| Editoriale:
Settantatre |
24/09/2006 |
Prima di spiegare il significato di questo numero, una necessaria premessa.
In questi giorni abbiamo discusso parecchio di quello che il sito sta facendo per portare il proprio onesto contributo alla conoscenza della storia dell’interpretazione dell’opera lirica.
Era nostra opinione che in tre mesetti di vita fossero già state fatte diverse cosette, ma dobbiamo ricrederci: è piuttosto evidente una flessione nelle visite, segno che la formula può e deve essere migliorata.
Non siamo abituati a nasconderci dietro un dito, per cui abbiamo fatto una disamina il più possibile spassionata per cercare di identificare i punti critici.
Quello che è emerso, sostanzialmente, è la necessità di standardizzare la materia; in parte ci siamo riusciti, dando una forma definitiva sia alle recensioni discografiche che alle schede dei cantanti storici. Ma quello che manca, ancora, è una migliore catalogazione del materiale.
Sino ad ora abbiamo proceduto ad umore: è normale che l’ascoltatore medio si innamori di un’opera in un periodo, sino ad eleggerla la sua composizione del cuore. Abbiamo deciso di seguire questo estro, piuttosto che fare un elenco pedissequo di recensioni di Trovatore, o di Carmen, o di Don Giovanni, ritenendo che questo parlare a ruota libera fosse più simile al normale piano di ascolti settimanali di un appassionato medio.
Discutendo con gli amici, è emerso che probabilmente questo atteggiamento è dispersivo, soprattutto in un sito che si fonda su un database. È vero che alla fine, fra molti anni, quando saremo tutti quanti molto vecchi, questo discorso avrà perso di attualità, perché tutti i dischi saranno recensiti e tutti i cantanti storici avranno la loro scheda; ma, nel frattempo, siamo disposti ad ammettere che questa scelta potrebbe essere fuorviante.
Una delle proposte è stata quella di scegliere un’opera e fare un elenco completo di tutte le registrazioni esistenti, cercando di commentarle in blocco, in modo da offrire al lettore una panoramica sulla materia.
Anche in questo caso, il criterio potrebbe essere assolutamente casuale (e in molti casi lo sarà anche), ma – tanto per dare una sequenza logica a questa iniziativa – abbiamo deciso di seguire almeno inizialmente il programma del più importante Teatro d’Opera italiano che, il 7 Dicembre, inaugurerà la stagione con Aida.
E qui cominciano i problemi, perché – santa pace – è un’opera così nazionalpopolare che di più non si può e, spulciando negli archivi altrui – fra cui, preziosissimo per l’alta qualità – quello di Operaclass, che è stato suggerito da Vittorio Viganò (il quale, peraltro, affetto da infingardaggine cronica, s’è ben guardato da fare il lavoro di catalogazione, lasciandolo sulle spalle di un uomo ammalato, cioè il povero amministratore), spulciando negli archivi, dicevamo, di incisioni ne abbiamo trovate davvero tante, molte più di quelle che ci immaginavamo.
Esattamente settantatre, il numero che è posto a titolo del presente editoriale.
Leggendo questo elenco bruto si possono trarre alcune interessanti conclusioni: dalla ripetitività con cui alcuni protagonisti si ripresentano in incisioni in studio e dal vivo, sino ad autentiche sorprese di alcuni cantanti che nessuno si aspetterebbe di trovare in questo parterre di glorie.
È chiaro che il commento di questo elenco porterà via un bel po’ di tempo; è altrettanto chiaro che alcune registrazioni sono assolutamente al di fuori della nostra portata (tipo quelle del Colòn di Buenos Aires, a meno che prossimamente qualcuno dei lettori non si faccia un bel giretto in Argentina); ma è anche ovvio che:
a) questo è un primo tentativo, anche se con la consapevolezza che è un’opera difficile da trattare, proprio per l’elevata popolarità e per il numero particolarmente esagerato di incisioni
b) ci saranno altre opere non così popolari, e con un numero di incisioni molto minore, il che ci permetterà di fare un discorso più organico su interpreti storici e meno storici. Uno di questi discorsi, lo anticipiamo, prossimamente riguarderà il Roberto Devereux. Un altro, probabilmente, il Lohengrin, specie se riusciremo a coinvolgere un altro amico che ama moltissimo quest’opera, ma che è un po’ latitante
Lo scopo, ovviamente, è come al solito di inquadrare storiograficamente la materia, proponendo un commento il più possibile agile, visto che l’analisi più approfondita di ogni singola incisione avverrà, more solito, in sede di recensione propriamente detta; e di offrire al lettore la possibilità di arricchire la propria discoteca dandogli i mezzi per scegliere in piena autonomia evitando imbeccate altrui.
Cercate di seguirci come al solito e… occhio alla pagina backstage!