Sabato, 29 Febbraio 2020

Meistersinger

Aggiunto il 24 Marzo, 2013


RICHARD WAGNER
I MAESTRI CANTORI DI NORIMBERGA

• Hans Sachs PAUL SCHOEFFLER
• Veit Pogner OTTO EDELMANN
• Kunz Vogelgesang HUGO MEYER-WELFING
• Konrad Nachtigall WILHELM FELDEN
• Sixtus Beckmesser KARL DÖNCH
• Fritz Kothner ALFRED POELL
• Balthasar Zorn ERICH MAJKUT
• Ulrich Eisslinger WILLIAM WERGNICK
• Augustin Moser HERMANN GALLOS
• Hermann Ortel HARALD PRÖGLHÖF
• Hans Schwarz FRANZ BIERBACH
• Hans Foltz LJUBOMIR PANTSCHEFF
• Walther von Stolzing GUNTHER TREPTOW
• David ANTON DERMOTA
• Eva HILDE GUEDEN
• Magdalene ELSE SCHÜRHOFF
• Un guardiano notturno HARALD PRÖGLHÖF

Wiener Staatsopernchor
Chorus Master: non indicato

Wiener Philharmoniker
HANS KNAPPERTSBUSCH

Luogo e data di registrazione: Musikvereinsaal, Vienna, 2-9 Settembre 1950 (Atto 2); 11-22 Settembre 1951 (Atto 1 e 3)

Edizione discografica: Naxos (originariamente Decca), 4 CD economici

Note tecniche: buon lavoro di rimasterizzazione

Pregi: Knappertsbusch

Difetti: Treptow

Giudizio complessivo: images/giudizi/ottimo.png

Con l’introduzione della registrazione su nastro nel 1950, la Decca cominciò a registrare opere intere a partire dal “Ratto” diretto da Krips. Di questi Meistersinger diretti da Knappertsbusch fu pianificata la registrazione inizialmente del solo secondo atto; poi, se questo avesse avuto successo, si sarebbe proceduto anche all’incisione di primo e terzo. Questo fu esattamente quanto avvenne, col che si ebbe la prima registrazione in studio dei Meistersinger; ed è quanto meno singolare che sia stata affidata a un direttore che amava pochissimo la sala di registrazione e che si giocava i suoi atout migliori in altre opere wagneriane, come per esempio il Crepuscolo o Parsifal; ma la Decca lo aveva messo sotto contratto sin dal 1947 proprio per la sua nota rinomanza nel repertorio wagneriano.
Inoltre, Schoeffler si ammalò durante le sessioni di registrazione; il record producer Victor Olof registrò senza di lui, e poi incise le parti da solista di Sachs quando Schoeffler guarì.
Quando uscì il disco del secondo atto, la rivista Gramophone lodò senza mezze misure direttore, cantanti e orchestra, che “suona con piena comprensione”.
Il che è profondamente vero, e tale risulta ancora all’ascolto odierno.
Stupisce, infatti, che un direttore apparentemente serioso e paludato come Knappertsbusch marci spedito e cantabile sin dall’ouverture, ricca di poesia e – nello stesso tempo – di pragmatico buon senso. C’è quasi – e ben percepibile – un’osmosi fra il direttore, la partitura e l’orchestra, che risponde meravigliosamente alle sollecitazioni con la continuità che è tipica dei grandi eventi; il che è mirabile, se si considera anche l’arco temporale in cui si è sviluppata la registrazione.
Gli interpreti sono per lo più molto bravi, con l’eccezione di Treptow, cantante spesso sbeffeggiato dalle nostre parti per le sue attitudini non proprio da fine dicitore, e che io invece ho sempre trovato intelligente e sensibile (non a caso era spesso scelto anche da Furtwaengler); qui, invece,proprio non va. Il canto non ha nulla dell’afflato a metà strada fra il sentimentale e il mistico; manca lo smarrimento adolescenziale; manca la ribellione di chi Artista lo è per nascita e viene costretto da regole che non sente sue; manca il sorriso del Poeta ispirato; manca tutto, insomma.
Al contrario, Paul Schoeffler una volta di più “è” Sachs. Certo, lo fa con voce ormai corrotta e sicuramente più malferma rispetto al live di Bayreuth con Abendroth, ma pur sempre con l’autorità di chi è consapevole di essere il riferimento per la propria epoca per un determinato ruolo. Va detto, comunque, che pur non essendo ancora il Sachs problematico dei nostri tempi, non è già più nemmeno il Sachs esclusivamente bonario di – tanto per fare un esempio, ma non è l’unico – Schorr al Metropolitan. C’è già la consapevolezza di un ruolo che vada al di là dell’alter ego paterno; forse non siamo ancora alle dispute sul ruolo dell’artista nella società moderna, ma ci stiamo cominciando ad avvicinare al nocciolo del problema di quest’opera così polisemica.
È ovvio che la prima parte del terzo atto è terribilmente sbilanciata a favore di Sachs. Non solo moralmente, ma anche vocalmente e nonostante – come dicevamo – quanto a questo specifico aspetto Schoeffler non sia più al top delle sue performance; ma la dialettica in compenso è ancora quella di un fuoriclasse..
Fra questi due poli, che peraltro sottendono l’integrità della poetica wagneriana, il resto del cast si segnala per una buona presenza complessiva di tutti gli interpreti coinvolti. Fra di essi, vanno segnalati per bravura e bellezza del mezzo vocale la Gueden e Dermota, mentre mi sembra un po’ anonimo il Kothner di Poell.
Dermota è infatti molto bravo nello snocciolare l’elenco di toni dei Cantori, e fa intravedere in filigrana il futuro Maestro, anziché fare il solito garzone impertinente. La Gueden, per parte sua, fa sentire suoni celestiali come, per esempio, l’attacco del Quintetto; ma anche altrove è interprete spigliata e ricca di intelligente e divertito charme. Un po’ troppo vecchieggiante, infine, la Lene della Schürhoff, all’epoca ultracinquantenne: e si sente, purtroppo.
Dönch fa il solito Beckmesser di tradizione di quegli anni: cachinnante, buffone, un po’ cialtrone, falso e infido. Siamo sempre lì: oggi, dopo che è passata molta acqua sotto ai ponti, sappiamo che in realtà è personaggio molto più complesso, ma l’epoca di cui parliamo era dominata da altri parametri di riferimento, ed è a quelli che ci dobbiamo pur sempre riferire; e, se stiamo a quei parametri (e in quel periodo nessuno si distaccava da quello standard), il personaggio è reso con perfetta efficienza.
Edelmann è, come sempre, bravo; ma è palesemente poco interessato al personaggio. Di lì a poco sarà Sachs nella produzione di Bayreuth con Karajan…
Complessivamente buona la qualità della rimasterizzazione
Pietro Bagnoli

Categoria: Dischi

 

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