Mercoledì, 20 Settembre 2017

Backstage: Don Giovanni alla Scala - di Fabrizio Meraviglia

Aggiunto il 09 Maggio, 2017

Teatro alla Scala, stagione 2016/17, sabato 6 maggio 2017

Wolfgang Amadeus Mozart
DON GIOVANNI

Dramma giocoso in due atti
Libretto di Lorenzo Da Ponte
(Edizione Alkor-Baerenreiter, Kassel. Neue Mozart Ausgabe e cura di Wolfgang Plath e Wolfgang Rehm; rappr. per l'Italia Casa Musicale Sonzogno di Pietro Ostali)

Coro e Orchestra del Teatro alla Scala
Produzione Teatro alla Scala

Direttore: Paavo Järvi
Regia: Robert Carsen
Scene: Michael Levine
Costumi: Brigitte Reiffenstuel

Don Giovanni: Thomas Hampson
Commendatore: Tomasz Konieczny
Don Ottavio: Bernard Richter
Donna Anna: Hanna Elisabeth Müller
Donna Elvira: Anett Fritsch
Leporello: Luca Pisaroni
Zerlina: Giulia Semenzato
Masetto: Mattia Olivieri

Torna in scena, per un mese, il grandioso spettacolo di Robert Carsen che inaugurò la stagione 2011-2012. Non ci dilungheremo molto sulla regia, che probabilmente molti hanno avuto modo di vedere già in teatro, in tv o in DVD, ma c’è da dire che la spettacolare regia teatrale del regista canadese quale immenso omaggio al Piermarini merita di entrare stabilmente in repertorio ogni lustro. Difatti la prima di sabato 6 maggio ha visto un tutto esaurito: accanto agli abbonati del turno C si è vista una folta partecipazione di turisti attenti e interessati. Il tutto per una serata elegantissima, quasi un’atmosfera da Sant’Ambrogio o, forse meglio, da Haus für Mozart.
Se la regia era abbastanza nota, ma comunque una sua nuova visione non ha annoiato per nulla, nel cast e nella direzione abbiamo avuto un rinnovamento totale rispetto a sei anni fa. E sinceramente le cose nel complesso hanno destato molti più motivi di interesse rispetto alla precedente edizione. Se possiamo generalizzare in questa produzione possiamo parlare di “lettura tedesca” rispetto a una lettura decisamente più“italiana” operata precedentemente.
Personalmente avevamo molte speranze nella direzione di Paavo Järvi. Il direttore estone non ha del tutto soddisfatto le attese. La sua non è stata una lettura di grande stravolgimento interpretativo e in alcuni punti ha difettato di tenuta d’insieme. Direi che il suo intento principale sia stato quello di creare forti contrasti timbrici, non tanto nelle parti più concitate del dramma quanto più nel creare morbidezze e volumi quasi barocheggianti per la parti più intime, liriche o anche scherzose. Ne escono così vincenti pagine quali “Or sai chi l’onore” oppure l’aria di Zerlina, ma anche il duetto Don Giovanni-Commendatore del secondo atto non acquista affatto quell’effetto di pietra tombale solitamente impressa ma piuttosto di traslucenza da oltretomba, con stupende trasparenze dei clarinetti e fagotti. Järvi ha preferito contenere le sonorità a tutto vantaggio di un cast di straordinarie voci lirico-leggere. Bene lo hanno seguito l’orchestra e il sempre professionalissimo coro.
Dopo averla già sentita quale Zdenko nell’”Arabella” straussiana, nutrivamo molta attesa per il debutto scaligero e nella parte della Donna Anna della giovane Hanna Elisabeth Müller. Il suo è un bellissimo timbro in tutta l’estensione, molto sensuale e accattivante, sostenuto da una tecnica invidiabile anche e soprattutto nel registro acuto e da un volume non indifferente; crea un personaggio mozzafiato. Da riascoltare e rivedere tante volte...
Quali altre voci femminili facevano da contraltare la Donna Elvira di Annett Fritsch e la Zerlina di Giulia Semenzato. Annett Fritsch è forse in alcuni passaggi un po’ troppo ruvida, un po’ troppo impetuosa e impulsiva, senza troppo curare intonazione ed emissione, ma comunque sa dare risalto bene alla figura di Donna Elvira. Molto bene invece Giulia Semenzato (di cui avevamo recensito un suo recital in arie di Cavalli) che ha creato una Zerlina di primissimo ordine, semplice, fresca egiovanile, senza troppi fronzoli.
Passiamo al reparto maschile. Liquidiamo velocemente il Commendatore di Tomasz Konieczny: rozzo, pronuncia pessima, ingolato, inadeguato. Non riusciamo a capire come tale cantante possa calcare i maggiori palcoscenici mondiali (e per di più in ruoli ben più impegnativi di questo e pure con alto gradimento di pubblico). Mattia Olivieri conferma invece il trend positivo delle ultime apparizioni scaligere: timbro fresco, giovanile, ma anche molto di carattere, creando un bel Masetto, non il solito contadinotto irriverente. Benino invece il Don Ottavio di Bernard Richter: finalmente una voce dal timbro morbido, caldo, pieno di ossatura armonica e non il solito tenore pallido e insipido. Però pare stesse partecipando più a un Liederabend che a un dramma: praticamente non abbiamo notato un solo accento drammatico nella sua interpretazione sebbene avesse l’input di una Donna Anna quale quella della Müller. Davvero un peccato.
Avevamo già avuto modo di ascoltare il Leporello di Luca Pisaroni a Salisburgo tre estati or sono e confermiamo che Pisaroni si impone come uno dei migliori baritoni italiani nei ruoli leggeri/di carattere. Oltre a una perfetta adesione scenica, fondamentale per questa tipologia di ruoli, Pisaroni evidenzia una perfezione assoluta nell’uso del sillabato. Speriamo di trovarlo più spesso anche in Italia, a partire dal ROF 2017 nel quale debutterà quale Asdrubale ne “La pietra del paragone”.
Lasciamo per ultimo il grande della serata, colui che in mezzo a tante voci fresche è parso essere il collante e il coacher di questa ripresa: Thomas Hampson. Il baritono americano, ormai verso il termine della propria carriera, si è trovato a debuttare per la prima volta sul palcoscenico scaligero impegnato in un titolo operistico. Purtroppo, e ovviamente, non si è potuto ascoltare quel poderoso Don Giovanni che impersonava nel bel mezzo della propria carriera, ma la voce ha retto perfettamente lungo tutto ilcorso dello spettacolo, dando prova della sua consueta sensibilità più nella parti liriche (sbaloriditivo il recitativo e l’attacco di “Là ci darem la mano”) che in quelle più concitate (deficitario “Metà di voi qua vadano”). Resta comunque la prova mastodontica di uno dei più grandi cantanti degli ultimi cinquanta anni.
I pochi e timidi apprezzamenti a scena aperta si sono tramutati in un interminabile e torrenziale applauso al termine dell’opera per tutti gli interpreti, con picchi in crescendo per la Müller e per Hampson.
Un bello spettacolo per aprire l’imminente estate, che per la sua eleganza e il suo calore ha ricordato le fresche serate salisburghese. Chi può non si perda questa ripresa!

Fabrizio Meraviglia

Categoria: Backstage

 

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