Mercoledì, 25 Aprile 2018

Backstage: La Gioconda a Piacenza

Aggiunto il 21 Marzo, 2018

LA GIOCONDA
Melodramma in quattro atti su libretto di Tobia Gorrio (pseudonimo e anagramma di Arrigo Boito)

Personaggi e interpreti
La Gioconda: Saioa Hernández
Enzo Grimaldo: Francesco Meli
Laura Adorno: Anna Maria Chiuri
Alvise Badoero: Giacomo Prestia
La Cieca: Agostina Smimmero
Barnaba: Sebastian Catana
Zuàne: Graziano Dallavalle
Un Cantore: Nicolò Donini
Isèpo: Lorenzo Izzo
Un Pilota/Barnabotto: Simone Tansini

Daniele CALLEGARI, direttore
Federico BERTOLANI, regia
ORCHESTRA REGIONALE DELL'EMILIA ROMAGNA
CORO DEL TEATRO MUNICIPALE DI PIACENZA


Dopo la pregevole esecuzione della Wally lo scorso anno, il Municipale di Piacenza in collaborazione con il Circuito Regionale dell’Emilia Romagna presenta quest’anno La Gioconda. E lo fa nell’unico modo possibile e immaginabile per presentare quest’opera: credendoci fermamente senza quella stopposissima puzza sotto il naso di certi critici e di certo pubblico. E la scelta viene premiata da un successo a dire poco clamoroso.
Gioconda è un’opera talvolta bellissima, talvolta brutta, ma sempre in grado di infiammare le platee se eseguita con onestà di intenti. Ed è quello che abbiamo visto a Piacenza. Nessuna volontà di mostrarci quello che Gioconda non è, nessuna recondita missione culturale ma una semplice rappresentazione di un’opera che troppo spesso viene dimenticata dai repertori dei grandi teatri (soprattutto in Italia per le motivazioni che tutti sappiamo).

La direzione musicale è affidata a Daniele Callegari. Il direttore milanese è il primo artefice del successo della serata, impostando l’esecuzione in modo sicuro e preciso, gestendo i forti contrasti che caratterizzano la partitura con pulizia di suono anche nei momenti più violenti e truci (e in Gioconda non mancano). Latita un po’ la fantasia è vero, ma l’Orchestra Regionale dell’Emilia

Romagna è tenuta sempre con mano ferma e attenta consentendo anche momenti di estrema bellezza di suono – uno su tutti l’apertura dell’atto finale.

Il vero problema di ogni esecuzione della Gioconda, è inutile nasconderlo, sono i cantanti. Senza un quintetto (almeno) di voci all’altezza la partita è persa in partenza. A Piacenza invece abbiamo interessanti conferme e straordinarie sorprese.

A cominciare dalla protagonista, il soprano madrileno Saioa Hernández, già applaudita interprete lo scorso anno di Wally, che realizza una prestazione maiuscola sia vocalmente sia interpretativamente risolvendo il difficilissimo ruolo della cantatrice con estrema musicalità, precisione e attenzione al dettato musicale. L’ingresso è leggermente trattenuto e il “viviam cantando” non si espande con la potenza desiderata ma la prova è un continuo crescendo dal famigerato “Enzo adorato” fino al Suicidio eseguito con tecnica precisa, ricchezza di armonici e soprattutto senza quelle fastidiose note di petto che alcune cantanti, anche celeberrrime, ci hanno proposto nel corso degli anni. Molto interessanti alcune sottigliezze interpretative, alcuni momenti in cui la voce si rifugia in pianissimi quasi pudichi e altri in cui si sfoga con potenza sonora importante. Il soprano è sicuramente pronto al grande salto per teatri più celebri ma grande merito al Circuito per averla proposta e seguita in questi due anni.

Enzo Grimaldo è un ruolo ingrato e difficilissimo e la scelta di Francesco Meli di volerlo affrontare poteva lasciare perplessi, per un tonnellaggio vocale forse inferiore alle richieste della parte. Invece il tenore genovese – un po’ come in Aida a Salisburgo – non forza mai e lavora quasi di sottrazione, ripulendo la parte di certi effettacci beceri. Forse un po’ debole in “Assassini, quel crin venerando rispettate” ma meraviglioso nei duetti e nella grande aria, cantata con meravigliosi squarci di “luce” e di suono e salutata da unaovazione interminabile. Una prestazione insomma di grande livello e un nuovo ruolo che si aggiunge alla carriera brillantissima di Meli.

Bravissima senza alcuna possibilità di smentita Anna Maria Chiuri, Laura dalla linea vocale bellissima e dal canto ricco di screziature brunite di grande fascino. Così come impeccabile Giacomo Prestia, nel ruolo di Alvise (molto più marito di Laura che capo dell’inquisizione, in questa esecuzione): la voce è sempre importante anche se qualche appannamento inizia a percepirsi.
Al personaggio della Cieca, madre di Gioconda, Ponchielli ha riservato probabilmente uno dei momenti musicali migliori dell’opera “Voce di donna o d’angelo” qui meravigliosamente cantato dalla – a me – sconosciuta Agostina Smimmero, altra cantante da seguire con grande attenzione e soprattutto vera voce di contralto.

Difficile invece giudicare – come quasi sempre avviene – Barnaba, qui interpretato dal baritono rumeno Sebastian Catana che se da un lato evita certe sguaiataggini ormai insopportabili dall’altro eccede dal lato opposto componendo un Barnaba un po’ troppo raffinato (tranne quel finale….. orrendo). La voce però è robusta e perfettamente in grado di reggere tessiture impegnative come questa.

Bravi tutti i comprimari e i due Cori. Coreografia della Danza delle Ore poco rilevante (ma la musica è talmente brutta che i miracoli qui non si possono fare...).

Tradizionale la regia di Federico Bertolani – o forse dovremmo dire di Fiammetta Baldiserri, curatrice delle luci e vera artefice delle atmosfere soggioganti degli esterni di una Venezia protagonista con le sue acque melliflue e malate.

Successo, come dicevo, clamoroso. Bravi, bravi, bravi tutti!

Flipperinodoc

Categoria: Backstage

 

Chi siamo

Questo sito si propone l'ambizioso e difficile compito di catalogare le registrazioni operistiche ufficiali integrali disponibili sul mercato, di studio o dal vivo, cercando di analizzarle e di fornirne un giudizio critico utile ad una comprensione non sempre agevole.