Martedì 07.09.2010

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 Editoriale:  Quattro chiacchiere 21/03/2007

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Chiedo scusa ai lettori per la scarsa attività di quest’ultimo periodo: il lavoro è stato particolarmente impietoso costringendomi a tour de force massacranti. Queste righe vengono scritte fra un impegno e l’altro, ma sempre con l’entusiasmo di chi ha voglia di condividere le proprie emozioni con quella pattuglia di affezionati che si riconoscono nelle scelte di questo sito.
Per quanto riguarda l’attività del sito, c’è qualcosa in ballo: il progetto di un piccolo salotto di conversazione che, se gradito, permetterà di scambiare quattro chiacchiere ad esclusivo sfondo operistico. Un esperimento, tanto… “per vedere di nascosto l’effetto che fa” (come avrebbe detto Jannacci in una celebre canzone di un bel po’ di anni fa), ma sempre con la limitante di avere uno spazio ben regolato da norme e paletti ben precisi. Su questo gli Amministratori saranno intransigenti. Se volete avere un’idea di quello che riteniamo essere un esempio affidabile, andate a vedere il sito di Opéra Data Base nell’apposita pagina dei link: la suprema civiltà culturale dei nostri cugini d’Oltralpe è un termine di paragone impietoso con le pulsioni nevrotiche con cui spesso dobbiamo confrontarci discutendo di questo argomento, ma anche un obbiettivo ambibile per un parterre così limitato come quello che, sino ad ora, ha frequentato queste pagine, limitandosi alla mera lettura dei contenuti e rinunciando contemporaneamente al privilegio di esprimere una qualsivoglia opinione.
Quest’ultimo aspetto è qualcosa di cui vado particolarmente orgoglioso, ma mi rendo conto che non è sufficiente; se andrà in porto l’idea – lo vedremo nei prossimi giorni, sino ad oggi il web designer del sito è stato beatamente all’estero in gita di piacere – spero che comunque non vada a scapito dei contenuti del sito che rimangono lo scopo principale per cui queste pagine sono nate.

L’attività di catalogazione discografica procede un po’ a rilento, ma valgono le stesse considerazioni già espresse: la famiglia e il lavoro sono impegni totalizzanti che non permettono risparmi né capitalizzazioni di sorta e, come sapete, gli spazi di ascolto dei dischi sono per chi scrive estremamente limitati. Tuttavia, è comparsa una recensione di una rara opera di Malipiero, poi – proprio oggi – un altro lavoro su un ascolto particolare ma molto intrigante: la “Herzogin” di Kalman.
Se qualcuno pensa che dedicarsi alla revisione dei lasciti discografici sia un’attività hobbistica e comunque secondaria alla visione di spettacoli teatrali, non ha che da provarsi ad organizzare il materiale per rendersi conto che il lavoro non potrebbe essere più difficile; a maggior ragione, onore e merito a chi è stato così bravo in passato da tentare una schematizzazione e dalle cui mani abbiamo voluto raccogliere il testimone, nell’intento di tracciare una nuova strada che non fosse di mera compilazione o di copiatura di pareri già espressi.
Non è il momento di false modestie e riteniamo che non ci siano molti siti sul web, nemmeno fra quelli più rinomati, in grado di portare avanti un lavoro di questa portata, per di più con una linea editoriale innovativa e condivisa da tutti i partecipanti all’impresa.

E, per finire, qualche considerazione su uno spettacolo che ha fatto discutere: la “Manon” di Vienna, con la regia di Serban e la presenza carismatica di Anna Netrebko.
La cantante russa era già stata oggetto di qualche considerazione su queste pagine: per molti commentatori è una splendida donna che fa il soprano. Questo spettacolo ribalta impietosamente i termini del problema: è un bravissimo soprano che, incidentalmente, è anche una splendida donna. E, aggiungiamo noi, anche un’attrice coi fiocchi.
Il video è fortunatamente disponibile su Internet: lo potrete trovare sul solito Operashare, si scarica senza problemi, è un’ottima registrazione della ORF.
Tre sono gli aspetti che fanno di questo spettacolo esemplare un modello di riferimento anche per i travagliati teatri di casa nostra:
1. la scelta di un’opera come questa, splendida ma ancora evidentemente poco rappresentata dalle nostre parti per chissà quale strano motivo
2. una vera regia, con un’idea ben precisa, un’ambientazione intrigante e, soprattutto, un sostegno ben preciso ai cantanti che non vengono lasciati soli a gestirsi arie e duetti con la manina protesa in avanti verso il proscenio, come abbiamo dovuto vedere alla Scala in occasione dell’Aida inaugurale (e il modo ancor ci offende)
3. la presenza catalizzatrice di una vera Diva dei nostri tempi, accompagnata da un cantante che deve ritrovare la strada della virtù ma che dimostra, in un repertorio a lui più consono, di avere ancora frecce al proprio arco

Per quanto riguarda l’opera, la scelta di “Manon” dovrebbe meravigliare solo chi si ostina a guardare al repertorio corrente senza la minima apertura a titoli che sono di nicchia solo entro i confini italiani: di produzioni di “Manon” ce ne sono, eccome, ma tutte all’estero. Si pensi solo a quella di Parigi del 2001 con Fleming e Alvarez. Possibile che in Italia l’unica opera francese concepibile rimanga sempre e solo la Carmen? E Don Quichotte? Hérodiade? Esclarmonde? Lakmé? Autentici capolavori che non meritano di essere riscoperti: non sono mai stati dimenticati. Almeno, al di fuori dell’Italia.
Per quanto riguarda la regia, l’ambientazione Belle Epoque appare assolutamente appropriata per la vicenda di quest’adorabile creatura. Ma non è solo l’ambientazione ad essere geniale. Vi lascio un piccolo spunto per incuriosirvi: se vedrete lo spettacolo, guardate l’uso che Manon fa dello specchietto da borsetta, quello che le nostre nonne usavano per truccarsi, e ammirate la naturalezza che sta dietro ogni gesto dei cantanti da cui Serban riesce a spremere tutta la capacità di immedesimazione nei rispettivi personaggi.
E, per finire, una nota particolare a lei: Anna Netrebko, che nell’immaginario collettivo con questa magistrale interpretazione deve uscire definitivamente dalla cornice di pupattola dai begli occhioni e dalla voce flautata, per far emergere invece l’interprete di rango, autorevole e autoritaria, ricca di charme e di personalità. Oggi come oggi, assieme alla non meno straordinaria Dessay, la più autorevole interprete di questo difficile ruolo. Ascoltate quello che riesce a fare nella virtuosistica pagina del Cours de la Reine e commuovetevi vedendo come riesca a trascolorare dalla sognante espressività del primo atto, sino alla tenera passionalità dell’ultimo, sempre mantenendo lo sguardo smarrito da ragazzina cresciuta troppo in fretta.
Indimenticabile!...



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