Bignamini, luminosa Quarta di Mahler

sinfonia, cameristica e altri generi di musica non teatrale.

Moderatori: DocFlipperino, DottorMalatesta, Maugham

Bignamini, luminosa Quarta di Mahler

Messaggioda vivelaboheme1 » sab 17 mag 2014, 12:13

Non sbaglia un colpo. E, lo vedi, sul podio e fuori, è una persona ed un artista che esprime gioia di far musica, soddisfazione per ciò che fa ma senza la minima protervia, con "empatia" e una sostanziale serenità d'approccio. E tutto questo "passa" all'orchestra innanzi tutto, e al pubblico.
E studia, studia, studia. E il repertorio si allarga, sempre ad alto livello. Jader Bignamini è tornato sul podio della Verdi (ieri sera, e replica domani all'Auditorium milanese) e ci ha dato una Quarta di Mahler di grande personalità, tutta vissuta sul suono traslucido, che è tipico del direttore ma che qui, in Mahler, richiamava a suggestioni pittoriche (venivano in mente i colori acidi della scuola del Cavaliere Azzurro). Una Quarta modernissima, assolutamente "novecentesca" nei fraseggi e nelle tinte, eppure struggente là dove ha da esserlo. Momento-clou di tutta una lettura da incorniciare, l'esposiziopne del tema dell'adagio da parte dei violoncelli, tenuta da Bignamini ed orchestrali "raccoltissima" nel suono e nella frase, ma appunto, struggente: come è stato il passaggio e l'immersione - nel corso dell'adagio - dalle tinte chiare della prima parte a quelle scure, centrali. Fino alla strepitosa esplosione orchestrale che porta a conclusione il movimento. Ma tutto, la vividezza del movimento iniziale (fantastica la "chiusa" in crescita dinamica dal silenzio), all'originalissima scelta di un secondo movimento tutt'altro che "calmo", anzi vibrantissimo e acido nei suoni (non solo in quello del violino scordato). E fin nei lieder conclusivi, Bignamini ha trovato nell'orchestra totale dedizione, e valida resa espressiva (specie dal secondo lied in poi) da parte del soprano Karina Gauvin , fino alla "chiusa", nello spegnimento nel silenzio. Una Quarta luminosa - opposta, se vogliamo, alla resa "scura" che avevamo ascoltato di recente da Vladimir Jurovskij a Ferrara, ma , e qui sta il bello, altrettanto attendibile.
Grande lettura, che apre scenari ulteriori e nuovi al sempre più interessante direttore cremonese.


marco vizzardelli

(p.s. ho rinnovato nickname per ragioni di e-mail: vivelaboheme 1, solo un 1 in più)
vivelaboheme1
 

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