Sabato, 30 Maggio 2020

Guillaume Tell

Aggiunto il 22 Giugno, 2015


Gioachino ROSSINI
GUGLIELMO TELL

• Guillaume Tell ANDREW FOSTER-WILLIAMS
• Arnold MICHAEL SPYRES
• Walter Furst NAHUEL DI PIERRO
• Melchthal NAHUEL DI PIERRO
• Jemmy TARA STAFFORD
• Gesler RAFFAELE FACCIOLÀ
• Hedwige ALESSANDRA VOLPE
• Ruodi ARTAVAZD SARGSYAN
• Leuthold MARCO FILIPPO ROMANO
• Mathilde JUDITH HOWARTH
• Rodolphe GIULIO PELLIGRA
• Un chasseur MARCO FILIPPO ROMANO


Camerata Bach Choir, Poznań
Chorus Master: Ania Michalak

Virtuosi Brunensis
ANTONINO FOGLIANI

Luogo e data di registrazione: Bad Wildbad, Germania, 13, 16, 18 e 21 Luglio 2013
Ed. discografica: Naxos, 4 CD

Note tecniche sulla registrazione: buona

Pregi: l’edizione più completa disponibile

Difetti: nessuno in particolare

Valutazione finale: images/giudizi/discreto-buono.png


Curioso destino quello del Tell: fino a non moltissimi anni fa era uno dei sogni proibiti di ogni melomane. Giusto un paio di incisioni a disposizione e le probabilità di sentirlo dal vivo (specie se integrale e in francese) praticamente inesistenti. Nel giro di pochi anni, la situazione è del tutto cambiata: magari non è proprio un’opera di repertorio, ma importanti produzioni si sono succedute a Pesaro, Monaco, Torino, Bologna, Vienna, Londra. Persino un festival di non proprio primissimo piano come quello di Wilbad nel 2013 si è lanciato in una produzione integralissima, che ora la Naxos pubblica sia in cd che dvd.
L’elemento di maggiore interesse di questa registrazione (mi riferisco a quella solo audio) è la scritta che campeggia sulla copertina: ”first recording of the complete opera”. Che è corretta e imprecisa allo stesso tempo. Anche perché, prima ancora che sul “complete”, occorrerebbe dire quale versione si esegue. Sostanzialmente, per eseguire il Tell ci si può riferire a tre versioni: 1) la prima stesura, come consegnata da Rossini ai copisti dell’Opéra; 2) quella eseguita alla prima, il 3 agosto 1829; 3) quella eseguita il 15 agosto 1829, ossia durante l’ultima recita supervisionata da Rossini prima di tornare in Italia, che “cristallizza” (anche se in modo tutt’altro che definitivo, nelle intenzioni) il lavoro di aggiustamento condotto fra prove e recite. La versione “canonica” (di norma eseguita, più o meno integralmente) sarebbe la 3, certificata anche dall’edizione critica della Fondazione Rossini, che proprio tale versione pubblica come testo principale, mettendo in appendice tutti i brani riconducibili alle versioni precedenti. Al limite, l’unica libertà è quella di reinserire nel corpo della 3 alcuni brani espunti cui è difficile rinunciare: principalmente, terzetto e preghiera del quart’atto.
Nella registrazione Naxos hanno invece cercato di reinserire direttamente nel corso dell’opera tutti i brani tagliati o modificati durante prove e recite, in modo da risalire (per quanto attiene la struttura dell’opera) alla versione 1. Per quanto riguarda invece i singoli brani, però, hanno scelto un criterio case by case: per alcuni recitativi hanno di solito usate le prime versioni (più lunghe e articolate, anche se non necessariamente migliori, anzi…); per i singoli brani di cui esistono versioni alternative, in certi casi hanno usate la versione definitiva (es. il Choeur Tyrolien del terz’atto), mentre in altri la versione più antica (es.: la tempesta e la scena dell’uccisione di Gessler). In sintesi, il criterio sembra essere stato: tutta la musica possibile nella versione che sembrava migliore. Criterio filologicamente magari discutibile, ma che non mi sentirei di condannare: in fin dei conti, non parliamo di versioni chiaramente diverse dell’opera, magari elaborate a distanza di tempo con chiari squilibri stilistici: le tre versioni citate sono tutte il frutto di pochi mesi di adattamenti a situazioni contingenti, sui quali Rossini non ha detto una parola definitiva. Magari avrei preferito un po’ di coraggio in più (tipo provare a presentare la struttura originale del divertissement del terz’atto, che non si è mai sentita), ma in definitiva i pregi direi che sopravanzano di gran lunga i difetti: ed il pregio principale è che per la prima volta questi quattro cd consentono di ascoltare praticamente tutta la musica scritta da Rossini per il Tell come contenuta nei quattro volumi dell’edizione critica. In appendice sono infatti presentate anche le versioni alternative dei balletti ed il finale della versione in tre atti (quella in cui si riprende il pas redoublé dell’ouverture); mancano solo le versioni alternative dei recitativi e poca altra roba.
Se la veste editoriale è la parte più interessante dell’operazione, l’esecuzione è nel complesso interessante. Ovviamente: a patto di non voler instaurare confronti impossibili. È evidente che se si prende a riferimento Muti, Antonino Fogliani non ha gioco. Così come è evidente che in questo mare di musica (per di più eseguita dal vivo) gli alti e bassi sono inevitabili: ci sono punti in cui la tensione diminuisce, in cui il filo del discorso sembra perdersi; ma nel complesso queste oltre quattro ore scorrono abbastanza facilmente, e considerando la difficoltà di questa musica non è poco. Merito anche dei Virtuosi Brunensis e della Camerata Bach Choir, orchestra e coro la cui derivazione barocca fornisce equilibri sonori particolari ma non incongrui per quest’opera.
Quanto al cast, l’unica star è Spyres: che si conferma sicurissimo nella parte di Arnold (tranne che nella cabaletta del quart’atto, nella quale tutti coloro che non fanno Merritt di cognome sono caduti miseramente…). Sull’aderenza all’estetica del personaggio nourritiano continuo ad avere qualche riserva, ma sono dettagli, almeno in questo contesto. Degli altri del cast, nessuno brilla di luce particolare, ma tutti forniscono una prova di notevole affiatamento e coinvolgimento. Il Tell di Foster-Williams non brilla per rifinitezza ed eleganza (del resto non erano queste le caratteristiche per cui andava famoso nemmeno Dabadie…), ma ha una sua concreta efficacia. La Mathilde della Howarth ha un timbro vocale molto interessante per un ruolo Cinti ed un fraseggio sempre partecipe con alcuni spunti molto interessanti, anche se le agilità dell’aria del terz’atto (soprattutto nella sua parte centrale) tendono al terribile…
In sintesi: un’edizione che non credo mi verrà voglia di riascoltare dall’inizio alla fine, ma che resterà essenziale (anche perché non credo ne uscirà un’altra a breve con queste caratteristiche) come testo “di studio”. Peccato solo che un’idea così interessante sia venuta al festival di Wilbad e non al fratello maggiore di Pesaro, che si è accontentato di pubblicare il dvd dello spettacolo andato in scena nella stessa estate 2013, e che non credo possa presentare particolari motivi di interesse se non per i fan floreziani più sfegatati…
Beckmesser

Categoria: Dischi

 

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