Mercoledì, 23 Gennaio 2019

Carmen

Aggiunto il 19 Febbraio, 2015


Georges BIZET
CARMEN

• Carmen JENNIFER LARMORE
• Don José THOMAS MOSER
• Micaela ANGELA GHEORGHIU
• Escamillo SAMUEL RAMEY
• Frasquita NATHALIE BOISSY
• Mercédés NATASCHA PETRINSKY
• Zuniga MAURIZIO MURARO
• Moralès JEAN-LUC CHAIGNAUD
• Le Dancaire JAN ZINKLER
• Le Remendado ULRICH RESS
• Andrès GINTARAS VYSNIAUSKAS
• Une Marchande ULRIKE UHLMANN
• Une bohémien DIETER MISERRE
• Lillas Pastia NICOLAS TREES

Chor der Bayerischen Staatsoper / Kinderchor der Bayerischen Staatsoper
Chorus Master: Udo Mehrpohl

Bayerisches Staatsorchester
GIUSEPPE SINOPOLI

Luogo e data di registrazione: Stadthalle Germering – Dicembre 1995
Ed. discografica: TELDEC 3CD
Note tecniche sulla registrazione: suono “ovattato” e non sempre brillante
Pregi:
Difetti:
Valutazione finale: images/giudizi/sufficiente.png

“Il grande merito di Fritz Oeser è stato di avere avuto il coraggio dopo tutti questi anni di cercare di proporre una versione il più originale possibile rispetto a Bizet. Il mio obiettivo è cercare di proporre quanto di più possibile vicino alle intenzioni di Bizet. La versione così concepita è teatrale e implacabile” Così spiegava il compianto maestro Sinopoli nelle note di copertina. E sinceramente mi dispiace molto nel giudicare davvero un fallimento questa edizione di Carmen, ascoltata più e più volte per capire se qualche sottinteso o qualche rivoluzione nascosta mi era sfuggita dai precedenti ascolti.
Credo però che un Direttore dalla vastissima cultura extra musicale come Sinopoli, caratterizzato dal tipico approccio analitico ad ogni partitura, debba trovare in ogni nuova esecuzione un ponte “culturale” con la sua formazione tale da interessarlo a scoprire strade inesplorate dell’interpretazione. Mi pare che Carmen non sia assolutamente il genere di opera tale da interessare Sinopoli. Lo stupore di tanti anni fa nel vedere una edizione discografica di Carmen del maestro veneziano è confermata dall’ascolto: nessuna opera è più distante dalla sensibilità musicale e culturale di Sinopoli quanto lo è Carmen.
Intendiamoci subito. Non si può certo dire che non sia ben diretta, anzi. Non si è stati Sinopoli per nulla. I suoni sono sempre belli, levigati, precisi. I momenti topici sono sottolineati con la giusta precisione. I tempi sono “giusti”, piuttosto lenti ma non è certo il primo, i colori anche. Quello che manca è il vero guizzo del genio che ti aspetteresti in ogni esecuzione del compianto direttore.
Manca insomma una visione globale e rivoluzionaria dell’opera, sostituita da una generale “leggerezza”, cantabilità, precisione. Probabilmente tutto quello che non interessa in una nuova edizione di Carmen. E soprattutto manca una vera “presa di posizione”: questa Carmen è troppo grigia per essere una Carmen coloristica ma è allo stesso modo troppo grigia per essere una Carmen in bianco e nero.
Non lo aiuta l’orchestra. Precisa, inappuntabile ma rigida, plumbea, meccanica. E il coro, se possibile è ancora peggio, tanto par che sia pronto a dichiarare guerra al mondo intero.
Il cast poi si rivela calamitoso sia nelle singole parti che nel suo insieme, non riuscendo a comporre un ben che minimo affiatamento.
Jennifer Larmore è un mistero. Mezzosoprano dotato di voce gradevole, molto versata nel repertorio rossiniano e donizettiano approda al ruolo di Carmen esclusivamente per “dovere di etichetta discografica”. Nulla altrimenti giustifica questo clamoroso miscast. Mancanza totale di carisma, pronuncia aliena (?), suoni gutturali che finiscono nel naso (miracolo nel miracolo), personalità piccina, nessuna idea interpretativa. Praticamente una serie di note trasferite dallo spartito alla gola senza alcun significato. Che stia cercando di sedurre Don José, Escamillo, litigando, divertendosi, annoiandosi non vi è alcuna differenziazione vocale e di interpretazione. Al solito la cartina di tornasole è la scena delle carte, qui compitata con la stessa enfasi con cui un pensionato chiede all’inps l’estratto conto contributivo. Aiutata da Sinopoli che trasforma l’intera scena in una specie di baracconata da circo, la Larmore ci comunica che girando la carta è apparsa la morte. E il nostro immaginario ci porta alla televisiva Cloris Brosca quando con fare sornione annunciava “la luna neeeeera”. Un momento musicale bassissimo, un momento teatrale da dimenticare! E momenti così non mancano, disseminati in tutta l’opera. Da uno spentissimo “Les tringles des sistres”, ad un “Je vais danser” annoiato e purtroppo noioso. Non sfigura nell’Habanera solo per la discreta qualità vocale, ma nulla più. Il finale invece è una miniera di suoni sforzati, una gara con il tenore a chi strilla di più.
Thomas Moser non ha certo quella che si può definire una bella voce: dura, legnosa, affaticata, gli acuti sono difficoltosissimi e spesso non perfettamente a fuoco. Dal punto di vista interpretativo invece avrebbe belle idee, soprattutto nello scegliere la strada del Don José nevrotico e un po’ succube. Peccato che la voce non risponda ad alcuna di queste sollecitazioni, in perenne instabilità tra il declamato e il sussurrato. Insomma una prova davvero sotto tono.
Angela Gheorghiu è sicuramente la migliore del quartetto, almeno dal punto di vista vocale, regalandoci suoni cremosi, puliti, precisi e intensi. La parte di Michaela però pare non interessare totalmente al soprano rumeno che infatti si limita a coprire il ruolo con una generica patina di “lagna” buona per tutti gli usi e i momenti. Peccato perché potenzialmente avrebbe potuto fare molto e molto di più. Evidentemente aspirava già al ruolo di Carmen.

Samuel Ramey si disimpegna con onesta professionalità. Canta bene, emette le note bene, dà anche una certa qual idea di personaggio, magari un po’ scontato ma ci prova. Rimane purtroppo un gelo e una freddezza interpretativa pari a quella della protagonista. Viene il sospetto che sia lui l’impiegato dell’inps dell’estratto conto di cui sopra……
Così i due migliori in campo risultano Muraro e Chaignaud. Ma voi comprereste mai una Carmen per le parti di Zuniga e Morales? Io personalmente no!
In conclusione una pura operazione di marketing per riempire il buco di catalogo di un artista. Nata male e finita peggio. Nulla aggiunge e nulla toglie al genio del mai abbastanza compianto Sinopoli.

Docflipperino

Categoria: Dischi

 

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