Giovedì, 17 Agosto 2017

Backstage: I Maestri Cantori di Norimberga a Milano - di Fabrizio Meraviglia

Aggiunto il 17 Marzo, 2017

Teatro alla Scala, stagione 2016/17, giovedì 16 marzo 2017

Richard Wagner
DIE MEISTERSINGER VON NÜRNBERG

Opera in tre atti
Libretto di Richard Wagner

Coro e Orchestra del Teatro alla Scala
Produzione Opernhaus di Zurigo

Direttore: Daniele Gatti
Regia: Harry Kupfer
Scene: Hans Schavernoch
Costumi: Yan Tax
Lighting Designer: Jürgen Hoffmann
Coreografia: Derek Gimpel
Video Designer: Thomas Reimer

Eva: Jacquelyn Wagner
Magdalene: Anna Lapkovskaja
Hans Sachs: Michael Volle
Sixtus Beckmesser: Markus Werba
Stolzing: Michael Schade
David: Peter Sonn
Pogner: Albert Dohmen
Kothner: Detlef Roth
Hans Foltz: Miklos Sebestyen
Der Nachtwächter: Wilhelm Schwinghammer
Hans Schwarz: Dennis Wilgenhof
Hermann Ortel: James Platt
Konrad Nachtigal: Davide Fersini
Balthazar Zorn: Markus Petsch
Kunz Vogelgesang: Iurie Ciobanu
Augustin Moser: Stefan Heibach
Ulrich Eisslinger: Neal Cooper

“Die Meistersinger von Nürnberg” mancava alla Scala da tanti, troppi anni e finalmente è stata messa in scena una produzione che prova a mettere una toppa a questa assenza. Visto che l’opera tratta di un concorso canoro provo a raccontare come è andata dando voti ai vari componenti e personaggi che hanno dato vita allo spettacolo.

DANIELE GATTI E ORCHESTRA – VOTO 9+ - Dopo il primo atto ero abbastanza spento: lo spettacolo tardava e faticava a decollare, non brulicava di quella passione che arde in Walther von Stolzing. Poi durante il secondo atto e, ancora di più, nel terzo atto l’orchestra ha dato davvero il massimo (a parte alcune imprecisioni di ottoni e qualche fiato, assolutamente perdonabili). La lettura di Gatti è davvero un magma incandescente che nasce soprattutto dalla parola e dal contesto teatrale, è multisfaccettata,rendendo il comico davvero comico (ma mai ridicolo) e il dramma veramente umano. Stupendo a mio avviso il terzo atto: Gatti e Volle ci regalano un monologo da storia della musica, così come veramente emozionante il duetto Eva-Sachs. Concertazione poi da brividi è stato il quintetto, sebbene non tutte le voci erano allo stesso livello. Si dice spesso che Gatti è maestro nelle parti liriche, ed è senz’altro vero, ma ieri sera si è potuto apprezzare anche come abbia impresso una interessante logica all’architettura della mostruosa partitura, così anche come sia stato veramente impeccabile nelle parti maggiormente concitate: da lasciare a bocca aperta è stato il corteo di ingresso dei Meistersinger nel terzo atto. Come espressamente dichiarato in alcune interviste, Gatti ha dato una lettura tendenzialmente brillante, sonoramente leggera all’opera ma ha saputo giustamente guardare anche ai ponti con il passato e ai “grandi maestri tedeschi”: Bach e la musica corale, Mendelssohn e Schumann. Una delle più belle concertazioni wagneriane mai sentite e alcuni meccanismi non potranno che migliorare nel corso delle recite!

MICHAEL VOLLE – VOTO 8.5 – Michael Volle è vero protagonista del palcoscenico; quando entra in scena è capace di dare svolta all’azione. La linea di canto e il fraseggio non sono sicuramente più fluenti come qualche anno fa quando iniziò a interpretare il ruolo, ma ne ha guadagnato in esperienza e in creazione del personaggio. I suoi due monologhi sono rocciosi, precisi, torniti, dallo stile e dal fraseggio impeccabili.

MARKUS WERBA – VOTO 8+ - Markus Werba è un ottimo contraltare a Volle: punta il personaggio sul lezioso e non sul buffo caccoloso e ne esce un’idea di Beckmesser semplicemente perfetta, sopratutto se inserita in una chiave di lettura applicata alla realtà contemporanea. Il volume non è fluviale come Volle, ma ha un bel gusto nel porgere la linea di fraseggio e di parola: preciso e funanbolico il suo intervento alcontest.

PETER SONN – VOTO 8 - Il giovane Peter Sonn potrebbe iniziare a pensare di dedicarsi a parti più complesse: bel volume, splendido timbro, un buon amalgama tra brunito e nitidezza, unito a bella presenza scenica, fraseggio e tecnica impeccabili. Avvincente, credibile e appassionata la sua descrizione di cosa sia un maestro cantore nel primo atto.

ANNA LAPKOVSKAJA – VOTO 7 – Avevo avuto modo di apprezzare Anna Lapkovskaja ne “La sposa dello zar” di tre primavere fa sempre sullo stesso palcoscenico. Il suo strumento vocale è decisamente affascinante, dal bel volume ma in alcuni casi la tecnica e lo stile sono perfettibili. Comunque direi assolutamente più che discreta.

JACQUELYN WAGNER – VOTO 6 - Jacquelyn Wagner è uno di quei soprani che si danno a tutto: Mozart, Strauss e persino Puccini e Verdi. Questo era un debutto in un ruolo principale di un’opera di Wagner (a quanto mi risulta). Il timbro è anche bello, composto e pulito, ma il volume è pressochè inesistente; così come purtroppo si sente che il suo fraseggio non è avvezzo a Wagner.

ALBERT DOHMEN – PREMIO SPECIALE - Albert Dohmen ha una carriera mozzafiato, praticamente tutta incentrata su ruoli straussiani e wagneriani. Sta ripiegando ora su personaggi meno pesanti vocalmente e fisicamente (lo sentì per esempio come credibilissimo Waldner in “Arabella” a Dresda) ma che riesce comunque a rendere al meglio. La voce ormai è quello che è, ma ha carisma da vendere.

MICHAEL SCHADE – S.V. – Non è stato annunciato indisposto, ma probabilmente lo era. Praticamente pessima anche se ingiudicabile la sua prova. Non nutrivo molte speranze perchè vedo facilmente risolvibile la parte di Walther da una vocalità come la sua (a mio avviso un falso tenore “tedesco”), per altro inficiata da un timbro spesso sgradevole e dal fraseggio sgraziato. Inoltre ha “aggiustato” durante tutto il corso della recita, con acuti non eseguiti alla fine delprimo atto, e un evidente tracollo nel terzo atto quando era udibilissimo il vociare del suggeritore che tentava di imbeccarlo. Lascio il beneficio del dubbio a chi assisterà alle recite successive...

CORO, MAESTRI CANTORI E APPRENDISTI – VOTO 8 – Il coro ha avuto il non facile compito di cantare dislocato sulle numerose impalcature che compongono la scena, e tutto sommato ne è uscito indenne. Il gruppo di Casoni ha dato prova di buona scansione e bel corpo e timbro sonoro. Apprezzabili e frizzanti sono state anche le voci che componevano il gruppo degli apprendisti che avevano l’avventuroso compito di arrampicarsi sulle impalcature; autorevoli ma anche briosi e veri attori il gruppo dei maestri cantori, che ha avuto un significativo picco nel Kothner di Detlef Roth, ottimo professionista cresciuto a Zurigo e Berlino. Un lusso poi era avere il solido Wilhelm Schwinghammer quale guardiano notturno.

HARRY KUPFER – VOTO 8+ – La regia proveniva dall’Opernhaus zurighese, teatro in cui Pereira ha lavorato in passato. Harry Kupfer (che si piglia la dicitura di “gran vecchio del teatro tedesco” e il cui spettacolo alla Scala è rimontato da Derek Gimpel) sposta la vicenda dopo l’ultimo conflitto globale, tra le macerie proprio della chiesa di Santa Maddalena di Norimberga, illustrando come l’uso della democrazia e i valori del popolo portino a superare i momenti di crisi e a portare a termine la ricostruzione. L’impianto scenico fisso e roteante di Hans Schavernoch è davvero notevole ed è utile a muovere le masse senza optare per alcun cambio di scena, se non qualche addobbo allestito durante gli intervalli (come l’albero apparso nel secondo atto). I video di Thomas Reimer, che raffiguravano lo skyline della città tedesca nell’evolversi degli anni, hanno invece dato qualche problema nel corso del secondo atto. Quello comunque che non è mai mancato è stata una solida guida dei cantanti, ovvero una vera e sana regia: forse più povera nel primoatto mentre prende davvero il sopravvento degli ultimi due atti. Incandescente è anche la coreografia e la gestione delle masse dello stesso Gimpel, così come i relativi costumi, per il corteo del terzo atto, ben riuscito, sufficientemente circense senza cadere nel pacchiano.

PUBBLICO – S.V. – Anche il pubblico era ingiudicabile in quanto praticamente assente. Han dovuto riempire il teatro con promozioni per i giovani e dando i biglietti agli studenti dell’accademia. Durante i due intervalli poi i buchi si sono ampliati fino ad avere praticamente vuoti palchi nel terzo atto. Ciononostante i pochi presenti hanno caldamente festeggiato Daniele Gatti sia alla fine sia ad ogni rientro dopo gli intervalli, così come Michael Volle e Markus Werba. Tanti applausi anche per Peter Sonn e Albert Dohmen. Bene tutti gli altri, e da segnalare un “non-applauso” per Michael Schade. Spero che il teatro fosse vuoto poichè lo spettacolo era di giovedì alle 18 ma chi può non si perda questo evento a Milano, magari approfittando di due pomeridiane alla domenica (di cui una a metà prezzo).

Fabrizio Meraviglia

Categoria: Backstage

 

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