| Editoriale:
Joan Sutherland |
07/07/2006 |
Su Operadisc è il turno di Emanuele d’Angelo, che ci presenta una corposa scheda su Joan Sutherland.
Chi sia questa cantante, nota al pubblico dei melomani col soprannome di Stupenda, e cosa significhi per chiunque è appassionato di opera lirica, è talmente ovvio che non metterebbe quasi conto di parlarne, sennonché – almeno in Italia – era arrivato il momento di fare un po’ di chiarezza.
Ci ha pensato il nostro sito, con la collaborazione fondamentale di Emanuele d’Angelo, autore di una presentazione che non esiteremmo a definire esemplare, in quello stile che ormai ci viene riconosciuto da più parti come “nostro”.
Chi è Emanuele d’Angelo? Nato a Sansevero di Puglia, 1977 e ivi residente, dottore di ricerca in Italianistica, si occupa soprattutto di letteratura teatrale, e segnatamente di libretti d'opera italiani di Sette, Otto e Novecento, con una particolare predilezione per la produzione di Arrigo Boito e Salvadore Cammarano.
Il suo arrivo su Operadisc non fa che arricchire il parterre royale di firme di questo sito, portando un contributo essenziale all’esegesi critica del canto lirico internazionale.
Per una volta, non ci sentiremmo di dilungarci particolarmente, invitandovi a gustare il lavoro di Emanuele, che merita una lettura attenta a partecipe. Emanuele è indiscutibilmente un appassionato del canto della Stupenda, e nelle sue parole – colme di riverente affetto – si riversa tutto l’amore per questa splendida cantante che ha scritto a lettere d’oro la storia del canto lirico.
Ci siamo chiesti, leggendo le pagine di Emanuele, se Joan Sutherland meriti la qualifica di “zia”: con questo termine indichiamo affettuosamente quelle cantanti che sono scese dallo scranno dell’iperbole verso cui lanciavano il loro canto, talvolta stravolgendolo fino a fargli assumere la connotazione del grido straziato dell’aquila. È sempre stato il termine con cui abbiamo pensato a Martha Modl e Astrid Varnay (e, in parte, anche a Birgit Nilsson): a coloro, cioè, che ci hanno aperto il cuore delle grandi composizioni wagneriane.
Sentendo – ma forse sarebbe più esatto dire che lo percepiamo col cuore – l’aristtocratica albagia del canto sutherlandiano verrebbe da dire di no, ma ci capita spesso di essere toccati da quella dolce malinconia, spesso screziata da una vena di simpatica e divertita (auto)ironia, che è sempre insita nel canto di Dame Joan.
E allora sì, la risposta è che anche a Joan tributiamo commossi il titolo di “zia”, con la serena convinzione di essere guidati e presi per mano anche da lei nella scoperta di modi diversi di cose che credevamo già acquisite e completamente metabolizzate.
Lasciamoci accompagnare da Emanuele alla scoperta del meraviglioso mondo di questa Stupenda cantante.