Strafalcioni operistici

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Strafalcioni operistici

Messaggioda DottorMalatesta » lun 20 ago 2012, 22:32

Vi sono alcuni "strafalcioni operistici" così irresistibili da far dimenticare la versione originale corretta!
Eccone alcuni:

- Va pensiero sull'ali (recte: ale) dorate (NABUCCO)

- L'amore è un dardo (recte: l'amor ond'ardo) (TROVATORE)

...

Ne conoscete altri?

La mia preferita però è quella raccontatami da un amico, il quale ricorda con affetto il nonno estinto, un melomane ruspante dei tempi che furono, il quale amava alla follia la Làida di Verdi!!! :lol: :lol: :lol: :lol:
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Re: Strafalcioni operistici

Messaggioda Luca » mar 21 ago 2012, 8:39

Una nota conduttrice di show televisivi presentando la cantante che doveva eseguire "Ebben ne andrò lontana" disse che era tratta dall'opera "La Uolli" (pron. ingl. di Wally).
Ben più grave, un'altra volta alla radio, tra gli anni '70 e '80, un conduttore dedusse che, siccome in molte registrazioni Caballé e Domingo cantavano insieme, questi due artisti erano marito e moglie!!!!

Così è il mondo, ma anche... la crassa ignoranza.
Salutoni, Luca.
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Re: Strafalcioni operistici

Messaggioda Tucidide » mar 21 ago 2012, 11:19

Nella versione italiana dei Pescatori di perle, il famoso duetto "Au fond du temple saint" diventa "Del tempio al limitar", che ho sentito una volta chiamare "Del TEMPO al limitar": una variante bergsoniana.
Il mondo dei melomani è talmente contorto che nemmeno Krafft-Ebing sarebbe riuscito a capirci qualcosa...
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Re: Strafalcioni operistici

Messaggioda MatMarazzi » mar 21 ago 2012, 12:24

Un amico mi ha raccontato di quando la Freni si preparò a morire nella Bohème con un "Sono andati FINGENDO di dormire"

Taddei, nel Macbeth di Palermo con la Gencer, invece di dire "Non v'è che vigilia, Caudore, per te!" (ossia non riuscirai più a dormire) dice esattamente l'opposto: "non v'è più vigilia".
Praticamente dormirà tutta la vita il sonno del giusto (come i personaggi della Bohème, capaci di andarsene fingendo di dormire).

Gli strafalcioni, comunque, li possono commettere anche i compositori, quando non afferrano bene il senso delle parole che stanno musicando.
Quello che amo di più è nel Trovatore.
Leonora, preoccupata di far agitare il conte ancora di più e di mettere in pericolo Manrico, si impone di controllarsi, di frenare la sua disperazione, tanto che sussurra fra sè "un sol mio grido perdere lo puote".
E dunque? M'OOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOODI!
:D

Salutoni.
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Re: Strafalcioni operistici

Messaggioda Tucidide » mar 21 ago 2012, 12:29

Beh, se parliamo di strafalcioni momentanei di cantanti in lite col libretto e la lingua italiana, il campione penso proprio sia il già citato Warren.
Nell'Ernani del Met 1956 si rivolge ad Elvira in questi termini:
"Da quel dì che t'ho veduta
bella come un primo amore,
der mia amante m'ha puerduta (???) :shock:
tuo fu il palpito del core."
Il mondo dei melomani è talmente contorto che nemmeno Krafft-Ebing sarebbe riuscito a capirci qualcosa...
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