Martedì, 17 Ottobre 2017

Ouvertures, Preludes & Intermezzi

Aggiunto il 09 Aprile, 2017


FILARMONICA DELLA SCAL A – RICCARDO CHAILLY
Ouvertures, Preludes & Intermezzi


Elenco delle tracce:
Verdi: "Il Finto Stanislao" - Sinfonia
Verdi: “I Lombardi alla prima crociata” – Preludio al trio (Atto III)
Catalani: “La Wally” – Preludio Atto III
Rossini: “La pietra del paragone” - Sinfonia
Donizetti: “Ugo, Conti di Parigi” - Sinfonia
Bellini: “Norma” - Sinfonia
Giordano: “Siberia” – Preludio Atto II
Puccini: “Madama Butterfly” – Intermezzo Atto II
Puccini: “Edgar” – Preludio Atto IV
Ponchielli: “La Gioconda” – Danza delle ore
Leoncavallo: “Pagliacci” - Intermezzo
Leoncavallo: “I Medici” – Preludio Atto I
Leoncavallo: “I Medici” – Preludio Atto III
Boito: “Mefistofele” – Preludio al prologo

Orchestra Filarmonica della Scala
Direttore: Riccardo Chailly

Luogo e data di registrazione: Milano, Teatro degli Arcimboldi, giugno 2016
Edizione: Decca (1 CD – time 76:43)

Note tecniche sulla registrazione: eccellente, pulita e impressionante per spaziosità sonora

Pregi: bella antologia, con scelta ragionata di brani strumentali improntata sulla “milanesità” e centralità dell’opera italiana a Milano. Unico appunto: avrei osato ancor di più, inserendo nel dettaglio il Sogno dal mascagnano “Guglielmo Ratcliff”
Difetti: come tutto quel che passa nelle mani di Chailly pare a tratti essere un mero manifesto e un’operazione di marketing volti a commercializzare un prodotto più che un’opera d’arte

Valutazione finale: images/giudizi/ottimo.png


Fin dall’insediamento nella gestione del Teatro alla Scala, il duo Pereira-Chailly ha fatto proprio un motto che nel frattempo stava dilagando, seppure in altro contesto, al di là dell’Atlantico: prima l’Italia! Soprattutto Chailly infatti ha dichiarato deliberatamente che il maggiore teatro lirico italiano (o presunto tale) negli ultimi anni ha perso strada quale campione nel divulgare la cultura italiana. E così il direttore ha manifestato il desiderio di far riportare alla Scala opere dimenticate o ineseguite da decenni e che, tratto aggiuntivo, proprio in questo teatro o a comunque a Milano hanno avuto la loro prima rappresentazione: si era iniziato con “Giovanna d’Arco” di Verdi, poi abbiamo già avuto modo di vedere “La cena delle beffe” di Umberto Giordano, fino alle recenti e future “Anna Bolena”, “La gazza ladra” e “Andrea Chenier”. In futuro dovremmo poter aver modo di vedere quasi certamente “Il pirata” oltre a tutto il ciclo pucciniano e “I vespri siciliani”. A essere oggettivo, a giudicare dagli esiti abbastanza lusinghieri delle opere finora proposte, direi che questa può essere una bella e interessante strada però il maggiore teatro italiano non deve dimenticare comunque la propria vocazione internazionale, soprattutto ora che Milano ha visto un’ascesa del proprio ruolo all’interno della comunità europea. Detto in parole povere: benissimo parecchi titoli italiani se però questi siano titoli dimenticati, oppure raramente rappresentati e siano integrati all’interno di una programmazione eterogenea (che includa tutti i periodi dell’opera italiana, l’opera barocca, quella contemporanea e le maggiori aree europee). Si spera quindi ci sia un bando per esempio alla solite “La Traviata”, “Il barbiere di Siviglia” e “La Boheme” e maggior spazio a titoli quali “I Lombardi alla Prima Crociata”, “La pietra del paragone”, “La straniera”, “Maria Padilla”, ma anche a “Mefistofele”, “La Gioconda”, “La Wally” o per esempio “Guglielmo Ratcliff” o “I Medici”, o ancora un bel Zandonai quale “I cavalieri di Ekebù”. E ce ne sarebbero molte altre ancora che ebbero la prima rappresentazione assoluta al Teatro alla Scala e non vennero mai più messe in scena, o anche altri titoli meravigliosi del repertorio italiano raramente rappresentati, magari dovuto al fatto di avere dimensioni impressionanti (penso a “Semiramide”). Insomma, oltre ai soliti titoli che attirano il grande pubblico c’è un mondo dell’opera italiana che andrebbe fatto conoscere con i dovuti crismi.
Forte della trentennale collaborazione con l’etichetta Decca, il Maestro Chailly ha consegnato il suo manifesto programmatico al disco: i quattordici brani orchestrali proposti in questo nuovo CD sono tratti da opere che hanno avuto la loro prima rappresentazione alla Scala (o più genericamente a Milano, in quanto le due di Leoncavallo sono state messe in scena al vicino Teatro dal Verme). In secondo luogo poi il genere: come evidenziato dal prof. Della Seta nel libretto di accompagnamento al CD, il luogo comune è quello di pensare all’opera italiana come un repertorio melodico e di zum-pa-pa e a quella tedesca come uno sfogo di grandi e filosofici studi armonici. Il musicologo italiano evidenzia come in realtà il confine sia più labile e abbiamo grandi melodici anche in Germania, basti pensare al superbo repertorio liederistico, così come raffinati conoscitori della più sofisticata armonia in Italia. Attraverso il susseguirsi non cronologico ma potremmo dire più “umorale” e di sentimenti delle tracce, lo scopo di questo cd è proprio mettere in luce queste profonde caratteristiche della musica operistica italiana, analizzando un sotto-genere che quasi mai riusciamo a identificare all’interno del nostro patrimonio lirico italiano. E da qui il titolo del cd: “Ouvertures, Preludes & Intermezzi”.
I brani sinfonici intercorrono dalla sinfonia di quella meravigliosa seppur poco conosciuta opera che è “La pietra del paragone” (presentata alla Scala nel 1812, la cui sinfonia sarà poi riutilizzata per “Tancredi”) fino all’intermezzo della “Madama Butterfly” (1904). Non possono mancare poi i grandi operisti, seppure con citazioni meno note al grande pubblico: Verdi con la sinfonia de “Il finto Stanislao” (più noto come “Un giorno di regno”, 1840) e il meraviglioso solo di violino dell’intermezzo nel terzo atto de “I lombardi alla Prima Crociata” (1843), un Donizetti praticamente ignoto ai più, con la sinfonia di “Ugo, conte di Parigi” (1832) ma anche Bellini con la celeberrima sinfonia della “Norma” (1831). Questi brani di Rossini, Verdi, Donizetti e Bellini sono eseguiti con sostanziale perizia tecnica, eleganza e freschezza del fraseggio, chiarezza timbrica ma anche trasparenza d’insieme, unitamente a tempi piuttosto sostenuti. Una buona esecuzione direi ma che da sola non varrebbe la scelta della registrazione.
Con un secondo gruppo ideale di brani voltiamo nettamente pagina e abbiamo i maggiori interessi di questa registrazione. Fin dal lirico preludio del terzo atto di “La Wally” (1892) si ravvisa una profonda interpretazione che mira a mettere in luce l’ambientazione montanara della vicenda con belle sonorità, cupe e misteriose ma anche in questo caso con sonorità mai pesanti ma trasparenti. Lo stesso si può dire del nordico preludio di “Siberia” (1903), in cui i fiati imperano nel loro registro più grave, con la sezione dei clarinetti in grande spolvero. Interessanti anche i due preludi tratti da “I Medici” (1893), opera dai promiscui tratti rinascimentali e wagneriani, in cui troviamo sonori squilli di ottoni (preludio I) che ricordano il tema delle Walchirie e armonie più dissonanti tipico dell’ultimo Wagner (preludio III). Anche in questo caso il preludio III assume una nota pienamente drammatica e dolorosa nella direzione di Chailly. Spigliate ed eleganti sono poi le danze de “La Gioconda” (1876) che non cadono in un’interpretazione banale, meramente ritmica e fragorosa. Pulita ed essenziale anche la lettura di “Pagliacci” (1892).
Credo però che l’apice lo si raggiunga con i brani strumentali tratti da opere di Puccini e con il preludio del “Mefistofele” (1868). Come successo anche nella prova dal vivo con “Madama Butterfly” e “La fanciulla del West”, Chailly si dimostra un grandissimo direttore pucciniano ed è evidentissimo nell’intermezzo da “Madama Butterfly” (1904), in cui riesce a trasferire all’ascoltatore tutto il dramma della vicenda senza mai cadere nel sentimentalismo o peggio ancora nella stucchevolezza. Ottimo poi il prosieguo e l’accostamento alla giovanile “Edgar” (1889). Giustamente per ultimo è lasciato (e lasciamo anche noi) lo strabiliante preludio del “Mefistofele” che mi pare un po’ la cartina tornasole del lavoro svolto da Chailly nel corso dei primi mesi di gestione. Da questo brano si può notare come il direttore, da quando ha preso in mano l’orchestra scaligera, abbia senz’altro contribuito alla sua crescita, in particolare nella sezione ottoni che in questo preludio danno il meglio di sé sia per precisione sia per sonorità e rotondità timbrica. Inoltre Chailly non lascia nulla al caso e anche la gestione della stereofonia voluta da Boito è fantasmagorica.
È senz’altro una bella antologia, sinceramente da valutare a livello più programmatico da parte di Chailly che per la sua vera utilità; sarà uno strumento valido per cercare di valutare il lavoro che il direttore svolgerà a Milano. Speriamo gli sviluppi siano interessanti e possa portare sempre più opere reiette o di rara esecuzione, con gli esiti che gli sono propri.

Fabrizio Meraviglia

Categoria: Dischi

 

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