Domenica, 17 Novembre 2019

Ballo in maschera

Aggiunto il 19 Settembre, 2009


Giuseppe VERDI
UN BALLO IN MASCHERA

• Riccardo NICOLAI GEDDA
• Renato SHERRILL MILNES
• Amelia LILIAN MOLNAR TALAJIC
• Ulrica STEFANIA TOCZYSKA
• Oscar SALLY ARNESON
• Silvano PETER WEBER
• Samuel PETER WIMBERGER
• Tom FREDERICK GUTHRIE
• Un giudice HORST NITSCHE
• Un servo d’Amelia FRANCO CARECCIA


Coro dell’Opera di Stato di Vienna
Chorus Master: non indicato

Orchestra dell’Opera di Stato di Vienna
MIGUEL GOMEZ MARTINEZ

Luogo e data di registrazione: Vienna, 2/12/1975
Ed. discografica: Myto, 2 CD a prezzo medio

Note tecniche sulla registrazione: registrazione amatoriale ma con complessivamente buona presenza delle voci

Pregi: i tre protagonisti sono eccellenti; Gedda come Riccardo è una sorpresa

Difetti: Arneson atroce

Valutazione finale: images/giudizi/ottimo.png


Se ci interessasse fare una classifica delle registrazioni del “Ballo” e volessimo tralasciare la presenza di tale Sally Arneson nel ruolo non banale di Oscar, questo riversamento, complessivamente ben più che godibile, potrebbe collocarsi ai piani alti di una classifica. Il merito è, ovviamente, di un terzetto di protagonisti in cui spicca la presenza di Nicolai Gedda, insospettabile e riuscitissimo interprete di uno dei ruoli più affascinanti di tutta la produzione verdiana. Che un tenore formalmente haute-contre come lui riesca a ricavare sonorità affascinanti di petto, pur se un po’ acidule, è qualcosa che lascia stupito l’ascoltatore abituato a sentirlo nei panni di Arnold o Raoul e che se lo figura capace solo di un’emissione mista di testa. In realtà anche un personaggio come Riccardo, cui egli presta un timbro vocale di smalto piuttosto povero, ma di metallo lucente, riesce a venir fuori con caratteristiche inusuali di franca severità appena mitigata da dolente rimpianto. Un Riccardo forse un po’ meno “piacione” di quanto imponga la tradizione pavarottiana tanto cara al gusto italiano, ma molto consapevole di quello che dice, della responsabilità che si assume con le sue decisioni (tutto il tormento di “Forse la soglia attinse” è reso infatti alla perfezione) e molto sereno anche di fronte alle minacce di morte. Inoltre, Gedda rifugge – magari anche per suoi limiti intrinseci – dalla tentazione di lasciarsi andare alla ebbra voluttà del grande duetto d’amore, ritagliandosi invece una partecipazione che al primo ascolto può sembrare un po’ più freddina del dovuto (accusa che del resto gli fu sempre rivolta soprattutto allorquando affrontò i grandi ruoli del repertorio italo-francese), ma che invece non lo è affatto: è un Riccardo quasi attonito di fronte alla grande rivelazione di un amore che si era rassegnato a vivere in modo contemplativo, ma che ora invece affronta con pudore e sensibilità. E se momenti come la Barcarola del primo atto mancano un po’ di quell’ebbra joye de vivre che hanno fatto percepire altri interpreti, l’ “E’ scherzo od è follia” gode di una scansione precisa in cui le risatine – d’obbligo da Bonci in avanti – non impinguano per niente la fonazione. Una scelta indiscutibilmente audace mettere Gedda in un ruolo tanto legato ad interpreti romanticoni di tradizione, specie nel bel mezzo di quegli Anni Settanta che proponevano ben altri modelli estetici in questo ruolo; e tuttavia una scelta vincente, anche se poi non ha prodotto ulteriori epigoni.
Il pubblico tributa un trionfo anche al grande Sherrill Milnes, splendido Renato. Il baritono dell’Illinois nel 1975 ha 40 anni ed è nel pieno delle sue capacità vocali ed interpretative: il suo personaggio dolente, malinconico ed aggressivo vive con rabbia il tradimento di Amelia e di Riccardo, ma senza la bava alla bocca di altri interpreti giudicati più ortodossi. Spiace ricordare come Milnes, grandissimo interprete verdiano in tutto il mondo, in Italia abbia avuto vita piuttosto difficile grazie alla critica (?) formatasi, come al solito, sulle baggianate di chi sosteneva che altro non era se non un replicante di Leonard Warren, forse perché entrambi riuscivano a raggiungere note tenorili senza particolari problemi. Erano invece cantanti diversissimi per gusto, indole e temperamento, oltre che per caratteristiche di fonazione: più aperto ed aristocratico Warren che, nel canto morbido e composto, ricorda la tradizione dei grand seigneurs come De Luca, da cui imparò Rigoletto; più esteso e nasale il declamatore Milnes che, invece, richiama maggiormente Pasquale Amato e Domenico Viglione Borghese. Il suo Renato è veramente memorabile: “Alla vita che t’arride” ha un ritmo squisitamente verdiano, così come “Eri tu” che è ricco di una vibrante umanità offesa e sono momenti che il pubblico subissa di applausi.
Splendida anche Lilian Molnar Talajic, oggi poco ricordata ma discreta frequentatrice dei palcoscenici italiani, avendo cantato a Napoli, Firenze e soprattutto Verona: soprano utilitè, è la classica cantante di cui oggi si direbbe che, se ce l’avessimo oggi, le faremmo fare tutto il repertorio da Amina a Lady Macbeth, spopolerebbe di fronte alle ragazzine presuntuose che ci sono adesso e così via. Nata nell’allora Jugoslavia nel 1938, fece il suo debutto come Contessa nelle “Nozze di Figaro”, dirigendosi poi verso i grandi ruoli verdiani che avevano una facile presa sul suo temperamento: nella già citata bella Verona cantò dal 1972 al 1983 in ruoli come Aida e Leonora della “Forza”. Qui, particolarmente ispirata dal contesto, canta davvero molto bene, con gusto e fermezza, grazie ad un bel mezzo smaltato e con acuti pieni e ben sostenuti da un canto che – per chi ci è affezionato – è della cara, buona e vecchia scuola. Quindi nulla di particolarmente innovativo, ma una bella prestazione che si fa ascoltare ancora oggi con piacere nei momenti topici.
Ottima anche Stefania Toczyska: una gran bella Ulrica, applauditissima nell’invocazione a Satano. Terribile invece Sally Arneson che non fa nessuna fatica a classificarsi fra le peggiori interpreti di sempre del simpatico paggio. Funzionali gli altri. La direzione dell’a me sconosciuto Miguel Gomez Martinez è asservita completamente alle esigenze dei cantanti, ma lo fa benissimo

Categoria: Dischi

 

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