Sabato, 15 Dicembre 2018

Backstage: Lo stesso Otello visto da un'altra prospettiva

Aggiunto il 03 Dicembre, 2018

Di ritorno da Monaco, alcune brevi impressioni a caldo.
Direzione di Petrenko stratosferica. Ricca, piena di colori, poderosa, ma sempre nitida e precisissima. Forse i ponti lanciati verso alcuni capolavori del '900 sono un po' "immaginifici" e il richiamo continuo agli ottoni della Frau straussiana può essere fuori stile ma il risultato è magnifico. Orchestra straordinaria, fatte salve alcune meccanicità fastidiose nel Brindisi. A sugello della grande prova direttoriale un concertato del III atto da brividi. Petrenko rientra in quel ristrettissimo gruppetto di direttori che sembra abbiano sempre qualcosa di nuovo da dire in opere ascoltate centinaia e centinaia di volte.

Dei due tenori proposti nel ruolo di Otello (Jonas Kaufmann e Jonas Kaufmann) il primo ha cantato i primi due atti, sforzatissimo, delmonacheggiante (senza gli stessi mezzi), affaticato. Il secondo tenore (quello del terzo e quarto atto) molto più morbido, ricco di sfumature, di sottigliezze e con un timbro ambrato soggiogante. Cosa abbia portato alla dicotomia della prestazione ancora mi sfugge.

Anja Harteros è una grande professionista. Molto valorizzata dalla regia canta con onesta professionalità i primi tre atti, talvolta pattinando con leggerezza sulle innumerevoli prescrizioni verdiane in spartito. Nel quarto atto - coadiuvata da una direzione di Petrenko semplicemente sconvolgente nell'unire incredibile lentezza e magico senso drammatico - si risolleva con grande valore, in particolare nell'Ave Maria. Bravissimi Evan Leroy Johnson (Cassio) e Rachael Wilson (Emilia avvenente e pugnace).

Resta Gerald Finley. Che sarebbe uno straordinario Jago anche, e soprattutto, allo Shakespeare's Globe Theatre. Tale è il senso della parola, lo scavo del personaggio (dalla regia portato molto dappresso a Wozzeck), alcune intuizioni geniali nel rendere Jago nevrotico, pieno di tic e di movimenti incontrollati. Davvero superiore. La parte però va anchecantata e non sempre il baritono canadese si è dimostrato in grado di reggere l'intero ruolo. In particolare con a fianco un Otello così baritoneggiante, ha dimostrato di dover forzare per ingrossare e scurire una voce naturalmente più chiara, rendendola meno bella e soprattutto slittando di intonazione in parecchi casi. Nelle parti più "liriche" come il sogno invece il grande interprete è stato supportato anche vocalmente.

Sulla regia concordo in pieno con quanto scritto da Francesco anche se alcuni amici, in particolare Pietro, mi hanno riferito che in video si perdevano alcune impostazioni di insieme che in teatro risultavano molto funzionali.

flipperinoDoc

Categoria: Backstage

 

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