Martedì, 17 Ottobre 2017

Gioconda

Aggiunto il 12 Giugno, 2017


AMILCARE PONCHIELLI
LA GIOCONDA
Opera in 4 atti di Tobia Gorrio (Arrigo Boito)

• Gioconda MARIA CALLAS
• Enzo Grimaldo PIER MIRANDA FERRARO
• Barnaba PIERO CAPPUCCILLI
• Alvise Badoero IVO VINCO
• Laura Adorno FIORENZA COSSOTTO
• La Cieca IRENE COMPANEEZ
• Zuane LEONARDO MONREALE
• Cantore CARLO FORTI
• Isepo RENATO ERCOLANI
• Un pilota CARLO FORTI




Coro del Teatro alla Scala
Direttore: Norberto Mola

Orchestra del Teatro alla Scala
ANTONINO VOTTO

Luogo e data di registrazione: Milano, 1959
Ed. discografica: EMI CDS 7 49518-2 {3CDS} (1988)ª; EMI 5 56291-2 {3CDS} (1997)ª; EMI 81854 {3CDS} (2007)ª

Note tecniche sulla registrazione: ottimo rapporto voci-orchestra

Pregi: Callas e Cappuccili

Difetti: non di rilievo

Valutazione finale: images/giudizi/buono-ottimo.png


Che Maria Callas avesse una particolare affinità col personaggio di Gioconda, al punto di indicare questa registrazione come il compendio di tutte le sue immense potenzialità, è fatto ben noto.
Però.
Nel 1959 la sua voce non era più onnipotente. Le intenzioni, è vero, sono quelle dell’assoluta fuoriclasse, e in un ruolo come questo le intenzioni potrebbe essere anche sufficienti, ma personalmente esiterei a indicare questi dischi come esemplificativi della sua Arte. Certo, ci sono tutti i ben noti miracoli sulle frasi, sulle parole, sulle consonanti; ma non è che sia tutto sopraffino. La messa di voce sul si bemolle di “Enzo adorato, ah come t’amo” è ben fatta, ci mancherebbe, ma non è stratosferica come si desidererebbe dalla Callas e in studio.
Il duetto con Laura funziona poco per l’inerzia interpretativa della Cossotto, mentre già meglio appare il quarto atto che – di fatto – è il momento in cui la Callas è più pienamente interprete, padrona assoluta del personaggio. Dicono che fosse influenzata dalle vicende private – la separazione con Titta e l’ingresso di Onassis nella sua vita – ma forse, più semplicemente, era già la manifestazione della parabola decrescente dell’Artista più determinante e dalla durata più breve del secolo scorso.
Personalmente trovo la voce della Callas molto usurata rispetto a incisioni precedenti ma, come al solito, lo sfruttamento dei problemi ai fini espressivi è mirabile e molto “callasiano”; in questo senso, il “Suicidio!” è fra le cose migliori mai uscite dalla sua bocca. Che poi questa sia la vera Gioconda, o la migliore rappresentazione possibile di questo personaggio, è quanto meno discutibile.
Ho poi qualche dubbio in senso assoluto sul fatto che un personaggio così improbabile e sopra le righe come questo sia adatto a rappresentare l’integrità dell’Arte di una figura come quella di Maria Callas, specie tenendo conto di tutte quelle peculiarità che vengono a mancare in un contesto come questo: mi riferisco ovviamente a ciò che ne ha sancito la grandezza nel Belcanto, a cominciare dal canto di sbalzo che qui viene banalizzato da un’espressione genericamente arrabbiata molto “verista” ma poco “callasiana”.
Poi, per carità: alcune frasi sono bellissime, la Callas non butta mai via niente. Però ho la sensazione che se voglio cercare tutto ciò che c’era veramente nella voce della Callas, me lo vado a cercare in “Teneri figli”, “Sono andati, fingevo di dormire” e “L’altra notte in fondo al mare”, e faccio una sintesi.

Al suo fianco, come spesso capitava nelle incisioni in studio, c’è del bello e del meno bello.
Alla prima categoria appartiene Piero Cappuccilli, qui trentenne, in una delle sue migliori performances discografiche. Emissione fatua e sorniona, canto leggero e a fior di labbra, a dimostrazione di come sapesse cantare “bene”, e non solo “forte”: tutto è praticamente perfetto in questo Barnaba. Splendido il suo canto divertito sia nella scena della folla del primo atto, che nel duetto con Enzo. Nel successivo monologo è un filo più ordinario, ma sono dettagli nel contesto di una prestazione che, se non è all’altezza di quella della Callas, comunque poco ci manca.
Molto meno interessante è Pier Miranda Ferraro, più vecchio di Cappuccilli di 5 anni. Non fa niente di ignominioso, ma il suo Enzo è scialbo, totalmente privo di sale. Nel già citato duetto “Enzo Grimaldo Principe di Santafior” viene letteralmente schiacciato dal partner.
Ben poco interessante anche Fiorenza Cossotto, appena ventiquattrenne ma già totalmente in possesso dei propri cospicui mezzi vocali e ben intenzionata a metterli in mostra come unico valore espressivo. Peccato.
La a me altrimenti sconosciuta Irene Companeez fa una complessivamente buona “Voce di donna o d’angelo”, e la cosa finisce lì.
Cattivo quanto basta l’Alvise di Ivo Vinco che sembra essere accomunato a Cappuccilli dall’esibizione di una discreta dose di ironia.

Splendidi, infine, il coro diretto da Norberto Mola e la meravigliosa orchestra della Scala magistralmente diretta dal grande Antonino Votto, all’epoca 64 anni, artista ideale al fianco della Callas: musicista ineccepibile, ma niente affatto battisolfa. Non arriva alla perfezione formale dell’incisione di Bohème (probabilmente il suo capolavoro), ma realizza un lavoro di primissimo ordine in una partitura che corre il rischio di scappare da tutte le parti.
Registrazione più che godibile e ottimamente rimasterizzata
Pietro Bagnoli

 

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