Martedì, 23 Luglio 2019

Backstage: Pensieri oziosi di una scrutatrice di schedari - di Adriana Guglielmini

Aggiunto il 24 Gennaio, 2009

PENSIERI OZIOSI DI UNA SCRUTATRICE DI SCHEDARI

E’ cominciato tutto con un esemplare della Guida Tematica Illustrativa al Parsifal compilata dal dott. Guglielmo Bazzi – mi sembra una cattiveria privarlo di quel titolo accademico cui teneva tanto da farselo mettere nel colophon. Questo libretto giaceva offerto al pubblico sul banco di un mercatino e la mia sorella wagneriana non se lo è lasciato scappare. Fa parte di una collana e per la sua utilità – sia chiaro per noi – abbiamo cercato gli altri.
Dall’editore Ricordi non ne sapevano nulla e il sito Maremagnum aveva solo Parsifal, che può anche essere un indizio che ai suoi tempi sia stato un best-seller, ma nel caso specifico era un po’ una beffa.

Le biblioteche ci sono proprio per questi casi e allora via al Conservatorio G. Verdi di Milano che oltretutto ha sede in un bel convento del ‘600 e si ha il piacere di attraversare il chiostro sui passi di Catalani, Ponchielli, Puccini. Anche di Verdi, che si è pur presentato all’esame di ammissione rimediando una bocciatura nel conservatorio che ora gli è intitolato. Non male come rivincita.
La biblioteca ha ancora schedari in legno e schede scritte a inchiostro in un elegante corsivo, potrebbe essere coeva alla fondazione due secoli e passa fa.

Come al solito quando si estrae un cassetto dello schedario e ci si mette a sfogliare le schede, è saltato fuori di tutto e poi dell’altro ancora.
Osservo che nel 1973 il sig. Cecil Hopkinson ha pubblicato un’analisi di 36 edizioni del Tannhäuser: sarò forse troppo impressionabile, ma quelle 36 edizioni mi danno un certo senso di sgomento.
Poi trovo “Arte e Rivoluzione” e “Ebraismo e Musica” in tedesco con date intorno alla metà dell’Ottocento; un rapido controllo e… si, sono proprio prime edizioni.
Scopro che Arrigo Boito è l’autore di una versione italiana del libretto del Tristano e Isotta pubblicato a Milano dall’editore Francesco Lucca nel1876 e anche di una del Rienzi con la stessa stessa data , questa forse mirata alla sua rappresentazione al Teatro Comunale di Bologna proprio quello anno. Invece nell’edizione – sempre Francesco Lucca – del libretto del Tristano del 1888, che riporta esplicitamente la specifica “da rappresentarsi al Teatro Comunale di Bologna” e questa è stata la sua prima rappresentazione in Italia, il nome di Boito appare appaiato a quello di Angelo Zanardini. Invece in edizioni successive del libretto Zanardini è il solo autore indicato per la versione ritmica dell’opera: ufficialmente Boito non approvava più la qualità artistica del testo e molto semplicemente ha ritirato la sua firma. Chissà come è stato contento l’editore…

Tutto questa va a parare su un mio vecchio dubbio. Francesco Lucca, concorrente di Ricordi a Milano, aveva l’esclusiva per l’Italia di tutte le opere di Wagner in seguito a un contratto firmato l’8 agosto 1868 e io credo di poter supporre che questo non sia stato senza conseguenze sulla ben nota difficile accettazione della musica di Wagner presso il pubblico milanese, della Scala in particolare. Non ho affatto intenzione di dimostrare che questa fama di chiusura al nuovo sia stata attribuita a torto, è meglio lasciarlo fare a persone più qualificate; vorrei solo far presente un aspetto economico che può aver giocato un suo ruolo forse neppure marginale.

Partendo dalla constatazione che per un editore musicale non esisteva miglior modo di promuovere il suo catalogo della rappresentazione in teatro di un’opera, è ovvio che se Ricordi - che faceva il bello e il brutto tempo alla Scala - avesse messo in scena Wagner avrebbe solo fatto pubblicità a un concorrente. Non meraviglia quindi che la prima rappresentazione di Wagner in Italia - il Lohengrin nel 1871 - sia stata fatta a Bologna con successive repliche al Teatro Pagliano di Firenze. Nelle altre città italiane c’erano migliori possibilità di allestimenti e l’editore Luccane approfittava, come era giusto che facesse.
La Scala non poteva farsi lasciare indietro da teatri e teatrucoli di provincia, così nel 1873 mette in scena un Lohengrin che alla settima rappresentazione viene addirittura interrotto dai fischi durante il secondo atto: cala la tela su Wagner fino al 1888 quando Lohengrin viene ripreso e trionfa.

Nella storia dell’opera non sono rari i fiaschi pilotati e se Ricordi avesse voluto far cader l’opera avrebbe potuto contare su due grosse briscole. Per quanto riguarda la stampa, il giornale più autorevole La Gazzetta Musicale era praticamente l’organo ufficiale di Casa Ricordi. Poi l’anno in questione è il 1873: sono passati appena 12 anni dall’unità d’Italia e il sentimento antitedesco è tutt’altro che svanito. Gli amatori di musica tedesca per gli “italianissimi” sono traditori dell’Arte Patria belli e buoni, specie se c’è qualche interessato che soffia sul fuoco. Persino chi non condivide l’uso di criteri politici nella critica musicale deve prendere atto che Wagner viene eseguito in Israele solo da pochi anni a causa del suo famigerato antisemitismo.

Intanto nelle altre città italiane Lucca faceva mettere in scena Wagner eccome. Secondo “Wagner in Itala”, A.A.V.V., ERI, Torino, 1982, dal 1971 al 1888 sono state rappresentate a Bologna 12 opere, a Roma 10, a Torino 9, a Napoli 1, a Venezia 7, a Firenze 5, a Trieste 7, a Genova 1, a Padova 2, a Treviso 1, a Parma 2, a Milano 2 alla Scala come si è visto (lo stesso numero di Parma e Padova) più il Rienzi al Teatro Dal Verme nel 1884.

La scelta della data del 1888 come spartiacque è voluta perché è l’anno in cui Ricordi acquista da Giovannina Lucca la sua casa editrice, per l’appunto titolare dei diritti per l’Italia delle opere di Wagner. Adesso vediamo cosa fanno alla Scala nei 15 anni successivi: dal 1889 al 1903 assistiamo a 9 allestimenti, tra cui la prima italiana dei Maestri Cantori. Più in particolare, ben 6 diqueste opere debuttano il 26 dicembre, ossia aprono la stagione.
Per tradizione i teatri rimanevano chiusi durante la Quaresima e l’Avvento, di conseguenza le prima data utile per inaugurare la stagione era proprio il giorno di S. Stefano: qui si sta parlando di 6 inaugurazioni con Wagner in 15 anni.
Se per conservare l’analogia del confronto con i dati precedentemente riportati passiamo a considerare le rappresentazioni totali comprese le riprese ne troviamo la bellezza di 17, mediamente almeno un’opera di Wagner all’anno.

Sia pure tenendo presente che nel frattempo si erano diffuso il consenso su Wagner anche e soprattutto per iniziativa del Comunale di Bologna, cionondimeno davanti a queste cifre mi sento di dire che dopo che Ricordi ha acquistato Lucca, alla Scala è cambiata la musica.
A proposito, al Conservatorio c’erano tutte le guide tematiche del dott. Guglielmo Bassi tranne l’Oro del Reno, ma quello l’ho trovato alla Braidense.

Adriana Guglielmini


Categoria: Backstage

 

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