La Rondine

opere, compositori, librettisti e il loro mondo

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La Rondine

Messaggioda pbagnoli » gio 13 set 2007, 21:25

In questi giorni mi sono ascoltato l'edizione Emi di quest'opera che, prossimamente, sarà oggetto di recensione in home.
A parte il valore intrinseco dell'edizione, mi sono francamente chiesto cosa c'entri quest'opera nella poetica pucciniana.
Voi cosa ne pensate?
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La Rondine

Messaggioda Luca » gio 13 set 2007, 21:57

Personalmente io adoro La Rondine: è un'opera sulla quale, a mio avviso, sono gravati molti pregiudizi, primo il fatto di essere 'minore', quando in realtà la musica e la vicenda ben si armonizzano con tutta la poetica del lucchese. Dà l'idea dell'operetta: è vero, ma il gioco dei sentimenti è quanto mai variegato, nonché ben delineati sono i piccoli ritratti (compresa la voce fuori scena del finale II che rievoca il lampionaio della più giovanile Manon Lescaut), la protagonista decisamente crepuscolare e bravo 'guaglione' che è Ruggero. Anche la vena comica (rappresentata dalla buffa Lisette) è ben dipinta.
L'edizione EMI poi è molto interessante nella resa artistica (Pappano e la coppia Alagna-Georghiu, molto affiatata), nella completezza e anche nella resa fonica.

Questa è la mia idea.

Salutoni, Luca.
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Re: La Rondine

Messaggioda MatMarazzi » ven 14 set 2007, 12:53

Luca ha scritto:Dà l'idea dell'operetta: è vero.


Caro Luca,
intanto grazie perché ho imparato ad amare la Rondine grazie alla registrazione che mi hai inviato.
Bisogna dire che la Rondine "è" un'operetta.
Ma quello che, secondo me, la rende interessante è il fatto che Puccini vi trasferisce ritmi, colori, andamenti da musica popolare americana.
Nel duetto del secondo atto io riconosco, ad esempio, influssi vistosamente da Musical.

Che ne dici?
Salutoni,
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Messaggioda Luca » ven 14 set 2007, 21:43

Nel duetto del secondo atto io riconosco, ad esempio, influssi vistosamente da Musical.
============================================
Accetto questa posizione caro Matteo, ma non è solo La Rondiine a presentare passagi 'da musical': ce ne sono in Bohème e in Fanciulla oltre che in Gianni Schicchi e, puranco, in Turandot. Meno in Tosca e Butterfly.
E' l'universo pucciniano che si inserisce in un'epoca in cui la rivista, il café -chantant si stavano sviluppando.

Che ne 'ri-pensi'?
Salutoni, Luca.
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Messaggioda teo.emme » ven 14 set 2007, 21:55

Premesso che non ritengo La Rondine un'operetta (genere che non giudico affatto minore, o meno elevato dell'opera, anzi..ci sono certe operette molto più raffinate e musicalmente complesse di certe opere), sul discorso degli influssi da musical, io ribalterei la questione: non è che forse, il musical ha attinto a piene mani da Puccini?
teo.emme
 

Messaggioda Luca » ven 14 set 2007, 22:36

io ribalterei la questione: non è che forse, il musical ha attinto a piene mani da Puccini?
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Non è errato ribaltare, ma è un segno che il tipo di musica che Puccini compone si presta ad essere miniera di ulteriori arrangiamenti da parte di coloro che hanno composto i musicals. Non è un limite di Puccini ma genialità compositiva e capacità di accogliere istanze ed innovazioni musicali del suo tempo.

Saluti, Luca.
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Messaggioda teo.emme » sab 15 set 2007, 1:20

Luca ha scritto:Non è errato ribaltare, ma è un segno che il tipo di musica che Puccini compone si presta ad essere miniera di ulteriori arrangiamenti da parte di coloro che hanno composto i musicals. Non è un limite di Puccini ma genialità compositiva e capacità di accogliere istanze ed innovazioni musicali del suo tempo.


Completamente d'accordo...
teo.emme
 

Messaggioda fadecas » sab 15 set 2007, 21:37

Cerco di portare un contributo puntualizzando alcuni aspetti della Rondine che mi paiono significativi, in modo da cercare di rispondere alla domanda di Pietro, ossia come inquadrare nella poetica pucciniana quest’opera apparentemente così anomala e atipica.
Da un lato, il continuo oscillare della protagonista tra verità e finzione, l’estrema ambiguità psicologica che la fa sospesa e ondeggiante fra il cinismo della donna vissuta e disincantata e la nostalgia di una sincerità amorosa che vuole illudersi di rivivere per un’ultima volta, soprattutto come maniera, come “stile”.
In questo senso, si può leggere la scena notturna del secondo atto come una riapparizione fantasmatica, in chiave quasi di citazione metateatrale, del secondo atto di Bohème e nostalgia di una – favoleggiata e presunta più che reale – ingenuità sentimentale.
Dico così perché, in fondo, l’ambiguità e il gioco di specchi fra realtà ed apparenze, illusione e disincanto, sono un filone carsico, oltre che un risvolto molto novecentesco, del teatro pucciniano.
Come leggere altrimenti la dilazione del distacco fra gli amanti concordato e immediatamente smentito nel terzo atto di Bohème, fra illusione che l’amore sia più forte e tentativo di occultare e mistificare nel rimpianto di un sogno amoroso ormai proiettato nel passato quella reale consunzione dei sentimenti, quel silenzio interiore che ha portato la coppia ad un momento di non ritorno? Oppure il gioco al rimpiattino che Butterfly conduce con sé stessa e con il suo contorno, sicuramente a partire dall’inizio del secondo atto, occultando una sconfitta di cui è in realtà pienamente consapevole sotto le spoglie di una assurda speranza – o almeno così me lo hanno insegnato le interpretazioni di una Callas e di una Kabaivanska?
Un tanto per ricordare quanto il gioco di mistificazione sentimentale, così apparentemente estraneo al cosiddetto “naturalismo” pucciniano, non nasca con Rondine.

In questa chiave, la componente viennese operettistica – che credo valga soprattutto come influsso di un clima, di un’atmosfera musicale, a cui Puccini si era accostato, a partire dal fatto che viennese era in quel momento la committenza che gli aveva proposto quest’opera – converge in modo assai pertinente ad inquadrare in modo affatto originale questo lavoro che io sento più delle altre pucciniane pienamente in linea con coordinate mitteleuropee (pensiamo all’ironia crepuscolare del Rosenkavalier, o in campo letterario alle labili novelle di amore e disillusione di uno Schnitzler, che avrebbe potuto essere un librettista ideale per una Rondine … ). Così, anche il gusto della contaminazione fra generi musicali alti e kitsch, e la presenza pulsante dei ballabili, trovano un inquadramento in questa temperie musicale di gusto viennese, a partire dalla quale il passaggio dal valzer al musical è meno difficile di quanto si pensi.

Anche il famoso problema del finale, tormentato e più volte riscritto, è sintomatico di una volontà di Puccini di prendere le distanze da ogni climax emotivo. Il rifiuto del lieto fine, che aveva toccato in Fanciulla, e che qui viene adombrato per un istante e ricusato perché l’apparente appagamento sentimentale che potrebbe derivare dal coronamento della storia amorosa suonerebbe come una sconfitta piena di Magda, che non può e non vuole nascondere sotto la maschera del perbenismo familiare la sua realtà di prostituta di lusso consumata inquieta, e in fondo votata alla solitudine e all’inappagamento, è un gesto di grande ardimento e modernità, segno di una visione della femminilità sempre più frastagliata e ricca di luci ed ombre, presaga delle svolte dei prossimi capolavori della piena maturità – l’insofferenza esistenziale di Giorgetta, l’ostinato e fobico negarsi di Turandot al sentimento amoroso…
Che la motivazione sia quella della lettera della madre, oppure, come nell’altra versione del finale rimasta incompiuta, la prospettiva di ritorno ad una vita brillante e dispendiosa fatta da Rambaldo, il segno di un’emancipazione dagli stereotipi rimane comunque.

Resta poi il problema interpretativo di quets’opera. Perché così poche cantati si sono cimentate con Rondine?
Credo che la difficoltà maggiore sia quella di far fronte alle esigenze di una tessitura abbastanza robusta e accidentata, in linea con le maggiori consorelle, e, al contempo, far vibrare delle corde che in altre opere pucciniane non sono richieste, ossia l’ironia e la leggerezza.
Ben poche cantanti del passato e del presente hanno saputo conciliare questi due aspetti. Nella mia esperienza diretta, sia pure risalente ormai a tanti anni fa, ne ho sentita una dal vivo che vocalmente (e anche dal punto di vista dell’avvenenza scenica) aveva tutte le carte in regola per cantare Puccini, tranne purtroppo il fatto che interpretava Magda come se fosse Violetta - mi riferisco a Virginia Zeani.
Temo che susciterò le ire di qualcuno, ma personalmente rimpiango molto la mancata incarnazione di Rondine da parte della Kabaivanska, di cui nella seconda metà degli anni ’80 era stato preannunciato il debutto a Trieste, poi revocato …
Azzardo una enormità ancora maggiore, spingendomi a dire che un’interprete “ideale” del ruolo di Magda dovrebbe avere nel canto di conversazione la sottigliezza e il disincanto di una grande Marschallin.

Accontentiamoci delle edizioni discografiche, di cui conosco solo quella storica con la Moffo – un po’ zuccherosa ma nel complesso passabile – e quella con la Gasdia, che trovo invece fuori ruolo e troppo arieggiante a Bohème. Non ho mai ascoltato, invece, l’edizione EMI citata in apertura di thread.
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Messaggioda pbagnoli » mar 18 set 2007, 21:33

Io ho rifatto i conti con quest'opera in questi giorni e sono giunto alla conclusione che non sia un'operetta. Saranno state anche queste le intenzioni, ma i risultati sono all'insegna del puccinismo più deteriore con cadute di gusto che, secondo me, annullano tutte le intuizioni musicali.
L'edizione di Pappano è scombinata e pretenziosa
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Messaggioda MatMarazzi » mer 26 set 2007, 22:42

fadecas ha scritto:un’interprete “ideale” del ruolo di Magda dovrebbe avere nel canto di conversazione la sottigliezza e il disincanto di una grande Marschallin..


E non di una Salome? Lo dico perchè esiste l'edizione (in tedesco) cantata da Ljuba Welitsch.
Io ho i brividi tutte le volte che penso a questa monumentale interprete straussiana, Donna Anna per Fuertwangler, Amelia del Ballo con Gui, Salome per lo stesso Strauss... che fa di Musetta e Magda dei capisaldi del suo repertorio.

La conosci?
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Messaggioda stecca » lun 01 ott 2007, 19:43

Nel celebre concerto a Zurigo del 1973 con orchestra diretta da Nello Santi (vd. CD GPO bonus al concerto verona 1969 al Teatro Corallo e qualche giorno dopo il celebre Don carlos in Arena ) Montserrat Caballè canta come bis il bel sogno di Doretta, particolarità (l'aria ovviamente è fin troppo facile per "quella" caballè) MC la canta tutta intera senza prendere fiato.....provare per credere per chi c'ha voglia di sentire un virtuosismo vocale....questa è l'unica cosa che mi viene in mente a proposito della Rondine di Puccini
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Puccini e Strauss

Messaggioda melomane » mer 31 ott 2007, 1:13

<Un’interprete “ideale” del ruolo di Magda dovrebbe avere nel canto di conversazione la sottigliezza e il disincanto di una grande Marschallin..>

<E non di una Salome?>

Non anche di Arabella? Magda anela al vero amore, regina del salotto come Arabella è regina della danza, parole sognanti, figura eterea sempre in primo piano.
Sono presenti anche il tema del travestimento e del cambio di personaggio: Magda deve diventare una grisette per raggiungere il vero amore, Lisette vestire i panni della padrona per "elevarsi" agli occhi di Prunier che sempre tende a innalzar la sua conquista.

Pietro scrive: "mi sono chiesto cosa c'entri quest'opera nella poetica pucciniana".
Sul sito del centro studi Giacomo Puccini c'è un saggio,

"DIETER SCHICKLING, Opere della maturità: da Madama Butterfly alla Rondine (Viareggio, 2007),
http://www.puccini.it/saggi/listasaggi.htm

in cui si parla di "raffinato sperimentalismo della
Rondine (1917), dove Puccini attua una riflessione meta-teatrale che mette in piazza i canoni del suo stesso mondo narrativo".

Si legge anche che la comprensione della "piccola opera" può avvenire solo alla luce delle vicende personali del musicista (allora coinvolto nella relazione con la signora von Stengel) e della cornice storica del periodo bellico. Puccini rifiutava a priori la guerra, prima ancora di valutare le ragioni di parte, e scriveva de "La rondine": "è una specie di reazione alla musica ostica moderna – che è come dite simile alla guerra!"

Devo ancora leggere il saggio, mi scuso se fornisco degli spunti di riflessioni con il "copia-incolla".

Arabellissima serata

Francesco
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Le circostanze de "La rondine"

Messaggioda melomane » mer 31 ott 2007, 13:25

Sempre a proposito della collocazione de "La rondine" nella poetica di Puccini cito dal saggio di Dieter Schickling: "Con il suo laconico stile di conversazione anticipa parecchio il sarcasmo del successivo Gianni Schicchi: un incubo a tempo di valzer, per così dire, nelle menzognere rovine sentimentali della società prebellica alto borghese."
E' interessante notare che dopo la prima Puccini - insoddisfatto della stesura e soprattutto, pare, del libretto - scrisse due ulteriori versioni dell'opera, molto differenti soprattutto nel finale (il debutto avvenne nel marzo 1917 a Montecarlo, la prima italiana nel giugno 1917 al Comunale di Bologna), per cui si renderebbe opportuna un'edizione critica basata sull'ultima edizione, che contiene miglioramenti sul piano musicale.
Non so dire però con certezza quale versione (se fedele e univoca) siamo abituati ad ascoltare.
La poetica dell'opera sembra da vedere in relazione alle vicende contingenti: vi si ravvisa una proiezione rovesciata della relazione sentimentale contingente, il musicista mondano e esperto, sposato, che conosce la giovane Josephine Von Stengel in arrivo dalla Germania.
L'attaccamento del compositore all'opera è notevole se si considera che Puccini volle sciogliere il primo contratto editoriale con una casa viennese contenente l'accordo della prima rappresentazione a Vienna in tedesco per avere i pieni diritti sull'opera e ottenne, con somma soddisfazione anche patriottica, un nuovo contratto con una casa italiana, l'editore Sonzogno, che contemplava la proprietà assoluta dell'opera di musicista e librettista.
Elementi come l'ostilità verso il musicista per un presunto scarso patriottismo e il contrasto con Tito Ricordi, che, succeduto al padre Giulio, tentò di metterlo da parte, sembrano influenzare "sottilmente" l'opera: sarà l'eclettismo di Prunier, "gloria della Nazione", il volo della rondine, l'eterno ritorno, il fiasco di Lisette a Nizza (la Francia attaccò Puccini dopo la prima del marzo 1917 quale "collaboratore" del nemico austriaco)?

Un caro saluto

Francesco
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