Giovedì 09.09.2010

Novità del sito


  • 06.09.2010
Nella sezione backstage qualche riflessione sul Rigoletto di Domingo
  • 04.09.2010
Un'altra recensione di Triboulet: la registrazione live dell'Alzira con MacNeil, Zeani e Cecchele
  • 14.08.2010
In home un'esclusiva Operadisc: l'accurata revisione di Matteo Marazzi del Lohengrin di Bayreuth

Google

Google

 Editoriale:  Prima della prima 07/12/2006

Prima_della_prima1.jpg
Stasera si inaugura la stagione scaligera: è la seconda dell'era d.M. (dopo Muti), e si rischia molto seriamente che anche le prossime stagioni possano avere la stessa numerazione, quasi a volersi continuamente confrontare con quello che fu. E questo è piuttosto strano, tanto più se consideriamo che la Scala è entrata ormai definitivamente sotto l'egida di Lissner, da cui ci si aspettano stagioni e spettacoli all'insegna di quella grandeur che dalla Scala manca ormai da troppo tempo.
Cerchiamo di fare un po' di chiarezza.
1.Aida è un titolo importante, un'opera nazional-popolare. Il fatto che sia stata scelta sembra andare decisamente in direzione di rendere l'evento il più spettacolare e fruibile possibile da tutti gli appassionati, evitando decisamente sfoghi iper-intellettuali con opere cervellotiche o troppo fuori dai grossi giri tipo Armide, Europa riconosciuta o Vestale. Oddìo, intendiamoci: non che La Vestale sia un'opera troppo cervellotica: lo è nel momento in cui la si allestisce con un cast bislacco o, quanto meno, totalmente provo di elementi di richiamo. Ci sono certe opere che vivono di fuoriclasse e che non possono farne a meno in nessuna maniera
2.Aida potrebbe camminare anche da sola, come in effetti fa in tanti teatri del mondo in cui viene allestita con cast di limitato spessore. Prova ne sia una – tutto sommato – più che decorosa edizione che vedemmo al Teatro Strehler di Milano un po' di anni or sono, con la regia che Zeffirelli aveva preparato per il teatro di Busseto e con una compagnia di canto in cui non c'era un solo nome di richiamo: lo spettacolo camminò lo stesso sino alla fine, anche se fra alti e bassi. Certo, un'inaugurazione alla Scala è diversa: e così riesce quanto meno difficile da capire per quale strano motivo si sia chiamata a coprire il ruolo protagonista una cantante che nasce mezzosoprano, corda nella quale si è ritagliata una fetta importante di popolarità, che decide di dare una svolta sopranile alla propria carriera ma che, in questo registro, avrebbe un'estensione essenzialmente tipo Falcon. Non si dà un ruolo Stolz, quindi da soprano lirico della più bell'acqua, a un Falcon!
3.La vera star di questo spettacolo sarebbe teoricamente Roberto Alagna che, in questo ruolo, ha fornito prove contraddittorie. È andato molto bene al debutto a Copenaghen, ma decisamente maluccio in Francia, ove non era riuscito a trovare una quadratura esatta fra le esigenze del ruolo e le sue naturali propensioni attuali a spingere la vocalità verso quei ruoli drammatici che la sua essenza da tenore lirico sembrerebbero vietargli. A conti fatti, comunque, sembrerebbe essere lui il vero motivo di interesse di questa produzione, sia pure con tutte le perplessità del caso
4.La scelta di affidare a Zeffirelli la regia è un ritorno all'antico, il che non significa automaticamente “un progresso”, come auspicava l'Autore di questo capolavoro in una celebre frase che ancora oggi viene citata come monito ad evitare tutte le modernizzazioni che distoglierebbero lo spettatore dalla sostanza dell'opera. A tutti questi detrattori, Operadisc ha già risposto abbondantemente commentando l'intervista effettuata da Opera Data Base a Robert Carsen, probabilmente il più autorevole regista d'opera lirica dei nostri tempi, nel tentativo di dare un inquadramento definitivo al problema delle regie. Potrà anche piacere un'Aida kolossal (come già la definiscono ai telegiornali), e probabilmente alla fine andrà proprio così, ma è uno spettacolo che già di principio appare in controtendenza con quello che ci si aspetta oggigiorno da un'Aida indoor, mentre forse non sarebbe inadeguata in un contesto all'aperto come l'Arena di Verona o il Teatro di Orange

Com'è, come non è, siamo arrivati al dunque: questa sera si celebra il rito della riapertura dei battenti di quello che, sino a un po' di tempo fa, veniva considerato il più importante teatro d'opera del mondo. Lungi da noi l'idea di partire prevenuti, sia ben chiaro; ma, almeno sulla carta, le perplessità ci sono, e non da poco.
Nell'immaginario collettivo, l'inaugurazione è un momento solenne, che non può essere officiato da un debuttante allo sbaraglio, e questo indipendentemente dall'ottica in cui ci si pone nel momento in cui si decide di rappresentare un titolo come Aida.
Si può scegliere di dire qualcosa di completamente nuovo: allora probabilmente si cercano interpreti con caratteristiche decisamente diverse rispetto ai nomi messi in campo questa sera.
Si può invece scegliere di dire qualcosa in modo totalmente ancorato alla tradizione esecutiva: ma allora, ancora una volta i cantanti scelti stasera appaiono inadeguati, più che altro per scarsa familiarità con il titolo proposto.
Nessun pregiudizio, sia ben chiaro: solo la voglia di capire le ragioni che stanno alla base delle scelte di un cast che, nelle sue premesse, fa nascere quanto meno un po' di perplessità che, ci auguriamo, verranno smentite dallo spettacolo.


<<Editoriale precedenteTutti gli editorialiEditoriale successivo>>