Don Giovanni (Mozart)

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Don Giovanni (Mozart)

Messaggioda MatMarazzi » lun 12 lug 2010, 20:34

Aix en Provence (2010)

Sono appena tornato da Aix, dove ho visto il mio terzo Don Giovanni in loco.
Il primo era stato nel 1986 (beati sedici anni), il secondo nel 1998 (con Abbado e Brook), il terzo lo scorso venerdì.

Si è trattato di un capolavoro, soprattutto per la regia di Cerniakov (di cui cercherò di parlarvi più diffusamente in altro post), una delle più sconvolgenti ed esaltanti operazione di "destrutturazione" narrativa che abbia visto in vita mia.

Se la parte scenica è stata strepitosa (merito, oltre che di Cerniakov, dei bravissimi interpreti), la parte musicale ha sofferto un po' della mancanza di nerbo di Louis Langrée. Devo però dire che era la prima volta che sentivo dal vivo in Don Giovanni un'orchestra barocca e l'impressione è stata fantastica: la musica di Mozart trova un'elettricità e una ricchezza di colori sorprendente.

Il cast di altissimo profilo.
La sezione maschile è sovrastata da due giganti, rispettivamente Giovanni e Leporello.
Grande dominatore della serata è stato Bo Skhovus, anche se - come al solito - bofonchia l'italiano e alcuni suoni (già piuttosto strani, tipici di molti coloristi) accusano ora anche qualche piccolo segno di usura.
E nondimeno resta un cantante di finezza e suggestione travolgente, nonché attore come pochi se ne vedono.
L'immagine di questo Don Giovanni cinquantenne, bellissimo ma ormai logoro, morto dentro, al limite della autodistruzione, che vacilla sull'etilismo e la follia con la fragilità grandiosa di un Marlon Brando in "Ultimo Tango a Parigi" (secondo la bella similitudine di un amico presente alla rappresentazione) resterà a lungo nella memoria.
Ketelsen è l'unico a tenergli davvero testa.
Vocalmente assai più giovane e brillante (più efficace qui che nell'Escamillo dell'anno scorso ad Amsterdam) il suo Leporello si impone con acume, modernità, forza; Inoltre anche lui sfodera risorse attorali straordinarie, nell'audacissima rilettura di Cerniakov.

Venendo agli altri, il pubblico è stato molto caloroso con Colin Balzer, Don Ottavio, che sentivo per la prima volta dal vivo.
Da un lato la cosa non mi ha sorpreso (Balzer è un ottimo vocalizzatore e al centro sa sfumare con grazia; è un eccellente musicista e ha sensibilità da vendere; inoltre recita con proprietà e convinzione); e tuttavia le difficoltà spaventose che incontra in acuto dovrebbero farlo riflettere.
Un tenore che sfiora l'incidente ogni volta che si avvicina un la (e nel diapason storico)... semplicemente non è un tenore.
Dato che ha classe e musicalità, è un peccato che debba compromettere tutto per così poco; speriamo solo che qualcuno gli faccia capire che si può essere grandi artisti anche cantando in chiave di baritono. Accettabile Bizic in Masetto, ma il ruolo non consente analisi troppo dettagliate.
Concludo con il vecchio Kotcherga, che canta come al solito con enfasi pachidermica e sonorità bovare, ma che si conferma - nonostante tutto - il grande Commendatore del nostro tempo. Mi tocca riconoscere che ormai macina il ruolo con un'autorevolezza che è difficile mettere in discussione.

Le donne sono a loro volta bravissime, tranne Kerstin Avemo in Zerlina, che canta con grazia e recita benissimo, ma ha voce davvero troppo piccola e acuta per il ruolo. Benissimo invece Marlis Petersen che vocalizza da signora belcantista e si mangia in un boccone tutte le difficoltà di Donna Anna. Kristine Opalis (Elvira) ha timbro ancora più bello e risonante e si issa quasi all'altezza della collega in fatto di vocalizzazione. Le loro arie sono state applauditissime.
Ma è soprattutto come attrici che - stimolate da Cerniakov a costruire personaggi di spaventosa complessità - hanno tirato fuori le unghie, dimostrandosi personalità di tutto rispetto.

Non resta che parlare della regia... e prometto che lo farò.
Per ora salutoni,
Mat
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Re: Don Giovanni (Mozart)

Messaggioda MatMarazzi » sab 17 lug 2010, 19:01

Cari amici,
avevo promesso che vi avrei raccontato il Don Giovanni di Cerniakov appena visto a Aix. E benché l'impresa sia ardua (la storia, le relazioni fra i personaggi, le dinamiche psicologiche... tutto rivoltato, riscritto, ripensato) ci voglio provare.

Cerniakov ama la cosidetta "decostruzione" narrativa (come Guth).
E' un procedimento registico di gran moda, che divide il pubblico in fazioni contrapposte.
Anche in questo caso il pubblico si è diviso, fra entusiasti e scandalizzati; niente di strano, direte voi... è così da decenni.
I registi provocano sempre queste spaccature.
No! E invece c'è qualcosa di diverso. Entusiasti e scandalizzati si sono invertiti i ruoli.

Un tempo (negli anni delle prime temerità registiche) era una minoranza "intellettuale" a difendere a qualsiasi costo i registi e i loro stravolgimenti drammaturgici, che - invece - scandalizzavano il più vasto pubblico tradizionale.
A Aix è successo l'opposto. I vecchi intellettuali sono rimasti spiazzati, mentre il pubblico "incompetente" (giovane, vivace, senza preconcetti) si è divertito da impazzire.

A monte di tutto il lavoro di Cerniakov c'è un problema linguistico.
Non è tanto importante la "storia" che ci racconta: coinvolgente, sì, appassionante, ma non importante... non quanto quella che ci raccontavano Da Ponte e Mozart, quella sì intrisa di problemi eterni, filosofici, sui quali ancora ci si scontra a distanza di secoli... libertà contro morale, materia contro spirito, vita contro morte. E' eroe Don Giovanni o semplicemente dissoluto?
E' eroe della coerenza? Eroe della solitudine? Eroe dell'onestà interiore, lui il principe dei disonesti?
Questa è una storia importante!!
Quella di Cerniakov non lo è: è una storia misera e persino un po' squallida, fatta di beghe familiari, di silenzi, di segreti che tutti sanno ma che nessuno può dire. Sembra una storia alla Dinasty o alla Beautiful.
Semmai può assumere importanza per chi voglia riflettere - anche usando il Don Giovanni di Mozart - sui linguaggi e sulle potenzialità espressive del presente.

Ed è in questo senso che il lavoro di Cerniakov è trascinante: è un lavoro di smontaggio calibratissimo e di rimontaggio attraverso l'arte e l'immagine di oggi.
Ce n'è bisogno?
Secondo me sì, perché si ha sempre bisogno di spettacoli "belli" e appassionanti e che ti stimolino il cervello a capire, a seguire, a sorprenderti... che ti costringano a DIVERTIRTI a teatro!!

Come ho detto, Cerniakov svelle l'opera non solo dal suo contesto, ma anche dalla sua storia, si reinventa i rapporti fra personaggi, riscrive completamente la vicenda, usando linguaggi visivi tratti dalla contemporaneità televisiva, a metà fra lo sceneggiato a puntate e il giallo alla Poirot

Gli intellettuali ne escono "oltraggiati"... ma non per la violenza operata sulla storia originale (hanno difeso ben altre operazioni in questo senso) quando per l'immediatezza, la facilità della narrazione, la gustosità "movie style" con cui l'opera viene presentata, senza sovrastrutture filosofiche, senza messaggi criptopolitici o accuse alla società consumistica.
Al contrario (ed è questo che li irrita di più) è proprio il pubblico meno esperto, meno supercilioso a divertirsi come un matto, seguendo col fiato sospeso questa storia di dinastie potenti schiacciate sotto i loro segreti, come in un tabloid.

Immagine


Il pubblico "semplice", anche oggi come sempre, quello più numeroso e stimolante (e che ormai ha perso memoria dei Dongiovanni in calzamaglia e pose secentesche, nè si sogna di invocarne il ritorno) si riconosce perfettamente in questo linguaggio "filmico", in tutti i temi triti messi in campo da Cerniakov, nei contrasti violenti fra membri di una famiglia come tante, dominata dalle vecchie logiche sesso-denaro-immagine.
E si diverte, segue con attenzione, raccoglimento, capisce tutto.

Partiamo dall'inizio.
Il Commendatore è un uomo ricco; tutta la vicenda si svolge nel suo palazzo.
Intorno a lui ruotano grandi interessi (non solo economici); durante l'ouverture egli accoglie a pranzo i suoi parenti, che lo omaggiano come un potente patriarca. Chi non ha visto mille volte la stessa scena alla TV?
I parenti sono la figlia (Donna Anna, una bella e sofisticata signora sui cinquanta) che si presenta col suo più recente compagno (Ottavio) e ...la figlia di primo letto (non si specifica chi è il padre) ossia Zerlina.
Quest'ultima è una tipica adolescente ereditiera, alla Paris Hilton, ossigenata, tutta pepe e piena di amici parassiti, snob e sbevazzoni.
Tra i parenti del commendatore c'è anche Donna Elvira, sua nipote, altra bella signora ma meno "sofisticata" di Anna; più moderna, più solida, vera, pugnace. Essa partecipa alla mensa... con ... SUO MARITO!
Ossia Don Giovanni.
Questo Don Giovanni non è il libertino "filosofo" ed eroico che siamo abituato a vedere. E' un uomo di mezz'età, in piena crisi esistenziale, ancora pieno di carisma, affascinante, ma stanco, provato, instabile, con un difficile rapporto con l'alcool.
Si capisce che è stato un grande seduttore, ma oggi avverte soprattutto il vuoto della sua esistenza, la paura dell'età, la consapevolezza di non essere stato per tutta la vita nient'altro che il marito "bello" della ragazza "ricca".
Elvira e Giovanni non hanno figli; il loro rapporto è fra le cose più belle e poetiche della regia.
E' un rapporto segnato da anni di tradimenti e di silenzi, sprofondato nella freddezza, nella routine.
Eppure si avverte, nonostante tutto, l'amore grandioso che li aveva uniti e che forse, dietro al cinismo e all'aridità, li unisce ancora, più che mai.
Se il matrimonio fa acqua è soprattutto per l'inquietudine di lui: l'uomo a un passo dalla crisi, che beve, trasforma tutto in una festa disperata, si trascina, respira con pericolosa voluttà il fallimento e la solitudine della propria vita.

C'è un ultimo "parente" di cui dobbiamo parlare: Leporello. Parente... non servo.

Questo Leporello (con la pettinatura curata ma ribelle e una lunga frangia che gli cade sulla destra, l'andatura dinoccolata, i modi sempre stanchi ma anche sprezzanti) è il classico "nulla facente" a carico dello zio Commendatore. Un inutile "delicatus" che i troppi soldi hanno reso pusillanime, rinunciatario, perdente.
Non è affatto stupido, solo fiaccato da una vita senza necessità; uno che ha venduto se stesso per la "pappa quotidiana" e che cerca di darsi un tono assumendo arie da dandy.
In effetti è un infelice: normale che cerchi la compagnia di Giovanni. Giocare con l'altro "in crisi" del gruppo è un modo per non pensare alla propria inutilità.

Immagine

(apro una parentesi: voi direte... ma da cosa si potevano intuire tutte queste cose?
Potere dell'immagine! Si potevano tutte intuire dalla strepitosa regia di Cerniakov.
Solo per farvi un esempio, all'inizio dell'Opera, Leporello non sta aspettando Don Giovanni: è in salotto di notte, solo.
Come ogni notte non riesce a dormire, e si rintana in salotto a bere e a lamentare la sua condizione di "mantenuto", che butta via la sua vita, che è considerato uno zero da tutti e che non può fare nulla senza chiedere il permesso...
Il suo "notte e giorno faticar, per chi nulla sa capir" e soprattutto "non voglio più servir" non sono rivolti a Don Giovanni, ma al Commendatore stesso! Sono l'espressione di una volontà - chissà da quanto tempo maturata, ma mai messa in pratica - di mollare tutto, di andarsene, di mandare al diavolo il Commendatore! Evidentemente non sa nulla del fatto che Giovanni è nella camera di Anna a fare sesso. Anzi, la successiva fuga di Don Giovanni, inseguito dalla donna in sottoveste, coglie Leporello di sorpresa, tanto che cercherà di nascondersi.
Questo è solo un esempio, ma è così per tutti i personaggi: Cerniakov ci fa capire TUTTO semplicemente con le immagini e facendo leva sulle nostre abitudini di telespettatori odierni.

Torniamo alla "storia".

Come in ogni famiglia ricca, potente, seguita dalla stampa, saltano presto fuori gli altarini.
Uno l'abbiamo già detto. Donna Anna e suo cognato (Don Giovanni) hanno da tempo una relazione (da quanto tempo? si immagina molto, molto tempo).
Ora però Giovanni vuole chiudere la storia; Anna è una pazza snob e ninfomane. E poi lui sta invecchiando: sta cercando di rimettere in sesto le priorità della vita.
Cerca di togliersela di torno, la respinge, tanto che questa urla; dalle grida è richiamato il commendatore, che giunge in vestaglia dalla sua camera da letto; il suo sguardo si posa sulla figlia (in sottoveste) e sul cognato.
Capisce tutto... Si avventa su Giovanni, Anna gli salta al collo per fermarlo; nella colluttazione - a cui Anna assiste - il Commendatore sbatte la testa contro una libreria. Muore...
Anna fissa il padre, inebetita. Giovanni si sdraia vicino al vecchio... è la sua fine, il crollo interiore comincia adesso.

E' iniziata l'orribile sequela di segreti, di cose indicibili e devastanti in seno alla famiglia.
Anna assiste all'omicidio di suo padre, ma non può testimoniarlo (significherebbe ammettere la relazione col cognato).
Eppure pare che Don Ottavio sappia bene della relazione fra la sua fidanzata e il cognato... lo intuisce ma non ne parla.
Nessuno ne può parlare: nemmeno Elvira, che pure sa tutto.
Quel che è certo è che fra Anna e Ottavio non c'è attrazione.
Ci provano i poverini: durante l'aria della vendetta, Anna cerca di attrarre il fidanzato su di sè, strappandogli la camicia, simulando un approccio selvaggio, ma poi si stacca disgustata... allora ci prova lui - "dalla sua pace" - con un approccio questa volta dolce e appassionato, ma senza migliori risultati...

Ma la tresca Anna-Giovanni e l'omicidio del Commendatore non sono i due soli segreti di quella casa.
Ce n'è un altro ben più terribile.
Lo capiamo quando Giovanni appare nel bel mezzo di un festino organizzato da Zerlina, la figlia di Donna Anna.
Zerlina è tutta contenta perché ha appena trovato un nuovo "tamarro" da esibire agli amici (un Masetto evidentemente di bassa estrazione sociale, probabilmente una guardia del corpo, ultimo giocattolo della ragazza).
Don Giovanni e Leporello fanno il loro ben noto "piombo" alla festa, ma questa volta le cose suonano in modo assai diverso rispetto alle nostre abitudini.

Don Giovanni è serio, è cupo... e se fa allontanare tutti (specie Masetto), non è perchè vuole sedurre la ragazza.
E' perché è in pena per lei: non vuole che "si butti via", non si sprechi con un "bifolcaccio vil".
E' vero che, pur rimanendo abbacchiato sulla sedia, a opportuna distanza, Giovanni tenta la carta della seduzione, ma solo perchè è l'unico modo per farsi voler bene... da quella ragazza, che lui sa... essere sua figlia.

Ecco l'altro segreto immondo che salta fuori.
E salta fuori perché ora, al centro della sua depressione, Giovanni ha bisogno di sentirsi padre, di aggrapparsi alla figlia.
Ma non può farlo apertamente.
Vorrebbe dire ammettere l'antica relazione con Anna e l'aver dato addirittura un figlio alla cognata sarebbe uno scandalo senza precedenti per la famiglia; tra l'altro provocherebbe la fine del suo matrimonio con Elvira e getterebbe nella disperazione la stessa Zerlina, l'unica che a quanto pare "non sa" e che, ingenuamente e inconsapevolmente, è sempre stata attratta dal suo bellissimo "zio"
E Elvira? E' a conoscenza lei di questo spaventoso segreto?
Evidentemente sì, ma tace anche lei... finge di non sapere e di non vedere.
Almeno finché non le si apre davanti un'immagine mostruosa.

Chiariamo una cosa: l'Elvira di questa produzione è una di quelle mogli che hanno subito talmente tanti tradimenti da non prestare ad essi più attenzione del giusto. Oramai, sia pure con amarezza, ci ride sopra.
Quando Don Giovanni sente "odor di femmina" sa benissimo di aver di fronte la propria moglie, la quale chiedendosi sarcasticamente "chi mi dice mai quel barbaro dov'è, che per mio scorno amai" e "vo farne orrendo scempio", lo fissa dritto negli occhi... sorridendo.
Quindi non è per "gelosia" che, vedendo Giovanni abbracciato a Zerlina, irrompe nella camera come un'ossessa trascinando via la ragazza. E' perché sa (come tutti) che è la figlia naturale di lui.
Infatti nel quartetto successivo Elvira rientra con Zerlina che piange convulsamente (ed è a lei, Zerlina, che gli altri personaggi indirizzano le loro espressioni "Cielo che aspetto nobile"). E' evidente che Elvira le ha appena detto tutto.

Il pantano di segreti, mostruosità non dette, vincoli infami tra personaggi sta progressivamente sommergendo tutto.
Non si può più fingere di non vedere; non si può più fingere di essere "altri" (Anna, Elvira e Ottavio si presentano "senza maschere" e guardano ben in faccia Don Giovanni; è lui che - al festino - cerco di mascherarli).
La situazione sta per esplodere. Il carico di umiliazioni e rancori, stretto nella morsa del silenzio, è ormai insostenibile.
Da qualche parte si deve sfogare... ma non nell'ammissione della verità, che farebbe crollare tutti gli equilibri della disastrata famiglia.
No: ci deve essere una vittima, un capro espiatorio.
E' come un brufolo immane che bisogna schiacciare.
E così tutto il rancore si concentra su Don Giovanni, non solo perché in fondo è lui al centro di tutti i segreti (la relazione con Anna, la nascita di Zerlina, la morte del Commendatore), ma soprattutto perché è l'anello più debole.
E' sempre più ubriaco, più nevrotico, sta lentamente diventando pazzo... balla e parla da solo, si vede intorno lo spettro del Commendatore, e il suo cuore rischia di cedere (più di una volta è costretto a slacciarsi la camicia e stringersi il braccio sinistro). Sta colando a picco...

Altrettanto distrutti moralmente, ma... lucidi psicologicamente, gli altri personaggi decidono di giocare a Giovanni un brutto "scherzo".
Ma non uno scherzo simpatico: al contrario, uno di quegli scherzi mostruosi, terrificanti, fatti apposta per demolire una psicologia fragile, un cuore fragile.
Poiché sanno che Don Giovanni ogni tanto vede nella sua testa lo spettro del commendatore (lo hanno saputo da Leporello, ormai loro complice) essi convocano un anziano signore, lo travestono da Commendatore, e fingono di essere tutti a cena con lui. Hanno trovato il modo di far dire finalmente a qualcuno (un attore che recita in un gioco crudele per far crollare un pazzo) la "verità".

Vi descrivo questo finale spettacolare, uno dei più belli che abbia visto nella mia vita.
Alle urla "finte" di Elvira e Leporello, Don Giovanni - barcollando - esce di scena per vedere chi bussa ed aprire lui stesso.
Ma alla porta non c'è nessuno e quanto rientra in scena se li trova tutti lì (Leporello, Anna, Elvira, Ottavio, Masetto, Zerlina) seduti compunti intorno a un tavolo da pranzo e a capotavola ...il Commendatore (la sua espressione sconvolta, il suo urlo muto, proprio mentre in orchestra scoppia l'accordo che apre il finale).
Don Giovanni - pur essendo ormai fuori di testa - fa di tutto per negare ciò che sta vedendo: ride, indica la barba finta dell'attore, si porta via la sedia e si mette in un angolo, dando le spalle alla scena.
Ma quando il falso commendatore continua a urlargli di pentirsi, lui non riesce più a mantenere il controllo.
Si stringe il braccio e casca a terra, piangente, agonizzante, svuotato, distrutto.
Gli altri personaggi pagano l'attore, poi si alzano, si rivestono e dopo avergli indirizzato sputi e insulti, lo lasciano lì, solo... ancora vivo ma praticamente morto, a scontare l'orrore di quei troppi segreti che tutti loro avevano accumulato.

Matteo
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Re: Don Giovanni (Mozart)

Messaggioda Alberich » dom 27 nov 2011, 20:22

Che vi aspettate dal Don Giovanni di Carsen?
Che vi aspettate dai cantanti?
Che vi aspettate dal direttore?
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Re: Don Giovanni (Mozart)

Messaggioda VGobbi » dom 27 nov 2011, 20:50

Alberich ha scritto:Che vi aspettate dal Don Giovanni di Carsen?
Che vi aspettate dai cantanti?
Che vi aspettate dal direttore?

Il massimo dai cantanti, visto il parterre che hanno schierato!
Da Barenbhoim non mi aspetto molto, insomma non mi sembra quel gran direttore che vogliono far credere ... E' poi, diciamolo, il suo Ring che ha inciso e' famosissimo per via del Wotan di Tomlinson. :twisted:
Quanto alla regia, mi sembra che ci siano altri operadicchi che ne sanno molto ma molto piu' di me, ma Carsen sicuramente non e' l'ultimo arrivato, anzi!
Nemmeno noi siamo d'accordo con il gobbo, ma il gobbo è essenziale! Guai se non ci fosse!
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Re: Don Giovanni (Mozart)

Messaggioda Enrico » dom 27 nov 2011, 23:18

Dopo il Don Giovanni di Guth che (anche grazie ai cantanti) ha raggiunto i massimi livelli,
non so che cosa aspettarmi da Carsen: è lui il regista!
Barenboim? spero che tenga insieme orchestra e cantanti e che non sia troppo pesante ...
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Re: Don Giovanni (Mozart)

Messaggioda pbagnoli » dom 27 nov 2011, 23:22

VGobbi ha scritto:
Alberich ha scritto:Che vi aspettate dal Don Giovanni di Carsen?
Che vi aspettate dai cantanti?
Che vi aspettate dal direttore?

Il massimo dai cantanti, visto il parterre che hanno schierato!
Da Barenbhoim non mi aspetto molto,
Quanto alla regia...Carsen sicuramente non e' l'ultimo arrivato, anzi!

Ecco.
Mi pare che Vittorio abbia sintetizzato in poche e semplici parole tutto ciò che anch'io mi aspetto da questo DG.
Non è titolo adatto a Barenboim, da cui mi aspetto suoni turgidi e peccaminosi mentre invece il mio standard ideale è quello barocchista: Jacobs ha - a mio modesto parere - prodotto il miglior DG degli ultimi anni.
Fra i cantanti deploro l'assenza della Garanca, ma per il resto davvero all stars.
E Carsen... certo, non è l'ultimo arrivato, ma i destrutturatori tipo Tcherniakov con cui MM aprì questo thread stanno facendo cose incredibili, per cui mi domando se Carsen, almeno in questo repertorio, non ha un po' segnato il passo...
Sia chiaro: io adoro le regie di Carsen
"Dopo morto, tornerò sulla terra come portiere di bordello e non farò entrare nessuno di voi!"
(Arturo Toscanini, ai musicisti della NBC Orchestra)
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Re: Don Giovanni (Mozart)

Messaggioda marco » ven 02 dic 2011, 19:06

si leggono già commenti addirittura sull'antigenerale, e non esattamente positivi...non vorrei che fosse stata messa, come dire, troppa carne al fuoco, non è sempre detto che grande nome + grande nome + grande nome ecc...faccia sempre = a grande spettacolo
la mia esperienza è che nel Mozart dapontiano non sia possibile prescindere dalla bacchetta, puoi avere i più grandi cantanti, ma senza manico l'opera non funziona
io non conosco le incisioni di B., a parte che hanno già parecchi anni, quindi per me è una vera e propria incognita
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Re: Don Giovanni (Mozart)

Messaggioda Alberich » ven 02 dic 2011, 19:20

Temo molto anche io la direzione, ma staremo a vedere. Mi secca oltremodo avere D'Argangelo al posto di Mattei, ma per il resto mi pare un allestimento pieno di incognite (parte adatta alla Netrebko? Terfel e Mozart ne 2011? Carsen riuscirà a fare uno spettacolo memorabile con un titolo inflazionato nell'ultimo periodo? ecc). Proprio per questo mi pare molto interessante.
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Re: Don Giovanni (Mozart)

Messaggioda MatMarazzi » ven 02 dic 2011, 22:27

Enrico ha scritto:Dopo il Don Giovanni di Guth che (anche grazie ai cantanti) ha raggiunto i massimi livelli,
non so che cosa aspettarmi da Carsen: è lui il regista!
Barenboim? spero che tenga insieme orchestra e cantanti e che non sia troppo pesante ...


Sì, anche per me i tuoi dubbi, Enrico, sono già una sintesi di ciò che vedremo.
E penso che, a parte l'incommensurabile piacere di sentire tutti questi giganti dell'opera oggi in una sola sera, sappiamo già quali difficoltà incontreremo.
L'unica vera incognita (e quindi l'unica ragione di assoluto interesse) resta Carsen.

Carsen è il più importante nome della regia musicale odierna.
E' colui che ha guidato una rivoluzione: a capo di un esercito di registi giovani (inglesi e americani soprattutto) ispiratisi a lui, forte dell'incredibile impatto generato dalle sue immagini sul pubblico contemporaneo, il canadese ha annientato in un sol colpo le due ingombranti tradizioni che ci bloccavano da decenni: quella italiana (dello Zeffirellismo putrefatto e del "dilettantismo intellettuale" alla Ronconi) e quella dell'Euro-Trash sessantottardo di suola tedesca.
Ora, a rivoluzione compiuta, il pubblico finalmente "ama" la regia d'opera... e questo si deve alla rivoluzione di cui Carsen è stato il primo e principale animatore.
Non è qui in discussione se sia o no "il più grande" dei registi musicali di oggi (chi mi conosce, sa che per me un Jones è molto più grande di lui); ma certo è quello di Carsen il volto della rivoluzione che da circa vent'anni stiamo vivendo.

Bene! Nonostante tutta questa gloria e queste responsabilità, proprio lui, che ha scorrazzato per tutta la storia dell'opera, passando dal Ring al Nabucco, da Monteverdi al Musical, dal ciclo Janacek alla Semele... non aveva ancora osato confrontarsi col Don Giovanni, l'opera più ambita da i registi di tutto il mondo.
Non si era confrontato, ma è assurdo credere che non ci abbia pensato incessantemente per tutto questo tempo; impossibile che non si rendesse conto che prima o poi gli sarebbe toccato.
E non solo perché Don Giovanni è uno stretto da cui prima o poi si deve passare; ma anche perché l'opera sintetizza proprio le tematiche sulle quali Carsen si è sempre concentrato: la mitizzazione del quotidiano e l'instabile relazionarsi di verità e finzione...

Da questo allestimento (indipendentemente dal fatto che ci piaccia o meno) ossiamo aspettarci la sintesi di tutta una vita d'artista, un punto fermo nella storia di Robert Carsen e della regia musicale.
L'aver offerto alla nostra povera Italia l'opportunità di tenere a battesimo un simile evento, riscatta Lissner dai tanti, troppi errori commessi finora!

Questo almeno è ciò che penso io.

Salutoni,
Mat
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Re: Don Giovanni (Mozart)

Messaggioda torretower » mar 06 dic 2011, 12:14

Alla fine ce l'ho fatta! Ho trovato i biglietti per l'anteprima dei giovani (stesso cast del 7 dicembre : Chessygrin : )....e che posti! Platea sesta fila!

Passiamo all'opera. Cerco di darvi le mie impressioni. Prima però una premessa: sono giovane e inesperto, non sono in grado di dare valutazioni tecniche come tanti di voi fanno perciò prendete quello che dico con benevolenza e non siate troppo cattivi se alcune cose che dico posso suonare ridicole a voi che di certa avete molta più esprienza di me!

Anzitutto dico che l'allestimento proposto questa volta mi ha decisamente convinto rispetto a quello messo in scena, sempre alla Scala, qualche tempo fa (quello in cui sul palco girava una Vespa bianca per intenderci). Non anticipo nulla per non rovinare il gusto della scoperta a chi avrà la fortuna nei prossimi giorni di vedere personalmente l'opera, dico soltanto che le scelte fatte, pur nella loro originalità e modernità, non disturbano, anzi, si adattano perfettamente all'opera di Mozart.

Oltre alla scenografia ciò che colpisce lo spettatore è il "grado di partecipazione" a cui il pubblico è chiamato. La scenografia, i cantanti e il pubblico si uniscono e tutti, a loro modo, entrano in scena. Questo avviene sia grazie agli effetti scenici, sia grazie ai movimenti degli attori. Anche in questo caso mi fermo qui per non rovinare la sorpresa.

Sul direttore non mi esprimo, sono oggettivamente troppo incompetente. I cantanti, ad un inesperto come me, sono parsi tutti eccezionali. Volendo trovare il pelo nell'uovo ho avuto come l'impressione che Giuseppe Filianoti non fosse totalmente all'altezza del ruolo assegnatoli. Chi invece mi ha più stupito è stato Bryn Terfel nel ruolo di Leporello; non solo una grande voce ma una grande capacità interpretativa.

Unica vera, e mio parere, grande pecca è la "lettura" che il regista fa' dell'opera. L'idea che Carsen vuol far passare, e nel suo intento riesce perfettamente, è che in fondo Don Giovanni sia un modello, una figura positiva, il massimo della libertà. Nell'opuscolo che ci è stato distribuito all'ingresso venivano riportati alcuni passi di Carsen in cui il regista sosteneva apertyamente questa tesi, arrivando, a mio parere, fino all'assurdo. Don Giovanni è il Dissoluto PUNITO. Non è una figura positiva. Certo è affascinante, ma non per quel che fa. E' affascinante per il desiderio di libertà che esprime. Egli, tuttavia, usa male, per tutta la sua vita, la propria libertà, commettendo ogni sorta di male e di questo alla fine deve rispondere. Il Don Giovanni di Carsen invece sembra cambiare le regole. Non esiste più, lo vedrete, la tremenda fine che ci si aspetta, ma, in maniera beffarda, egli trionfa su tutto e tutti. Un messaggio pericoloso quello di Carsen, in cui ciò che rimane, è che in fondo, sia meglio far quel che pare e piace, senza curasi degli altri, poichè alla fine, nessun giudizio ci attende.
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Re: Don Giovanni (Mozart)

Messaggioda Maugham » mar 06 dic 2011, 12:54

torretower ha scritto:Alla fine ce l'ho fatta! Ho trovato i biglietti per l'anteprima dei giovani (stesso cast del 7 dicembre : Chessygrin : )....e che posti! Platea sesta fila!


Che invidia! Io non potrò vedere lo spettacolo dal vivo e mi dovrò accontentare delle cineteletrasmissioni.

Passiamo all'opera. Cerco di darvi le mie impressioni. Prima però una premessa: sono giovane e inesperto, non sono in grado di dare valutazioni tecniche come tanti di voi fanno perciò prendete quello che dico con benevolenza e non siate troppo cattivi se alcune cose che dico posso suonare ridicole a voi che di certa avete molta più esprienza di me!


Figurati! Scrivi quello che vuoi. Non siamo mica agli esami. : Thumbup :

Non anticipo nulla per non rovinare il gusto della scoperta a chi avrà la fortuna nei prossimi giorni di vedere personalmente l'opera,
Oltre alla scenografia ciò che colpisce lo spettatore è il "grado di partecipazione" a cui il pubblico è chiamato. La scenografia, i cantanti e il pubblico si uniscono e tutti, a loro modo, entrano in scena. Questo avviene sia grazie agli effetti scenici, sia grazie ai movimenti degli attori. Anche in questo caso mi fermo qui per non rovinare la sorpresa.


Mi piacerebbe invece molto che tu ce lo raccontassi in anteprima. Non preoccuparti dello spoiler.

Unica vera, e mio parere, grande pecca è la "lettura" che il regista fa' dell'opera. L'idea che Carsen vuol far passare, e nel suo intento riesce perfettamente, è che in fondo Don Giovanni sia un modello, una figura positiva, il massimo della libertà.


Nell'opuscolo che ci è stato distribuito all'ingresso venivano riportati alcuni passi di Carsen in cui il regista sosteneva apertyamente questa tesi, arrivando, a mio parere, fino all'assurdo. Don Giovanni è il Dissoluto PUNITO. Non è una figura positiva. Certo è affascinante, ma non per quel che fa. E' affascinante per il desiderio di libertà che esprime. Egli, tuttavia, usa male, per tutta la sua vita, la propria libertà, commettendo ogni sorta di male e di questo alla fine deve rispondere. Il Don Giovanni di Carsen invece sembra cambiare le regole. Non esiste più, lo vedrete, la tremenda fine che ci si aspetta, ma, in maniera beffarda, egli trionfa su tutto e tutti. Un messaggio pericoloso quello di Carsen, in cui ciò che rimane, è che in fondo, sia meglio far quel che pare e piace, senza curasi degli altri, poichè alla fine, nessun giudizio ci attende.


Già un regista che cambia le regole -e da quello che dici mi pare in maniera convincente- mi mette di buon umore. :D
Aggiungo che, ormai da anni, si è ormai superato il concetto positivo/negativo nei confronti del protagonista. Addirittura -se hai modo di vedere il Dg di Aix- ti accorgerai che siamo dalle parti della... vittima piuttosto che del carnefice. :) Come del resto è accaduto con Carmen. Tu sei davvero convinto che Don Giovanni "commetta ogni sorta di male?". Oppure siamo noi che chiamiamo "male" il risultato del comportamente di chi semplicemente sta facendo muro contro un'insieme di convenzioni?

Grazie del contributo.
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Re: Don Giovanni (Mozart)

Messaggioda pbagnoli » mer 07 dic 2011, 23:13

Alla fine: spettacolo interessante o francamente bello. In attesa della recensione ufficiale del nostro sito, che dovrebbe arrivare domani, vi preannuncio le mie personalissime opinioni:
:arrow: Mattei è un eccellente protagonista, uno dei migliori attuali possibili. È uno dei due trionfatori della serata
:arrow: la Netrebko - che dovrebbe curare un po' la linea, ma è di una bellezza strepitosa - è bravissima. La sua Donna Anna si impone per bellezza del mezzo, proprietà del canto e autorità di un'artista che ormai è alla sua maturità
:arrow: molto più tradizionale la Frittola, ma fa il suo in modo più che decoroso. Diciamo che stride solo il confronto con la Netrebko
:arrow: ancora autoritario Terfel, ma ormai ai limiti per un'operazione come questa
:arrow: Filianoti non fa ascoltare cose indegne e dimostra poi un eccellente controllo del fiato nella sua seconda aria, ma la personalità non è soverchiante
:arrow: Barenboim dirige molto bene, in modo adattissimo a una sera inaugurale. Peccato che la storia esecutiva di Don Giovanni sia ormai andata in altra direzione, ma Barenboim ha le sue idee e non era questa la sera in cui proporre cambiamenti
:arrow: allo stesso modo, la regia di Carsen di cui parleremo più diffusamente domani. È una regia adattissima a una serata inaugurale: Milano e Sant'Ambrogio non si prestano teoricamente alla destrutturazioni di un Guth, di un Tcherniakov o di un Jones. Però la sensazione è che Carsen si sia un po' imbottigliato nelle sue idee registiche senza uscire da un cliché ormai abbondantemente sfruttato. Rimane comunque la sua una tecnica registica da grande professionista della narrazine; e, in ciò, si colloca anni luce al di sopra di chi lo ha preceduto nelle stagioni precedenti la sera di Sant'Ambrogio

Domani, spero, usciremo in nome con un articolo un po' più dettagliato
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Re: Don Giovanni (Mozart)

Messaggioda Chuck » mer 07 dic 2011, 23:28

Sono quasi completamente d'accordo con Bagnoli. Dall'ascolto televisivo sarei più indulgente con Terfel mentre ben poco mi è piaciuto Filianoti che mi è sembrato molto poco intonato e carismatico.
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Re: Don Giovanni (Mozart)

Messaggioda Alberich » mer 07 dic 2011, 23:51

Troppa tensione come a tante (forse tutte) le prime.
Sinceramente ho trovato la ripresa delle voci molto maldestra così come la regia televisiva, quindi rimando un commento a visione dal vivo compiuta...
Pessimo Masetto, Filianoti in lotta con l'intonazione (credo con la tensione, in primo luogo). Per il resto, penso che dal vivo sia uno spettacolo memorabile.
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Re: Don Giovanni (Mozart)

Messaggioda capriccio » gio 08 dic 2011, 0:36

D'accordissimo con Bagnoli fino agli ultimi 2 punti.
Non m'aspettavo un Barenboim così in forma e non capisco le ultime tendenze in fatto di direzione: Baremboim è stato uno dei pochissimi che non mi fa fatto avvertire soluzioni di continuità fra recitativi e arie, che si inserivano in perfetta continuità e disinvoltura e questo è stato un grandissimo pregio; ricordo altresì la perfetta orchestrzione,limpida e cristallina nel corso del difficilissimo concertato a 6 voci, e poi mai fracassone, ma anzi in perfetta armonia coi cantanti e la regia.
Non capisco perchè destrutturare un'opera e poi Mozart per giunta.Il libretto di Da Ponte è perfetto e intoccabile: solo un cretino come Tcherniakov, che evidentemente non ama l'opera(basta gurdarlo in faccia da perfetto "trota") si permette di fare destrutturazioni che lasciano il tempo che trovano.Guth e Jones non destrutturano come fa il russo, sono molto più intelligenti e capaci!
Non è, questo, di certo il capolavoro di Carsen, troppe le cose già viste e riviste e forse anche un po trite, ma ha il merito di rendere assai vivace e travolgente tutto il racconto con un gran lavoro sui cantanti-attori, come pochissimi sanno fare,e con una lettura perfetta, a mio parere, dei vari personaggi, assolvendo decisamente Don Giovanni il meno conformista tra tutti,lo spirito libero per eccellenza, uno che pensa ancora con la propria testa a differenza degli altri omologati alla massa dei non pensanti in un mondo e/o società attuale di anestesia totale! W Don Giovanni!!
E che dire della Netrebko, che a Zurigo 1 mese fa suscitò in me non poche perplessità in donna Anna, completamente trasformata da Carsen perfetta per fisique du role e stupefacente come vocalità. decisamente una delle sue prove più straordinarie, in 9 anni che la seguo assiduamente: la vera,grande trionfatrice della serata!Benvenuta in Italia Anna, ora tornerai più volentieri dopo la incredibile ovazione che hai ricevuto!
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