Lucia di Lammermoor (Donizetti)

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Lucia di Lammermoor (Donizetti)

Messaggioda Pruun » lun 16 mar 2009, 13:01

DYNAMIC da Cagliari

Volevo segnalarvi l'uscita di questa pubblicazione in cd (vabbé, è uscita questa estate a onor del vero).
C'è la vostra amatissima Devia :lol: (che qui, IMHO, fa la sua Lucia migliore cantando sempre benissimo e rendendo il personaggio molto suggestivo) ma, soprattutto, c'è Giuseppe Sabbatini, che fa un Edgardo fantastico.
Innanzitutto canta benissimo, e poi fraseggia con una sensibilità davvero rara, creando un personaggio fragile e quasi isterico che, con la Lucia disegnata dalla Devia (che sfrutta anche le tinte grigiastre del timbro per creare una figura vinta, dimessa, consapevole dell'inutilità della rivolta) forma una bella coppia...
Per me, che pure ammiravo e apprezzavo molto Sabbatini anche prima di questa pubblicazione, è stata davvero una sorpresa.
Sapete che amo abbastanza incondizionatamente sia la Devia che Sabbatini, ma in questo caso credo che si possa parlare davvero di una pubblicazione interessante non solo per i fan.
Qualcuno di voi la conosce?
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Re: Lucia di Lammermoor DYNAMIC da Cagliari

Messaggioda pbagnoli » lun 16 mar 2009, 19:45

A me, dopo una Lucia in disco e una dal vivo alla Scala, non mi ciula più (come si dice a Milano e zone limitrofe).
I motivi li ho già detti talmente tante volte che non li voglio ripetere, per non essere noioso. E tuttavia sono disposto ad ammettere che, per una volta, le possa essere riuscita col buco; oppure che sono io che non ho mai capito una beata fava, di questa sua Lucia.
Nel dubbio mi astengo, anche perché lungi da me l'idea di giudicare senza prima ascoltare.
Mah.
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Re: Lucia di Lammermoor DYNAMIC da Cagliari

Messaggioda Tucidide » lun 16 mar 2009, 23:18

Io ho sentito la sua Lucia della Fonè con Bros ( :? :roll: ), e al di là di una bella esecuzione vocale non mi dice molto.
Non dubito che in questa registrazione possa essere migliore, anche per la vicinanza ad un tenore capace come pochi di fraseggi sfumati e sensibilissimo musicista. Mi si diceva peraltro che ultimamente Sabbatini era alla frutta: di quand'è questa incisione?
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Re: Lucia di Lammermoor DYNAMIC da Cagliari

Messaggioda Rodrigo » lun 16 mar 2009, 23:43

Tucidide ha scritto:Io ho sentito la sua Lucia della Fonè con Bros ( :? :roll: ), e al di là di una bella esecuzione vocale non mi dice molto.
Non dubito che in questa registrazione possa essere migliore, anche per la vicinanza ad un tenore capace come pochi di fraseggi sfumati e sensibilissimo musicista. Mi si diceva peraltro che ultimamente Sabbatini era alla frutta: di quand'è questa incisione?


A me era piaciuta molto la versione Devia-Bros. Anche la direzione mi sembrava non banale, semmai vagamente "gavazzeniana".
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Re: Lucia di Lammermoor DYNAMIC da Cagliari

Messaggioda Pruun » lun 16 mar 2009, 23:47

A me, che son deviato, non piacciono né il dvd della Scala né il cd con Bros. O meglio, sono cantati invariabilmente benissimo, e ci mancherebbe, ma non ritrovo quella commozione che provai alle recite maceratesi del 2003.
Quella stessa emozione che, sarà stato lo spettacolo di Krief che la Devia ha sempre dichiarato di amare molto, ho ritrovato nei cd Dynamic (la registrazione è del 2004) che finalmente, per quanto mi riguarda, rendono giustizia alla Lucia della Devia.
Il tutto sempre e ovviamente IMHO e ci mancherebbe (in questa di Cagliari è bruttina la direzione di Korsten, però)
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Lucia von Lammermoor

Messaggioda Enrico » sab 28 nov 2009, 23:01

Ho cominciato ad ascoltare una "Lucia" in tedesco registrata a Berlino nel 1953 con Maria Stader (Lucia), Ernst Haefliger (Edgardo), Dietrich Fischer-Dieskau (Enrico), Theodor Schlott (Raimondo), Horst Wilhelm (Arturo), Cornelis Van Dijk (Normanno), Sieglinde Wagner (Alisa); orchestra e coro RIAS, direttore Ferenc Fricsay.

La conoscete? ne avete già parlato?
Sono ancora all'inizio del primo atto. La direzione di Fricsay mi sembra interessante. I tagli sono in generale quelli tradizionali (aria di Raimondo, duetto Edgardo-Enrico :( ), ma la cabaletta del baritono nel primo atto è eseguita con da capo. Le tante e tante sillabe delle lunghe parole tedesche stanno un po' strette tra le note composte da Donizetti su misura per i versi di Cammarano: ma non ho il libretto tedesco né conosco la lingua, e dunque non posso giudicare la qualità della traduzione né l'eventuale aderenza del nuovo testo alla musica.
La voce di Fischer-Dieskau appare molto più scura e perfino più potente rispetto alle sue registrazioni più famose. la Stader per fortuna non è troppo leggera (ma la Alisa, al confronto, sembra avere intenzioni da tenore drammatico, forse perché si chiama Wagner : Chessygrin : ): "Regnava nel silenzio" scorre bene, forse in maniera un po' fredda, con qualche difficoltà nel rispetto dei trilli, forse a causa del tempo rapido scelto da Fricsay, anche se in generale le agilità sembrano corrette: "Quando rapito in estasi", anzi "O sel'ge Wonnestunde", sembra voler destare una certa malinconia, ma il tempo anche qui velocissimo potrebbe farci credere che così si eseguisse Lucia prima dell'era Callas/Karajan/Serafin: anche il recitativo d'ingresso di Edgardo è molto veloce: il canto è abbastanza corretto e se vogliamo anche elegante, ma certi accordi orchestrali e la velocità notevole perfino di "Verranno a te sull'aure" mi fanno venire in mente Peerce e la Albanese alle prese con i tempi e gli accordi di Toscanini : Chessygrin : .
Ultima modifica di Enrico il dom 29 nov 2009, 3:39, modificato 2 volte in totale.
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Re: Lucia von Lammermoor

Messaggioda Luca » dom 29 nov 2009, 0:48

Ce l'ho e non mi entusiasma: la Stader è limitata, F. Dieskau è bravo vocalmente, ma lontano anni luce dall'atmosfera dell'opera, peggio è E. Haefliger, tanto che pare migliore il tenore Wilhelm come Arturo. Giustamente Enrico dice della direzione di Fricsay che io definirei un pò elettrica e piuttosto anti-romantica. La traduzione tedesca poi è piuttosto in antitesi con la poetica e tragica vicenda tracciata da Donizetti e Cammarano.
La discografia di Lucia è sterminata e certo quest'edizione lascia il tempo che trova.

Saluti domenicali.
Luca.
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Re: Lucia von Lammermoor

Messaggioda Rodrigo » dom 29 nov 2009, 12:45

Luca ha scritto:La discografia di Lucia è sterminata


Luca hai ragione, ovviamente.
Ma io devo ancora trovare, sarà colpa mia forse, un Edgardo "di riferimento", che ti faccia saltare sulla seggiola, per intenderci. E anche sulla direzione mi sento di dire che di buoni e anche ottimi accompagnatori se ne trovano diversi, ma di edizioni che hanno il loro fulcro in una lettura originale che parta dal podio me ne vengono in mente pochine.
Conscio di aver gettato un paio di sassolini nello stagno (scozzese, ovvio :D) vi saluto.

ps: Cosa non darei per sentire anche un frammento della Lucia diretta da Toscanini! A costo di sentire una ciofeca.
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Re: Lucia von Lammermoor

Messaggioda Tucidide » dom 29 nov 2009, 13:11

Pur con tutti i tagli e alcuni momenti un po' "galoppanti", trovo la direzione di Karajan la più esaltante della discografia: quell'introduzione all'ultimo quadro prima dell'aria di Edgardo sembra un quadro di Füssli. Bella anche quella di Bonynge.
Come Edgardo, dite quel che volete, ma a me Pavarotti piace (più che in altri ruoli celebrati come Riccardo e Rodolfo), e anche Kraus mi sembra molto coerente.
Non impazzisco per Bergonzi, che veramente mi pare in questo personaggio un po' troppo ragioniere.
Come disse Matteo, Corelli aveva il gusto per l'iperbole vocale adatto ad un ruolo come Edgardo. Non conosco però la sua registrazione del Met dei primi anni '70, tranne il "burro e pane" reperibile su YouTube. :D
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Re: Lucia von Lammermoor

Messaggioda Enrico » dom 29 nov 2009, 20:39

Tucidide ha scritto: [...] trovo la direzione di Karajan la più esaltante della discografia [...] Bella anche quella di Bonynge.
Come Edgardo, [...] a me Pavarotti piace [...] e anche Kraus mi sembra molto coerente.


È anche il confronto con Karajan, La Callas, Pavarotti, Kraus, la Sutherland, che rende deludenti gli interpreti della povera Lucia tedesca. Probabilmente nel 1953 rappresentavano il meglio che ci potesse essere: le varie Capsir e Pagliughi e Lily Pons non cantavano per niente male, e avevano i loro bei momenti, ma oggi sembrano decisamente superate di fronte alle Callas Sutherland Scotto Sills eccetera fino alle più moderne Ciofi e Dessay. Non mi sembra che la Stader, almeno nei primi due atti, si allontani troppo dal vecchio modello vocale che, nelle registrazioni integrali degli anni '20-'30 non dovrebbe essere troppo lontano dallo spirito delle rappresentazioni della Toti dal Monte con Toscanini.

Poi venne la rivoluzione, dovuta proprio alla collaborazione della Callas con Karajan: la stessa Callas, nella prima registrazione in studio con Serafin, mi sembra molto più ordinaria rispetto al live berlinese; mentre Serafin, nella seconda registrazione Emi, funziona molto meglio e non solo per via della stereofonia: era sì un vecchio direttore, ma non chiuso di fronte ai progressi dell'interpretazione (nei Puritani di Palermo con la Sutherland, per esempio, riapre moltissimi tagli e mi sembra meno pesante e grigio, pur con un'orcestra non certo nobile e famosa, rispetto alla registrazione Emi): e nel caso della seconda Lucia la Callas era passata attraverso le recite dirette da Karajan a Milano e a Berlino.

La direzione di Karajan, rispetto ai toscaniniani poveri come Molajoli, Tansini e via dicendo, appariva probabilmente molto più "sinfonica" e "romantica" di quanto possa sembrare a noi che abbiamo sentito, dopo, Lucie d'ogni forma e d'ogni età.
Bonynge riapre i tagli, ma in parte torna all'antico, soprattutto nella scelta di certi tempi: non butta via però la lezione di Karajan, e il tempestoso preludio alla scena della torre ne è una dimostrazione: trova però il giusto equilibrio che gli consente di lasciare tutto lo spazio necessario al primedonneggiare della sua illustrissima primadonna. [spezzo il post]
Ultima modifica di Enrico il gio 03 dic 2009, 12:38, modificato 2 volte in totale.
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Re: Lucia von Lammermoor

Messaggioda Enrico » dom 29 nov 2009, 21:00

Tornando al nostro Fricsay, del quale conosciamo splendide e famose registrazioni non solo d'opera, rimane qualche perplessità. Il secondo atto (alias atto I della Parte II) funziona molto meglio del primo: "Per te d'immenso giubilo" non è per niente frenetico né chiassoso, anzi suona sereno come un coro nuziale wagneriano: e come già si notava prima racchiude l'intervento d'un Arturo che tra i tanti tenorini striduli e sgraziati della discografia fa la sua bella figura (mi ha fatto venire in mente l'Arturo giovanissimo d'un quasi debuttante Vittorio Grigolo, di bella presenza ma di voce ai tempi ancora troppo fragile e immatura).

Le scene dialogate tra il tenorino e Fischer-Dieskau funzionano anche bene, e quest'ultimo interpreta con più convinzione rispetto al primo atto, con più accento, qualche mezza voce, qualche frase sussurrata: ragazzo promettente, doveva ancora crescere :lol:

L'accompagnamento di Fricsay è veloce ma ragionevole, molto limpido e corretto: anche se la conclusione del "sestetto" è terribile: accordi in fortissimo intervallati da pause, che preannunciano l'acuto urlato e sgraziato della Stader trasformata in Walkiria: a questo punto preferisco l'urlo della Dessay, che almeno è voluto pensato e meditato.
Chi obbligava la povera Stader ad aggiungere acuti se non la tradizione cinguettante che allora sembrava norma e regola (la leggenda vuol che la stessa cadenza della Toti, che poi è quella della Callas, della Scotto, della Devia -contrapposta alla linea Melba-Tetrazzini-Sutherland- fosse stata approvata se non addirittura scritta dallo stesso Toscanini!)?

Il tenore principale nel ruolo di Edgardo ha voce limpida, tra il lirico e il leggero, timbro gradevole, e canta correttamente, ma in modo un po' monotono e senza grandi intenzioni interpretative: osa perfino il sopracuto terribile e strano previsto dallo spartito nella ripresa di "Verranno a te sull'aure": ma anche in questo caso, lasciati da parte i vari Malipiero e De Muro Lomanto (per nulla malvagio) e l'insolito Pertile, avendo di Schipa e Gigli solo brevi frammenti, mancando all'appello l'immenso Rosvaenge (avete notizia di qualche suo Edgardo?), avendo percorso tutto il cammino che da Di Stefano, Pavarotti, Kraus e Bergonzi (non così malvagio nell'incisione con la Moffo) ci porta fino a Carreras e Bonisolli e ad Alagna e Villazon, da un tenore tedesco degli anni Cinquanta che canta in tedesco e quindi capisce ciò che canta, vorremmo molto ma molto di più che un solfeggio ordinariamente corretto e un fraseggio correttissimo ma scarsamente espressivo: nel finale del secondo atto "Esci fuggi" è orrendamente mutilato come spesso avveniva, e concluso da un altro urlo pseudo wagneriano (proprio la Stader, che cantava i nobili ruoli mozartiani), ma il tempo solenne e marziale scelto da Fricsay, che poi va gradualmente stringendo, fa un bellissimo effetto, sprecato proprio per la scarsa partecipazione dei protagonisti.
Ultima modifica di Enrico il dom 29 nov 2009, 22:56, modificato 1 volta in totale.
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Re: Lucia von Lammermoor

Messaggioda Enrico » dom 29 nov 2009, 22:50

Nel terzo atto (ovvero secondo della parte seconda) la registrazione diventa più interessante. All'inizio la direzione sembra trovare una ordinaria normalità: scorre bene il breve coro iniziale, solitamente non troppo significativo; meglio l'aria di Raimondo, con qualche bel momento; meno bene il coro seguente, nel quale credo che nessuno possa competere col Karajan berlinese.

Arriva poi la Stader, e cerca nel recitativo e nell'aria di essere lirica, dolente, malinconica, ben seguita dall'orchestra e dal flautista. La cadenza che esegue è poi esattamente quella della Dal Monte: ma cerca anche qui di legare, di ammorbidire, di essere in qualche modo espressiva. Poi però, nella chiusa, rallentando e prendendo fiato, spara un altro urlo forzatissimo, raggiungendo quell'acuto "obbligatorio" che comunque non riesce a tenere. Subito Fricsay attacca "Spargi d'amaro pianto", che fila via piuttosto sbrigativamente: nel da capo la Stader fa le prevedibilissime variazioni della Toti e di mille altre dell'epoca: che variazioni sono se vengono fatte sempre allo stesso modo? e conclude di nuovo con un urlo sgraziato.

L'introduzione all'ultimo quadro è lenta e solenne, forse un po' beethoveniana: molto lento anche il recitativo, nel quale finalmente si sveglia anche il tenore e si ricorda di essere Edgardo di Ravensvood. "Fra poco a me ricovero" ha un tempo ancora più lento, e il cantante dà spazio a pianissimi e filature in abbondanza: almeno fa qualcosa di originale e interessante, con la giusta dolorosa e rassegnata mestizia. Poi però continua sullo stesso tono fino alla fine dell'opera, diventando troppo flebile e lacrimoso: alla fine, sempre su tempi abbastanza lenti, più che un suicida moribondo sembra un malinconico sognatore che si sta addormentando in un bel prato prima di venire assunto in cielo tra angioletti svolazzanti: non so quanto ciò possa corrispondere alle intenzioni di Cammarano e di Donizetti, credo poco: a questo punto la stretta finale di Fricsay con accordi secchi e rapidi sembra fuor di luogo, ma forse è di nuovo un ritorno all'ortodossia toscaniniana.

Resta da chiedersi se Karajan avesse potuto conoscere questa registrazione prima delle sue grandi intepretazioni alla Scala e a Berlino, e in che rapporto si ponesse con la tradizione precedente, in parte presente in questa registrazione ma in parte anche, se non superata, almeno rivista già da Fricsay. Prima della Lucia del 1954 Karajan aveva diretto solo un "Don Pasquale" nel 1931, e credo che non abbia mai toccato nient'altro di Donizetti.
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Re: Lucia von Lammermoor

Messaggioda MatMarazzi » lun 30 nov 2009, 12:28

Enrico ha scritto:È anche il confronto con Karajan, La Callas, Pavarotti, Kraus, la Sutherland, che rende deludenti gli interpreti della povera Lucia tedesca.


Questa sì che è una recensione!
Complimenti Enrico.
Finalmente un'analisi crtica che tiene conto della storia dell'intepretazione, dell'evolvere del gusto, dei dettami del tempo che si pone domande e non si accomoda sulle solite tesi (ripetute da decenni)!
Dalla tua analisi ho capito tutto e anche se resta la curiosità di ascoltare un Fricsay, un Haefliger, un Dieskau in questo repertorio, la tua recensione mi ha già fatto comprendere come collocarne il contributo.

Quanto alla tua domanda finale, io ho da tempo la sensazione che Karajan sia arrivato con l'"intuito" e con la maestria tecnica (non era nè un intellettuale, nè un ricercatore, solo uno tipo dalla sensibilità narrativa ed emotiva particolarissimamente spiccata, almeno per me) a ciò a cui Serafin era arrivato con la testa, ma con molto meno fulgore musicale e forza di persuasione.
Ossia, una via per ricollegare il melodramma romantico ai mari tempestosi delle poetiche byroniane, attraverso tempi larghi, sinfonismo descrittivo, sospensione di atmosfere, sonorità e vocalità corrusche e tormentate.
Che la Callas sia stata lo strumento necessario di entrambi non è strano.
E' vero che in Lucia i risultati da lei conseguiti con Karajan sono assai più probanti di quelli con il primo Serafin, ma è anche vero che fu con Serafin - e non con Karajan - che la Callas sperimentò le sue incredibili diavoleria colorisitiche e prima ancora fu con Serafin che osò l'alternanza Wagner-Bellini, audacissima all'epoca.
Tutto questo è molto anti-toscaniniano (alla cui lezione - almeno in questo repertorio - si atteneva a quanto dici persino Fricsay).
Secondo me è stato lo spirito del tempo (gli anni 50) a muovere sulla stessa via- sia pure con capacità e mezzi molto diversi - tanto un Serafin, quanto un Karajan. Bonynge si limitò a raccogliere e scimmiottare, ma in lui - secondo me - l'epopea romantica e la vertigine turneriana sono carta da parati. Erano forse cambiati i tempi.
Quanto alla Sutherland e alla sua monumentalizzazione vittoriana di Lucia, confortevole e monocromatica, è ormai tempo - per me - di rimettere il suo caso sul tappeto.

Salutone e grazie,
Matteo

PS: perchè hai diviso la tua recensione in tre parti?
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Re: Lucia von Lammermoor

Messaggioda Enrico » lun 30 nov 2009, 19:10

Grazie Matteo! come novellino del forum mi sento onorato dal tuo lusinghiero apprezzamento, quasi come se avessi superato un esame d'ammissione :)

Ho diviso la recensione perché quando la finestra in cui scrivo il post è piena non riesco a fare scorrere il testo e le righe cominciano a ballare: forse sbaglio qualcosa, datemi istruzioni se potete.

Spero che rimettere sul tappeto la Sutherland voglia dire discuterne e non metterla al tappeto :)

Non ricordo più quale fu la mia prima Lucia, negli anni'80: forse una selezione in LP proprio della registrazione di Karajan a Berlino (ricordo le prime impressioni: il suono orchestrale luminoso e nello stesso tempo misterioso, la voce della Callas molto più leggera rispetto ad altre registrazioni più taglienti e stridenti tra le poche che avevo, la chiarezza della dizione e la compattezza del suono della voce di Di Stefano, e il vibrato di Panerai), affiancata presto da una selezione della ditta Sutherland/Bonynge/Pavarotti (senza dimenticare il bravo Sherrill Milnes che già conoscevo nel Trovatore e il tonante Ghiaurov con la sua tremenda maestà): ma c'era anche il vecchio film in bianco e nero con Filippeschi e la registrazione video con la Katia e Carreras e il truce Leo Nucci. Forse anche una storia della propria esperienza di ascoltatore aiuta a capire l'evoluzione dei giudizi. Potrà sembrare strano, anzi stranissimo, il fatto che la Devia, sentita casualmente in qualche frammento radiofonico e televisivo, nella cadenza col flauto mi ricordava la Callas (ora so bene che è tutto l'opposto!).

La prima "pazzia" ascoltata consapevolmente era in una cassetta nella quale venivano accostate Toti Dal Monte e Lina Pagliughi: leggendo il fascicolo allegato trovavo scritto che Toti Dal Monte, rispetto alle voci leggere e sbiancate d'inizio secolo, aveva cercato con Toscanini di ridare dignità drammatica alla parte, compensando certi limiti vocali con la virtù interpretativa: anche oggi questo sembra strano, perché la Dal Monte ci sembra anche lei alquanto sbiancata, stridula, affettata e manierata, forse più di altre colleghe precedenti e contemporanee.

Dalla parte del tenore stavano Pavarotti e Carreras, che mi sembravano entrambi seguaci di Di Stefano (penso a come Pavarotti staccava le sillabe di “Qui di sposa eterna fede”, e a come Pippo, pur con Karajan di fronte, si ostinava a cantare “Su questo pegno allò”, proprio lui che si vantava della dizione!), e all’opposto, per diversi motivi, il drammatico antico Pertile e il nobile e distaccato Kraus delle trasmissioni radiofoniche dei primi anni’90, oltre al Lajos Kozma del variopinto film con Anna Moffo nel quale sembravano perfino “audaci” le trovate della pazzia cantata all’aperto sul prato e la visione nel finale di Lucia morta sul catafalco (idea ripresa nell’edizione con la Ricciarelli).

Tra le vecchie registrazioni l’unica che propone una integralità “teatrale”, non musicale, è quella del curioso film con Filippeschi e la Corradi, nella quale molte arie sono accorciate ma le scene non vengono tagliate.

Direttori “moderni” (si fa per dire) come Pretre e Bonynge hanno avuto il merito di riproporre l’integralità (nell’edizione Pritchard/Sutherland c’erano ancora alcuni tagli), e Bonynge forse ha avuto a disposizione il cast più equilibrato: ammettiamo tutti, credo, che Pavarotti è meglio di Cioni, o no? Ed anche meglio, direi, del tardivo Shicoff che affianca la Gruberova nella più tarda incisione di Bonynge: a meno che non si pensi (e all’ultimo ascolto il dubbio mi è venuto) che le incertezze e asprezze vocali di Shicoff non siano volute, per sottolineare il carattere nevrotico e tormentato di Edgardo, ma direi di no, visto che sul podio c’è pur sempre Bonynge (qualche settimana fa l’ho sentito in un’intervista radiofonica: “le regie sono strane, gli allestimenti di oggi sono brutti, non ci sono più le belle voci di una volta, etc.”, che cosa pensate che possa dire uno che ha lavorato per anni e anni con la diva consorte ed altri eccelsi vocalisti?) e visto che Schicoff non è Villazon (interessante e convincente, secondo me, nell’edizione di Orange con la Ciofi).

Avrete notato che non ho detto nulla finora della Caballè: forse perché tra le tante la sua Lucia sta proprio a sé, madre e figlia di se stessa con tutti gli annessi pregi e difetti, con un direttore che non sembra voler dire molto ma anche con un Samuel Ramey che fa la sua bella figura.

La Scotto mi pare di averla citata e mi pare che, con qualche alleggerimento, si possa collocare tra le sorelline piccole della Callas, nel cui gruppo metterei perfino la Moffo pur con certi suoi furbeschi stratagemmi nell’aggirare le difficoltà, arrivando fino alla Aliberti che tra le tante imitatrici è convinta di essere l’ultima erede e l’ultima custode dell’ultimo fioco lumicino callasiano (l’ho vista qualche anno fa a Catania nel “Pirata” di Bellini, da qualche parte devo avere scritto le mie impressioni: in realtà mi interessava di più, in quell’occasione, la presenza di Fisichella).

Torno brevemente a Fricsay che come ho detto mi sembra fermarsi a metà strada tra il vecchio Toscanini e il romantico Karajan, solo per aggiungere che in realtà è difficilissimo immaginare lo stile operistico di Toscanini nel suo periodo scaligero (o prima ancora negli anni del Metropolitan con Caruso): le sue registrazioni d’opera più antiche sono quelle dal vivo viennesi e salisburghesi, molto diverse (se penso al Falstaff) dalle edizioni NBC: e non credo per niente che negli anni ’20-’30 potesse dirigere Traviate come quella del 1946 (è un po’ lo stesso discorso che si fa sul suo Beethoven, in particolare con le registrazioni rifiutate dei primi anni ’30, della Quinta e della Settima, per esempio: il Toscanini che conosciamo meglio non è il Toscanini dei tempi di Verdi e di Puccini: e il Toscanini italiano è spesso diverso da quello americano – penso ai portamenti del “Va’pensiero” nel concerto scaligero, impensabili in altri contesti più “toscaniniani”).

Mi fermo, sto divagando: ho alcune altre Lucie da esplorare (quella con Corelli ce l’ho ma non l’ho ancora ascoltata) e confesso che non mi dispiacerebbe una bella lunga approfondita e ingarbugliata discussione sulla Sutherland e sulle sue varie manifestazioni dal paleolitico ai giorni nostri : Chessygrin :
Enrico B.
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Re: Lucia von Lammermoor

Messaggioda MatMarazzi » mar 01 dic 2009, 3:36

Enrico ha scritto:Ho diviso la recensione perché quando la finestra in cui scrivo il post è piena non riesco a fare scorrere il testo e le righe cominciano a ballare: forse sbaglio qualcosa, datemi istruzioni se potete.


Era un problema che avevo anche io. Poi un'anima buona mi ha spiegato che con l'ultima versione di Explorer occorre impostare la "compatibilità".
Ossia, via su strumenti (in Explorer), quindi "impostazione visualizzazione compatiblità", selezioni e il gioco dovrebbe essere fatto.
Prova e dicci.

Spero che rimettere sul tappeto la Sutherland voglia dire discuterne e non metterla al tappeto :)


Sul tappeto (o se preferisco al tappeto) non va messa la Sutherland, artista gigantesca di per sè, ma la sua Lucia, almeno a mio giudizio.

Forse anche una storia della propria esperienza di ascoltatore aiuta a capire l'evoluzione dei giudizi.


Vero... tante delle contrapposizioni "generazionali" fra appassionati d'opera si spiegano con i diversi imprinting subiti.

Una discussione sul ridimensionamento della Sutherland nei ruoli Donizetti-Cammaraniani è, per parte mia, benvenuta!

Un salutone,
Mat
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