Martedì 07.09.2010

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 Editoriale:  Aida e la Belle Epoque 10/12/2006


In parte ve l'avevamo promesso, anche se non siamo riusciti a fare esattamente quello che volevamo. Oggi vi vogliamo parlare di un'epoca in cui i mezzi di riproduzione della voce erano ancora agli inizi, ma i cantanti erano desiderosi – eccome! - di tramandare ai posteri la loro voce.
Colui che prevalentemente approfittò di questo mezzo fu indiscutibilmente Enrico Caruso: se avesse avuto a disposizione i mezzi che ci sarebbero stati nella seconda metà del Novecento, avrebbe ampiamente surclassato anche Plàcido Domingo quanto a materiale registrato; prova ne siano i dischi incisi fra cui, meraviglioso, il duetto finale che vi proponiamo e che lo vede protagonista con la stupenda Johanna Gadsky, una delle Aide più coinvolgenti ed espressive che il disco abbia mai testimoniato. Questo duetto risale al 1909, ma il suono – ripreso dalla Victor nel 1909 – è assolutamente eccellente per un disco di un secolo fa e rende piena giustizia a due voci straordinarie.
Ma non è l'unico file inserito: ce ne sono ben otto, e siamo convinti che i gusti di tutti saranno soddisfatti.
Prendiamo per esempio il Rosvaenge del 1928: il tenore danese era proprio giovane, e quindi nel pieno splendore dei propri mezzi vocali. Aveva appena trent'anni e aveva esordito circa 7 anni prima potendo vantare un repertorioch andava dal “Postillon de Longjumeau” e “Una vita per lo zar” sino al Wagner “bianco”, passando attraverso Mozart e Verdi, di cui fu interprete insigne. Ce ne si può rendere facilmente conto ascoltando questi dischi splendidi, in cui duetta con Felicie Huni-Mihacsek, cantante a noi sconosciuta ma in grado di regalarci splendide e timbratissime mezzevoci ch, a distanza di più di ottant'anni, ancora ci raccontano l'estrema appropriatezza del Verdi “tedesco” degli Anni Trenta.
Altra cantante straordinaria testimoniata in queste registrazioni è Felia Litvinne, qui colta in un disco Fonotipia acustico del 1905, peraltro cantato in francese. La Litvinne aveva 45 anni e aveva ancora davanti a sé circa 10 anni di carriera sul palcoscenico. La sua voce aveva fluidità, potenza ed estensione – sembra – dal sol basso al re sovracuto; la percussione dell'accento era eccezionale.
Abbiamo inoltre Giannina Russ, anch'essa testimoniata da una registrazione del 1905. In modo non diverso da Felia Litvinne, anche la Russ ripropone il modello stilistico del drammatico di agilità, che ben possiamo apprezzare in questo “Ritorna vincitor” esemplare per il legato (veramente da centellinare nota per nota con lo spartito in mano) e la bellezza dello squillo, non disgiunto da una nota malinconica che piega naturalmente la voce in dolcezze straniate, che ben rendono ragione del personaggio. Un'Aida ancora oggi esemplare.
Giovanni Martinelli e Rosa Ponselle sono due autentici monumenti della storia del canto che non hanno bisogno di presentazioni. Nel brano che proponiamo all'ascolto c'è un'intesa e una complicità che risulta evidente anche attraverso l'ascolto del polveroso cimelio e che ci sembra manchi in registrazioni altrettanto celebrate di Artisti a noi più vicini come epoca e sensibilità.
Se ancora non siete convinti che in area tedesca possedessero alla perfezione (e forse – ma lo diciamo sottovoce – molto più che in Italia) il senso della parola verdiana, andate subito ad ascoltare il duetto della tomba fra il grandissimo Leo Slezak e l'affettuosissima Sofie Sedlmair, altra cantante che ci giunge probabilmente solo come partner occasionale del ben più celebre tenore. Il quale tenore, grandissimo interprete wagneriano, modula la sua voce in un tono di conversazione affettuoso ed intimo, trascinando la partner in una scena della morte estatica e tenerissima: un autentico capolavoro che ridà alla pagina quella poesia che troppo spesso non ascoltiamo in altre esecuzioni.
Per chi pensasse invece che Richard Tauber sia stato solo il grandissimo interprete salottiero di operetta e canzoni popolari, ecco una registrazione del 1923 con Sabine Kalter (che ci ricorda in modo inquietante Margarethe Klose). Dicono che gli mancasse il do, ma in compenso – come possiamo ascoltare qui – la sua capacità di modulare la frase è travolgente, piegando la robusta virilità del timbro in pregevoli ed affettuose espressioni. A parte la diversa impostazione vocale, non è difficile vedere in cantanti come Tauber e Rosvaenge gli antesignani del modo di cantare di un Corelli.

Questi vecchi campioni dell'arte vocale ci parlano da dischi polverosi. Il loro recupero è uno dei motivi dell'esistenza di questo sito, nella convinzione che la loro conoscenza sia non solo un percorso fondamentale nella scrittura della storia del melodramma, ma anche motivo di interesse immediato per proporre un recupero di un modo di cantare che, in realtà, non è mai passato di moda. Certo, oggi nessuno canta più così – come si suol dire – sul fiato. Ma è un peccato, anche perché – contrariamente ad altri stili vocali – questo tipo di emissione avrebbe ancora molte verità da raccontare.


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