Lunedì, 22 Aprile 2019

Siegfried

Aggiunto il 01 Luglio, 2006


• Siegfried Wolfgang WINDGASSEN
• Brünnhilde Birgit NILSSON
• Wanderer Hans HOTTER
• Mime Gerhard STOLZE
• Alberich Gustav NEIDLINGER
• Fafner Kurt BÖHME
• Erda Marga HÖFFGEN
• Waldvogel Joan SUTHERLAND

Wiener Philharmoniker
Sir GEORG SOLTI

Luogo e date d’incisione: Vienna, Sofiensaal. Rheingold Settembre/Ottobre 1958; Siegfried Maggio & Ottobre 1962; Götterdämmerung Maggio – Novembre 1964, Walküre Ottobre/Novembre 1965

Ed. discografica DECCA
14 CD complessivi (in cofanetto; le 4 opere che vengono vendute anche separatamente) a prezzo pieno

Note: registrazione molto ben spaziata, tecnicamente perfetta e celebre per l’accurata veste tecnica. Rapporto ideale fra piano orchestrale e vocale. Godibilissima, nonostante gli anni trascorsi, grazie alla splendida rimasterizzazione

Pregi: è la prima registrazione in studio del Ring, allestita con i migliori cantanti dell’epoca, tuttora specchio fedele di un’epoca grazie alla collaborazione con cantanti che erano stati di riferimento per i rispettivi ruoli nel decennio precedente.

Difetti: virtualmente nessuno. Quella che può apparire come una certa superficialità nella narrazione, in realtà è una lettura che programmaticamente si affida al canto fine a se stesso, ottimistico e riccco ddi positivo buon senso

Valutazione complessiva: images/giudizi/eccezionale.png

NOTA: per l’analisi complessiva del Ring di Solti, si rimanda all’introduzione del Rheingold


Esiste all’ascolto della scena della forgiatura della spada una sensazione di immanenza, quasi di un tragico destino che incombe come un motore inarrestabile. A questo esito altissimo perviene il concorso di tutte le componenti, la straordinaria direzione di Solti, il suono dell’orchestra dei Wiener, veramente una macchina da guerra e, direi last but not least, la voce di quel meraviglioso Artista che è stato Wolfgang Windgassen, colto qui nella fase finale della sua carriera, ma ancora capace di reggere senza nessun problema apparente una parte come questa. Windgassen, spesso posposto ad Artisti a lui nettamente inferiori come valore globale, ma presuntivamente superiori come potenza vocale in determinati periodi della loro carriera (e di solito solo in quelli), fornisce qui la prova della Vita, riuscendo a coniugare come forse non gli era mai capitato nelle numerose riprese dal vivo, l’esuberanza di una gioventù mai esausta, la tragica ironia e una sorta di consapevolezza di un tragico destino sempre immanente. L’engineering audio, in questa rimasterizzazione (nettamente superiore alla precedente in cd), esalta come non mai lo straordinario impatto della musica e della sua realizzazione, probabilmente qui ai suoi vertici esecutivi di sempre. Nell’Arte è sempre pericolosa qualunque assolutizzazione, ma è oggettivamente difficile relativizzare una prestazione di questa portata.
L’altro grande, grandissimo protagonista di questa registrazione è il guizzante Gerhard Stolze, nei panni di un Mime impressionante. Non c’è frase od inciso che sia trascurato dall’incredibile gioco di colori messo in campo da questo straordinario Artista, che ricorre ad ogni genere di trucco vocale per tenere a sé avvinto l’ascoltatore e coinvolgerlo in un gioco dialettico appassionante, sia che stia parlando con Wotan o che stia involontariamente svelando i suoi trucchi ad un esterefatto Siegfried. Sin dall’introduzione dell’opera ci rendiamo conto di come sino a quel momento nessuno mai abbia potuto rendere la proteiforme doppiezza di questo personaggio che, da ora in avanti, nessuno potrà più rendere ricorrendo alla sola resa vocale. Stolze divenne a tal punto padrone del ruolo da essere reclutato subito per la realizzazione della DGG, in cui – oltre al Mime del Siegfried – interpreterà anche Loge nel Rheingold, sempre con risultati discutibili quanto alla pura cifra vocale, ma straordinari quanto a resa teatrale. Certo, come spesso capita in personificazioni così peculiari, esiste sempre il rischio che finiscano per porsi come archetipi difficilmente ripetibili. C’è però da dire che la Storia esecutiva del Ring successiva a questa realizzazione ha proposto almeno due interpreti del ruolo completamente diversi come caratteristiche, ma non meno intriganti: Heinz Zednik e Graham Clarck, che sono riusciti ad evitare la trappola di seguire Stolze sul terreno di una violenza espressiva ben oltre i limiti dell’espressionismo.
Neidlinger ci ripropone il suo Alberich tragicamente grandioso, anche se – come nel Rheingold – sempre un filo estroverso e platealmente esplicito; c’è da dire che è fatto con tale appropriatezza stilistica e con tale straordinaria autorità, da lasciare l’ascoltatore stupefatto di fronte a tale tragica grandiosità.
Il Wanderer di Hotter è una figura degna del teatro di Strindberg, per certi versi persino superiore al pur straordinario Wotan di Walkyria (anche vocalmente; ma va detto che Siegfried fu registrato circa 3 anni prima di Walkyria). Affiora infatti, nel personaggio del Siegfried, una certa qual inesausta vena ironica che è tratto sempre interessante allorquando venga coltivato da un Artista di caratura superiore come Hotter e che, se non può essere esplicitata in quella sorta di dramma borghese domestico che è la Walkyria, deve per forza di cose invece saltar fuori in un contesto come quello del Siegfried in cui il dio di tutti gli dei si traveste da viandante per sistemare il mondo prima della propria dipartita e trova anche il tempo di giocare una metaforica partita a scacchi contro nani e giganti. Ma l’ultimo sussulto di divinità lo porta a fronteggiare gli attacchi del presuntuoso giovane eroe, ed ecco che riaffiora – mai sopita – la statura di colui che è grande per rango: il duetto fra Hotter e Windgassen sulla rocca delle walkyrie è uno dei momenti storici della rappresentazione dell’opera lirica, per l’innata grandezza del primo e per la straordinaria plasticità del canto del secondo, che penso che possa essere tranquillamente definito senza ma e senza forse il più grande tenore wagneriano della storia.
Sinistramente amplificato da uno degli effetti di Culshaw, Böhme dà a Fafner una statura tragicamente grandiosa; mentre l’uccellino della foresta gorgheggia con la voce di una divertita (e sempre immensamente grande) Joan Sutherland. Il risveglio di Brunnhilde, invece, suona quasi mistico in bocca alla Nilsson: nemmeno la Varnay da giovane, nel pieno fulgore dei propri (all’epoca) straordinari mezzi ha mai infuso tanta solennità e, nel contempo, tanta ebbra joye de vivre, folle e coinvolgente. Volendo ritrovare un precedente, una volta di più bisogna ritornare a Marjorie Lawrence. L’unisono con Windgassen suona sicuramente un po’ soverchiante per il tenore, ma è nondimeno di una bellezza da togliere il fiato.

Categoria: Dischi

 

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