale sussisteva il problema opposto (era cioè naturalmente portata ai ruoli Ronzi ed era “prestata” a quelli Pasta), e che pure aveva in repertorio Anna Bolena documentata da almeno due registrazioni, ovviamente aveva già smesso di cantare da un po’; e la già citata Caballè era sostanzialmente un apax per caratteristiche vocali assolutamente sui generis fortunatamente inimitabili.
È quindi probabile che queste prestazioni, nel bene come nel male documentate dal disco “autopubblicato” abbiano sigillato la fine di un’epoca che ha avuto ancora poche isolate imitatrici (che non nomino, per correttezza), ma nessuna di pari personalità
Pietro Bagnoli

Categoria: Dischi

 

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