Sabato, 19 Settembre 2020

Suor Angelica

Aggiunto il 17 Giugno, 2012


GIACOMO PUCCINI
SUOR ANGELICA

• Suor Angelica ERMONELA JAHO
• La zia Principessa ANNA LARSSON
• La Badessa IRINA MISHURA
• La suora zelatrice ELENA ZILIO
• La Maestra delle novizie ELIZABETH SIKORA
• Suor Genovieffa ANNA DEVIN
• Suor Osmina ERYL ROYLE
• Suor Dolcina ELIZABETH KEY
• La sorella infermiera ELIZABETH WOOLLETT
• Due suore cercatrici GILLIAN WEBSTER, KATHLEEN WILDER
• Due converse MELISSA ALDER, KATE McCARNEY
• Una novizia KATHY BATHO
• Suore TAMSIN COOMBS, KIERA LYNESS, RENATA SKARELYTE, AMY CATT

Royal Opera Chorus
Chorus master: Renato Balsadonna

Orchestra of The Royal Opera House
ANTONIO PAPPANO

Regia: RICHARD JONES
Set design: Miriam Buether
Costumi: Nicki Gillibrand
Lighting design: DM Wood

Luogo e data di registrazione: ROH Covent Garden, London, 12/9/2011
Ed. discografica: Opus Arte, 1 Blu Ray

Note tecniche sulla registrazione: eccezionale qualità video e audio

Pregi: Jaho, Pappano

Difetti: in parte Larsson

Valutazione finale: images/giudizi/eccezionale.png


È finalmente uscito in video lo spettacolo che Antonio Pappano e Richard Jones hanno messo in scena l’anno scorso al Covent Garden, nello splendore di un Blu Ray di eccezionale nitore e con un audio all’altezza della situazione.
Spettacolo di notevolissimo spessore, ma di diversa resa nei tre pannelli: è il motivo per cui ne parliamo separatamente – anche se ovviamente stanno sullo stesso dischetto – ed è anche il motivo per cui è oggettivamente impossibile dare un giudizio complessivo. Ad un Tabarro tutto sommato piuttosto convenzionale e illuminato dalla sola (si fa per dire) presenza di una Westbroeck assolutamente outstanding, fa seguito una “Suor Angelica” che – a mio personalissimo giudizio – è una delle più grandi realizzazioni del teatro d’opera di tutti i tempi; per finire con un “Gianni Schicchi” simpatico, spigliato, che – nato sulle possenti spalle di Bryn Terfel – finisce per non sfigurare addosso a Lucio Gallo.

Cominciamo quindi proprio da “Suor Angelica”, l’opera con cui maggiormente si è sfrenato il genio creativo di Richard Jones, in perfetta intesa – va detto – con Pappano ai massimi storici e con un cast vocale sicuramente perfettibile alla voce “Zia Principessa”, ma eccezionale nella protagonista, e – per una volta – su entrambi i fronti: vocale e interpretativo.
All’apertura del sipario, non il solito convento ma una camerata di un vecchio ospedale stile primi del Novecento, come il Monteggia del Policlinico prima del restauro. È una camerata di un reparto pediatrico e le suore sono chiaramente di un ordine infermieristico.
In mezzo alla scena, un banco da farmacista, di vetro trasparente. Dietro di esso, una suora rimesta col pestello in un mortaio: è Suor Angelica, ancora giovane, con un sorriso trasognato e altero allo stesso tempo. Non guarda quello che sta facendo, non ne ha bisogno perché è chiaramente la Signorina Perfettini del reparto. Suor Angelica ha sempre una ricetta buona fatta con i fiori, dicono le sue consorelle; e lei concede i suoi rimedi con condiscendenza e dando la morale, quando occorre.
Nessuna mai aveva fatto emergere con tanta chiarezza la superiorità sociale di Angelica, finita in convento per aver fatto quello che non avrebbe dovuto fare, perché altrimenti sarebbe stata destinata a un matrimonio ricco e nobile come quello della sorellina Viola. Angelica non è la penitente contrita buona con tutti: è una specie di Virginia de Leyva, altezzosa e nobile, costretta a starsene sulle sue da una sorte che non si è scelta e che cova il cruccio segreto che ben sappiamo, quello cui accennano le sorelle. Il pensiero del figlio è la sua costante: è l’unico elemento che le fa perdere le staffe e la fa giganteggiare davanti alla zia Principessa ed è quello che poi la porterà al delirio finale.
Angelica, insomma, per una volta non è una figura luminosa, l’ennesima Mimì mal replicata, ma un personaggio duro, scabro, quasi odioso per la sua supponenza. Porta costantemente il sorrisetto di sufficienza e di superiorità stampato sulla faccia: guardate che è una rivoluzione veramente epocale dell’impostazione del personaggio! La Jaho è bravissima non solo a crederci, ma anche a realizzarlo con tutto quello che ha: voce, prima di tutto, ma anche mimica, gestualità, allure. È una di quelle compenetrazioni talmente profonde da risultare non solo paradigmatiche, ma persino inquietanti, che ogni tanto si realizzano nel teatro d’opera: sarà difficile, d’ora in avanti, fare i conti con questo personaggio senza tener conto di quello che ha detto la Jaho.
Poi arriva la zia Principessa, e la maschera crolla.
La zia non si pone come il solito monolite di basalto, che scarica addosso alla povera Angelica le proprie regole integraliste. È una bella signora, ancora abbastanza giovane e vestita in modo elegante, terribilmente impacciata di fronte alla nipote; la quale nipote, nel corso dell’altro fondamentale capovolgimento di ruolo ideato da Jones, la aggredisce con una violenza che travolge le sicurezze della zia. Per una volta, l’enunciazione di “Nel silenzio di quei raccoglimenti” sembra più una scusa, quasi un alibi di fronte a Angelica che ha il suo pensiero fisso. È imbarazzata, la zia, nell’annunciare la morte del nipote; ed è spaventata dalla reazione di Angelica. Peccato solo per la prestazione vocale della Larsson – cantante interessante e dal repertorio molto vasto, che spazia da Bach a Britten passando per Haendel e Wagner – qui mostri terribilmente la corda, con vistosi sbandamenti di intonazione.
Angelica torna nella camerata e canta meravigliosamente “Senza mamma”, nella penombra appena rischiarata dalle lampade di servizio notturne. Chi – come me – conosce la strana atmosfera sospesa di un ospedale durante la notte, proverà sicuramente un brivido nel vedere una madre impazzita dal dolore che invoca il proprio figlio morto aggirandosi in un reparto pediatrico! Ma l’acme, lo schianto emotivo Jones lo scatena nell’ultima scena quando, dopo l’ultimo “Salvami!” di Angelica, un bambino biondo si alza dal letto, le corre incontro e la guarda con una forza e un’intensità che le danno la serenità della morte. È una scena incredibile: teatro allo stato puro!
Della Jaho abbiamo già detto quasi tutto: la cantante albanese è ormai una delle grandi realtà dei nostri tempi e qui trova probabilmente il personaggio con cui correrà il rischio di essere identificata. Merito suo, ovviamente, ma merito anche della straordinaria simbiosi con Richard Jones e, ovviamente, con la direzione d’orchestra.
Pappano è ispiratissimo: aveva già registrato per la Emi un Trittico di notevolissimo spessore in cui le sue doti di narratore si erano evidenziate. Qui i colori del pucciniano di rango ci sono ormai tutti; e, in più, mancano gli sbrodolamenti turgidi e peccaminosi. La narrazione è stringata e chiaroscurata, i colori sono vividi, i ritmi turbinosi: nessun bozzettismo nemmeno nelle baruffe delle suorine (peraltro tutte molto brave): ormai il direttore pucciniano di riferimento assoluto.
Blu-ray di bellezza strepitosa per definizione, contrasti, resa audio.
Insomma, un capolavoro
Pietro Bagnoli

Categoria: Dischi

 

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