Backstage: I viaggi avventurosi dei pionieri della lirica
Ridiamo la voce al nostro amico Roberto Marcocci, probabilmente il massimo esperto sui cantanti d'opera di secondo piano, che ci racconta la storia delle compagnie itineranti dei primi del Novecento. Questi generosi Artisti – la maggior parte dei quali rimasti sconosciuti alla maggior parte degli appassionati dei nostri tempi – si assoggettavano ad una vita avventurosa pur di portare l'opera nei posti più lontani ed impensabili. Teniamo conto del fatto che – come già ci ha raccontato Roberto – all'epoca i viaggi non erano per niente facili, l'assistenza sanitaria – già complessa in Patria – all'estero poteva diventare veramente avventurosa (non a caso, come ricorderete, Roberto ci aveva raccontato come fosse necessario godere di sana e robusta costituzione fisica) e i soldi decisamente latitavano.
Troviamo particolarmente affascinante il racconto delle vicende umane non meno che artistiche di questi Artisti che sono stati dei veri e propri pionieri della divulgazione dell'opera lirica nel mondo, e che verosimilmente hanno contribuito all'affermarsi della scuola italiana di canto in ogni angolo del pianeta.
Speriamo che presto Roberto riesca a fornirci materiale audio da proporre ai nostri lettori; materiale che – lo ricordiamo – Roberto ha raccolto in giro per il mondo, salvandolo da un oblio ingiusto. Sentiamo in questo caso l'alto valore documentario di questo lavoro e speriamo che possiate divertirvi anche voi nel leggere queste vicende avventurose.
Un piccolo rammarico: ci mancano le foto di questi grandi avventurieri. Speriamo che Roberto possa farcele avere. Nel frattempo, abbiamo trovato per voi un'immagine del grande Eugenio Giraldoni, che troverete citato nel testo, e che fu il creatore della parte di Scarpia al Teatro Costanzi di Roma, il 14 Gennaio 1900.
Buona lettura!
Riprendo il racconto da dove ci siamo lasciati. Vladivostock meta lontana. Fin là si recava la compagnia Gonzalez. All'epoca solo Germania, Inghilterra e Francia avevano una organizzazione autonoma per le compagnie di canto ed i loro teatri si muovevano altrettanto liberamente. Accanto a loro il Metropolitan di New York che ovviamente attingeva al vivaio italiano ma componeva delle compagnie decisamente internazionali. Tutto il resto del mondo faceva capo all'Italia ed alle loro agenzie teatrali. De Hondt per organizzare l'annuale stagione di Opera Italiana in Olanda scendeva a Milano e si rivolgeva ad una delle agenzie più importanti del tempo, quella diretta dall'ex tenore Egisto Tromben. Erano anni in cui il grande Giraldoni ad un artista affermato, che gli chiede consiglio, dice di venire in Italia e di tentare il successo nei teatri italiani. Solo allora potrà dirsi veramente affermato. Il cantante che arrivava in Italia riprendeva a studiare presso maestri italiani e faceva un vero e proprio debutto italiano. Il sistema dell'epoca prevedeva che ogni teatro, pubblico o privato che fosse, organizzasse un asta per l'assegnazione della stagione. In genere offriva una dote in denaro, chiedeva un numero minimo di recite e la presenza in cartellone almeno di un titolo nuovo. Si presentavano i vari impresari e chi assicurava la presenza del cartellone più interessante e la presenza di qualche big di solito vinceva la gara. Ecco che con un cartellone già pensato l'impresario si rivolgeva all'agenzia che copriva quella zona (in Italia le piazze erano, in ordine decrescente: Milano, Roma, Napoli e Firenze) ed organizzava la compagnia. Normalmente l'appaltatore aveva a disposizione delle date fuori appalto nelle quali era libero di ingaggiare chi voleva ed aveva così la possibilità di far cantare qualche giovane, di accontentare qualche maestro amico (a Milano l'ex tenore Mandolini aveva un rapporto privilegiato con il Dal Verme dove fece debuttare tantissimi suoi allievi). Specie nelle grandi città i teatri spesso si aprivano all'Opera grazie a delle estemporanee cooperative di artisti che si organizzavano per dare spettacoli e queste stagioni duravano fin quando il pubblico correva ad assistervi per poi chiudersi e magari riaprirsi nuovamente con la presenza di qualche nuovo cantante. Erano anni in cui non era raro il caso dell'impresario che scappava con i soldi lasciando in grandi difficoltà gli artisti (penso ad una compagnia attiva in Turchia che abbandonata dall'impresario riesce a rientrare in Italia grazie al proprietario di un teatro che lo offre gratuitamente al fine che gli artisti mettessero insieme i denari per il viaggio). Infine c'era le compagnie itineranti. Spesso era un artista stesso od un direttore ad organizzare la compagnia. Il tenore Balzofiore, nel primo novecento, si recava in India, Ceylon, Filippine. Lo stesso fece il tenore Tornesi in Sudamerica. Accanto ai Massini, ai Balboni (Sicilia e Egitto, Tunisia, Libia), ai Labruna (Grecia, Turchia ed isole), ai Castellano (Europa Orientale e Russia) si muoveva la Compagnia Gonzalez. Direi anzi la grande famiglia dei Gonzalez. Di origini spagnole ma stabilitasi da generazioni in Italia, sul finire dell'Ottocento iniziò a dedicarsi all'organizzazione di compagnie liriche e di lunghe tournèe in Italia ed all'estero. Come tante famose famiglie circensi anche la famiglia Gonzalez era impegnata a vario titolo nella compagnia. Fra le tante tournee quella iniziata nel 1907 fu lunghissima e singolare e percorse in lungo ed in largo Russia, Egitto, Romania, Austria, Polonia in modo da riavvicinarsi periodicamente all'Italia. Durante questi tour le compagnie avevano elementi che restavano stabilmente impegnati mentre altri, al momento della fine del contratto, rientravano in Italia e venivano sostituiti da altri artisti. Nel 1913 la compagnia riprese il consueto giro russo ed al momento dell'entrata in guerra dell'Italia si trovava in Siberia. Le difficoltà di rientro convinsero Giuseppe, organizzatore capo della compagnia, ad allargare il giro verso Cina, Filippine, Malesia, Java e Singapore. Qui fu offerta la possibilità di andare fino in Australia e Nuova Zelanda dove arrivarono nel 1916 per restarvi fino al 1917. In quel momento in compagnia erano impegnati a vario titolo altri quattro fratelli, Giovanni come direttore principale, Ernesto e Rodolfo, sempre come direttori, Arturo, contrabbassista nell'orchestra dove come flautista principale suonava anche Giovanni, figlio di Giuseppe. Il soprano principale della compagnia era invece Ernestina, figlia di Giuseppe, che si era unita alla compagnia da subito. Altra caratteristica particolare dei Gonzalez era l'autorizzazione alla presenza dei consorti che non fossero impegnati a vario titolo nella compagnia, fatto all'epoca veramente insolito per tour così lunghi. Ad integrare la compagnia c'era sempre uno scenografo, vari tecnici, qualche orchestrale e i componenti del coro. Coro ed orchestra venivano solitamente integrati con elementi locali. Infine per i Gonzalez era indispensabile avere vari fiduciari in Italia a quali rivolgersi per cercare nuovi artisti per la compagnia (uno di questi era il tenore Carlo Dani che, ritiratosi dalla carriera, si occupava per conto dei Gonzalez della piazza di Firenze).
Finito il tour e finita finalmente la Grande Guerra la compagnia rientrò in Italia. Trovò un paese totalmente trasformato dai recenti tragici eventi, totalmente diverso da quello che tanti anni prima aveva lasciato dove l'atmosfera tragica che si respirava aveva preso il posto della gaia spensieratezza che aveva caratterizzato gli anni della Bella Epoque. Mi sono sempre chiesto che effetto abbia avuto su molti di loro, che sensazioni abbia provocato ritrovarsi a casa propria in un paese così diverso da quello che avevano lasciato. La Grande Guerra con tutta la rovina che si portò dietro decretò la fine delle compagnie tipo la Gonzalez, compagnie che viaggiavano per anni portando la lirica italiana nel mondo. Personaggi singolari e coraggiosi, con grandi doti di umanità e diplomazia visto che riuscivano a far convivere per lungo tempi gente dalla personalità spesso bizzarra quali erano gli artisti di quel periodo
Roberto Marcocci