Giovedì, 17 Agosto 2017

Backstage: La gazza ladra a Milano, o della psicopatologia della vita quotidiana

Aggiunto il 14 Aprile, 2017

LA GAZZA LADRA, ovvero le psicopatologie della vita quotidiana, solo se in diretta radio….

Le contestazioni fanno parte della vita di un teatro d’opera, si sa. Quando però avvengono con le modalità della scorsa serata alla prima della Gazza Ladra alla Scala, qualche dubbio sull’intelligenza e l’onestà intellettuale dei contestatori è sicuramente lecito.
Ci si chiede che senso possa avere contestare già dal termine della Sinfonia. Chi contestavate da lassù? Chailly? Così presto dopo pochi minuti, dopo averlo incensato in altre esecuzioni? Difficile da credere. Contestavate la Compagnia di Colla e Figli? Spero di no, se non altro per l’istituzione che rappresentano, oltre al divertente teatrino nel teatro creato per l’opera. Contestavate l’acrobata Francesca Alberti, Gazza e vero deus ex-machina dello spettacolo? Spero di no per la vostra intelligenza. Qualcuno mi ha suggerito che contestavate il Teatro per la pessima Anna Bolena. Scelta condivisibile anche visti gli esiti orridi dell’opera ma contestarla durante la Gazza Ladra mi par come il marito che si taglia l’attrezzo per far dispetto alla moglie. E mi si passi il francesismo.
O forse contestavate (mi piacerebbe dirti “contestavi, mio caro” perché tutti sanno chi sei) solo perché c’era la diretta radiofonica e quindi l’ipertrofia smisurata di un ego altrimenti confinato in un triste anonimato cercava affermazione? Sarà! L’esito della contestazione però – grazie alla contro contestazione del resto del teatro – ha sortito gli effetti contrari. Suggeriamo ai nostri amici di non tornare a teatro la sera del 15 ma di attendere il 18 quando la diretta RAI e Cinema offrirà loro un palcoscenico ben più ampio, a patto però di rimanere ben nascosti dietro la seconda galleria…
Torniamo a parlare di musica: sembra incredibile ma la Gazza Ladra mancava dal teatro che l’aveva vista nascere proprio da quelle rappresentazioni. Chailly opta per una direzione estremamente fisica con tutti isuoi pregi e i suoi difetti. Una direzione che guarda stilisticamente e storicamente avanti, non scopre le radici di Rossini ma ne esalta le sue anticipazioni. In un’interessante intervista Chailly ha parlato dei legami tra Rossini e le Sinfonie di Mahler, legami intensamente voluti e ricercati dal direttore sia in termini di colori sia in termini di effetti orchestrali. Quanto questo sia stilisticamente corretto non lo so, ma l’idea di Chailly è chiarissima, portata avanti con cura e perfezione, con un suono orchestrale intenso ma perfettamente sensato che trova nel concetto della condanna a morte un suo punto focale (l’esecuzione della marcia funebre della scena IV è semplicemente da brividi). Tanto basta per definirla una direzione interessantissima, personale, coraggiosa di quelle che lasciano il segno e ti rimbomba nelle orecchie per giorni e giorni.
La regia di Gabriele Salvatores è stata probabilmente il bersaglio più definito delle contestazioni finali. Personalmente mi è piaciuta molto perché è piena di momenti di teatro nel teatro che – pur certo non nuovi – hanno contribuito a rendere movimentate anche alcune situazioni più statiche. L’apporto della Gazza – straordinaria nei suoi movimenti folli su e giù per il teatro – si è rivelato fondamentale, così come il teatrino delle Marionette e una serie di trovate particolarmente affascinanti. Sicuramente una regia che si apprezzerà molto in televisione, dove i meccanismi continui e incalzanti troveranno una collocazione più “ordinata”. Il grande lavoro di Salvatores però si vede nei cantanti e "sui" cantanti, alcuni giovani ma già promettenti stelle rossiniane ad alcuni più esperti che grazie allo straordinario carisma teatrale e a movimenti sempre in linea con le scelte registiche e musicali hanno creato uno spettacolo saporito.
Bravissima la Ninetta di Rosa Feola (ovviamente un po’ contestata….): bella voce, ben posizionata, dalle agilità fresche e pulite, senza scollature nei registri. Ottimaanche come attrice. Bravo anche il Giannetto di Edgardo Rocha (possiamo non protestare un po’ anche contro di lui…) estremamente spigliato in scena, dalla dizione chiarissima e dalla vocalità pulita. Brava la Iervolino come Lucia, un po’ meno la Malfi, Pippo dalla voce un po’ debole e in una parte probabilmente non adatta.
Straordinario Alex Esposito, voce sempre bellissima, potente, sonora e recitazione da vero animale da palcoscenico, insomma un Fernando da manuale. Così come il Gottardo di Michele Pertusi, la cui voce risuonava potente e ricchissima in sala. Ottima anche la prova di Paolo Bordogna, sempre gran maestro nel mettere il senso della parola e la dizione al centro della sua bella vocalità. Bravi tutti gli altri e ottimo il Coro.
Del vergognoso post curtain call (vogliamo chiamarla Gazzarra?) preferisco tacere. Qualcuno ne ha biecamente approfittato per avere pubblicità ulteriore, qualcun altro per sentirsi ancora custode dell’arte, qualcun altro per divertirsi e trovar senso e vita al teatro. I giapponesi guardavano verso l’alto divertiti e perplessi, gli americani stupiti e incuriositi. Io con mestizia – e diabolico piacere – notavo come la psichiatria non abbia mai preso in considerazione i teatri e i loro abitanti.
docFlipperino


Categoria: Backstage

 

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