Venerdì, 28 Aprile 2017

Backstage: Le cronache di Flipperino: Traviata a Milano

Aggiunto il 16 Marzo, 2017

Le prime recite della Traviata scaligera sono purtroppo passate un po’ in sordina in attesa del grande soprano in arrivo nelle ultime tre recite. Ed è un peccato perché Aylin Perez ha dimostrato di essere già un’ottima Violetta, sia vocalmente sia scenicamente. Si può discutere l’interpretazione, tutta votata a una melanconia che magari stona all’inizio dell’opera ma che convince momento dopo momento. La Perez non è mai noiosa o insignificante e questo – in Violetta – è sempre un gran merito, in aggiunta ad una voce sicura, precisa, ben proiettata, insomma una garanzia per il ruolo.
Ma il ciclone Netrebko era in arrivo a Milano e tutta l’attenzione era già concentrata sulla stella cosacca che proprio con Violetta segnò il clamoroso punto di svolta della carriera. Tanti anni sono passati dalle recite salisburghesi ed era lecito attendersi una voce diversa, sicuramente più matura. Quello che forse ha sorpreso maggiormente è stata la capacità della Netrebko di reggere con grande superiorità le agilità del primo atto, presentandoci poi nel secondo e nel terzo una voce che definire sontuosa e sonora è ancora riduttivo. Impressionante il volume. E non è una semplice constatazione di decibel: la voce di Anna corre in maniera impetuosa in tutta la sala. Da anni non sentivo una Violetta con un volume così esplosivo. La potenza però non è usata al solo fine edonistico del bel suono, anzi il suono cresce e aumenta paradossalmente al peggiorare delle condizioni di vita di Violetta. Come una sorta di grido di dolore per la vita che sta fuggendo. Ecco che l’ “Amami Alfredo” è torrenziale perché è l’ultimo disperato tentativo di ottenere un istante di felicità e i duetti con Germont Padre sono estremamente drammatici per la consapevolezza che quel momento non giungerà. Il terzo atto è un autentico miracolo: ogni nota viene sostenuta, rinforzata, assottigliata, le consonanti quasi addentate (la dizione è davvero migliorata); l’imminente fine è percepita da Violetta con

grande partecipazione emotiva e quel dolore lo senti sulla tua pelle fino allo straziante “O gioia” emesso a piena voce che riecheggia nella sala per un tempo interminabile che va ben oltre la morte. Momenti di teatro sublimi! Indimenticabili!
E’ difficile parlare degli altri dopo tale prestazione della Netrebko. Diciamo solo che Meli è sempre una garanzia ed è un eccellente Alfredo, grazie ad una voce sempre luminosa, ben emessa e a un canto sempre sorretto da buon gusto e classe superiore. Nucci mostra qualche segno di cedimento vocale ad onta di una maiuscola prestazione teatrale, finalmente un vero Germont odioso. Bravi tutti i comprimari.
Dell’allestimento se ne parla da secoli ed è inutile soffermarsi per ripetere le solite cose.
Resta la direzione di Nello Santi, festeggiatissimo ad ogni suo ingresso. La sua è una direzione lenta, estenuata (qualcuno ha scritto estenuante…. cit.) ma che sa perfettamente dove vuole andare. Le sonorità sono bellissime, addirittura ricercate, con evidenti sottolineature di alcuni passaggi chiave. Già dalla festa iniziale si percepisce la tragedia, imponendo già da subito una cifra stilistica particolare, opinabile e discutibile quanto si vuole, ma portata avanti con precisa coerenza. Naturalmente i tempi così lenti mettono alla frusta i cantanti, soprano in primis e solo una fuoriclasse vera come la Netrebko – è ora che tutti se ne facciano una ragione: tale è e tale va considerata - è in grado di reggere queste scansioni ritmiche. Le prese di fiato più frequenti non sono che una normale conseguenza delle scelte direttoriali.
Successo clamoroso. Ovazioni per Anna. Fiori, feste e acclamazioni in una serata di altri tempi. Dopo Don Carlo e Falstaff il terzo successo di fila con Verdi alla Scala.

Marco Delfini Strozzi (Flipperino)

Categoria: Backstage

 

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