Sabato, 29 Febbraio 2020

Walkure

Aggiunto il 26 Agosto, 2009


RICHARD WAGNER
DIE WALKURE

- Siegmund SIEFìGFRIED JERUSALEM
- Hunding KURT MOLL
- Wotan THEO ADAM
- Sieglinde JESSYE NORMAN
- Brunnhilde JEANNINE ALTMEYER
- Fricka YVONNE MINTON
- Gerhilde EVA-MARIA BUNDSCHUH
- Ortlinde CHERYL STUDER
- Waltraute ORTRUN WENKEL
- Schwertleite ANNE GJEVANG
- Helmwiege RUTH FALCON
- Siegrune CHRISTEL BORCHERS
- Grimgerde KATHLEEN KUHLMANN
- Rossweisse UTA PRIEW

Saatskapelle Dresden
MAREK JANOWSKI

Luogo e data di registrazione: Lukaskirche, Dresden, 22-29/8/1981

Edizione discografica : BMG, 4 cd economici (in cofanetto col Ring integrale)

Note tecniche : giusto equilibrio orchestra/voci.
Pregi : un Siegmund giovanile e baldanzoso, le certezze del trio Adam/Norman/Moll, la sorpresa Altmeyer
Difetti : nessuno in particolare.
Giudizio complessivo : images/giudizi/buono.png

Dopo un Prologo assai interessante dal punto di vista vocale, meno da quello direttoriale, Janowski sembra riscattarsi in questa registrazione, regalandoci una Walkiria animata dal sacro fuoco dell’impeto giovanile, in cui prevale il tema dell’amore incestuoso tra Siegmund e Sieglinde, con in più una nota abbastanza inedita ma percepibile di attrazione fisica piuttosto scoperta nel tema dell’Annunciazione.
Janowski, a contatto con le tematiche “umane” della Walkiria, si riallaccia al lavoro di Boulez e tende a spogliare gli dei di ogni connotazione ultraterrena; il risultato può piacere oppure no, ma è frutto di un’operazione condotta con passione e forza dei sentimenti; e, soprattutto, è un portato inevitabile dell’epoca di questa registrazione che ripristina le ragioni del canto, ma che guarda con reverenza al lavoro di Boulez a Bayreuth. Il lavoro del direttore e’ agevolato da un cast complessivamente molto giovane (Jerusalem ha solo 41 anni, Norman 36 anni, Altmeyer addirittura 33 anni !!!) che risponde molto bene alle sue sollecitazioni che, fortunatamente ed inevitabilmente, non hanno più il furore rigoroso dei vecchi Kapellmeister.
E così che Jerusalem (ora insegna canto e da ancora concerti di lieder), ci dona un Siegmund baldanzoso, con una punta di fresca ingenuità molto naive, amante passionale, con un timbro forse non originalissimo ma gradevole e non ancora affetto da quel fastidioso vibrato che lo affliggerà negli anni successivi, dopo aver affrontato ruoli assai pesanti per la sua costituzione vocale (appartiene alla schiatta dei cantanti wagneriani passati preventivamente attraverso Tamino).
Al suo fianco possiamo ascoltare la conturbante, voluttuosa Siegliende della Norman. È ancora abbastanza lontana dal manierismo delle sue maggiori interpretazioni future; qui punta, giustamente, sulla bellezza del suo organo vocale (come si fa a resistere di fronte al suo "Du bist der Lenz" che, per bellezza di suono, rimane tra i più sensuali che si possano ascoltare?), mentre il fraseggio non appare, almeno in questo contesto, particolarmente vario, per cui alla fine può risultare meno interessante di quanto meriterebbe.
Jeannine Altmeye merita qualche cenno biografico. Anzitutto ha avuto due maestri illustri come Martial Singher e Lotte Lehmann; dell’uno sembra prendere la ricerca del bel timbro, del legato; dalla Lehmann mutua la capacità di "colorire" la frase. La sua carriera, durata circa 20 anni con alti e bassi dagli anni Settanta fino ai Novanta, raggiunge l’apice col ruolo di Siegliende nel famosissimo Ring del Centenario di Bayreuth Boulez/Chereau del 1976. Non a caso, pochi anni dopo, le verrà offerta la possibilità di incidere il Ring completo, questa volta nei panni di Brunnhilde: un ruolo probabilmente al di sopra delle sue possibilità, ma che Janowski riesce ad accompagnare in modo intelligente in modo tale da creare un cuscino sonoro soffice ed avvolgente che non ne mortifichi la vocalità delicata. Niente ampie arcate in vocali in stile Flagstad, oppure gli impeti furiosi in cui sguazzava da par suo la Varnay, piuttosto una Brunnhilde più vicino alla nostra sensibilità, con un "Siegmund auf mich" ricco di compassione. E se il suo “Hojotoho” non ci fa sobbalzare, ci colpisce il suo candore e la sua apparente sottomossione alla volontà del padre.
Infine Wotan. Adam, a differenza che nel "Rheingold", mostra ancor maggiori crepe nel tentativo di rendere unica ed omogenea la linea vocale, ma lo sforzo è percepibile con un "Addio" soffertissimo (troppe le frasi spezzate) ma allo stesso tempo molto partecipe. D’altronde la classe e la personalità di Adam erano già ben evidenti da altre performances precedenti e, a differenza della voce, riescono a non usurarsi con il passare del tempo. Manca magari la forza impressionante che Hotter riusciva a mettere in ogni inciso, ma la personalità del grande artista, ben riconoscibile in ogni frase, è presente anche in questa prestazione.
Rigogogliosa la Fricka della Minton che tiene davvero testa ad Adam, così come statuaria è la voce rocciosa ma allo stesso tempo nobile di Moll. Ottimo, infine, lo stuolo delle walkirie in cui si leggono alcuni fra i nomi più famosi (in testa la Studer, ma anche la Bundschuh, la Falcon e la Wenkel) del Wagner degli anni che verranno
Vittorio Viganò

Categoria: Dischi

 

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