| Editoriale:
A cosa vorremmo servisse il forum di Operadisc |
08/04/2007 |
Da qualche giorno il forum ha iniziato la propria attività stando più o meno nei limiti che avevamo immaginato: pochi volenterosi che timidamente iniziano a chiacchierare ripercorrendo piste già percorse in altri ambiti di discussione più celebri o – se volete – più rodati da lunghe consuetudini.
Ed ecco che emergono le prime perplessità, proprio su quel tema già messo in evidenza nel precedente editoriale e portato poi alla discussione sul forum: la proposta di riforma del ruolo di Otello.
Ci sembra che le obiezioni sinora emerse esprimano al meglio l’inquietudine di chi si trova – forse per la prima volta – alle prese con un problema pratico che esula dalle solite prese di posizione: non più (o meglio, non solo) l’obiezione fine a se stessa, ma anche la proposizione, l’impegno a dire qualcosa di diverso che rompa gli schemi. Non a caso, abbiamo premesso che quello che assolutamente non avremmo voluto sarebbe stato il semplice rimpianto per i bei tempi che furono, e ciò per i seguenti motivi:
1. ciò che è stato, è frutto della particolare epoca in cui tale prestazione si è manifestata e di solito non è replicabile a meno di creare patetici doppioni, di solito largamente inferiori al modello originale
2. il solo rimpianto per il passato in linea di massima non serve a creare i presupposti per il futuro
3. l’analisi della storia dell’interpretazione, invece, serve a studiare le caratteristiche dei primi interpreti, specie di quelli che avevano creato il ruolo, in modo da ricavarne indicazioni utili per il rinnovamento culturale
Non è un caso che abbiamo scelto di iniziare proprio con Otello: è sempre un ruolo intrigante per gli interpreti non meno che per il pubblico; è un ruolo tenorile (e ben sappiamo quanto valga il meccanismo di autoidentificazione del pubblico con i ruoli tenorili); è un ruolo molto segnato da una traccia interpretativa ben precisa; ma è anche un ruolo di cui abbiamo la fortuna di avere incisioni del primo interprete storico, il che ci fornisce indicazioni chiare ed inequivocabili su quello cui possiamo puntare, al di là delle incrostazioni che si sono depositate su questa figura.
Ed ecco che, prevedibilmente, si scatena quello che potremmo definire icasticamente “il melomane medio” (absit iniuria verbis) il quale, toccato sul vivo, subito ribatte con decisione alle proposte: “ma i tenori da voi proposti non l’hanno mai fatto”, “in mancanza di ciò, probabilmente dovremmo tenerci quello che già abbiamo”, “io mi sono emozionato con Giacomini” e – per finire – “queste sono solo fantasie”.
E qui è necessario intendersi.
Fermo restando che ognuno si emoziona con ciò che ritiene più opportuno e confacente al proprio gusto, è ovvio che se prendessimo per buone le proposte attuali, probabilmente nemmeno il sottoscritto e chi collabora alla riuscita di questo sito avrebbe sentito la necessità di rivedere tutto il materiale audio e video acquisito, ritenendo – come già ritengono altri rispettabili personaggi – che tutto quello che si poteva dire sull’argomento è già stato detto e che non mette particolare conto di “ricapitolare” il tutto.
Queste non sono fandonie: basta andare a vedere un po’ in giro e cercare se in altri siti si parte da presupposti analoghi. Lo specchio fedele di questa situazione è proprio il rifiuto della metanalisi discografica, in favore del reperto descrittivo di spettacoli live: dal nostro punto di vista è come cercare di disquisire del presente e del futuro senza tener conto della Storia.
E con questo rispondiamo subito al lettore che chiedeva di “prescindere dagli incunaboli discografici di Tamagno”: è assolutamente impossibile, perché proprio in quei dischi corrotti dal tempo e da una precaria tecnica di incisione ci sono le risposte al quesito su come debba essere la vera voce di Otello, ultimo erede di una tradizione che aveva nel grande Tamberlick il proprio progenitore, cioè quanto di più lontano ci possa essere non solo da Giacomini, ma persino da Del Monaco: colui cioè che per molti (sempre meno, a dire il vero) è ancora il massimo esegeta storico del ruolo.
Ne deriva quindi la ricerca di chi, oggi, potrebbe incarnare al meglio quelle caratteristiche: l’identificazione di un Shicoff, o di un Kaufman, nasce dalla conoscenza meticolosa delle caratteristiche del modello di riferimento, dal filtro della sensibilità odierna (portato inevitabile del periodo in cui siamo calati), dall’analisi del materiale a nostra disposizione e, non ultimo, dal desiderio di essere “voce” di un cambiamento.
E questa considerazione ci porta alla conclusione, che poi è il nocciolo fondamentale del problema.
L’obiezione che ci viene posta è quella di produrre “fantalirica”.
Questo potrebbe essere vero se chi propone l’idea non ne fosse intimamente convinto, se facesse la proposta solo alla scopo di “épater le bourgeois” o se non pensasse che un mezzo mediatico possa essere uno strumento per un rinnovamento culturale.
Nel forum – come potete vedere – citiamo l’esempio della Callas: che qualcuno abbia avuto la pensata di chiamare una Kundry, un’Isolde, una Brunnhilde, un’Abigaille per fare Lucia è qualcosa che evoca l’idea di un pazzo o di un illuminato. Oggi siamo più portati a pensare alla seconda possibilità solo perché abbiamo sotto gli occhi (o meglio, nelle orecchie, e grazie ai dischi: sempre lì torniamo!...) i risultati.
È purtroppo evidente che direttori artistici così illuminati non esistono più, così come è altrettanto evidente che è sin troppo facile fare il “direttore illuminato” avendo a disposizione una Callas; ma è altrettanto evidente che, in mancanza di una personalità sconvolgente, qualcun altro deve farsi carico di creare un movimento di opinione che sconvolga il branco, che scompigli le righe e che porti un movimento d’opinione.
Questo – lo abbiamo sempre detto e lo ribadiamo anche oggi – potrebbe essere il compito di Operadisc. Lo vedono ancora in pochi? Pazienza, i numeri aumenteranno: la tendenza, pur lenta, è evidente. E, aumentando i numeri, aumeterà anche il peso “politico” di un sito che ci auguriamo possa diventare uno stimolo felicemente importuno nella realtà culturale italiana.
Chi ci può riuscire?
Voi.
Come abbiamo già ripetutamente detto, abbiamo la presunzione di pensare che chi si accosta a queste pagine lo fa perché non si accontenta della solita minestra riscaldata, ma vuole cercare di diventare protagonista della scena culturale partendo da una conoscenza meticolosa del materiale già esistente che diventa guida per l’identificazione dei protagonisti della scena presente e futura.
Ecco a cosa vorremmo che servisse il forum: non la solita, sterile sequenza di “imho” e di “me too”, dei quali faremmo tendenzialmente a meno e per i quali non sarebbe giustificata l’apertura di un ulteriore forum, trattandosi di un argomento così di nicchia.
Vorremmo che chi scrive di Otello conoscesse quelli che il nostro amico lettore definisce “i remoti incunaboli di Tamagno”, avesse dimestichezza con quello che c’è in giro e proponesse scelte che, magari, all’inizio potranno sembrare audaci prese di posizione fini a se stesse, ma che poi, parallelamente alla crescita di importanza del sito, possono diventare proposte di cui le direzioni artistiche dovranno tener conto, anche solo banalmente per rifiutarle, ma con l’obbligo di una motivazione circostanziata.
Perché, in ultima analisi, siamo noi i destinatari di una produzione artistica, ed è giusto che veniamo considerati i naturali interlocutori di una scelta.
Auspichiamo quindi:
- un progressivo incremento dei lettori di questo sito
- una maggior conoscenza degli interpreti storici; tale conoscenza, necessariamente, deve passare attraverso il riesame storico delle incisioni discografiche, evitando accuratamente tutto ciò che sa di partigianeria legata a scuole interpretative
- una migliore conoscenza di quanto venga offerto a livello internazionale (e in ciò ci aiuterà chi ha la possibilità di girare nel mondo per assistere alle grandi produzioni internazionali)
- una maggior consapevolezza del proprio ruolo nella scena culturale
La cultura non è qualcosa che subiamo passivamente da chi ce la somministra; la cultura è qualcosa che possiamo contribuire ad elaborare noi per primi, costringendo gli attori a rimettersi in discussione invece di accomodarsi sui normali canali di distribuzione!