allestimenti storici. Che ne pensate?

problemi estetici, storici, tecnici sull'opera

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allestimenti storici. Che ne pensate?

Messaggioda MatMarazzi » dom 01 apr 2012, 11:07

Quoto da altro thread, perché la questione è talmente suggestiva da meritare un trattamento a parte.
La questione era... in certi casi potrebbe essere interessante ricostruire e recuperare allestimenti storici (settecenteschi, ottocenteschi, primo-novecenteschi) di dati spettacoli, riproponendone - se ne abbiamo gli elementi - scenografie, tecniche illuministiche, movimenti?
In pratica... può esistere una "filologia dell'immagine" all'opera?

pbagnoli ha scritto:
MatMarazzi ha scritto:
Io per vedere finalmente il primo Tristano di Wieland mi muoverei senz'altro... Mentre di vedere il Tannhauser di Baumgarten non me ne frega nulla...
Inoltre possiamo anche pensare che le Nozze di Strehler (che peraltro ho già visto agli Arcimboldi) e l'Aida di Zeffirelli siano stati riproposti male alla Scala... semplicemente tirati fuori dalle cantine e buttati lì.
Può darsi che l'operazione possa essere fatta meglio di così...

Probabilmente anch'io mi muoverei per vedere il primo Tristan di Wieland; ma ciò non mi impedirebbe di pensare che quell'allestimento abbia esaurito il suo corso.
Bada, Matteo: è una cosa che penso anche della Bohème di Zeffirelli, che pure ho visto con piacere non so quante volte, a teatro e in video. E' uno spettacolo meraviglioso, che non mi stancherei mai di vedere (a patto, ovviamente, che non ci canti Marcelo Alvarez); ma questo non mi impedisce di pensare che abbia finito il suo ciclo vitale e che sarebbe meglio rimetterlo in soffitta; e magari tentare altre strade interpretative.


Siamo tutti d'accordo che l'opera (così come il teatro di prosa e la musica strumentale) contiene elementi di natura diversa: elementi "statici" ed elementi "dinamici".
Gli elementi statici ci provengo dal passato e sono (in teoria) fissi, immutabili... quale che sia la realizzazione o la produzione.
Le note scritte da Verdi e le parole di Cammarano (se parliamo di Trovatore) sono gli elementi che convenzionalmente consideriamo "statici".
Mentre i suoni tratti da quelle note pentagrammate e le immagini dell'allestimento li consideriamo "dianamici", ossia cambiano ad ogni realizzazione.
Perfetto.
A me tutto questo va benissimo.
Però attenzione: non dobbiamo irrigidire troppo le nostre convenzioni, perché altrimenti si rischia di essere smentiti: l'arte,lo spettacolo, la cultura non amano restare troppo imbrigliati, men che meno da categorizzazioni "logiche".
Parlando di arte ci si dovrebbe sempre chiedere, ogni tanto, "perchè no"?

E allora io ti chiedo... che male c'è se anche le immagini sceniche, illuministiche, ecc... (non dico sempre, ma una volta tanto) le passiamo dalla parte degli elementi "statici"?
In fondo siamo proprio noi di Operadisc (e abbiamo anche combattutto per questo contro i soliti mongolini che oggi ci copiano parola per parola) abbiamo sempre rivendicato l' AUTORALITA' di un regista.
Siamo stati noi i primi almeno fra i siti italiani (mentre tutti ancora si scandalizzavano dei registi brutti e cattivi) e mettere in evidenza la grandezza di Carsen e Jones e Guth e il loro diritto all'autosufficienza creativa. Ora tutti ci vengono dietro, anche quelli che un paio di anni fa inneggiavano a Pizzi e ci consideravano amici del diavolo...
Bene... la conseguenza della nostra vittoria su questo tipo di convenzione (l'autoralità del regista) porta con se che si debba mettere il regista sullo stesso piano del librettista e del compositore... creatori tutti e tre.
Il primo crea parole; il secondo è creatore di note musicali sulle parole; il terzo è creatore di immagini sulle note create sulle parole! :)
Se questo è vero... allora anche le immagini del regista possono - alle volte - essere spostate sul piano (per così dire) "statico", ossia essere recuperate come erano, proprio come si fa per la musica e le parole.
Questo non significa affatto che si debba smettere di "creare" nuove regie, nuovi allestimenti, ispirati all'oggi.
Così come non si deve smettere di comporre nuova musica e di scrivere libretti per nuove opere!

Per spiegare meglio quello che sto cercando di dire, ti faccio l'esempio con la musica.
Per moltissimo tempo anche la musica è stata considerata nella parte "dinamica", in pratica un "rivestimento" che si doveva "aggiornare" col tempo, mentre la parte "statica" era solo il libretto.
Prendi la Didone del Metastasio. Il libretto restava quello, ma decine di compositori (proprio come oggi i registi) lo rimusicavano a seconda dei tempi.
Poi a un certo punto (praticamente a metà dell'800) le cose sono cambiate: si è cominciato a mettere anche la musica su un piano "statico".
Pensa a che razza di choc deve essere stato nel 1859 (ossia in epoca tardo-romantica, pre-wagneriana) l'allestimento dell'Orfeo di Gluck a Parigi, nella revisione di Berlioz.
La gente probabilmente si sarà chiesta (proprio come fai tu ora)... ma che senso ha eseguire oggi dei suoni che non corrispondono più al linguaggio musicale contemporaneo... lontanissimi dalla nostra cultura, dal nostro sentire... suoni che hanno esaurito il loro ciclo vitale da almeno un secolo?
Eppure quello fu l'inizio di una rivoluzione benedetta.
Oggi infatti noi non abbiamo nessuna paura dei suoni scritti anche tre-quattrocento anni fa!
Anzi... abbiamo persino imparato a vederci noi stessi, a ricavare da CAvalli come da Haendel, da Rossini come da Meyerbeer stimoli grandiosi per capire il "nostro" tempo.
Lo scorrazzare per "segni" lontanissimi da noi ci aiuta ad ampliare il nostro vocabolario di suoni, di ritmi e di armonie!
Il recupero del passato (bel lungi dall'impedirci di evolvere) amplia le possibilità espressive del nostro presente!

Il fatto che abbiamo cominciato a discendere nel passato e concentrarci sulla musica antica, non ci ha infatto impedito di continuare a comporre!
Nonostante la rinascita di Handel, il rock e il jazz - ad esempio - non si sono fermati, non si è fermata la sperimentazione atonale, non si è fermato il musical.
Lo stesso vale per le immagini delle regie musicali.
Cominciare a scavare nel nostro passato, concedere agli allestimenti (storicamente informati) del 700 e dell'800 la possibilità di essere riproposti oggi, provocherebbe (è vero) un certo spaesamento iniziale, proprio come Gluck nel 1859, e una fase pionieristica di vari edulcoramenti (come la musica barocca pre-filologica all'epoca dei primi Monteverdi para-straussiani) ma alla fine arriverebbe ad arricchire il nostro bagaglio di immagini, non a limitarlo.

Ti faccio un esempio.
L'avanguardia registica degli ultimi anni ha dimostrato anche talune ripetitività.
Per esempio in certe ambientazioni: hai fatto caso che non c'è ricontestualizzazione (salvo rarissimi casi) che non si collochi nell'oggi - o tutt'al più nel '900?
Perché non succede mai il contrario? Perché non spostiamo - che so - un Vascello Fantasma nella Roma Imperiale? :) O una Forza del Destino nell'età della pietra? :)
Perché in realtà siamo prigionieri (anche a livello registico) di una certa uniformità di immagini e di idee.
Se cominci ad abituare il pubblico (proprio come è avvenuto col recupero della musica antica) a immagini diverse, a contesti imprevisti, a un altro utilizzo della luce e dello spazio, strappati al passato, anche la regia contemporeanea (che ovviamente dovrà continuare a esistere) ne trarrà stimoli e spunti creativi.

Ecco perché non concordo con gli esempi che hai fatto: la Bohème di Zeffirelli, ad esempio, o il (sopravvalutatissimo) Boccanegra di Strehler.
Perchè in quei casi non si tratterebbe di riscoperta, ma di "riproposozione".
Sono cose molto diverse.
Ti faccio un esempio sempre con la musica.
Una cosa è dire, nel 1930, recuperiamo Monteverdi o Handel. :O Questo sì che è uno Choc.
Tutt'altra cosa è dire, sempre nel 1930: "che orrore la Seconda Scuola di Vienna... che orrore la musica negra! Fermiamo questo declino! E continuiamo a comporre come faceva Verdi cinquant'anni fa e vedrai che stiamo meglio!"
Nel primo caso abbiamo pionieri coraggiosi e geniali! Nel secondo abbiamo dei passatisti coglioni!

Se parlo di recupero "filologico" di allestimenti passati, non parlo certo della Boheme di Zeffirelli.
Parlo dell'Ercole di Torelli, con tutte le sue mitiche macchine sceniche! Parlo del primo Otello alla Scala, su indicazioni (scritte) di Verdi.
Parlo del Tristano di Wieland, appunto... Parlo della prima del Fernando Cortez all'Opéra! :)
E non dico che tutto questo debba sostituire la regia contemporanea, guai al mondo...
Così come non credo che la filologia musicale barocca o rinascimentale abbia fermato la composizione di nuova musica.
Dico solo che in certi casi sarebbe utile.

Per esempio a Bayreuth... ormai non sanno come uscire dall'avvitamento in cui si sono cacciati.
Se cominciassero a fare una solo nuova produzione all'anno e per le altre opere riesumassero (filologicamente) allestimenti dei loro mitici 130 anni secondo me sarebbe un modo per rilanciare l'immagine e l'immaginario wagneriano...
Più che continuare a sfornare spettacoli orrendi e orrendamente inutili (come stanno facendo) perché ossessionati solo dal bisogno di inventarsi qualcosa di nuovo.

Ok, lo so... stiamo parlando di fantascienza!
...per ora!

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Re: allestimenti storici. Che ne pensate?

Messaggioda Alberich » dom 01 apr 2012, 11:38

E' un argomento su cui mi interrogavo qualche tempo addietro, senza giungere a produrre alcun pensiero degno di nota. Con la calma delle vacanze pasquali mi ripropongo di intervenire.
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Re: allestimenti storici. Che ne pensate?

Messaggioda MatMarazzi » dom 01 apr 2012, 11:58

Alberich ha scritto:E' un argomento su cui mi interrogavo qualche tempo addietro, senza giungere a produrre alcun pensiero degno di nota. Con la calma delle vacanze pasquali mi ripropongo di intervenire.


Ci contiamo! :)
L'argomento è effettivamente stimolante!

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Re: allestimenti storici. Che ne pensate?

Messaggioda beckmesser » dom 01 apr 2012, 17:13

Personalmente, sono più d'accordo con il signore del sito: non è un'idea che mi convince molto, né teoricamente, né praticamente.

Qualche anno fa ha girato (io lo vidi alla Scala) un allestimento del Pelleas che riprendeva esattamente la messinscena della prima: uno sfracellamento di maroni fra i più mortali della mia vita. Anche perché, c'è poco da fare: se riprendiamo l'allestimento scenico dobbiamo riprendere (credo sia proprio quello che intendi) anche tutto il “sistema” di movimenti e di illuminazione correlati, elementi che per noi sono ormai del tutto alieni. E' come quando si va a Londra a vedere uno spettacolo di Shakespeare al Globe: siamo onesti, è simpatico, carino, interessante una volta nella vita, ma non aggiunge nulla a quanto sappiamo di una data opera del bardo.

Da un punto di vista pratico, poi, credo che la cosa sarebbe quasi impossibile. Una regia ha un sistema di notazione in confronto al quale una partitura è di precisione matematica. Si può dire solo “Tizio entra a destra, si inginocchia e poi esce a sinistra”, ma il come un dato regista intendeva farlo, è cosa irrecuperabile. Per fare un esempio citato anche da Mattioli nel suo libro: il finale del primo atto del Tristano di Chéreau. Anch'io sono rimasto commosso fino alle lacrime quando Tristano si getta in ginocchio e bacia il lembo della veste di Isotta, ma si capisce che avranno provato giorni se non settimane solo per quel gesto, che è risultato così sorprendente non per il gesto in sé, ma per come Chéreau è riuscito a farlo fare. Se fra 50 anni qualcuno volesse riprendere quello spettacolo, si troverebbe fra le mani un libro di regia con scritto: “Tristano si alza, si mette in ginocchio e bacia la veste di Isotta”: temo che l'effetto sarebbe del tutto diverso...

Oltretutto, per uno spettacolo di Wieland credo sarebbe anche peggio: a parte che non so nemmeno se abbia lasciato libri di regia sufficientemente dettagliati, ma poi essendo spettacoli basati in gran parte su effetti di luce (elemento fra i meno codificabili, specie a quell'epoca), credo uscirebbe qualcosa di risibile...

Saluti,

Beck
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Re: allestimenti storici. Che ne pensate?

Messaggioda MatMarazzi » dom 01 apr 2012, 18:00

beckmesser ha scritto:Qualche anno fa ha girato (io lo vidi alla Scala) un allestimento del Pelleas che riprendeva esattamente la messinscena della prima: uno sfracellamento di maroni fra i più mortali della mia vita. Anche perché, c'è poco da fare: se riprendiamo l'allestimento scenico dobbiamo riprendere (credo sia proprio quello che intendi) anche tutto il “sistema” di movimenti e di illuminazione correlati, elementi che per noi sono ormai del tutto alieni. E' come quando si va a Londra a vedere uno spettacolo di Shakespeare al Globe: siamo onesti, è simpatico, carino, interessante una volta nella vita, ma non aggiunge nulla a quanto sappiamo di una data opera del bardo.


Rappresentiamo una scenetta.
il primo signore, nel 1896, dice a un altro signore:
"Pensa come sarebbe bello se eseguissimo un'opera di Monteverdi e Cavalli!"
E il secondo signore risponde:
"Ma scherzi? SArebbe uno sfracellamento di maroni, perché per il pubblico di oggi (abituato alle armonie, alle orchestrazioni, agli sperimentalismi e alle conquiste dell'arte wagneriana) non potrebbe mai sopportare quella roba slentata, informe, lontanissima da noi, con infiniti recitativi, poca melodia, orchestra praticamente inesistente, ma quel che è peggio... dovremmo costruire nuovi strumenti musicali, perché i nostri sono diversi; rifare apposta i violini, rifare gli ottoni, inventarcene altri, imparare a suonarli!!!
E come la mettiamo coi castrati??? NOn vorrai mica castrare dei bambini, spero?"

Bene, penso che sia abbastanza chiaro chi dei due signori della storiella ha visto in avanti e chi non è stato in grado di vedere al di là delle sue consuetuini! :)
Che ci siano delle difficoltà è chiaro, che ci vorrà del tempo anche!
Ma di difficoltà ce n'erano ben di più cento anni fa di fronte all'immane proposito di allestire un'opera di Monteverdi come la rappresentiamo oggi.
L'unica cosa sensata detta dal secondo signore... è che uno degli scotti che (dai primi del 900 a oggi) si è dovuto pagare per la reconquista del barocco è che per alcuni decenni molti poveri e ingenui spettatori si saranno sfracellati i maroni.
Ne valeva la pena? A giudicare da come si fa il barocco oggi, io direi di sì

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Re: allestimenti storici. Che ne pensate?

Messaggioda beckmesser » dom 01 apr 2012, 19:25

Eh eh, la scenetta è divertente, ma onestamente non mi sembra del tutto pertinente. A parte che, nell'esempio che citavo, lo sfracellamento di maroni non era dovuto alla difficoltà di comprendere il linguaggio di quell'allestimento, quanto al semplice fatto che sarà pure stato l'allestimento originale del Pelleas, ma sembrava un normalissimo spettacolo con le telette dipinte. E, ho il timore, se ricostruissimo gli allestimenti wagneriani di Cosima avremmo la stessa impressione: i suoi spettacoli erano probabilmente tecnicamente all'avanguardia (per l'epoca), curatissimi (per l'epoca), recitati benissimo (per l'epoca) ma, se ricostruiti oggi, cosa ci sembrerebbero? Io temo: dei normali allestimenti con le telette dipinte... Ne varrebbe la pena? Onestamente, ne dubito... Lo stesso per gli spettacoli di Wieland: quello che riusciremmo (forse, ma ne dubito) a ricostruire è una sequenza di gesti e di effetti luminosi più o meno simili a quelli immaginati da lui, ma non riusciremmo mai a ricostruire l'essenza del suo spettacolo, sia perché tecnicamente impossibile e sia perché la sensibilità degli spettatori è troppo cambiata e reagirebbe in modo diverso. Ciò che all'epoca era rivoluzione, oggi sembrerebbe naive...

Se vogliamo risolvere l'impasse degli allestimenti wagneriani, credo che l'unica soluzione sia quella di accantonare tutti i metatesti e tornare al solo testo: storie e psicologie. Se ne era parlato a proposito del nuovo Ring del Met. Che poi il Met abbia fallito, non significa che sia impossibile. I Meistersinger di Jones e, soprattutto, di McVicar mi sembravano buone strade. Non so come McVicar imposterà il prossimo Tristan di Vienna, ma se continuasse su quella strada sarebbe interessante...

Saluti,

Beck
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Re: allestimenti storici. Che ne pensate?

Messaggioda pbagnoli » dom 01 apr 2012, 20:10

MatMarazzi ha scritto:
Rappresentiamo una scenetta.
il primo signore, nel 1896, dice a un altro signore:
"Pensa come sarebbe bello se eseguissimo un'opera di Monteverdi e Cavalli!"
E il secondo signore risponde:
"Ma scherzi? SArebbe uno sfracellamento di maroni, perché per il pubblico di oggi (abituato alle armonie, alle orchestrazioni, agli sperimentalismi e alle conquiste dell'arte wagneriana) non potrebbe mai sopportare quella roba slentata, informe, lontanissima da noi, con infiniti recitativi, poca melodia, orchestra praticamente inesistente, ma quel che è peggio... dovremmo costruire nuovi strumenti musicali, perché i nostri sono diversi; rifare apposta i violini, rifare gli ottoni, inventarcene altri, imparare a suonarli!!!
E come la mettiamo coi castrati??? NOn vorrai mica castrare dei bambini, spero?"

Oh, Schuster, voll von Ränken
und pöbelhaften Schwänken!

Matteo, quello che dici tu è sacrosanto, ed è anche quello per cui su questo sito abbiamo sempre lottato sino a farci prendere per il culo da qualche minus (due o tre, per il vero, visto che il resto del mondo ci dà ragione): ma questo non c'entra nulla con quello che dice Beckmesser (il nostro amico, non quello che ho citato in epigrafe)!
Premesso che - contrariamente a quello che dice Beck - io non sono il signore del sito, ruolo che invece cedo molto volentieri a te e al Divino, io credo che le cose stiano nei termini che diciamo noi: e cioè, un conto è la creazione di una nuova prassi esecutiva per un repertorio abbandonato o desueto; un conto è la ripresa di vecchi allestimenti pensando che, lasciati così come sono (o, al limite, con una rispolverata), possano raccontarci chissà quali verità. L'ho già detto, lo ripeto: il fallimento dell'Aida Zeffirelli/De Nobili è lì sotto gli occhi. E non è solo una questione degli interpreti attuali che non hanno più nulla da spartire - nel bene come nel male - con quelli che vissero quell'allestimento 40 e passa anni fa: è piuttosto un insieme di fattori.

Bene hai detto tu qualche post fa: quella dell'interpretazione è un'Arte dinamica.
Non voglio negare che sarebbe una gioia poter vedere con i miei occhi la ragnatela che imprigionava la Kundry della Moedl; il punto è che non ho più la Moedl, per cui quell'allestimento fu pensato! Il punto è che non sono più gli Anni Cinquanta! Il punto è che qualunque ripresa di quell'allestimento mi farebbe lo stesso effetto della Chrysler che, qualche anno or sono, commercializzò una macchina che riprendeva lo stile delle berline degli Anni Quaranta: superata la curiosità iniziale, sembrò talmente demodée da risultare brutta, e comunque nessuno ripropose più l'esperimento.
Siamo andati avanti: nel bene (per lo più), come nel male. E mettiamoci pure nel calderone del "male" gli allestimenti di gusto quanto meno dubbio cui hai assistito anche tu: a Baireuth, per esempio, con il Lohengrin di Neuenfels; oppure con il Ring di Tankred Dorst.
Ma siamo andati avanti.
Ho sempre pensato che il "Ritorniamo all'antico: sarà un progresso" sia una tragica cavolata, anche se la disse il Grande Peppino Verdi, cuore pulsante di tutti noi appassionati d'opera.
E ritengo che riproporre le vecchie regie (ma sarebbe più esatto parlare di allestimenti, quanto meno per quegli spettacoli di cui non abbiamo il video, per cui non sappiamo come i registi facessero muovere i cantanti) non sia tanto un modo per frenare il progresso, la ricerca; quanto, piuttosto, una perdita di tempo. E di più, che sia un'incongruenza in un'Arte come quella della Rappresentazione che invece sappiamo essere per sua stessa natura dinamica.
Ora, l'esempio che hai portato tu fa riferimento a qualcosa di ben diverso: la riscoperta di un repertorio, la costruzione di una nuova prassi esecutiva partendo da zero: strumenti, cantanti, registi, direttori, orchestre, tutto completamente nuovo!
Bene hai detto: nessuno si è rimesso a castrare fanciulli di bella voce! : Nar :
"Dopo morto, tornerò sulla terra come portiere di bordello e non farò entrare nessuno di voi!"
(Arturo Toscanini, ai musicisti della NBC Orchestra)
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Re: allestimenti storici. Che ne pensate?

Messaggioda MatMarazzi » dom 01 apr 2012, 20:49

beckmesser ha scritto:Eh eh, la scenetta è divertente, ma onestamente non mi sembra del tutto pertinente.


A me invece sembra perfettamente pertinente! :)
E te lo dimostro, andando avanti.

Il primo signore, un po' perpelsso, replica:
"ma se è vero che sarà difficile ricostruire strumenti, sonorità, diapason, vocalità antiche come quelle dei castrati, stile esecutivo, ecc... questo non significa che non ci si debba riuscire: Monteverdi lo merita!"
Al ché il secondo signore prontamente:
"Ma anche se ci riuscissimo, anche se - per assurdo - qualche pazzo mettesse insieme compagini strumentali come erano nel '600, cosa ci sembrerebbero quelle musiche? Probabilmente esse erano allora avanguardia, curatissime, eseguite benissimo... ma oggi, a fine '800, oggi che l'arte dell'orchestrazione ha fatto tanti e tali passi in avanti, oggi che la sperimentazione armonica è giunta ai livelli del Tristano, oggi non avrebbe alcun senso eseguire quella musica: ci sembrerebbe rudimentale. Ciò che all'epoca era rivoluzione musicale oggi ci sembrerebbe naive.
E se anche riuscissimo a produrre una sequenza di suoni più o meno simili a quelli immaginati da Monteverdi, non riusciremmo mai a ricostruire l'essenza della sua musica, sia perché tecnicamente impossibile, sia perché la sensibilità degli ascoltatori è troppo cambiata... l'ascoltatore di fine ottocento (ossia oggi) reagirebbe in modo troppo diverso."

Come vedi la storiella è talmente pertinente che ho usato pari pari le tue parole.
Ribadisco... chi dei due signori è quello che ha visto lontano? Chi dei due no?

E ora veniamo a Pietrone.

un conto è la creazione di una nuova prassi esecutiva per un repertorio abbandonato o desueto; un conto è la ripresa di vecchi allestimenti pensando che, lasciati così come sono (o, al limite, con una rispolverata), possano raccontarci chissà quali verità.


Stai sbagliando, Pietro.
Noi non abbiamo recuperato una prassi esecutiva.
Abbiamo recuperato un repertorio.
E questo significa che abbiamo recuperato alla gioia del pubblico "opere" dell'umano ingegno come l'Incoronazione di Poppea in cui esso possa riflettere e riflettersi.
Anche la scenografia di Torelli per l'Ercole a Parigi è opera dell'umano ignegno. E che opera!
Non vi è quindi ragione al mondo per non recuperare anch'essa.
Ok, potremmo limitarci (come facciamo) a studiarla all'università.
Se è per questo potevamo studiare all'università anche la Poppea di Monteverdi: non c'è bastato! E per fortuna.


Bene hai detto tu qualche post fa: quella dell'interpretazione è un'Arte dinamica.


Scusami, ma io non ho affatto detto questo.
Perché dobbiamo chiarire prima cosa intendiamo per interpretazione.
Il regista crea segni nuovi che prima non esistono (scene, costumi, luci, movimento). Lo fa a partire da qualcosa (lo spartito). Questo significa che è interprete?
Ok, allora è interprete anche il compositore, il quale crea segni nuovi (le note sul pentagramma) a partire da qualcosa di preesistente (le parole sul libretto).
Pertanto, se è "interprete" il regista, lo è anche il compositore!
Oppure sono creatori entrambi.
Entrambi sono dimanici se li consideriamo solo "interpreti" di qualcos'altro; entrambi possono essere "statici" se li consideriamo creatori degni di interesse.

La parte "dinamica" resta!
Resta nei cantanti, attori, musicisti, tecnici che "realizzano" (oggi) segni del passato, che siano le note di Monteverdi o le scene di Torelli.
La parte "dinamica" resta in chi oggi (noi, pubblico odierno) usufruisce di quegli antichi segni, specchiandovisi (come dice efficacemente Mattioli).
La parte "dinamica" resta nelle convenzioni che il pubblico e gli artisti di oggi imporranno anche a questa recupero, come le hanno imposte al recupero della musica di secoli fa.


Non voglio negare che sarebbe una gioia poter vedere con i miei occhi la ragnatela che imprigionava la Kundry della Moedl; il punto è che non ho più la Moedl, per cui quell'allestimento fu pensato! Il punto è che non sono più gli Anni Cinquanta!


Come ho già cercato di dire mille volte, questo equivale a dire che non ha più senso fare la Norma, perché non c'è più la Pasta e non ci sono più gli anni 30 dell'ottocento.
Io non voglio convincerti di nulla: vorrei soltanto che tu fossi coerente nelle tue obiezioni. :)
Se davvero non c'è possibilità di far rivivere oggi qualcosa del passato, mi chiedo che senso abbia continuare a parlare di opere musicali di secoli fa.


Siamo andati avanti: nel bene (per lo più), come nel male. E mettiamoci pure nel calderone del "male" gli allestimenti di gusto quanto meno dubbio cui hai assistito anche tu: a Baireuth, per esempio, con il Lohengrin di Neuenfels; oppure con il Ring di Tankred Dorst.
Ma siamo andati avanti.


Scusa se continuo sempre con lo stesso discorso, ma io non posso ammettere che si facciano due pesi e due misure.
Una presa di posizione per essere valida deve essere valida sempre!
Invece secondo te "tornare indietro" (che poi sarebbe meglio dire "guardare indietro" ...."conoscere indietro") è sbagliato se parliamo di una scenografia, ma è giustissimo se parliamo di musica. :)
Se sei disposto ad applicare il tuo discorso sul "siamo andati avanti" a qualsiasi ambito, allora mi va bene.
Se però così non è, allora è un discorso che non regge.

Proviamoci... parliamo della scelta di inagurare la Scala nel 2011 col Don Giovanni.
"Ok Mozart è stato un grande, anzi un grandissimo... ma dai suoi tempi, nel bene e nel male, siamo andati avanti! Oggi ci saranno anche brutte musiche, pessimi compositori, sperimentalismi d'attacco: MA LA MUSICA E' ANDATA AVANTI DAI TEMPI DI MOZART! Se proprio vogliamo fare il Don Giovanni, facciamolo musicare da Lloyd-Webber; e lasciamo Mozart nel museo"
Regge come discorso? ...IO direi di no!
:)


Ora, l'esempio che hai portato tu fa riferimento a qualcosa di ben diverso: la riscoperta di un repertorio, la costruzione di una nuova prassi esecutiva partendo da zero: strumenti, cantanti, registi, direttori, orchestre, tutto completamente nuovo!


Tutto completamente nuovo, tranne la musica di Monteverdi! :) Che era comunque la cosa più importante.
Bene, io credo che il genio di Wieland e di Torelli meriti lo stesso trattamento delle note di Monteverdi.

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Re: allestimenti storici. Che ne pensate?

Messaggioda pbagnoli » dom 01 apr 2012, 21:38

MatMarazzi ha scritto:
pbagnoli ha scritto:un conto è la creazione di una nuova prassi esecutiva per un repertorio abbandonato o desueto; un conto è la ripresa di vecchi allestimenti pensando che, lasciati così come sono (o, al limite, con una rispolverata), possano raccontarci chissà quali verità.


Stai sbagliando, Pietro.
Noi non abbiamo recuperato una prassi esecutiva.
Abbiamo recuperato un repertorio.

Infatti.
Credo che nella fretta di contraddirmi (anzi: di dirmi che sto sbagliando) tu abbia letto maluccio.
Io ho parlato testualmente non di recupero, bensì di creazione di prassi esecutiva: il che vuol dire che sto dicendo la stessa cosa che dici tu.
Quella barocca che stiamo (felicemente) vivendo oggi non è il recupero di qualcosa che non possiamo sapere come si svolgesse, ma la creazione di qualcosa di nuovo che si basa sui segni che abbiamo recuperato, statici o dinamici che li vogliamo considerare.
Per me sono statici, e la loro interpretazione è dinamica; per te le cose non stanno esattamente in questi termini.
Mi rendo conto che è una questione di convenzioni retoriche; non vorrei costruire un discorso sull'ambiguità della retorica, a meno ovviamente di esservi costretto. Vedi tu :D :D :D


MatMarazzi ha scritto:
Bene hai detto tu qualche post fa: quella dell'interpretazione è un'Arte dinamica.

Scusami, ma io non ho affatto detto questo.


Infatti.
Tu dici esattamente questo:
MatMarazzi ha scritto:Siamo tutti d'accordo che l'opera (così come il teatro di prosa e la musica strumentale) contiene elementi di natura diversa: elementi "statici" ed elementi "dinamici".
Gli elementi statici ci provengo dal passato e sono (in teoria) fissi, immutabili... quale che sia la realizzazione o la produzione.
Le note scritte da Verdi e le parole di Cammarano (se parliamo di Trovatore) sono gli elementi che convenzionalmente consideriamo "statici".
Mentre i suoni tratti da quelle note pentagrammate e le immagini dell'allestimento li consideriamo "dianamici", ossia cambiano ad ogni realizzazione.
Perfetto.
A me tutto questo va benissimo.

Il che è un discorso logico e coerente, di quelli che piacciono a me.
Ma è vero: poco dopo dici anche questo:
MatMarazzi ha scritto:Però attenzione: non dobbiamo irrigidire troppo le nostre convenzioni, perché altrimenti si rischia di essere smentiti: l'arte,lo spettacolo, la cultura non amano restare troppo imbrigliati, men che meno da categorizzazioni "logiche".
Parlando di arte ci si dovrebbe sempre chiedere, ogni tanto, "perchè no"?

Il che - mi spiace - è un discorso levantino.
Se vale la logica che può essere vero tutto e il contrario di tutto, togliamo tranquillamente tutte le remore e le (secondo me, giustissime) critiche a spettacoli costruiti proprio con questo principio: allora vanno benissimo anche i topi di Neuenfels.
In fondo, perché no? :lol:
Non occorre una categorizzazione logica, no?

MatMarazzi ha scritto:Perché dobbiamo chiarire prima cosa intendiamo per interpretazione.
Il regista crea segni nuovi che prima non esistono (scene, costumi, luci, movimento). Lo fa a partire da qualcosa (lo spartito). Questo significa che è interprete?
Ok, allora è interprete anche il compositore, il quale crea segni nuovi (le note sul pentagramma) che prima non esistevano... e lo fa a partire da qualcosa (le parole sul libretto).
Pertanto, se è "interprete" il regista, lo è anche il compositore!
Oppure sono creatori entrambi.
Entrambi sono dimanici se li consideriamo solo "interpreti"; entrambi possono essere "statici" se li consideriamo creatori.

Questo è un discorso già più intrigante, ma terribilmente retorico e - temo - molto poco pratico.
Se dobbiamo stare al pratico, dobbiamo darci una convenzione, qualcosa che ci aiuti a capire.
Credo che ai fini dialettici - e non solo - sia più comodo considerare la sola interpretazione come un "atto dinamico". Naturalmente è una mia opinione: sono disposto a accettare qualunque convenzione, a patto che aiuti a fare chiarezza.



MatMarazzi ha scritto:Come ho già cercato di dire mille volte, questo equivale a dire che non ha più senso fare la Norma, perché non c'è più la Pasta e non ci sono più gli anni 30 dell'ottocento.
Io non voglio convincerti di nulla: vorrei soltanto che tu fossi coerente nelle tue obiezioni. :)
Se davvero non c'è possibilità di far rivivere oggi qualcosa del passato, mi chiedo che senso abbia continuare a parlare di opere musicali di secoli fa.

Questa è artificio retorico allo stato puro, e io non ci casco, mi spiace.
Io ho parlato di "dinamica" dell'interpretazione: l'interpretazione per me va sempre avanti.
E' esattamente il contrario di quello che mi faresti affermare tu.
Sarebbe come se io facessi dire a te: cerchiamo di ricreare i modi esecutivi della Callas, che erano tanto belli.
E' ovvio che tu non dici questo: non sono cretino.
Quindi cerca di non fare altrettanto con me :D
Un salutone!
"Dopo morto, tornerò sulla terra come portiere di bordello e non farò entrare nessuno di voi!"
(Arturo Toscanini, ai musicisti della NBC Orchestra)
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Re: allestimenti storici. Che ne pensate?

Messaggioda TaO » dom 01 apr 2012, 21:48

Provo a tirare un primo filo di matassa..

Primo filo di matassa:
L'opera lirica copre intorno a quattro secoli (non sono capace di dare la data dell'ultima opera lirica di repertorio..ma credo che il periodo risalga agli anni '50? Sbaglio? : Hurted : ). Musica e testo sono espressione di stile-istanze-modalità concepite in tempo passato.
Come per ogni forma teatrale, non si può fare il "museo d'opera" come con le mostre di quadri o sculture...
Il teatro ha una componente viva-contemporanea irrinunciabile: da un lato, chi mette in scena appartiene al tempo-presente, come appartiene al tempo-presente il destinatario-spettatore.
E' questo legame (il passato che è il tempo di chi ha composto...e il presente che è il tempo di chi metteinscena/riceve) che è artefice di bellezza o di corto-circuiti.
A ciò, per noi moderni, c'è da aggiungere la sfilza di strumenti mediatici di fruizione che richiedono approcci-modalità-aspettative diverse: se vado a teatro m'aspetto un mix di qualità artistica che si incontra su quel palco: ho bisogno di un paio di figure-mediatore ....il regista teatrale e il direttore orchestrale....ed attraverso il loro agire-interagire..io (spettatore in concerto/interazione attiva......ossia che vado con le antenne tirate ben in alto a mò di radar rotante) apro orecchie-occhi-naso.......e ......
mi sintonizzo alla loro lunghezza d'onda.
In questa sintonizzazione, compartecipano due altre figure "tecniche": lo scenografo e il direttore-luci.
La sintonizzazione darà suoi frutti se E SOLO SE il cast artistico (orchestra, coro, cantanti-attori protagonisti) si muoveranno entro il range-sintonia, colorando quel range con le tinte, i toni, le sfumature, la possenza, la fragilità e blablabla che il lavoro richiede.

Detto ciò, il teatro è l'habitat per il quale il compositore ha composto e strutturato il proprio lavoro musical-compositivo....e ......se st'autore , come la maggiorparte, ha composto in epoche in cui fuori da teatro non era concepibile "assistere" allo show, significa che per quel lavoro, la "RAPPRESENTAZIONE SCENA"ha la sua importanza-pregnanza. Là vige un congegno-specchio che ci invoglia a riconoscere ciò che è messo in scena come parte di vissuto nostro ed insieme un congegno-atemporale che ci invoglia ad accogliere il punto di vista, il sentire di situazioni, contesti, personaggi, interazione che ci sono estranee-lontane....ma finiscono,proprio perchè viste al di fuori di noi, finiscono per entrare a far parte del nostro bagagliuccio. Parte di quel bagagliuccio non sappiamo nemmeno di averlo già a disposizione, a portata d'orecchio...ed è assistendo, interagendo da spettatore che quella lucetta fa contatto e diventa la tua. Questo per me è il teatro...che sia di parola o sia il recitarcantando è solo questione di "preminente modalità": nell'opera lirica, la preminenza di trasmissione è (per me)la componente musical-sonora...non se ne può far a meno se ci si accosta a quel tipo di spettacolo.

E' per questo, per mia fortuna-approccio, che a me non è indispensabile la parte visivo-scenico-recitativa, altrimenti non mi basterebbe l'ascolto-cd...cosa che fortunatamente invece compensa . o almeno il tentativo è quello - proprio la mia scarna possibilità di essere spettatrice teatral-opera.


Io distinguerei tra :
- tentativi di proposizione d'opere "dimenticate": es ...ViaggioReims di metà anni ottanta
- Ripresa in toto di allestimenti d'opera "antecedenti".

Nel caso della proposizione d'opera dimenticate, essa per me richiede :
- cantanti con spiccata peculiarità/vocalità che l'opera Y richiede
- direttore/orchestra senza paura
- regista che si pone "quasi alla pari" con compositore/librettista ....in quel QUASI c'è uno spettro di possibilità eh.....è come se il regista fosse contemporaneamente un antiquario e un artista(co-creatore d'opera)
- spettatore che non abbia una sua "pre-forma" propria e che sia disposto a lasciarsi invadere sintonia con quanto gli viene proposto...per poi per carità......squassarlo in milletrecento tasselli...ma lo spettatore che si pone come chi ha una propria chiave e quella del direttor-regista può solo combaciare o perdersi...non so quante siano le probabilità che ne esca felice-appagato.

Nel caso di RIPRESA d'allestimenti d'opera epoca-precedente:
- cast artistico "NON FOTOCOPIA STATICA" del cast/ interpreti in questione (altrimenti faccio prima a rimettere in ON il cd)..i confronti tra interpreti e direzioni di periodi diversi sono arduissimi.....e non vale lo stesso anche per attori teatrali?
Un interprete porta in sè anche il sentire del suo tempo-presente, nel canto o nel suono c'è quella comunicazione..e non la puoi mitigare facilmente..
e qua mi si aprirebbe la voragine a proposito della "UNIVOCITA' di chi è artista".....la difficoltà del sovrapporre, paragonare....come se si potesse fare un esercizio di geometria applicata......
Non conosco le tabelline io...e manco Keplero mi sta molto simpatico se devo convocarlo per misurare abiti che non consentono misure-standard.

- Regista "restauratore" di un lavoro altrui a distanza di tempo? Difficile impresa, proprio perchè la regia ha a che fare col tempo-presente e non è così semplice annacquarsi per dar spazio ad un tempo-passato che non è il proprio...

Per me sono queste le asperità principali..

Non so se sono stata chiara, spero di non aver fatto troppi strafalcioni : Hurted :
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Re: allestimenti storici. Che ne pensate?

Messaggioda MatMarazzi » dom 01 apr 2012, 22:08

Pietrone... io continuo a chiedermi cos'è che non ci fa capire.
Cosa rende così difficile l'esposizione di concetti tanto facili.

Proviamo a chiarirli un po'..


pbagnoli ha scritto:Quella barocca che stiamo (felicemente) vivendo oggi non è il recupero di qualcosa che non possiamo sapere come si svolgesse, ma la creazione di qualcosa di nuovo che si basa sui segni che abbiamo recuperato, statici o dinamici che li vogliamo considerare.


Perfetto.
E io ti ho chiesto: "perché va bene costruire qualcosa di "nuovo" sui segni musicali di Monteverdi e non sui segni visivi di Torelli"?
E tu non mi hai risposto.

Andiamo avanti.

Per me sono statici (ndr. le note di Monteverdi), e la loro interpretazione è dinamica; per te le cose non stanno esattamente in questi termini.


Non è così! Per me le cose stanno esattamente in questi termini.
Ma la domanda è sempre la stessa.
Perchè non è possibile assumere come "statici" i segni visivi della scenografia di Torelli e dinamica la loro interpretazione (intendendo in questo caso la "realizzazione" attuale di quella scenografia)?
Ancora non mi hai risposto.


Se vale la logica che può essere vero tutto e il contrario di tutto, togliamo tranquillamente tutte le remore e le (secondo me, giustissime) critiche a spettacoli costruiti proprio con questo principio: allora vanno benissimo anche i topi di Neuenfels.
In fondo, perché no? :lol:
Non occorre una categorizzazione logica, no?


Credo che questa sia la millesima volta che affrontiamo il discorso delle convenzioni, ma ben venga! :)
E' un discorso a cui tengo.
Ok, in sintesi il concetto è questo.
Nell'arte non esiste la Legge, nè il suo contrario (l'anarchia).
Nulla ha valore assoluto, nè si vive nel caos.
La verità sta nel mezzo: in leggi ...non assolute.
Non c'è nulla di levantino a dire che una "legge dell'opera" non è mai una legge, non vincola nessuno: infatto è solo una convenzione, non una legge.
In quanto convenzione non vale per tutti (come una legge) ma solo per alcuni; non è immutabile (come una legge) ma cangiante; non ha fondamenti "metafisici" alle spalle, ma solo la libera scelta del pubblico.
Non esiste una legge per cui Neunfels non possa mettere dei ratti nel Lohengrin. Esistono però convenzioni che questa scelta viola e altre che non viola.
Ognuno di noi (appoggiando o osteggiando una covenzione) vi prenderà parte!
Un convenzione esiste (a differenza delle leggi) nella misura in cui una vasta comunità di fruitori ci si riconosce.
Se quella comunità venisse meno, la convenzione cesserebbe.



MatMarazzi ha scritto:Se dobbiamo stare al pratico, dobbiamo darci una convenzione, qualcosa che ci aiuti a capire.
Credo che ai fini dialettici - e non solo - sia più comodo considerare la sola interpretazione come un "atto dinamico". Naturalmente è una mia opinione: sono disposto a accettare qualunque convenzione, a patto che aiuti a fare chiarezza.


Mi pare invece che tu non sia molto pratico in questo caso! :)
Tu dici: "l'ìntrpretazione è dinamica"
E io ti ho chiesto: "cos'è l'interpretazione?"
Peccato che anche in questo caso non ho avuto risposta! :)
Perché te l'avevo chiesto?
Perché se, come immagino, per "interpretazione" tu intendi l'opera di un regista (ossia qualcuno che non crea immagini in libertà, ma le crea in collegamento con le note e le parole di uno spartito) allora preparati a considerare anche Verdi ...un interprete! :)
Infatti anche Verdi (proprio come Guth) non crea note in libertà... le crea in stretto collegamento con le parole di un libretto.

E' una convenzione quella che ci fa considerare Verdi un "creatore".
Ed è una convenzione quella che ci fa considerare Guth (che pure fa la stessa cosa di Verdi) un "interprete".
In realtà l'uno e l'altro fanno la stessa cosa: creano su qualcosa che già esiste... rivestono con la loro arte segni preesistenti.

Ecco; proprio perché le convenzioni cambiano... io penso che prima o poi si comincerà a considerare "creatore" anche l'autore di una scenografia o di un regia.
Lo stesso avvenne a metà settecento coi compositori!
Prima il compositore era solo quello che rivestiva di note un libretto... (proprio come oggi il regista è quello che riveste di immagini un'opera).
Ma se qualcuno avesse chiesto a un gentiluomo fiorentino della fine del 500 "di chi è la Dafne", questi avrebbe risposto "di Ottavio Rinunccini".
E Peri allora? Ah... sì, Peri è il compositore che l'ha musicata.


Io ho parlato di "dinamica" dell'interpretazione: l'interpretazione per me va sempre avanti.

Già ... parli di dinamica dell'interpretazione e anche io.
Solo che appunto non hai definito la parola "interpretazione".
Ancora non mi hai spiegato (tanto per restare nel semplice e nel chiaro, come piace a te) perché le note di Bellini meritino di essere riproposte a due secoli di distanza, mentre le note sceniche di Wieland no.

Aspetto! :)

Salutoni,
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Re: allestimenti storici. Che ne pensate?

Messaggioda MatMarazzi » dom 01 apr 2012, 22:30

TaO ha scritto:Il teatro ha una componente viva-contemporanea irrinunciabile: da un lato, chi mette in scena appartiene al tempo-presente, come appartiene al tempo-presente il destinatario-spettatore.
E' questo legame (il passato che è il tempo di chi ha composto...e il presente che è il tempo di chi metteinscena/riceve) che è artefice di bellezza o di corto-circuiti.


Perfetto! Questo è il punto di partenza.
Quali che siano i "segni" che assumiamo come statici (le parole di un libretto? ok... Le note di uno spartito? ok... la scenografia, l'impianto luci, le note di regia di un allestimento storico? ...il problema è appunto questo), ci saranno sempre delle persone del presente che daranno corpo sonoro e visivo a tutto questo (gli interpreti) e lo faranno col loro insieme di valori, con le loro esperienze, con le cose che loro hanno da dire.
La parte dinamica è questa!
Ci viene spontaneo considerare "dinamico" il regista (ossia legato alla contemporaneità) solo perché finora è stato sempre così.
Ma nulla osta che i suoi "segni" possano a loro volta essere considerati statici, se - duecento anni dopo - qualcuno decide di riproporli.

Là vige un congegno-specchio che ci invoglia a riconoscere ciò che è messo in scena come parte di vissuto nostro ed insieme un congegno-atemporale che ci invoglia ad accogliere il punto di vista, il sentire di situazioni, contesti, personaggi, interazione che ci sono estranee-lontane....ma finiscono,proprio perchè viste al di fuori di noi, finiscono per entrare a far parte del nostro bagagliuccio. Parte di quel bagagliuccio non sappiamo nemmeno di averlo già a disposizione, a portata d'orecchio...ed è assistendo, interagendo da spettatore che quella lucetta fa contatto e diventa la tua.


Sacrosanto!
E' quello che tentavo di spiegare al Bagnolo!
Lui pare temere la perdita di "dinamicità" se consideriamo anche quelli del regista "segni statici".
Ma non considera che l'elemento principale della dinamica operistica... SIAMO NOI! e SONO GLI ARTISTI!
Ossia il fatto che comunque, anche se riprendiamo l'allestimento di Wieland (o se eseguiamo la Poppea di Monteverdi) è sempre nel nostro presente!
Vi infileremo le nostre verità.
Lo facciamo con la musica, lo possiamo fare anche per le immagini.

- Regista "restauratore" di un lavoro altrui a distanza di tempo? Difficile impresa, proprio perchè la regia ha a che fare col tempo-presente e non è così semplice annacquarsi per dar spazio ad un tempo-passato che non è il proprio...


E finalmente siamo arrivati al punto nodale! :)
Grazie mille Tao! :) NOn so come ringraziarti.
Se invece di perdere tanto tempo a chiederci "è giusto o non è giusto?" (domanda che, in ambito artistico, ha ben poco senso) fossimo arrivati subito al punto!!
IL punto è questo...
IL regista "restauratore"... come tu lo chiami! :)
Perché dobbiamo temere che una figura del genere non sarebbe libera?
In fondo quello che farebbe questo "restauratore" è lo stesso che fa un direttore d'orchestra da sempre.

Il direttore d'orchestra non crea segni in assoluta libertà (come il regista oggi, che può persino raccontare altre storie).
Il direttore si fonda, punto per punto, su segni letterari pre-esistenti.
Bene... non è forse libero il direttore d'orchestra?
Non è forse possibile per lui comunicare mille emozioni uniche (e diversissime da quelle degli altri direttori sulla stessa pagina) sia pure partendo da uno spartito estremamente chiaro?
Nel tramutare quelle note in suoni il direttore può mettere dentro tutto il suo mondo.
E così potrebbe fare il "regista restauratore" realizzando oggi le immagini create da Wieland tanto tempo fa...

Non trovi?


Salutoni e grazie,
Mat
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Re: allestimenti storici. Che ne pensate?

Messaggioda beckmesser » dom 01 apr 2012, 22:42

MatMarazzi ha scritto:Ancora non mi hai spiegato (tanto per restare nel semplice e nel chiaro, come piace a te) perché le note di Bellini meritino di essere riproposte a due secoli di distanza, mentre le note sceniche di Wieland no.Aspetto!


Non so cosa risponderà Pietro, ma intanto provo a dare la mia risposta. La separazione della "regia" (intendendo con questo termine tutto l'insieme scenografia, luci, regia vera e propria) dal "testo" (intendendo con questo termine l'insieme libretto-spartito) e l'identificazione del secondo come elemento fisso e della prima (insieme a direzione d'orchestra e canto) come elementi "contingenti" è il presupposto (la convenzione) su cui si basa il nostro sistema di intendere una rappresentazione d'opera. Non dico che sia giusto, ma è così. E dico anche (ma è mia opinione) che è ciò che ha salvato l'opera lirica come genere e che ha consentito la sua sopravvivenza come genere di spettacolo una volta esaurito il suo periodo di produzione attiva di repertorio. Fino ad un certo punto, lo sforzo creativo era quello di creare nuove opere. Ad un certo punto questo impulso si è esaurito. A quel punto il genere opera lirica poteva anche esaurirsi: è riuscito a rinnovarsi ancorando al presente alcune componenti contingenti (direzione, regia, canto) e cristallizzando il testo come dato immutabile. Certo, è una convenzione, ma gli spettacoli del passato sono stati basati su questa convenzione. Se, come dici, una regia di Wieland può avere un valore autonomo degno di essere riproposto, perché allora lo stesso non dovrebbe valere per la direzione di Knappertsbush? La differenza è solo che lo strumento tecnico per tramandare la direzione di Kna era già stato inventato, mentre quello per tramandare la regia di Wieland no, ma la soluzione non può essere quella di "riprendere" la regia (cosa non solo difficile, ma impossibile).

Per cui, tornando alla tua domanda, la mia risposta è: una regia di Wieland merita certo di essere tramandata, ma non come le note di Bellini, quanto come una direzione di Furtwangler. Ora, fortunatamente, esiste lo strumento tecnico per farlo (il video), e lo si potrà fare. Regia, direzione e canto sono elementi contingenti che meritano di essere tramandati e conosciuti (se ci sono strumenti per farlo) per conoscere il passato, ma che non possono essere riproposti come elementi del presente o equiparati al "testo". Dire che occorrerebbe "ricostruire" una regia di Wieland sulla base di note di regia (ammesso che esistano) è come dire che qualcuno dovrebbe, su base documentale, ricostruire e riproporre la direzione di Mahler del Tristano o l'interpretazione della Materna di Bruhnnilde.

MatMarazzi ha scritto:[In fondo quello che farebbe questo "restauratore" è lo stesso che fa un direttore d'orchestra da sempre.

Il direttore d'orchestra non crea segni in assoluta libertà (come il regista oggi, che può persino raccontare altre storie).
Il direttore si fonda, punto per punto, su segni letterari pre-esistenti.
Bene... non è forse libero il direttore d'orchestra?
Non è forse possibile per lui comunicare mille emozioni uniche (e diversissime da quelle degli altri direttori sulla stessa pagina) sia pure partendo da uno spartito estremamente chiaro?
Nel tramutare quelle note in suoni il direttore può mettere dentro tutto il suo mondo.


No, secondo me no, per le motivazioni dette sopra: direttore e regista operano allo stesso livello e con lo stesso livello di autonomia. Rispetto al "testo" del Tristan la libertà di Chéreau è la stessa di quella di Barenboim. Un regista può cambiare una storia ma non può manomettere il testo, così come un direttore può cambiare il suono della sua interpretazione ma non cambiare le note. Non può esistere un regista "restauratore" come non può esistere un direttore "restauratore" che ricrei la direzione di un altro. O meglio: possono esistere, ma non servono a niente...

Almeno, così la vedo io.

Saluti,

Beck

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Re: allestimenti storici. Che ne pensate?

Messaggioda MatMarazzi » dom 01 apr 2012, 23:36

Ultima risposta, poi giuro vado a letto! :)
(questo argomento mi sta prendendo tantissimo)...
Il fatto è che ... in questo argomento si parrà la nostra nobilitade! :)
Ho tanto combattuto (e voi lo sapete bene) per difendere la liceità delle "convenzioni" attuali e delle loro attuali evoluzioni!
Ho combattuto contro quelli che dicevano che è sbagliato il "canto colorista" perché cento anni fa non esisteva... e contro quelli che detestavano le nuove libertà concesse ai registi che ai tempi di Mozart manco esistevano... e contro quelli che aborrivano i contro-tenori che ai tempi di Haendel non avrebbero mai cantanto un ruolo da contralto-castrato...
E in tutte queste battaglie tu Beck e tu Pietro e tanti altri in questo forum siete sempre stati con me.
In fondo per cosa combattevamo? :)
Per il diritto delle "convenzioni" di cambiare!!!! Battaglia nobilissima!
Anzi... più che un diritto... un dovere!
Solo l'evoluzione continua delle convenzioni può (come tu stesso hai scritto) salvare il genere operistico dalla rovina!
Avessimo lasciato fare ai passatisti e agli agés l'opera sarebbe bella che morta.

Ma io non ho mai combattuto per trasformare le mie convenzioni, quelle in cui (hic et nunc) credo, in dogmi a loro volta!
Perché se lo facessi diventerei esattamente come quei passatisti e quegli agés che vogliono la morte dell'opera.
Bene! Ora non posso nemmeno ipotizzare (E DICO IPOTIZZARE) l'evoluzione di una delle nostre convenzioni (ossia di considerare la regia NON SOLO un elemento dinamico, usa e getta: NON SOLO ho detto, NON SOLO) ecco che saltate tutti per aria, facendovi il segno della croce e gridando "NEFAS!!!"
Esattamente come farebbe in certi blog! :)

beckmesser ha scritto: La separazione della "regia" (intendendo con questo termine tutto l'insieme scenografia, luci, regia vera e propria) dal "testo" (intendendo con questo termine l'insieme libretto-spartito) e l'identificazione del secondo come elemento fisso e della prima (insieme a direzione d'orchestra e canto) come elementi "contingenti" è il presupposto (la convenzione) su cui si basa il nostro sistema di intendere una rappresentazione d'opera. Non dico che sia giusto, ma è così.


Oggi noi consideriamo (e che sia una convenzione l'hai detto anche tu) l'insieme scenografia-luce-costume-attrezzistica-movimento scenico un rivestimento usa e getta, che serve per pochi anni, lasciando però il posto ad altri rivestimenti più moderni.
Anni fa, come ho già scritto innumerevoli volte, lo stesso si faceva con la musica di un'opera, quando - esaurita la sua novità - veniva messa nel suo bravo dimenticatoio.
Ora... io mi chiedo... quando abbiamo deciso (nel secondo 800) di modificare questa convenzione, e considerare "statica" (non dinamica) una partitura (e quindi di mantenere in repertorio o addirittura riscoprire le opere "sorpassate" e affiancarle a quelle contemporeanee) ...abbiamo fatto un così brutto affare?
Non direi.. Andare a teatro e sentire Rossini, Monteverdi, Janacek, Weber, Cavalli insieme a un compositore di oggi come Heggie per me è una ricchezza! Mi sento assai più ricco di uno spettatore del 1840, condannato a sentire (per il 90%) solo musica a lui contemporanea.
E, nel 2060, sarà più ricco il mio pronipote, che potrà andare a teatro a gustarsi - fianco a fianco - uno spettacolo di McVicar, uno di Wieland Wagner e uno di Rennert; mentre io sono condannato a registi unicamente contemporeanei!

Se, come dici, una regia di Wieland può avere un valore autonomo degno di essere riproposto, perché allora lo stesso non dovrebbe valere per la direzione di Knappertsbush?

Il caso del direttore musicale è strutturalmente diverso da quello del regista.
Il direttore d'orchestra si limita a transcodificare dei segni: da un segno lettario (un do sullo spartito) egli trae un segno sonoro e percepibile (un altro do ma acustico). La sua libertà - che pure è grandissima - è tutta in questa "traduzione" materiale.
Il regista al contrario "crea" segni del tutto nuovi, che prima non c'erano (immagini). Il suo caso quindi è simile piuttosto a quello del compositore: anche questi infatti non trasforma le parole del libretto in note! Semmai vi aggiunge altri segni (le note) che non sostituiscono (più o meno) quelli pre-esistenti (le parole) ma li arricchiscono.
Il fatto di creare dal nulla qualcosa da sovrapporre a qualcos'altro crea un margine di creatività che non è paragonabile a quello di chi "traduce" dei segni in altri.


Per cui, tornando alla tua domanda, la mia risposta è: una regia di Wieland merita certo di essere tramandata, ma non come le note di Bellini, quanto come una direzione di Furtwangler. Ora, fortunatamente, esiste lo strumento tecnico per farlo (il video), e lo si potrà fare. Regia, direzione e canto sono elementi contingenti


Vedi Beck, premetto che ti ringrazio per la risposta e per la volontà di contribuire a questo dibattito.
Ma devi convenire anche tu che - di fronte alla mia semplice ipotesi di far evolvere una convenzione - hai risposto ripetendo la convenzione stessa!
Io chiedo: "Possiamo ipotizzare che in futuro la regia possa essere considerata un elemento statico come la musica"? E tu rispondi "no perché, convenzionalmente, è un elemento contingente".
E' come se io dicessi: "E se facessimo votare le donne?" e tu mi rispondessi "No, perché le donne non votano" :)

Tutto questo, devo dire, un po' mi spaventa.
Se persino noi, che contro tutto e tutti, abbiamo difeso le più spregidicate convenzioni attuali dall'invadenza di quelle antiche, se persino noi ci mettiamo ad assolutizzare le nostre, finiremo per cadere dalla stessa parte di quelli che, così a lungo, abbiamo contestato.
Ed è un prospettiva che non mi piace...

Tanto più che tutto questo discorso non è poi così "teorico" come sembra... è un discorso urgente.
Altri trent'anni di derive farneticanti come quelle a cui stiamo assistendo nell'ambito della regia wagneriana, e rischiamo davvero di correre qualche rischio... Ad esempio di rendere giustificata una qualche rivolta passatista... che, ahimé, si sente alitare intorno a noi, con recessione generale rispetto a decenni di ricerca e sperimentazione registica.
E quando un neo-zeffirellismo sarà deflagrato nel mondo cosa diremo?
Che forse, invece di levare gli scudi in difesa delle nostre convenzioni, avremmo dovuto riflettere su come contribuire ad aggiornarle...

Salutoni,
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Re: allestimenti storici. Che ne pensate?

Messaggioda TaO » dom 01 apr 2012, 23:47

prima di andarmene a dormire, vi lascio un altro filo di matassa che m'era venuto in mente prima leggendo..

Di certo voi sapete la genesi delle esecuzioni di composizioni musicali di autori di un tempo passato che hanno costituito l'architrave dei concerti di "Repertorio"...
se non ci fosse stato Mendhelsson che ripropose un lavoro di Bach in forma-concerto (credo d'aver letto come data intorno al 1830..mentre Bach morì circa 80 anni prima...e avendo vissuto entro i confini di Turingia non era poi notissimo extra-confine..) chissà come sarebbero andate le cose...

voglio dire che la funzione "interpretazione-trasmissione" non è secondaria nel perpetuare in tempi diversi l'eredità del "tempo precedente", così come l'imporsi di stili-istanze innovatrici accelera il percorso-dimenticatoio, nonchè in campo operistico-canoro...l'apparire-sparire di specifiche vocalità ha influito sul permanere-eclissarsi di opere.

Mendhelsson fu coraggioso e pioniere nel proporre le musiche altrui (del passato) quando la prassi della sua epoca era che lo stesso compositore eseguisse o dirigesse la propria musica....e il ruolo che conosciamo di direttore d'orchestra coincideva con quello di compositore/creatore...e non so neanche esattamente quand'è stato il tempo in cui iniziò la consuetudine che ogni teatro d'opera avesse un PROPRIO complesso orchestrale fisso....mentre so che i compositori d'opera avevano ben in mente il tipo di vocalità per cui scrivevano (e non sto parlando solo di estensione-colore-volume etc etc ...), parlo di abitudini/prassi di recitazione/postura scenica..
voglio dire ...il compositore Y già nel momento della stesura aveva in mente un proprio gruppo di cantanti "affini"....così come aveva ben precisi canoni stilistici, regole espressive....usando quel materiale convenzionale secondo il proprio estro...non deve condividere-tener conto d'altri. La sua forza sta là.

Il direttore d'orchestra cosa fa esattamente? Per come lo intendo io ....è un MEDIATORE - ANIMATORE - DISTILLATORE
ha i suoi studi (la competenza tecnica), ha la sua indole (la capacità carismatica di tradurre parole e gesti in input-musicali in chi suona e canta), e .....la cosa primaria per me ....ha la dinamica ritmico-espressiva ben in mente ed è quella che è stella polare del suo mediarci la partitura: non inventa nulla dal nulla (non è creatore),ma plasma come un cesellatore e più conosce l'arte del cesello più s'amplia la sua gamma espressiva.
In altre parole? Senza il compositore non ci sarebbe la "creatura", ma senza chi la ANIMA-DISTILLA non sapremmo di che cosa stiamo parlando. Ed è per questo che per fortuna umana non c'è l'esaurimento-prosciugamento della musica viva....sennò andremmo tutti a teatro, ci piazzerebbero davanti un bel maxi-schermo e ci direbbero: l'opera X qui rappresentata è il non-plus-ultra umanamente concepibile: meglio non si può fare ....

sull'attività del Restauratore però ci sono un paio di punti fermi: il restauratore ha ben chiaro che lui non è l'artefice (fosse capace, si inventerebbe una propria opera inedita), ha ben chiaro che può imbrattare anche irrimediabilmente la creatura (basta poco....basta chiamare ad es. il cast sbagliato o un direttore luci sfulminato o un costumista daltonico etc etc etc etc ), il suo obiettivo? Secondo me è inserire la propria "visione" entro il manichino altrui, avendo consapevolezza che quello è un manichino altrui...Perchè, se sono così completo, anzicchè impossessarmi di qualcosa partorito da altro ventre, non mi faccio un figlio mio, su taglio e misura?Insomma, il signor regista si accosta ad un lavoro concepito in tempo passato, da altre persone con competenze diverse dalla propria.......come se un direttore-fotografia dopodomani volesse sovrapporsi/affiancarsi ad un regista-cinema....Hanno compiti-impellenze diversi...o no?

Il succo temporaneo di questo secondo filo matassa potrebbe essere: senza compositore/librettista non avremmo la materia prima..ma senza direttor-regista-cantanti (non nell'ordine così espresso eh..ma su questo ci sarebbero 234 tomi ...l'ordine è disordinatamente casuale..) non avremmo la contemporaneità-vitalità della moseca...
perchè, piaccia o meno , tutto l'ambaradan è intorn a essa che rrrruota..o rrrotola...


chissà se sono stata spiegata : Blink :
TaO
 
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